The Legend of Zelda: Hero’s Purpose, la serie animata sul destino dell’Eroe del Tempo dopo Ocarina of Time
// Estratto by AI Hero's Purpose: un progetto animato indipendente indaga il destino di Link, l'Eroe del Tempo di The Legend of Zelda, dopo Ocarina of Time.
Redattore per Q-Gin.
Salve, giocozeldisti!
È finalmente arrivato sugli scaffali il remake del leggendario The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2, un’occasione per riscoprire un titolo che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia dei videogiochi e che, nel lontano 1998, ha accompagnato un’intera generazione di videogiocatori.
Un ritorno particolarmente atteso, soprattutto dagli appassionati della saga Nintendo, che possono rivivere una delle avventure più celebri di Link attraverso una veste grafica rinnovata e meccaniche di gioco modernizzate, come illustrato nella pagina ufficiale pubblicata da Nintendo.
Ma in questo articolo non sono qui per parlarvi del suddetto remake, che personalmente devo ancora giocare, bensì per approfittare dell’occasione e presentarvi un progetto animato indipendente piuttosto interessante, che nel corso degli anni ha attirato l’attenzione degli appassionati di The Legend of Zelda.
Sto parlando di The Legend of Zelda: Hero’s Purpose, una serie animata non ufficiale realizzata da MajorLink, nome d’arte dell’animatore professionista Sean McGarry, nonché grande appassionato della saga Nintendo.

Il motivo che mi ha spinto a parlarvi di questo progetto riguarda innanzitutto la qualità delle animazioni e della narrazione, che personalmente ho trovato di pregevole fattura, ma soprattutto il tentativo dell’autore di rispondere, attraverso un racconto dal taglio cinematografico, a una delle domande che molti appassionati della saga si sono posti nel corso degli anni.
Che cosa è successo all’Eroe del Tempo, il Link protagonista di Ocarina of Time, dopo gli eventi di Majora’s Mask e prima di Twilight Princess?
Una domanda tutt’altro che banale, soprattutto se consideriamo la complessa mitologia della saga nata dal lavoro di Shigeru Miyamoto e Takashi Tezuka, la cui cronologia, bisogna ammetterlo, non è sempre facilissima da seguire.
Certo, forse non siamo ai livelli degli intricati paradossi temporali di Legacy of Kain, ma anche la storia di Hyrule presenta ramificazioni, linee temporali alternative e collegamenti narrativi che possono mettere in difficoltà persino chi segue la saga da parecchi anni.
E proprio per questo, prima di addentrarci nella storia raccontata da Hero’s Purpose, credo sia opportuno fare un piccolo passo indietro e spiegare, soprattutto ai lettori meno avvezzi alla mitologia di Zelda, perché il destino dell’Eroe del Tempo rappresenti ancora oggi uno degli aspetti più affascinanti della cronologia della serie.
L’Eroe del Tempo e la complicata cronologia di Hyrule
Come vi avevo già accennato, i vari capitoli di The Legend of Zelda, pur riproponendo figure ricorrenti come Link, Zelda e Ganondorf/Ganon, possono essere ambientati in epoche differenti della storia di Hyrule e, in alcuni casi, persino in linee temporali alternative.
E buona parte di questo intreccio narrativo ruota proprio attorno a Ocarina of Time, un titolo che non è stato soltanto una pietra miliare della storia videoludica, ma che rappresenta anche uno dei principali punti di riferimento della cronologia ufficiale della saga.
Come possiamo osservare nella cronologia ufficiale pubblicata da Nintendo, è infatti a partire dagli eventi raccontati nel gioco del 1998 che la storia classica di Hyrule si dirama in tre differenti linee temporali, ciascuna caratterizzata da avvenimenti e sviluppi narrativi propri.

E qui, ve lo giuro, mentre scrivo comincia già a venirmi l’emicrania e sudo freddo al solo pensiero di essere bruciato sul rogo dai fan più accaniti di The Legend of Zelda per aver commesso qualche imperdonabile errore nella ricostruzione della sua complicatissima cronologia!
Ma niente paura perché non è mia intenzione ripercorrere ogni singolo avvenimento della storia di Hyrule, facedovi esplodere anche a voi la testa.
Per comprendere il progetto di MajorLink, infatti, ci basterà concentrarci su una delle linee temporali nate dagli eventi di Ocarina of Time: quella in cui Link, dopo aver sconfitto Ganondorf, viene rimandato alla propria infanzia dalla principessa Zelda.
Questa diramazione, conosciuta come linea temporale dell’Eroe vittorioso – Infanzia, comprende proprio i due capitoli che ci interessano maggiormente: Majora’s Mask e Twilight Princess.
Ed è proprio qui che entra in gioco la storia immaginata da MajorLink.
La serie animata, infatti, cerca di raccontare che cosa sia accaduto al Link di Ocarina of Time negli anni successivi al suo ritorno all’infanzia e, soprattutto, dopo aver affrontato le inquietanti e talvolta assurde peripezie di Majora’s Mask, ambientato nel misterioso mondo di Termina.
Ma perché il destino di questo particolare Link ha suscitato così tanta curiosità tra gli appassionati, spingendoli nel corso degli anni a elaborare teorie e interpretazioni?
La risposta si trova proprio in Twilight Princess.
Nel gioco, infatti, compare un misterioso personaggio conosciuto come Spirito dell’Eroe, un antico guerriero dall’aspetto scheletrico e con un’orbita apparentemente vuota, la cui inquietante figura si sposa perfettamente con le atmosfere cupe di Twilight Princess.

Immagine presa dal canale Youtube ZeldaCentral
Il personaggio si manifesta inizialmente sotto le sembianze di un lupo dorato e, nel corso dell’avventura, insegna al protagonista, conosciuto come Eroe del Crepuscolo, sette tecniche segrete di combattimento con la spada.
Ebbene, quel misterioso guerriero non è altri che lo stesso Eroe del Tempo, il Link protagonista di Ocarina of Time e Majora’s Mask, ormai scomparso da molto tempo.
Un’identità che, pur non essendo dichiarata esplicitamente nel gioco, viene confermata da Hyrule Historia, il volume ufficiale pubblicato da Nintendo in Giappone nel 2011.

Ma c’è di più.
Secondo quanto riportato nel volume, l’Eroe del Tempo avrebbe vissuto con il rimpianto di non essere stato ricordato come un eroe dopo il suo ritorno all’infanzia.
A questo si aggiunge un altro tormento, che emerge anche dalle parole pronunciate dallo Spirito dell’Eroe in Twilight Princess: quello di non essere riuscito a tramandare alle generazioni successive le conoscenze e le tecniche di combattimento apprese durante la propria vita.
Un rimpianto che sembra averlo accompagnato persino dopo la morte e che trova finalmente sollievo proprio attraverso gli insegnamenti impartiti all’Eroe del Crepuscolo, suo discendente.

Capite bene che un incontro del genere rappresenta un avvenimento piuttosto particolare nell’universo di The Legend of Zelda: due differenti incarnazioni di Link, appartenenti a epoche e generazioni diverse, si ritrovano faccia a faccia, legate non soltanto dal loro destino di eroi, ma anche da un rapporto di discendenza.
Una circostanza che non poteva che alimentare la fantasia degli appassionati, soprattutto perché lascia aperti numerosi interrogativi sulla vita dell’Eroe del Tempo dopo gli eventi di Majora’s Mask.
Che cosa gli è accaduto durante gli anni successivi? Quali altre avventure ha affrontato? E soprattutto, come è arrivato a diventare quello spirito tormentato che incontriamo in Twilight Princess?
Sono proprio questi interrogativi che The Legend of Zelda: Hero’s Purpose, la serie animata realizzata da MajorLink, cerca di esplorare attraverso una storia originale ambientata nell’universo di Hyrule, immaginando una possibile risposta a uno dei misteri più affascinanti della saga.
The Legend of Zelda: Hero’s Purpose, un progetto nato dalla passione
Parlando finalmente della serie animata, la prima cosa che salta all’occhio è quanto il suo creatore sia un grande appassionato di The Legend of Zelda.
Uno degli aspetti che ho trovato più apprezzabili del lavoro di MajorLink è proprio il tentativo di far combaciare gli avvenimenti raccontati nella sua serie con quelli dei tre videogiochi a cui si ispira, cercando di costruire una storia che risulti credibile e coerente con la cronologia ufficiale di Hyrule.
E non si tratta soltanto di una mia impressione.
Nella descrizione del primo episodio, pubblicato il 9 ottobre 2020, lo stesso MajorLink racconta di aver dedicato parecchio tempo alla scrittura della sceneggiatura, riguardando le sequenze di Ocarina of Time e Majora’s Mask e confrontandosi con le teorie degli appassionati per cercare di rendere la propria storia il più possibile compatibile con gli avvenimenti canonici.
Un lavoro che ha richiesto diverse riscritture e al quale ha partecipato anche suo fratello Glenn McGarry, che lo ha affiancato nella costruzione del racconto.
Per fare un esempio, soprattutto a beneficio di chi legge fumetti, questo approccio mi ha ricordato, per certi versi, quello adottato da Don Rosa ne La saga di Paperon de’ Paperoni, nella quale il fumettista americano ha ricostruito la vita di Zio Paperone cercando di collegare tra loro avvenimenti e riferimenti presenti nelle storie di Carl Barks.
Naturalmente, parliamo di due opere molto differenti, ma il principio narrativo che ho ritrovato è simile: partire da elementi già esistenti per costruire una storia che possa inserirsi in maniera convincente nell’universo originale, cercando di non contraddire quanto raccontato in precedenza.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente di Hero’s Purpose: la volontà di raccontare una vicenda inedita senza perdere di vista quanto già stabilito dai videogiochi Nintendo.
Non mancano, inoltre, numerosi riferimenti ai titoli originali. In diverse occasioni, infatti, possiamo osservare inquadrature che richiamano direttamente quelle di Ocarina of Time e Majora’s Mask, così come alcune scelte visive che recuperano la natura videoludica della saga.
Un esempio particolarmente evidente si trova nel sesto episodio della serie, dove MajorLink inserisce direttamente nell’animazione elementi delle classiche interfacce di gioco, come i cuori che rappresentano la salute di Link, la barra verde della magia e le icone degli oggetti equipaggiati.

Ma non è tutto: nello stesso episodio ritroviamo persino le caratteristiche finestre di dialogo con le opzioni di risposta, attraverso le quali l’autore richiama ulteriormente il linguaggio dei videogiochi originali, pur trattandosi di una produzione animata e non interattiva.
Una scelta che personalmente ho trovato interessante, perché dimostra come MajorLink non voglia limitarsi a riprendere personaggi e ambientazioni, ma cerchi anche di recuperare alcuni elementi del linguaggio videoludico della saga, adattandoli a una narrazione prevalentemente cinematografica.
Un’altra particolarità che mi ha colpito riguarda invece il tono del racconto.
MajorLink, infatti, sceglie di dare alla propria storia un’impronta decisamente più malinconica, rappresentando un Eroe del Tempo profondamente tormentato dalle esperienze vissute e dalle conseguenze delle proprie avventure.
Una caratterizzazione che emerge anche attraverso i dialoghi, nei quali vengono portati in primo piano la frustrazione del protagonista e il peso di un destino che sembra essergli stato imposto.
Pensiamo, per esempio, proprio alla scena del sesto episodio in cui una finestra di dialogo presenta due possibili risposte, entrambe caratterizzate da un forte senso di amarezza e insofferenza nei confronti della propria condizione.

Si tratta di una scelta narrativa che rende più espliciti quei sentimenti e quei conflitti interiori che nei videogiochi originali vengono spesso suggeriti attraverso le atmosfere, gli avvenimenti e i silenzi dello stesso Link.
Ed è una caratterizzazione che ritengo particolarmente interessante, soprattutto se pensiamo alle atmosfere già piuttosto malinconiche di Majora’s Mask e, in alcuni momenti, dello stesso Ocarina of Time, senza dimenticare il destino che, secondo la cronologia ufficiale, attende l’Eroe del Tempo.
Ma questa caratterizzazione non riguarda soltanto Link. Anche Ganondorf viene rappresentato come un personaggio tormentato dal proprio destino, attraverso una rilettura del suo ruolo nell’eterno conflitto che coinvolge Hyrule.
Da questo punto di vista, la sua caratterizzazione mi ha ricordato molto quella del Ganondorf di The Wind Waker, nel quale Nintendo aveva già mostrato un antagonista più introspettivo, segnato non soltanto dalle proprie ambizioni, ma anche dai rimpianti e dalle esperienze vissute.

Un approccio che, a mio parere, contribuisce a dare maggiore profondità ai personaggi di Hero’s Purpose, facendo emergere temi come il destino, la libertà di scelta e le conseguenze delle proprie azioni.
Ma non vorrei che quanto detto finora vi facesse pensare che l’unico pregio della serie risieda nella caratterizzazione dei personaggi.
Personalmente, ho trovato ben scritta anche la storia nel suo complesso, non soltanto per il modo in cui cerca di collegarsi agli eventi dei videogiochi originali, ma soprattutto per come sviluppa i conflitti tra i personaggi e dà progressivamente peso alle loro scelte.
Ho apprezzato, in particolare, la capacità del racconto di alternare momenti più intimi e riflessivi a situazioni maggiormente drammatiche, senza perdere di vista il percorso dell’Eroe del Tempo.
Naturalmente, trattandosi di una reinterpretazione non ufficiale, MajorLink si concede alcune libertà narrative, ma questo non mi ha impedito di trovare la sceneggiatura coinvolgente e, per diversi aspetti, convincente.
Ed è proprio questo, a mio parere, uno dei risultati più interessanti del progetto: riuscire a raccontare una vicenda originale che non si regge soltanto sui riferimenti alla saga Nintendo, ma che cerca anche di dare una propria identità ai personaggi e agli avvenimenti.
Ma non è soltanto la componente psicologica e narrativa a distinguere questa produzione.
Hero’s Purpose, infatti, non si risparmia nemmeno nella rappresentazione della violenza, proponendo in alcuni momenti scontri e situazioni drammatiche decisamente più crude rispetto a quelle a cui la saga Nintendo ci ha generalmente abituati.

E proprio sul piano della messa in scena emerge anche l’esperienza professionale di MajorLink nel campo dell’animazione.
Uno degli aspetti che personalmente ho apprezzato maggiormente è infatti l’espressività dei personaggi, tanto nei movimenti del corpo quanto nelle espressioni facciali, che in diverse occasioni raggiungono, a mio parere, risultati davvero notevoli.
La particolarità è che Hero’s Purpose non si affida a un doppiaggio completo dei dialoghi, ma mantiene in gran parte quella comunicazione fatta di gesti, sguardi, espressioni e vocalizzi che caratterizzava i vecchi capitoli della saga, compresi i celebri grugniti di Link.

Ed è proprio grazie alla cura riposta nelle animazioni che MajorLink riesce a rendere comprensibili gli stati d’animo dei personaggi anche senza ricorrere continuamente alla parola.
Non vi nascondo che, durante la visione, mi sono ritrovato più volte emotivamente coinvolto da alcune sequenze, che ho trovato particolarmente belle da vedere, soprattutto per chi, come me, ha imparato ad apprezzare nel corso degli anni l’universo di The Legend of Zelda.
Il risultato è una reinterpretazione dell’Eroe del Tempo che, pur mantenendo numerosi elementi riconoscibili della saga Nintendo, cerca di esplorare anche gli aspetti più dolorosi e tragici della sua storia, affidandosi a una sceneggiatura che ho trovato ben costruita e alla capacità delle immagini di raccontare ciò che i personaggi provano.
Una produzione indipendente ancora in lavorazione
Naturalmente, dietro la realizzazione di Hero’s Purpose non troviamo soltanto MajorLink.
Come riportato nei crediti del primo episodio, consultabili anche attraverso un approfondimento pubblicato da Zelda Dungeon nell’ottobre 2020, Sean McGarry ha potuto contare sul contributo di diversi collaboratori, tra cui il già citato fratello Glenn per la sceneggiatura, il compositore Brock Hewitt per le musiche e l’artista Tanya Vekilova per le illustrazioni utilizzate nel prologo.

A questi si aggiunge anche Sean Chiplock, doppiatore statunitense conosciuto dagli appassionati di Zelda per aver prestato la voce inglese a personaggi come Revali e il Grande Albero Deku in Breath of the Wild, che ha partecipato al progetto come narratore della sequenza introduttiva del primo episodio.
E, a proposito di doppiaggio, una piccola curiosità: Chiplock presta anche la voce originale a Kinger, uno dei personaggi della celebre serie animata The Amazing Digital Circus, prodotta da Glitch Productions.

Si tratta, quindi, di una produzione amatoriale che, pur nascendo dalla passione per una saga videoludica, ha richiesto un lavoro considerevole sul piano della scrittura, dell’animazione, della musica e della costruzione delle scene.
Un impegno che emerge anche dai tempi di realizzazione dei singoli episodi.
Al 6 novembre 2026, The Legend of Zelda: Hero’s Purpose conta sei episodi pubblicati, con il primo risalente al 9 ottobre 2020 e il sesto uscito il 22 febbraio 2025.
Ma attenzione perché la serie non è ancora conclusa.
MajorLink è infatti al lavoro sul settimo episodio, come testimoniano gli aggiornamenti pubblicati sul suo profilo Patreon.
In particolare, il 12 dicembre 2025 l’animatore ha pubblicato un teaser dedicato all’episodio 7, seguito da un ulteriore aggiornamento il 27 aprile 2026, che documenta il proseguimento del progetto.

Per il momento, tuttavia, non risulta un numero complessivo di episodi ufficialmente confermato, né è possibile stabilire quando la storia arriverà alla sua conclusione.
Non possiamo quindi considerare Hero’s Purpose un’opera completa, ma un progetto ancora in evoluzione, il cui sviluppo continua a distanza di diversi anni dalla pubblicazione del primo episodio.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rendono interessante seguire il lavoro di MajorLink: osservare come un appassionato abbia cercato, nel corso del tempo, di trasformare una propria interpretazione della storia di Zelda in una produzione animata sempre più articolata.
Personalmente, ciò che mi ha colpito maggiormente non è soltanto l’impegno tecnico necessario per realizzare la serie, ma anche la cura con cui vengono sviluppati i personaggi e costruita una storia che, pur partendo da avvenimenti già conosciuti, riesce a proporre una prospettiva differente sull’Eroe del Tempo.
Con Hero’s Purpose, infatti, MajorLink prova a raccontare che cosa possa esserci dietro quelle avventure, immaginando le conseguenze che un destino tanto straordinario potrebbe aver avuto sulla vita di Link.
Naturalmente, si tratta di una reinterpretazione non ufficiale, che non pretende in alcun modo di sostituirsi alla storia raccontata da Nintendo.
Ma è proprio nella libertà di esplorare ciò che i videogiochi hanno lasciato in sospeso che, a mio parere, risiede l’aspetto più interessante di questa produzione. Ed è anche una dimostrazione di quanto possa essere affascinante vedere la fantasia degli appassionati prendere forma, dando vita a opere derivate che, in alcuni casi, riescono a distinguersi per la qualità della scrittura e della realizzazione.
A questo punto, cari giocomobilisti, vi lascio qui sotto il primo episodio di The Legend of Zelda: Hero’s Purpose, nel caso sia riuscito a incuriosirvi.
Vi avviso soltanto che la serie è in lingua inglese. Sono però disponibili anche sottotitoli in francese, che potete provare a tradurre automaticamente in italiano attraverso l’apposita funzione di YouTube, tenendo presente che la traduzione potrebbe non essere sempre precisa.
Non mi resta quindi che salutarvi, augurandovi, nel caso decidiate di darle un’occhiata, una buona visione e lasciando a voi il giudizio su questa particolare reinterpretazione della storia dell’Eroe del Tempo, che vi piaccia oppure no.
Alla prossima!
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