Sifu: agognando una difficile vendetta – Mini recensione

Sifu
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Attorno ai primissimi giorni del suo debutto, non si è fatto altro che parlare della difficoltà di Sifu e della rincorsa da parte degli studi di sviluppo nel rendere “difficili” determinate produzioni per allungarne il brodo, il tutto con qualche immancabile riferimento a Dark Souls di From Software che ha “lanciato” questa moda dal 2011 – anche se ad onor del vero prima c’è stato Demon’s Souls.

Ebbene, dopo aver completato la mia prima run, mi sento di dire che… Sifu è sì difficile, ma che tutto sommato, al netto di alcune problematiche – la dannata telecamera – alla fine non si è rivelato così ingiusto come, almeno inizialmente, io stesso credevo. Sia chiaro, ci sono alcuni accorgimenti che potrebbero essere sistemati, come gli esagerati danni subiti da parte di alcuni avversari od anche i comandi coi quali ho “fatto a cazzotti” per quanto li ho trovati scomodi. Però, una volta presa dimestichezza ed aver preso mano coi cinque boss principali, non dico che diventi semplice, ma diciamo che l’obbiettivo principale cambia: dal voler progredire, si comincerà a giocare nel tentativo di perdere meno anni, così da averne a sufficienza per lo stage successivo.

Mediante il (classico) pretesto narrativo, che vede il protagonista alla ricerca dell’assassino del proprio padre, il giocatore si ritrova a dover affrontare quelli che potrebbero essere definiti come “covi” dei sottoposti fino ad arrivare al boss finale Yang. Come suggerito poco sopra, gli scenari (o covi) sono cinque ed ognuno con delle proprie caratteristiche estetiche, si passa da un classico complesso di edifici dei sobborghi, ad un pub, passando per un museo fino a raggiungere la sede di un’azienda ed un santuario. All’interno di ognuno di essi si trovano una quantità smodata di nemici di varia stazza e natura, armati con mazze da baseball, tubi, bastoni, bottiglie ed altro, con l’intento di indebolire il giocatore facendo accumulare anni su anni al protagonista, che man mano invecchia si vede la barra della vita massima diminuire poco a poco pur guadagnando una certa forza d’attacco.

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Mediante l’ausilio di un particolare oggetto di famiglia, formato da 5 anelli d’orati, ogni volta che si finirà al tappetto (tradotto: che si morirà), si tornerà “magicamente” in vita!

Difatti, la vera difficoltà verte sul cercare di non andare KO troppe volte, soprattutto nei primi scenari, così da conservare letteralmente degli anni per le fasi più avanzate. Ogni volta che si andrà KO o si raggiungeranno dei piccoli santuari all’interno degli stage, si avrà la possibilità di investire i propri punti esperienza per sbloccare nuove abilità da imparare a padroneggiare, mediante anche il movimento dello stick analogico sinistro, e mosse speciali. Un aspetto interessante sta proprio nel fatto di poter sbloccare in maniera definitiva le abilità, questo comporta che al Game Overche s’incontrerà andando KO nella fascia dei 70 anni, dopo aver consumato l’ultimo anello della “reliquia” – il giocatore non dovrà mettersi a sbloccare nuovamente le abilità, nel lungo periodo questa meccanica “facilità” un bel po’ la vita.

Il tutto è contornato da un comparto visivo certosino, che riesce ad enfatizzare al meglio le azioni e sequenze a schermo, con una soundtrack che si adegua perfettamente ad ogni scenario e situazione.

Consigliato

Sifu | Official Launch Trailer | PS4, PS5 & PC


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