Dawnwalker: il mito del mezzo vampiro tra folklore e videogiochi
Un viaggio tra The Blood of Dawnwalker e il folklore balcanico alla scoperta del dhampir, creatura sospesa tra umanità e vampirismo e reinterpretata nel tempo da videogiochi, fumetti, cinema e animazione.
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // andrew.
The Blood of Dawnwalker
Salve, giocovampiristi!
Dunque, se siete appassionati di RPG e dei cari vecchi succhiasangue, saprete sicuramente che il 3 settembre uscirà The Blood of Dawnwalker, RPG d’esordio dello studio polacco Rebel Wolves, pubblicato da Bandai Namco Entertainment.
Nonostante questo sia il primo titolo realizzato dallo studio, dietro al progetto lavorano numerosi veterani dell’industria videoludica ed ex sviluppatori di CD Projekt Red. Tra questi troviamo Konrad Tomaszkiewicz, fondatore di Rebel Wolves e game director dell’acclamato The Witcher 3: Wild Hunt, oltre ad aver ricoperto un ruolo di primo piano nello sviluppo di Cyberpunk 2077. Con lui lavorano anche Mateusz Tomaszkiewicz, altro veterano di The Witcher e Cyberpunk 2077, e Jakub Szamałek, narrative director e sceneggiatore legato alle grandi produzioni narrative di CD Projekt Red.
Ma lasciamo per un momento da parte trama e gameplay.
L’aspetto che mi ha colpito maggiormente fin dall’annuncio del gioco è infatti il suo protagonista: Coen, un uomo sospeso tra l’umanità e la natura vampirica, capace di muoversi alla luce del giorno mantenendo la propria natura umana e, al calare della notte, di sfruttare i poteri derivanti dalla sua trasformazione.

Ed è stato proprio questo particolare ad accendermi la proverbiale lampadina.
Perché l’idea di un individuo sospeso tra il mondo umano e quello vampirico non nasce certo con The Blood of Dawnwalker. Nel folklore balcanico esiste infatti una creatura che incarna perfettamente questa condizione.
Il dhampir, o, nella forma italianizzata, il dampiro.
Dal vampiro al dhampir
Per approfondire questa figura dobbiamo spostarci nell’area balcanica, un mosaico di tradizioni popolari che attraversa Albania, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Bulgaria, Croazia e Grecia, estendendosi culturalmente anche verso la Romania e la Transilvania.

È proprio in quest’area che il folklore vampirico ha lasciato alcune delle sue tracce più profonde.
Prima di parlare del dhampir, però, è necessario aprire una breve parentesi sul vampiro stesso. E qui ci sarebbe davvero moltissimo da dire: questa creatura compare infatti in numerose tradizioni popolari e le caratteristiche che le vengono attribuite possono cambiare sensibilmente da una regione all’altra.
Per non perderci in un argomento praticamente infinito, mi limiterò quindi agli aspetti che ci interessano più da vicino.
Nel folklore balcanico il vampiro non è soltanto un predatore assetato di sangue. In alcune tradizioni slave meridionali, il suo ritorno tra i vivi è legato anche ai rapporti affettivi e sessuali interrotti dalla morte.
Questa dimensione erotica, però, è molto diversa dalla seduzione romantica del vampiro moderno. Non abbiamo davanti il fascinoso immortale che conquista la propria vittima, ma qualcosa di molto più inquietante: il morto che ritorna nel mondo dei vivi e invade nuovamente i loro spazi, i loro affetti e persino i loro corpi.
Per capire meglio questo aspetto può essere utile una breve digressione cinematografica.
Un esempio recente è Nosferatu di Robert Eggers, remake del celebre film di F. W. Murnau del 1922, a sua volta liberamente ispirato al Dracula di Bram Stoker.

Eggers presenta il conte Orlok non come l’aristocratico affascinante e malinconico che siamo ormai abituati a vedere in molte rappresentazioni moderne del vampiro, ma come una creatura cadaverica dominata dalla fame, dal desiderio e dall’istinto.
Orlok è inoltre portatore di morte e malattia: il suo arrivo è accompagnato dalla peste, mentre i ratti che infestano la città diventano quasi un’estensione della sua presenza. È un’immagine che richiama una delle paure più profonde associate al vampiro: quella del cadavere che ritorna, portando con sé decomposizione, contagio e morte.
Proprio questa concezione del vampiro affonda le proprie radici anche nella scarsa conoscenza che, per secoli, le persone hanno avuto dei naturali processi di decomposizione. Cambiamenti del corpo che oggi sappiamo essere perfettamente normali potevano essere interpretati come inquietanti “segni di vita”.
Eppure, nonostante il suo aspetto mostruoso, il rapporto fra Ellen e Orlok mantiene una fortissima componente erotica.

Eggers, però, la sottrae completamente alla logica dell’amore romantico. Quella tra la giovane e il vampiro non è una storia d’amore, né la reincarnazione di un sentimento perduto, come accade, per esempio, nel Dracula di Francis Ford Coppola o, in tutt’altra forma, nella saga di Twilight. È piuttosto un rapporto fatto di ossessione, possessione e desiderio mostruoso.
In questo senso, Nosferatu restituisce alla sessualità vampirica il suo volto più inquietante: non la promessa di un amore eterno, ma l’irruzione di qualcosa di morto nel desiderio e nel corpo dei vivi.
La nascita del dhampir
E questa idea, per quanto reinterpretata dal cinema moderno, affonda le proprie radici in credenze popolari molto più antiche. Secondo alcune tradizioni folkloriche balcaniche, infatti, gli incontri tra vampiri ed esseri umani potevano sfociare anche in rapporti sessuali.
In molti racconti il vampiro tornava a cercare la propria moglie o un’altra donna amata quando era ancora in vita. Alcune tradizioni bulgare raccontano inoltre che potesse rivolgere le proprie attenzioni anche alle vergini, sebbene questo motivo folklorico risulti meno diffuso.

Più raramente vengono menzionate anche unioni tra vampiri femmina e uomini mortali. Ed è proprio da queste unioni che, secondo il folklore, poteva nascere una creatura particolare: il dhampir.
Chi era il dhampir?
A differenza del genitore vampiro, il dhampir poteva camminare alla luce del giorno e condurre un’esistenza apparentemente normale. Allo stesso tempo, però, poteva ereditare alcune caratteristiche della propria natura soprannaturale. In diverse tradizioni gli veniva attribuita, per esempio, la capacità di percepire, individuare o persino vedere i vampiri quando questi risultavano invisibili agli esseri umani comuni.
Anche il suo aspetto poteva rivelarne l’origine: alcuni racconti gli attribuivano caratteristiche fisiche insolite o particolari segni sul corpo.
Le caratteristiche del dhampir, comunque, non sono identiche in tutte le tradizioni. A seconda della regione cambiano i poteri, l’aspetto e perfino il ruolo attribuito a questa creatura. Ed è proprio qui che arriviamo a uno degli elementi più affascinanti della leggenda.
In alcune tradizioni popolari il dhampir era considerato particolarmente adatto a individuare i vampiri, proprio perché era in grado di percepire ciò che rimaneva nascosto agli occhi degli esseri umani comuni.

In certe comunità, una persona ritenuta dhampir poteva persino essere chiamata per riconoscere e distruggere un presunto vampiro. Questa attività poteva assumere addirittura le caratteristiche di una vera e propria professione: il cacciatore veniva convocato e ricompensato per liberare una comunità dalla presenza malevola della creatura.
Naturalmente, è importante ricordare ancora una volta che non esiste un’unica versione del folklore del dhampir. Non tutte le tradizioni gli attribuiscono gli stessi poteri e non tutte lo descrivono necessariamente come un cacciatore di vampiri.
Ma proprio questa varietà ha permesso alla figura del dhampir di essere continuamente reinterpretata dalla narrativa fantastica moderna.
Il dampiro nei videogiochi
E parlando di come il dampiro sia stato reinterpretato nei vari media, non possiamo che partire dalla nostra grande passione: i cari vecchi videogiochi.
Anche qui la figura del dampiro ha trovato terreno fertile, dando vita nel corso degli anni a personaggi diventati talmente famosi da aver contribuito, almeno in parte, a costruire l’immagine che oggi molti di noi hanno di questa creatura, soprattutto nella cultura videoludica.
Probabilmente uno degli esempi più celebri è Alucard della serie Castlevania, storico franchise dedicato ai vampiri e pubblicato da Konami. Figlio nientemeno che di Dracula e di una donna umana, Alucard è diventato uno dei personaggi più amati della saga, soprattutto grazie a Castlevania: Symphony of the Night, ancora oggi considerato uno dei capitoli più importanti e apprezzati della serie.


La cosa interessante è che Alucard non viene rappresentato semplicemente come il classico “mezzo vampiro buono” contrapposto al padre cattivo. È un personaggio molto più tormentato, segnato dal rapporto con Dracula e, soprattutto, dal peso della propria eredità.
Ed è qui che la natura del dampiro si presta perfettamente al personaggio. Naturalmente parliamo di una reinterpretazione moderna del mito: Alucard possiede forza, velocità e capacità soprannaturali derivanti dal suo sangue vampirico, ma decide di utilizzare proprio quei poteri per combattere Dracula e le creature della notte.
Insomma, usa l’eredità del padre per opporsi al mondo al quale, almeno per metà, appartiene.
Passando invece a qualcosa di decisamente meno malinconico e romantico e molto, molto più tamarro (nel miglior senso possibile del termine) troviamo Rayne, protagonista della serie BloodRayne.

Rayne è una dampira, figlia del vampiro Kagan e di una donna umana. Anche lei parte quindi dallo stesso concetto dell’ibrido umano-vampiro, ma lo interpreta in maniera completamente diversa.
Nei giochi Rayne combatte vampiri, mostri e forze occulte sfruttando senza troppi problemi la propria natura soprannaturale: forza, agilità, velocità e poteri vampirici diventano vere e proprie armi da utilizzare contro tutto ciò che le si para davanti, insieme alle sue fighissime lame da polso.
E se Alucard vive la propria eredità quasi come una maledizione e in maniera più romanticamente poetica, Rayne sembra avere un approccio decisamente più pratico. Per riassumerlo: “Dannati vampiri infami figli di zoccola, per voi solo le lame”. Non lo dice proprio così, sia chiaro, ma il concetto fondamentalmente è quello.
La sua storia è inoltre legata a un rapporto tutt’altro che pacifico con il padre Kagan e a una forte componente di vendetta, che la porta a dare la caccia a vampiri e altre creature soprannaturali. Anche il gameplay riflette perfettamente questa impostazione: Rayne è veloce, brutale e sanguinaria e passa con una certa disinvoltura dalle lame alle armi da fuoco fino, naturalmente, ai suoi poteri vampirici essendo anche il gioco molto action.
Abbiamo quindi due modi quasi opposti di reinterpretare la stessa figura del Dampiro.
Alucard rappresenta il lato più tragico e malinconico del dampiro: una creatura dannata, sospesa tra due mondi e incapace di appartenere pienamente a entrambi. Una figura che richiama fortemente l’immaginario della letteratura gotica, genere nel quale il vampiro ha trovato terreno particolarmente fertile e che, nel corso del tempo, ha influenzato profondamente anche il cinema, soprattutto nelle sue prime rappresentazioni novecentesche. Un’estetica e un immaginario che la serie Castlevania ha abbracciato pienamente fin dai suoi primi capitoli.
Rayne, al contrario, rappresenta il lato più pulp, sensuale e aggressivo del dampiro. Il personaggio rispecchia molto l’immaginario dei primi anni Duemila, quando vampiri e creature soprannaturali venivano spesso reinterpretati in chiave più action, moderna e provocatoria. Un approccio che, per certi versi, ritroviamo anche nella saga cinematografica di Underworld, dove praticamente i vampiri sembravano avere uno strano feticcio per vestiti di pelle e latex attillatissimi. E, purtroppo, ho il sospetto che Matrix abbia almeno una parte di colpa nell’aver diffuso questa particolarissima idea del vampiro moderno: vestito completamente di nero, aria perennemente incazzata e pronto a ringhiarti contro come un gatto a cui hai appena pestato la coda.
In entrambi i casi, però, il folklore rappresenta soltanto il punto di partenza. Anche i videogiochi prendono la figura del dampiro e la modificano liberamente in base alle proprie esigenze narrative, trasformandola di volta in volta in eroe, antieroe, cacciatore o creatura tormentata.
Dal videogioco al fumetto: Dampyr e Blade
E ora, lasciando i lidi videoludici e approdando nel mondo del fumetto, partiamo proprio dal nostro buon suolo italico.
Uno degli esempi più celebri nel fumetto nostrano è infatti Dampyr, la serie horror della Sergio Bonelli Editore, creata nel 2000 da Mauro Boselli e Maurizio Colombo.
Il protagonista, Harlan Draka, è figlio di una donna umana e di Draka, un potentissimo vampiro appartenente alla stirpe dei Maestri della Notte. La sua origine riprende quindi molti concetti legati al folklore del dampiro, ma la serie sviluppa questa figura in una direzione completamente propria, costruendo intorno al protagonista una mitologia decisamente più ampia.
Harlan scopre di essere un Dampyr e di possedere poteri particolari, fondamentali nella sua ormai interminabile lotta contro i Maestri della Notte.

Nel corso della serie il buon Harlan affronta pericoli e creature appartenenti praticamente a tutto il vasto pantheon dell’horror: streghe, demoni, mostri e ogni genere di creatura soprannaturale. In questo modo Dampyr non utilizza soltanto il mito del mezzo vampiro, ma finisce anche per omaggiare continuamente l’intero immaginario horror.
Dalla serie è stato tratto anche un adattamento cinematografico che, da quanto mi è stato riferito (non avendo ancora avuto modo di vederlo) sembra non essere affatto male. Purtroppo, però, il film si è rivelato comunque un flop al botteghino.

Sempre per rimanere nei lidi del mondo fumettistico, un altro personaggio molto importante legato all’immaginario del dampiro è Blade, celebre cacciatore di vampiri della Marvel, creato da Marv Wolfman e Gene Colan nel 1973 e apparso per la prima volta sulle pagine della testata The Tomb of Dracula.

La testata riprendeva naturalmente la figura del Dracula di Bram Stoker, riportandolo nel mondo contemporaneo e affiancandogli, nel corso della serie, numerosi nuovi personaggi. Tra questi troviamo per l’appunto Blade, destinato con il tempo a diventare uno dei cacciatori di vampiri più famosi dell’universo Marvel.
Anche nel suo caso ritroviamo diverse caratteristiche che oggi associamo alla figura del dampiro: la natura sospesa tra umano e vampiro, la possibilità di camminare alla luce del giorno e una serie di capacità che gli permettono di percepire e affrontare i non-morti. Naturalmente, essendo pur sempre un personaggio dei fumetti supereroistici, la Marvel ci ha messo parecchio del suo, aggiungendo caratteristiche che lo allontanano dal dampiro del folklore tradizionale: superforza, agilità, sensi estremamente sviluppati, capacità rigenerative e diverse resistenze legate alla sua natura particolare.
A tutto questo si aggiunge un notevole addestramento nel combattimento e nelle arti marziali, che gli permette di affrontare ad armi pari vampiri, non-morti e persino lo stesso Dracula, diventato nel corso degli anni uno dei suoi avversari più celebri.

Dal personaggio sono stati poi tratti diversi adattamenti cinematografici, tra cui la celebre trilogia interpretata da Wesley Snipes, che contribuì enormemente a rilanciare Blade presso il grande pubblico e a trasformarlo in uno dei personaggi Marvel più riconoscibili legati al mondo dei vampiri (e di cui tra parentesi ne è stato pure annunciato recentemente un videogioco, ma di cui non si hanno notizie da un bel po’).
Il dampiro arriva in Giappone
Spostandoci invece dall’Occidente verso il Sol Levante (che, quando si parla di vampiri e creature soprannaturali, ci ha regalato parecchie opere interessanti, come abbiamo già visto con Alucard) non possiamo non citare Vampire Hunter D, serie di romanzi giapponesi scritta da Hideyuki Kikuchi a partire dagli anni Ottanta e illustrata da Yoshitaka Amano, artista particolarmente noto anche negli ambienti videoludici per il suo storico legame con la saga di Final Fantasy.
La storia è ambientata in un futuro remoto, in un mondo in cui una potente razza di vampiri ha dominato il pianeta e continua ancora a esercitare la propria influenza. Il protagonista è un dampiro chiamato semplicemente D. E no, non è mio un errore di battitura: si chiama davvero come una lettera dell’alfabeto (meglio per me, ho meno da scrivere).

D è un cacciatore di vampiri che, in sella a un cavallo meccanico, attraversa questo mondo decadente dando la caccia ai non-morti e sfruttando i poteri derivanti dalla propria natura.
Dalla serie di romanzi è stato tratto nel 1985 un OAV, ovvero una produzione animata destinata direttamente al mercato home video anziché alla trasmissione televisiva o cinematografica — per capirci, quelle opere che un tempo arrivavano direttamente sulle care vecchie VHS e, successivamente, su DVD e Blu-ray.
Nel 2001 è arrivato poi Vampire Hunter D: Bloodlust, diretto da Yoshiaki Kawajiri.

E qui permettetemi una piccola digressione da appassionato: se non avete mai avuto modo di vederlo, recuperatelo.
È un bellissimo film, sia dal punto di vista tecnico sia per le tematiche che affronta, e ancora oggi rimane una delle opere che consiglierei a occhi chiusi a chiunque sia appassionato di vampiri e animazione, ma anche a chi ama riflettere su temi più filosofici, come il rapporto tra amore e immortalità, rappresentati con una malinconia e una passione che vi rimmarà nel cuore.
Naturalmente ci sarebbe ancora moltissimo da dire su questa affascinante figura, e sicuramente avrò tralasciato qualcosa che meriterebbe comunque di essere approfondito. Ma, in conclusione, forse è proprio questa sua natura sospesa tra due mondi ad aver reso il dampiro così interessante e così facilmente reinterpretato nei media più diversi.
Nonostante rimanga una figura relativamente secondaria rispetto al vampiro vero e proprio, il dampiro continua infatti a essere reinventato di volta in volta, assumendo forme, ruoli e significati differenti.
E con questo io chiudo.
Ci si vede al prossimo articolo.
Bibliografia
- J. Gordon Melton, Il Grande Libro dei Vampiri
- Giannalberto Bendazzi Animazione Una storia Globale
- Dhampir, Wikipedia
- // https://www.youtube.com/watch?v=BoH0ByXsV6Q
- // https://www.ilcrepuscolodeglidei.org/?title=Dhampir
- // https://it.wikipedia.org/wiki/Vampire_Hunter_D:_Bloodlust
- // https://it.wikipedia.org/wiki/Vampire_Hunter_D