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Recensioni 24 SETTEMBRE 2023 11 MIN LETTURA

Starfield, il Sci-Fi secondo Bethesda – Recensione

Scoprendo l'ignoto

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Starfield
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Starfield
// SCHEDA_GIOCO

Starfield

// PIATTAFORME Xbox Series X|S, PC (Microsoft Windows), PlayStation 5
// USCITA 06/09/2023

Il tempo è giunto. Starfield è la prima grande esclusiva Xbox dedicata unicamente a questa generazione di Xbox Series X|S, ovviamente disponibile anche per PC, e inoltre presente nel catalogo Xbox Game Pass e PC Game Pass fin dal lancio. E non solo, Starfield è anche la prima nuova IP Bethesda dopo circa 30 anni. Quindi vien da sé che la curiosità e l’aspettativa dietro a questa produzione erano ben elevate per i fan dello studio, fino agli addetti ai lavori: dai giornalisti, blogger e influencer fino agli stessi sviluppatori cresciuti con i The Elder Scrolls.

Il nuovo videogioco Bethesda è inopinabilmente molto importante sotto diversi aspetti e lo studio si è gettato su un progetto senza alcun dubbio complicato, in un mercato che a oggi conta diversi esponenti del Sci-Fi, attingendo da alcuni di essi per alcune meccaniche di gioco, dal crafting al sistema di guida e gestione della propria nave; tra idee veramente niente male, ma anche scivoloni decisamente gravosi. Il tutto in una campagna marketing che ha lasciato interdetti svariati utenti, che non hanno (ancora) compreso quale sia il vero target di Starfield.

Scoprendo l’ignoto

Come da copione, Bethesda butta il videogiocatore all’interno di un universo nel quale v’è un prima, un presente e un dopo. La Terra è ormai un masso di roccia che gravita attorno al Sole, l’umanità è riuscita a varcare la barriera del Sistema Solare, giungendo a colonizzare pianeti ben oltre l’immaginabile, costruendo stazioni spaziali, fabbriche, città ovunque, dal inospitale Marte fino a Nuova Atlantide di Jemison nel sistema di Alfa Centauri.

Iniziando la propria avventura in un ascensore diretto nelle profondità della terra, si viene a conoscenza dell’esistenza di un manufatto alieno. Una volta toccato darà inizio a una serie di allucinazioni visive e uditive che causeranno lo svenimento del protagonista. Riaperti gli occhi -e terminata la creazione del proprio avatar, tra decine e decine di parametri, conclusasi con la possibilità di scegliere anche un background- si presenterà Barret, colui che ha incaricato la compagnia mineraria di scoprire e trovare il manufatto. Insomma, nulla più che un classico espediente narrativo per far comprendere di rivestire il ruolo di uno dei pochi esseri speciali ad aver visto ciò, questo garantirà un “biglietto” per entrare a far parte del gruppo Constellation, un insieme di persone che condividono la passione e l’amore per l’esplorazione spaziale in tutti i suoi sensi: la scoperta dell’ignoto di pianeti sempre più lontani oppure di manufatti misteriosi e sconosciuti.
Questo è quanto si svolge nella prima ora -escludendo la creazione del avatar-, ma come ben sappiamo nei giochi Bethesda la storia principale fa quasi da accompagno nell’immersione all’interno di una galassia -in questo specifico caso- viva e ricca di elementi da scoprire, con centinaia di missioni secondarie pronte a rapire il giocatore, facendogli dimenticare completamente la sola esistenza di una storia da seguire. Anche perché non ci vuole molto a farsi contagiare dalla natura che caratterizza Constellation, bastano due soli elementi: un salto al interno di un sistema e una chiamata via radio di una persona (o più) in difficoltà, praticamente l’inizio della fine.

Partiamo coi fardelli

Che dir si voglia, che piaccia o meno. Starfield nel suo lasciarsi giocare, perdendo anche la cognizione del tempo, la vince assolutamente. Quanto meno se ci si lascia trascinare dal mood, riuscendo a soprassedere ai diversi problemi che affliggono la produzione in termini esplorativi e non solo.

Se si proviene da altri esponenti del genere Sci-Fi, in circolazione dal 2014 a oggi, si può rimanere delusi da un approccio vetusto da parte di una Bethesda ancorata a un passato dal quale sembra non volersi discostare. Starfield nella sua interezza è costituito da sezioni con numerosi caricamenti: si entra nella nave? Caricamento; si vuole giungere su un altro pianeta? Caricamento; si vuole atterrare? Caricamento; si vuole accedere in un edifico? Caricamento; si vuole accedere a una sezione del edificio appena entrati dopo un caricamento? Altro caricamento; si è pronti ad abbordare una nave nemica? Caricamento. Insomma, immaginate Skyrim o un Fallout, e avrete la stessa identica esperienza, ma trasportata in un contesto Sci-Fi.
Sfortunatamente, questo particolare difetto, porta a più conseguenze nell’esperienza di gioco. Le costanti e ossessive interruzioni al normale flusso del gameplay, che magari si hanno con altre produzioni di basso e medio budget, possono far storcere il naso a coloro che hanno maturato una certa esperienza col genere, ma la ciliegina sulla torta è il trovarsi i corpi dei nemici sconfitti all’interno delle navi abbordate senza la possibilità di rimuoverli: loro saranno lì per sempre, quanto meno finché non si deciderà di “registrarle” e successivamente modificarle o venderle.

Anche l’esplorazione dei pianeti e satelliti non è pienamente soddisfacente, a causa di alcune scelte non proprio comprensibili.
Fin dalle prime battute, viene spiegato al giocatore che la corsa consuma ossigeno e pertanto non è illimitata; viene anche aggiunto che portare troppo peso, consuma di base ulteriore ossigeno extra, fino ad arrivare alla perdita dei punti vita. Se ciò lo rapportiamo all’esplorazione terrestre, privata di qualsiasi mezzo di trasporto, ove i punti di interesse sono situati a ingenti distanze, durante le quali si possono raccogliere materiali di varia natura, viene fuori che il tempo dedicato al raggiungimento di determinati obiettivi e tornare alla nave è ingente, ancor di più se si ha l’inventario pieno dal momento che non si può usare il viaggio rapido in questa condizione.

Sfortunatamente è presente anche una IA completamente incapace, tanto che senza particolari equipaggiamenti o abilità sbloccate, si potranno abbattere nemici anche di ben 10 livelli superiori. Sia chiaro, non si parla di sbilanciamento da danni inflitti, ma di una chiara pessima programmazione. I nemici saranno soliti voltare le spalle e correre via, altri avranno tempi di reazione abbastanza ridicoli, altri ancora sembrano essere dei veri e propri Stormtrooper (non hanno mira). Un po’ come accaduto in altri videogiochi, questo porta ad avere un approccio meno “ragionato”, accontentandosi di armi anche meno efficaci, puntando su abilità che non riguardano gli scontri terrestri e via discorrendo, finendo per non essere spronati dal non sfruttare al meglio il sistema di combattimento e le funzioni proposte anche dalle abilità. Insomma, mina completamente il sistema di shooting e di combattimento, che sulla carta risultano estremamente divertenti, e causa anche un certo schernimento nei confronti di nemici apparentemente temibili, ma che al atto pratico risultano completamente insignificanti.

A ciò si aggiunge una versione PC ben poco entusiasmante. Inutilmente appesantita coi consueti problemi firmati Bethesda e con delle opzioni grafiche mancanti e altre non proprio corrispondenti alla propria definizione: manca la possibilità di impostare direttamente Starfield a tutto schermo, impendendo al giocatore di poter modificare la risoluzione nativa manualmente; manca la personalizzazione del FOV; la voce relativa l’illuminazione in realtà è dedicata anche alla qualità delle texture.

Ma c’è anche del buono, che forse riesce a tener su la baracca

Sì, Starfield ha un ingente quantità di problemi riguardanti l’esplorazione e una intelligenza artificiale che non gli rende minimamente giustizia. Però va detto che come in ogni videogioco Bethesda, giocandolo, si genera quel desiderio di scoperta, di parlare con gli NPC, di scoprire dove possa portare una particolare missione presa anche con del solo disinteresse iniziale. Poi c’è quella particolarità, dove si giunge in una città, Akila, che si scopre essere la capitale Freestar, dove è in atto una rapina e ci si improvvisa come negoziatore o assaltatore; dove approfondire la storia della città in un museo, scoprendo preziose informazioni su Solomon Coe, una delle figure più importanti che ha consentito all’umanità di viaggiare tra le stelle e colonizzare nuovi sistemi.
Non è tutto, ci saranno momenti in cui si avrà una libertà d’approccio notevole, dove decidere se agire nella più totale legalità oppure infrangere la legge, passare alle armi o semplicemente dialogare, come Bethesda ha ormai abituato negli anni.

In tutto quello che vuol proporre Starfield, ciò che lo rende realmente unico nel vasto panorama dei videogiochi Sci-Fi -a voi decidere se sia un pregio o un difetto in questo contesto- è anche ciò che lo rende “il solito gioco Bethesda” da qui a 13 anni fa: la quantità di missioni presenti e la facilità con la quale ci si può perdere nel suo marasma, consente di dimenticarsi completamente della storia principale, arrivando dopo decine di ore di gioco a chiedersi “Ma dove sono arrivato con la storia?”. Difatti è incredibilmente semplice partire da Nuova Atlantide e non tornarci minimamente, perché finiti in quel circolo vizioso di missioni dal quale è realmente difficile uscire spinti dall’estrema curiosità e scoperta.

Tutto questo accompagnato da uno stile estetico estremamente accattivante denominato NASA Punk, dove si intreccia lo stile reale della NASA, ben riconoscibile dal design interno di alcune navi e stazioni spaziali, nonché da alcune tute spaziali. Senza però disdegnare quel tocco originale che dà un maggior contesto futuristico a tutto ciò che compare su schermo: dalle armi dove si spazia dai classici fucili a quelli a energia, alcune navi spaziali, avamposti che possono essere creati sui pianeti e le città.

Funziona anche su Steam Deck, male ma si può fare

Starfield è sicuramente uno dei videogiochi più pesanti di questi ultimi mesi, ma ciò non deriva proprio a causa del suo essere “massiccio”, ma da // un’ottimizzazione_poco_brillante. La mia configurazione principale è composta dalla recente AMD Radeon RX 7800XT assieme al Ryzen 7 5800X, il tutto accompagnato da 32GB di Ram da 4000Mhz della Patriot ed un SSD NvME Western Digital Sn850X. Cò mi ha consentito di godere di un’esperienza al massimo delle impostazioni grafiche in 2K e senza FSR e risoluzione dinamica, con una media del framerate che si aggira attorno ai 65FPS con una più che buona stabilità del frametime, garantendomi un’esperienza di gioco priva di stuttering e crolli di prestazioni.

Ovviamente non ho potuto evitare di provare a fare qualche piccola prova su Steam Deck, dove -come è ovvio immaginare- Starfield fatica decisamente molto a risultare pienamente soddisfacente. Con tutto dirottato al minimo sindacale e con tanto di FSR attivo con una renderizzazione del 50% rispetto a quella nativa (1280×800), l’esperienza finale è quella di avere: 25-30FPS in una città come Nuova Atlantide, attorno ai 40FPS sui pianeti o distese vuote, arrivando a toccare i 60FPS nelle grotte.
Ovviamente in questo contesto, il problema in sé non è tanto Starfield ma anche, e soprattutto, l’hardware di Steam Deck. Nonostante ciò, vederlo girare su questa tipologia di dispositivi genera un certo interesse.

Ma quindi, com’è Starfield?

Sarò onesto: Starfield è complicato da giudicare. Sono certo che alcuni (in realtà molti) avranno da ridire su quanto ho scritto sino ad ora, ma trovo che sia un videogioco incredibilmente divisivo a causa delle sue molteplici sfaccettature.
Starfield può essere giudicato in maniera radicalmente differente a seconda di chi lo gioca: un appassionato di Sci-Fi potrebbe rimanere scottato per alcune sue mancanze; un appassionato di GDR potrebbe non apprezzare quell’assenza di conseguenze generate dalle proprie scelte, come vestire i panni di un pirata e la possibilità di poter svolgere un ruolo direttamente contrario in un secondo momento; l’appassionato di FPS/TPS può non trovare soddisfacente il gameplay generale a causa di una IA che si fa massacrare senza pietà anche con una disparità di ben 10 livelli.
Poi ci sono loro, gli entusiasti, quelli che apprezzano da sempre la formula tipica Bethesda con tutti i suoi pro e contro, finendo per adorarlo sicuramente. Quegli stessi appassionati di un mondo di gioco con diverse sfaccettature da scoprire e svariate storie da raccontare, dove ogni città e ogni insediamento ha qualcosa che possa spingerli ancora più affondo senza portarli ad annoiarsi.

Starfield è sicuramente un videogioco con le sue pecche, ma non è per forza un brutto videogioco. Va compreso e sicuramente risulta essere divisivo, il giudizio ultimo è complicato e come in ogni caso, viene generato in base al peso attribuito per ogni pregio e difetto, di conseguenza…

Sintesi Recensione

  • Visivamente concede un signor colpo d’occhio grazie soprattutto al comparto artistico ed al mix ottenuto col NASA Punk
  • Esplorazione minata dalla presenza di troppi caricamenti disseminati per ogni dove, in oltre i pianeti risultano poco attraenti anche per la mancanza di un mezzo di trasporto col quale spostarsi agevolmente
  • Missioni e storie a cascata sono una droga e possono essere scovate ovunque: sulla superficie o in orbita di un pianeta
  • IA scadente che non consente di sfruttare adeguatamente equipaggiamento e rami di abilità relativi al
  • Ottimizzazione su PC da rivedere sebbene l’ottimizzazione nei confronti di AMD si faccia ben sentire

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