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Editoriali 29 APRILE 2025 10 MIN LETTURA

TES IV: Oblivion Remastered giocato per la prima volta oggi

Quella di Oblivion è una remastered fantastica, ma paradossalmente pigra

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

TES IV: Oblivion Remastered giocato per la prima volta oggi
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The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered
// SCHEDA_GIOCO

The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered

// PIATTAFORME Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC (Microsoft Windows), PlayStation 5
// USCITA 22/04/2025

La scorsa settimana, Bethesda e Virtuos, hanno rilasciato la remastered di uno dei videogiochi di ruolo più apprezzati degli anni 2000, The Elder Scrolls IV: Oblivion. Predecessore dell’apprezzatissimo The Elder Scrolls V: Skyrim, che nel 2011 ha riscosso un successo estremamente elevato attirando l’attenzione di utenti di ogni genere, anche di quelli non incuriositi dai giochi di ruolo. Con la remestered di Oblivion, Bethesda sta chiaramente testando quanto un “nuovo” The Elder Scrolls possa interessare all’utenza in tempi relativamente brevi. E non a caso Oblivion Remastered ha segnato ben 4 milioni di giocatori. Proprio tra questi 4 milioni, figurano persone come il sottoscritto, che sì sono incuriosite dalla serie The Elder Scrolls, ma che di base non si sono mai approcciate ai titoli precedenti a Skyrim.

Bethesda con Oblivion ha segnato un importante cambiamento nel franchise di TES, perpetuandolo con Skyrim. L’intento è stato quello di snellire TES dalle meccaniche “profondamente” ruolistiche, facendo in modo che la massa (i giocatori più casual) potesse esserne attratta ed è proprio con Skyrim che è avvenuto il cambiamento più radicale per TES e Bethesda stessa, tra lo sconforto degli appassionati e la gioia per i neofiti che si sono ritrovati a girovagare per le sue lande gelide.

Quella di Oblivion è una remastered fantastica, ma paradossalmente pigra

Il lavoro grafico svolto su questa remastered è eccelso. C’è ben poco da girarci attorno. I nuovi modelli degli NPC, armi e ogni altro elemento di gioco sono estremamente buoni. La qualità dei materiali, dalle armature fino alle superfici, è estremamente elevata, così come la rifrazione della luce che restituisce un’ottima credibilità. Purtroppo non tutto splende, come per esempio i riflessi degli oggetti sull’acqua, in grado di generare un grosso contraccolpo al livello visivo degli scenari: stupendi da vedere, purché lontani dall’acqua. Il paradosso avviene anche nel ramo delle espressioni facciali, di gran lunga superiori all’originale ma che di base non sono realmente gradevoli da guardare.
In tutto questo però va tenuta in considerazione una cosa “banalissima”: si sta parlando di una remastered. Quindi, tolta la gestione dei riflessi, nel complesso trovo che sia stato fatto un lavoro impeccabile. Il vero problema sta in Unreal Engine 5, che nell’esplorare Cyrodill dimostra tutti i suoi principali difetti di fruibilità. Esplorando a cavallo e quindi senza abusare del viaggio rapido, l’esperienza di gioco è brutalmente vittima di svariati fenomeni di stuttering, come se non fosse abbastanza il 1%Low è di base estremamente instabile. Infatti, pur essendoci un’esperienza di gioco da 60FPS medi (quando lo permette) la fluidità effettiva viene meno a causa dei micro-stutter. A questo si aggiunge anche il pop-in (caricamento di texture) uscendo dagli edifici o dungeon.

Non tutto il male viene per nuocere, visto che Oblivion è del 2006 ed ha la medesima struttura di ogni altro videogioco Bethesda uscito fino ad oggi: la struttura a container. Chi ha giocato Skyrim, i più recenti Fallout o Starfield, sa bene che di base i videogiochi Bethesda sono suddivisi in aree: il mondo di gioco è un’area completamente esplorabile, provvista di aree più piccole costituite dai dungeon o dalle città che a loro volta sono costituite dalle micro-aree. Insomma, da qui i “container”. E proprio grazie a questa soluzione che l’esperienza di gioco in ambienti chiusi è estremamente godibile in Oblivion Remastered. Unreal Engine, infatti, nelle aree più piccole e chiuse non ha il minimo problema, riuscendo a donare un’esperienza di gioco estremamente fluida e granitica. Sorpresa gradita è la presenza delle diverse tecnologie presenti: il DLSS 3.7, FSR 3.1 e XeSS 1.3, con tanto di supporto alla Frame Generation e di Lumen, selezionabile via hardware o software.

La pigrizia si avverte nell’istante in cui si gioca e si combatte letteralmente contro una AI scadente e bug di varia natura che possono arrivare a compromettere anche l’esito di alcune missioni. Questo perché il motore dedicato a tutta la logica del gioco è il vecchio Gamebryo e non il Creation Engine (utilizzato da Skyrim fino a Starfield). Quindi, tecnicamente, la remastered di Oblivion è svecchiata solo nel suo comparto prettamente visivo. Sotto al cofano c’è tutto ciò che s’era visto nel lontano 2006. Il tutto venduto al caro prezzo di 55€. Ed è qui che sta il problema di tutto questo progetto dedicato soprattutto ai nuovi videogiocatori che nemmeno erano a conoscenza di Oblivion, in quanto videogioco.

L’esperienza di gioco di chi Oblivion non l’ha mai giocato prima di oggi

Oblivion, con mia somma colpa, non l’ho mai giocato. Sì, in The Elder Scrolls Online ho avuto qualche contatto con Cyrodill, ma è rimasto sempre in un angolo lontano della mia mente. Non a caso quando s’è iniziato a rumoreggiare di una remastered mi sono incuriosito. Sia perché negli anni se ne sono dette di ogni, alla “Oblivion, bei tempi! Altro che Skyrim” sia perché… è il predecessore di Skyrim e vuoi non dargli un’occhiata? Quindi quando Bethesda c’ha inviato il codice, l’ho messo immediatamente in download tutto emozionato di approcciarmi ad un qualcosa di nuovo ma allo stesso tempo vecchio, rimanendo abbastanza deluso dal lavoro svolto.

Deluso perché, come già accennato, di base mi aspettavo una certa rifinitura generale del prodotto, cosa che non c’è stata. Questa remastered è stata concepita in un modo anomalo. Ci sono state diverse rifiniture visive, che hanno certamente aiutato il colpo d’occhio, ma il problema effettivo di Oblivion è insito nella sua giocabilità e nell’esperienza utente. In un prodotto che mira a proporre un’esperienza di gioco “modernizzata” come una remastered, ci si aspetta una certa pulizia lato bug, cosa che qui non è pervenuta. Quindi non mancano situazioni in cui le rutine degli NPC si arrestano malamente, che l’AI dei nemici risulta non pervenuta o che determinate missioni risultano impossibili da completare. A tutto questo si aggiunge il problema firmata da Unreal Engine 5, che garantisce una pessima esperienza nelle zone più ampie sia in combattimento che in fase esplorativa.

Il benchmark è stato registrato col preset ad Ultra in risoluzione 2560 x 1440. Anche qui gli upscaler, come il DLSS, ricoprono un ruolo fondamentale.

Combattuto perché la componente ruolistica, a differenza di Skyrim, è sicuramente più profonda ma non quanto si desidera. E questo passaggio è più dedicato ad Oblivion in sé che alla remastered.
Questo aspetto ruolistico è decisamente più marcato nella fase di creazione del personaggio. Infatti, oltre alla razza che ha un peso effettivo sulle statistiche, un po’ come avviene anche in Skyrim seppur in maniera più blanda, si deve scegliere anche una classe di partenza con la possibilità di crearne una completamente personalizzata, una roba affascinante se non fosse che questo sistema di classi non preclude la possibilità di provare qualsiasi cosa in gioco, rendendo tutto un po’ meno affascinante. Per quanto riguarda il sistema di progressione, è abbastanza simile all’originale Oblivion ed a Skyrim, più si utilizzano determinate abilità o armi, più si accresce la loro conoscenza sbloccando miglioramenti vari.
Poi c’è lui: il sistema di combattimento. Funziona perché di base è ben rodato, ma oggi si dimostra essere estremamente rigido, pesante e statico. Risulta ancora funzionale, probabilmente merito del lavoro svolto sulle animazioni e sulle meccaniche di gioco, ma è alla stregua di Skyrim e (parere personale) inferiore a quello di The Elder Scrolls Online che integra al suo interno attacchi più variegati. Ma sì, parliamo di una remastered e non di un remake, pertanto…

Sorpreso e affascinato perché, come accennato sopra, visivamente è sorprendente. L’uscita dalle fogne della Città Imperiale mi ha dato quasi lo stesso effetto della fuga da Kalm in Final Fantasy VII Rebirth. Di base è uno dei più classici cliché, ma ancora oggi riesce a lasciare il segno quando si ha una buona base di partenza. E qui, Virtuos, l’ha avuta eccome. Perché di fatti Cyrodill presenta scenari dannatamente affascinanti! E tutto ciò che gira attorno al comparto prettamente visivo risulta essere ottimo. Anche i dungeon, grazie a Lumen, risultano estremamente belli da affrontare con degli effetti di luce ben realizzati, considerando che possono esserci svariate fonti: dalle torce disseminate qua e là fino ai cristalli.
L’atmosfera generale è un altro aspetto da non sottovalutare, perché vagare per Cyrodill dà quella percezione di essere catapultati nel più classico dei mondi fantasy, quasi come a sentirsi dentro ad un romanzo o anche una classica serie animata, coi suoi dungeon invasi da Goblin o rovine appertenute a civilità ormai estinte. Per non parlare di bestie mitologiche disseminate in giro per la mappa e segreti da svelare ascoltando i dialoghi tra NPC, che possono essere approfonditi interaggendo con altri cittadini.

Paradossalmente è proprio nella scrittura che torna la delusione. Nonostante l’atmosfera sia affascinante e il mood sia perfetto, purtroppo non mi sta soddisfacendo la scrittura generale. Almeno fin dove sono arrivato, la storia mi risulta relativamente piatta e priva di mordente, così come le missioni secondarie che mi risultano tutte abbastanza dimenticabili, almeno per quelle che ho svolto fino ad ora. A questo si aggiunge la percezione di non star facendo qualcosa di realmente concreto e rilevante, motivo per il quale vorrei imbracciare il mio arco all’ennesimo “Ah s’è aperto il cancello del Oblivion a Kvatch” o “Sei tu l’eroe che ha chiuso il cancello del Oblivion a Kvatch?”. Mi trovo a dover segnalare anche un bug estremamente fastidioso relativo i sottotitoli, i quali, spesso e volentieri, non vengono generati e per tanto si rischia di perdere quel qualcosa mentre si gioca, un fattore tutt’altro da sottovalutare quando si è soggetti a distrazioni (eccomi!).

Oblivion era davvero il miglior The Elder Scrolls oppure era l’anello debole?

Nel usare TES II: Daggerfall come gameplay in tempo reale, Oblivion Remastered è stato anche argomento della classica live del lunedì, nella quale Andrea (Nonno Boomer) e Giuseppe (il Boss della baracca) hanno espresso i loro dubbi e perplessità anche sul videogioco originale e di come la serie The Elder Scrolls abbia perso diverse sfaccettature ruolistiche che, in origine, la rendevano davvero originale, facendo notare che il “decadimento” è iniziato proprio partendo da Oblivion fino a peggiorare in Skyrim. La live s’è conclusa mostrando del gameplay del gioco indie Dread Delusion, approfondendo ulteriormente il decadimento qualitativo dei videogiochi ad alto budget rispetto alle produzioni “minori”.

Non è una recensione, ma un’opinione che bene o male racchiude “tutto”

Essendo uscito da una settimana scarsa, una vera e propria recensione è impensabile per quanto mi riguarda. Come da tradizione Bethesda, Oblivion è un gioco immenso e pertanto mi voglio prendere tutto il tempo necessario per giocarlo, prima di lanciarmi in un verdetto definitivo.

Attualmente è un videogioco con alti e bassi:

  • ha un comparto grafico immenso, ma estremamente problematico;
  • ha una componente ruolistica più marcata di Skyrim, ma rimane quella percezione di non avere alcuna rilevanza;
  • è interessante la presenza delle classi, ma il poter fare comunque tutto è un po’ svilente;
  • capitola male quando si considera che questa remastered è di uno dei GDR più amati degli anni 2000 riproposto con le medesime problematiche di 20 anni fa (bug e AI) assieme al vecchio Gamebryo, a ciò si aggiungono tutte le problematiche generate da Unreal Engine 5, che minano ulteriormente l’esperienza di gioco finale.

Oblivion Remastered è certamente un progetto interessante per i nuovi giocatori, perché li trascina in un mondo fantasy vecchio stampo ma ancora oggi affascinante, però la presenza di tutte le problematiche della versione originale sommate a quelle odierne causate dal Unreal Engine 5 risultano inaccettabili da parte di uno studio così importante all’interno della scena industriale videoludica. Per il momento mi sento di affermare che non è la remastered di cui c’era bisogno, sebbene abbia la sua utilità per tastare il mercato sull’interesse attuale nei confronti di The Elder Scrolls.

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