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Editoriali 08 MAGGIO 2026 8 MIN LETTURA

Star Fox una Saga che non è mai veramente Tornata, Questa è la volta buona ?

Una serie nata per cambiare tutto

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Star Fox

// PIATTAFORME Nintendo Switch 2
// USCITA 25/06/2026

Sembra incredibile da scrivere, ma l’idea di un nuovo Star Fox “in stile classico”, magari remake o soft reboot, non è più solo la fantasia di qualche fan assetato di barrel roll. E il bello è che, dopo trent’anni di disastri organizzativi, reboot a catena e spin-off travestiti da favore ai fan, c’è ancora un motivo per essere speranzosi.

Una serie nata per cambiare tutto

Star Fox nasce ai tempi del Super Nintendo come l’astronave di punta di Nintendo nel 3D: chip Super FX, poligoni grezzi ma futuristici, la promessa di portare gli sparatutto su rotaia in una nuova dimensione. È una di quelle IP pensate per far vedere “di cosa è capace la macchina”, prima ancora che per costruire una saga narrativa coerente.

Con Star Fox 64 su Nintendo 64 quella promessa si completa: doppiaggio, regia, rigiocabilità, universo compatto e riconoscibile, tutto incastrato in un loop arcade perfetto che ancora oggi viene trattato come il vero “punto zero” della serie. Il problema è che, da lì in poi, ogni tentativo di andare avanti sembra fatto con la stessa serenità con cui Fox attraversa un campo minato senza scudi.

Star Fox 2, il sequel fantasma

Star Fox 2 è il simbolo perfetto della sfortuna (e delle scelte) attorno al brand: sviluppato tra il 1993 e il 1995, praticamente completo, cancellato a lavorazione finita. Dylan Cuthbert e // Argonautavevano messo in piedi un seguito vero, con mappa strategica in tempo reale, Arwing trasformabili e combattimenti 3D liberi, quando ancora il 3D libero era un concetto quasi esotico.

Nintendo decise di bloccarlo per non “sporcare” il salto tecnologico verso Nintendo 64, volendo una rottura netta tra il 3D del Super Nintendo e quello della nuova macchina. Risultato: il gioco è rimasto chiuso in un cassetto fino alla pubblicazione “tardiva” su SNES Classic Mini nel 2017, diventando l’esempio da manuale di come congelare un’idea brillante nel ghiaccio della strategia di marketing.

Dopo il 64, lo smarrimento programmato

Nel frattempo, la linea temporale di Star Fox è diventata un puzzle quasi auto-sabotante: tra reboot, reimmaginazioni e diramazioni multiple, gli stessi siti che provano a mettere ordine parlano di più continuità diverse, con Star Fox SNES, 64, 2, Zero e perfino Adventures che finiscono in rami alternativi. Star Fox 64 è contemporaneamente remake potenziato dell’originale e base per altre interpretazioni, mentre Zero nel 2016 si presenta come reimmaginazione di 64, che era già reimmaginazione del primo.

Nel mezzo ci sono stati Adventures, Assault e Command, ognuno a modo suo interessante, ma sempre con la sensazione di una serie che non osa mai consolidare davvero una direzione e quindi non costruisce memoria emotiva forte oltre al “ti ricordi 64?”. È come se Nintendo avesse paura di dire: “Ok, questa è la forma definitiva di Star Fox moderno, da qui si va avanti”, e preferisse riavvolgere il nastro ogni generazione.

Il dito medio elegante chiamato Wii U

E poi c’è il capitolo Wii U, quello che molti fan vivono come un gigantesco “abbiamo scherzato”. Star Fox Zero arriva nel 2016 come grande ritorno, ma incatenato all’idea di sfruttare a tutti i costi il doppio schermo e i controlli di Wii U, diventando per molti più una tech demo avanzata che un nuovo classico. In parallelo arriva Star Fox Guard, spin-off tower defense incentrato sulle telecamere, nato come Project Guard e poi rebrandizzato con il logo Star Fox per fare massa critica in una line-up disperata.

Guard, co-sviluppato con PlatinumGames e incluso come disco separato nella First Print di Zero, è carino, sperimentale, anche intelligente in alcune idee. Ma per il fan che aspettava da anni un vero seguito spirituale di 64, veder spuntare un tower defense “di sorveglianza” accanto a un gioco principale già divisivo è sembrato come ricevere il dito medio più educato della storia dei videogiochi.

Una serie congelata ma non morta

La cosa surreale è che, nonostante cancellazioni celebri, linee temporali schizofreniche e l’episodio Wii U gestito come se Star Fox fosse un laboratorio di R&D più che una IP da coccolare, il brand non è mai sparito del tutto dal radar. Tra SNES Classic, riedizioni, presenza in Smash e citazioni continue, Fox McCloud è rimasto parcheggiato nella zona grigia delle “icone che non sappiamo bene cosa farci, ma che non possiamo permetterci di dimenticare”.

Non stupisce quindi che i report più recenti parlino di un nuovo titolo “dallo stile classico e divertente”, lasciando intendere un ritorno alle origini, con questo Star Fox in arrivo a giugno strutturale delle fondamenta arcade della saga. È il ciclo naturale di Nintendo: ignorare una proprietà intellettuale per anni, poi ricordarsi improvvisamente che, oh, forse la gente la amava davvero.

Perché questo remake conta davvero

Un nuovo Star Fox in stile classico non è solo “un’altra operazione nostalgia”, è la possibilità di chiudere trent’anni di gestione schizofrenica con una dichiarazione chiara: Star Fox non è un’anomalia storica, è un pilastro. In un ecosistema dove gli sparatutto su rotaia sono quasi estinti, riportare in vita l’eleganza di 64 – strutture ramificate, sessioni brevi e rigiocabili, punteggio, segreti e ritmo serrato – sarebbe quasi un atto politico.

Ed è anche l’occasione per sistemare la narrazione: scegliere una linea temporale, decidere cosa è davvero “canone emotivo” e smettere di trattare ogni nuovo episodio come un soft reboot con memoria selettiva. Per una volta, invece di riscrivere il passato, Nintendo potrebbe usarlo come base solida per espandere l’universo Lylat in avanti.

I figli spirituali su Steam che hanno capito Star Fox meglio di Nintendo

La parte più ironica di tutta questa storia è che, mentre Nintendo teneva Star Fox in congelatore come la lasagna dimenticata nel freezer dopo Natale, su // Steam sono comparsi decine di eredi spirituali che hanno capito perfettamente cosa rendeva speciale quella formula.

Whisker Squadron: Survivor è forse il caso più evidente: combattimenti arcade velocissimi, animali antropomorfi, percorsi su rotaia, atmosfera da anime spaziale anni ’90 e persino il gusto per le battaglie spettacolari contro boss enormi. È praticamente il vicino di casa che si presenta con il taglio di capelli di Fox McCloud e dice: “Tranquilli, visto che Nintendo dorme ci penso io”.

Redout: Space Assault Più veloce e aggressivo, quasi un incrocio tra Star Fox e un simulatore arcade futuristico. Alcune missioni sembrano uscite direttamente dall’epoca Nintendo 64 sotto caffeina, videogioco tutto italiano dagli autori di // Redout_2.

Poi c’è Ex-Zodiac, che prende l’estetica poligonale grezza dell’epoca Super Nintendo e Nintendo 64 e la trasforma in una lettera d’amore totale ai primi Star Fox. Low poly, colori sparati in faccia, gameplay immediato e quella sensazione da sala giochi spaziale che Nintendo sembra aver dimenticato da anni.

Anche FUR Squadron ha raccolto una piccola ma fedelissima comunità grazie a un’impostazione chiaramente ispirata a Star Fox 64: dialoghi radiofonici durante le missioni, percorsi ramificati e ritmo serrato. È il classico gioco che ti fa chiedere: “Com’è possibile che un team indipendente abbia centrato il bersaglio mentre Nintendo continua a girare attorno alla pista come un pilota che ha perso l’uscita ai box?”

Senza citare Everspace che tecnicamente era l’evoluzione alla “Zelda Breath of the Wild” che tutti avremmo sempre voluto vedere per Fox Mcloud e soci

E il punto è proprio questo: il mercato non ha mai smesso di voler bene agli sparatutto su binari arcade. Semplicemente Nintendo ha passato anni a comportarsi come quel ristorante che inventa una ricetta amata da tutti e poi decide improvvisamente di toglierla dal menù perché “ormai va di moda altro”.

Il successo di questi progetti indipendenti dimostra che Star Fox non è un fossile nostalgico: è una formula ancora viva, che funziona eccome quando qualcuno ha il coraggio di trattarla con rispetto invece che usarla come laboratorio per periferiche strane o esperimenti improvvisati.

Cosa dovrebbe fare il nuovo Star Fox (secondo chi ci ha creduto sempre)

Se questo nuovo Star Fox vuole essere più di un contentino, dovrebbe:

  • Prendere il modello di 64 come struttura, ma usare le lezioni di Star Fox 2 per introdurre elementi strategici e dinamici nella galassia, invece di limitarsi a un “remake 1:1 con texture in 4K”.
  • Tagliare ogni feticismo da controller strano e gimmick hardware: niente più “guarda qui il GamePad, ora guarda là la TV, ora chiudi un occhio e fai un’invocazione a Andross” si parlo a te Star Fox Zero.
  • Usare la sensibilità moderna di level design – pensiamo ai migliori rail shooter, agli shmup indie, al game feel attuale – per dare profondità ai percorsi, alle sfide e alla rigiocabilità, senza diluire tutto in open world riempitivi.

E soprattutto: rispettare il tempo dei fan. Niente esperimenti mezzi nascosti come Guard buttato in bundle, niente sequel fantasma completati e mai pubblicati per “non confondere i messaggi di marketing”. Se vuoi farci soffrire, fallisci almeno alla luce del sole, non nel retro di un magazzino.

Un futuro possibile nel Lylat

Il lato paradossale è che tutte le disavventure della saga – dalla cancellazione di Star Fox 2 alla parentesi Wii U – hanno creato una mitologia di culto che oggi rende il ritorno del brand mediaticamente potentissimo. Nessun altro rail shooter può permettersi di arrivare dicendo: “Scusate il ritardo, stavamo litigando con il futuro dal 1995”.

Se il nuovo progetto saprà trasformare questo passato tormentato in carburante creativo, Star Fox può tornare a essere quello che avrebbe dovuto essere da sempre: non il meme nostalgico del barrel roll, ma la prova che anche una serie maltrattata può rientrare in scena con classe, autoconsapevolezza e – perché no – con un sorriso sarcastico rivolto al suo stesso passato. E, per una volta, noi saremo più che felici di farci illudere di nuovo

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