Fractured Minds… mi ha destabilizzato!

Fractured Minds... mi ha destabilizzato! 1

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita

In passato mi è capitato di videogiocare titoli come “Hellblade” che esplora una forma di psicosi multipla, “Gris” che affronta i 5 stati della depressione o “That Dragon, Cancer” dove un padre racconta la storia di suo figlio, che a 12 mesi di vita, gli viene diagnosticato un cancro terminale. Mai mi era capitato però un titolo che in così poco tempo mi mettesse ansia e riaffiorasse in me tanti brutti ricordi… ma andiamo con la mia avventura con Fractured Minds non è una vera recensione.

Fractured Minds Analisi

Era una giornata come tante e non sapevo cosa portare in live sul nostro canale Twitch, cercavo qualcosa che non durasse troppo e si potesse finire in pochi giorni e tra i titoli del pass mi capita “Fractured Minds”, leggo pegi 7 e guardo il trailer. Ammetto che fin da subito non mi sembrava un titolo da pegi 7, perchè affrontava tematiche troppo crude, per un bambino, avrei dato piùttosto un pegi 14, ma questi sono miei pareri, comunque decido di scaricare il gioco e lo porto in live.

Appena faccio partire il gioco compare questa frase: “Vivere da qualche altra parte nella tua mente e come essere prigioniero di te stesso.” per poi comparire una stanza tutta grigia, dove noi saremo a letto e dalla porta entrerà un mostro, che somiglia a Slendarman.

Fractured Minds
Fractured Minds schermata iniziale

Capitolo 1 : Banale

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Capitolo 1

CI risvegliamo come se tutto fosse stato solo un sogno e avremo il fiatone, dovuto a questo “incubo” e la stanza che prima era tutta grigia, diventa colorata. Mi alzo e guardandomi a torno mi accorgo subito di essere in una stanza di una adolescente e aprendo i mobili cassetti vedo tutto vuoto. Decido di andare verso la porta ma era chiusa, ma con mia grande sorpresa, li dove non c’era nulla, ora era pieno di chiavi, ma tutte sbagliate, infatti ogni volta che ne prendevo una, su schermo mi compariva “chiave sbagliata”, ma il messaggio non andava via, come se il gioco volesse farmi sentire in colpa di aver preso quella sbagliata, finché qualcosa o qualcuno inizia a giudicarmi con delle scritte sul muro. subito dopo compare un suggerimento con scritto che gli oggetti si possono spostare, vado vicino a uno dei quadri, lo faccio cadere e dietro finalmente trovo la chiave giusta per uscire da quella dannata stanza, ma mai avrei immaginato che fosse solo l’inizio della fine.

Capitolo 2: Vuoto

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Capitolo 2

Davanti a noi ci troviamo una sala, dove sembra esserci una festa, dove troviamo dei palloncini, una pignatta e sul tavolo troviamo 3 pacchi regalo, che saranno da aprire in un preciso ordine, infatti dovremo prendere prima la coda per fare il gioco dell’asino e se sbaglieremo ad aprire il regalo, verremo attaccati con la parola “stupido” come se sbagliare non fosse lecito, come se la colpa è nostra se stiamo sbagliando. Dopo mille peripezie capisco che continuando a toccare la pignatta, mi viene dato un chiodo da poter applicare alla coda di carta. Apro il secondo regalo che scopro esser una benda, di consueto la metto e vado subito ad attaccare la coda all’asinello, ma va via la luce, si sente un tuono di pioggia e compare la scritta “Cosa hai fatto?”… tanto da sentirmi ancora più in colpa. Apro il terzo regalo, soffio le candeline della torta comparsa dal nulla e scappo via dalla stanza, ritrovandomi in un corridoio, dove è scritto sul muro “Mi piace la pioggia, essa mi distrae” ed è disegnata una bambina.

Capitolo 3: Ambiente sicuro

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Capitolo 3

Entrando nella terza stanza mi trovo in un salotto con un divano, il camino, un tavolino con un ampolla natalizia, il tutto mi ricorda molto casa di mia zia nel periodo natalizio, perchè è mia abitudine mettermi davanti il suo camino, sulla poltrona e riscaldarmi. Il gioco credo voglia riportando tutto ciò alla mente, come se volesse farmi dimenticare quello che è successo e per la prima volta mi rilasso, ma sempre con attivato il “chi va là”. Prendo la lente sulla poltrona e inizio a guardarmi intorno, fino ad arrivare a guardare nell’ampolla e venir catapultato in questo mondo natalizio, dove ci sono due pupazzi di neve e una casetta, dove è riprodotta la stessa stanza dove eravamo prima. Mi perdo nel guardare la neve e per un minuto torno bambino, spensierato, dove la neve era il mio mondo felice e mi convinco sempre di più che il gioco, non voglia più mostrarmi l’ansia o il resto. Purtroppo come sappiamo tutti i bei sogni prima o poi finiscono e torniamo anche noi alla realtà, nonostante ci venga detto di non andarcene, che la fuori non ci piacerà.

Capitolo 4: Paranoia

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Capitolo 4

Usciti da quel mondo felice, ci troviamo in mezzo a una strada, piena di persone che guardano il cellulare e non fanno altro che offendermi, ma ognuno di loro ha dietro un simbolo che inizialmente non comprendo, ma poi scopro esser un piccolo enigma, ma più cliccavo dietro la schiena delle persone, ho provato una sensazione di rifiuto nei miei confronti, come se fossi un piccolo e insulso ragazzo che mi ha portato a sentirmi di nuovo solo, fino ad arrivare ad affogare letteralmente dopo aver risolto questo piccolo puzzle.

Capitolo 5: Affogare

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Capitolo 5

Mi ritrovo in una cucina con soggiorno piena di acqua, come se stessi perennemente annegando e questa volta non dovrò toccare le luci rosse (anche se il gioco non smette di ricordarmi quanto io sia stupido) e ritrovare un codice che mi permetta di uscire dalla stanza. Dopo mille peripezie capisco che grazie al telecomando e alla televisione mi comparirà una frase “Perseguita il tuo mond0, vive nella tua om8ra, il n3mico invisibil4”, corro a inserire il codice, ma nulla da fare, il mostro gigante che troviamo all’inizio della nostra avventura ci porta giù con lui e inizio a capire che forse quel mostro sia la nostra depressione, la nostra ansia, tutte le nostre paure, che ci portano giù …

Capitolo 6: Mostro

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Capitolo 6

Arriviamo all’ultima stanza che è una classica sala valvole, dove è presente anche un cuore che sembra esser il mio, ma appena mi giro rivedo lui, il mostro che inizia a mettermi ansia, peggio di uno stalker. Da qui sembra partire una boss fight, dove dovrò svitare le valvole, una ad una, in modo da bruciarlo, una volta sconfitto, mi accorgo che in realtà non è mai scomparso, ma era li, accanto al mio cuore, mi prende e mi mostra che io ero lui, allora tutte le mie teorie prendono vita e capisco che io, sono l’ansia stessa, io sono il volto della depressione, io e solo io posso combattere questo brutto nemico. La schermata diventa nera e compare la scritta

«Lo puoi ascoltare nel silenzio, quasi assordante. Forse se ti nascondi non ti farà male, forse. Sei tu a crearlo, perché non puoi distruggerlo? Vuole farti dimenticare. Dimenticare che vivere con un mostro ti rende ti rende coraggioso, dimenticare che portarne il peso ti rende forte, dimenticare che ti rende chi sei. Tu sei il suo potere, la sua vita, senza di te, non è niente. Questo gioco è dedicato a tutti quelli che soffrono.».

Così finisce la mia avventura e ripercorro cose che avevo dimenticato o che avevo chiuso in un cassetto, come la depressione, l’ansia, la paura di esser giudicato, sentirsi sbagliato ogni minuto della propria vita.

Un saluto dal vostro Lir


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Il mio nome Lir, nasce dall'unione di tre manga giapponesi, Lamù, Inuyasha e Ranma.

Sono un grande appassionato del mondo videoludico e collezionista di console, infatti fino ad ora sono riuscito a recuperarne ben trentaquattro. Purtroppo la lingua inglese non è il mio forte, ma amo scovare titoli poco conosciuti in Europa per poterli giocare.