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Editoriali 24 MAGGIO 2023 10 MIN LETTURA

Alla riscoperta di Coffee Talk: una piccola perla indie dimenticata troppo in fretta

Una chiacchierata, o anche due, sorseggiando un bel drink

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Alla riscoperta di Coffee Talk: una piccola perla indie dimenticata troppo in fretta

Ormai lo sappiamo bene, la più grande forza del mercato indie sta nel sorprendere, nel presentare produzioni che rompono le righe, basandosi spesso su concept che non sarebbero mai stati approvati in uno studio AAA. Produzioni che appunto non vanno rivolgendosi al mercato mainstream, ma che anzi per propria natura mirano verso specifiche nicchie… e se il colpo va ben a segno, è praticamente garantito che la suddetta nicchia se ne innamori perdutamente.
E infatti, il titolo che ho deciso di rispolverare per questa occasione fa proprio parte di quella sfilza di Visual Novel un po’ atipiche. Un genere tutt’altro che adatto a tutti, ma che ha saputo fare letteralmente breccia nel mio cuore da videogiocatore. Sto parlando di produzioni del calibro di Doki Doki Literature Club, If Found, Florence, e Va11 Hall-A se vogliamo fare un paragone ancor più azzeccato (ma ce ne sarebbero davvero molte altre)… si insomma sto parlando di Coffee Talk, si era già capito mezz’ora fa. 

Quindi, in occasione dell’uscita il 20 aprile 2023 del seguito intitolato “Episode 2: Hibiscus & Butterfly”, andiamo a riscoprire Coffee Talk: una piccola perla indie dimenticata troppo in fretta. 

Una chiacchierata, o anche due, sorseggiando un bel drink

Sviluppato dallo studio indipendente indonesiano Toge Productions e rilasciato nel gennaio del 2020, Coffee Talk è una visual novel nel quale vestiremo i panni dell’unico barista di una caffetteria dalle atmosfere squisitamente rilassanti, denominato per l’appunto: “Coffee Talk”.
Detto in maniera estremamente più professionale: in questo gioco saremo impegnati a servire dei drink a base di caffè, tè, cioccolato o latte, il tutto in un ambiente dove i clienti possono staccare la proverbiale spina per quella mezz’oretta in tutta tranquillità e di farsi una chiacchierata, con altre persone o direttamente con noi dietro il bancone. Insomma, proprio l’occasione perfetta per poter invadere la loro privacy ascoltandoli parlare del più, del meno, di piccolezze o di grandi problemi esistenziali, fa lo stesso. 

L’ambientazione si inquadra in una Seattle alternativa del 2020, dove svariate razze prese direttamente dalla tradizione fantasy (Orchi, Sirene, Elfi, Gatti antropomorfi? E così via…) convivono insieme agli umani, e dove la grande guerra tra tutti loro è solamente che un lontano ricordo. 
È una città piena di sogni e di storie. Molte di quest’ultime mai raccontate, ma altre che invece riescono a trovare spazio tra le mura di una caffetteria. Storie raccontate davanti a un drink, e che poi si albergano nelle memorie di un qualche sconosciuto a caso.
In un angolo della città si erge una caffetteria che apre solo a mezzanotte. Un posto dove, finalmente, le persone possono condividere le loro storie.

Come già scritto poc’anzi, noi impersoniamo “Il Barista”, unico proprietario e dipendente del Coffee Talk, una figura misteriosa che funge un po’ da estensione del giocatore.
Il nostro compito in quanto tali sarà letteralmente di rilassarsi, prendendo le cose con calma, ed ascoltando i clienti parlare del più e del meno mentre sorseggiano una tazza del loro drink, preparato in precedenza da noi con tanto amore. 
Il tutto accompagnato poi da una soundtrack lo-fi molto semplice, ma azzeccatissima, e da una pixel art graziosa, entrambe utili a rafforzare ancor di più il mood ultra pacato dell’intera produzione. 

La storia la scrivono i clienti 

L’approccio con la narrazione che sceglie Coffee Talk è una diretta conseguenza della filosofia stessa alle fondamenta della produzione. Nel gioco, infatti, non avremo minimamente a che fare con chissà quale intreccio narrativo; anzi diciamolo: non ce ne sarà proprio alcuno (quantomeno non tenendo in considerazione il plot twist del “True Ending”, ma non è questo il caso di approfondire).
La storia, o meglio le storie, saranno quindi i clienti stessi. Ognuno con la propria vita, i propri intrighi, i propri sogni e le proprie speranze. 
Abbiamo ad esempio Freya, una scrittrice in erba alle prese con la scrittura del suo primo romanzo. O ancora Baileys e Lua, nel bel mezzo di una crisi relazionale a causa delle loro famiglie.  E come non parlare di Neil: un alieno venuto sulla terra con la missione di, preparatevi, procreare e dar vita ad un terrestre che possa proteggere l’universo, ma che sta fallendo miseramente nel proprio compito dato che tutte le ragazze gli stanno “dando buca”. Ovviamente ce ne sarebbero molti altri, ma vi lascio il piacere di scoprirli da soli (anche perché non ho intenzione di fare il listone della spesa proprio qui).

Insomma, al netto di una scrittura molto semplice e leggera, ma tranquillamente competente in quello che fa, durante tutto il corso delle nostre nottate da barista ci imbatteremo in storie di razzismo, di sogni infranti, di voglia di crescere, di apertura verso gli altri, di insuccessi ma anche di grandi successi. Tutte storie che troveranno il loro minimo comun denominatore nella connessione, nell’unione con altre persone completamente sconosciute fino a un secondo prima, e che porteranno praticamente sempre a nuovi punti di vista e considerazioni più o meno personali sulle varie questioni che investiranno l’atmosfera della caffetteria. 

Poi sia chiaro, niente di tutto questo sfocia mai in argomentazioni di grande profondità, tuttavia Coffee Talk non ne ha neanche la pretesa di farlo. Il gioco piuttosto intende presentare ed affrontare argomenti realistici e condivisibili, che a conti fatti potremmo aver vissuto, o star vivendo, sia io che te nelle nostre vite di tutti i giorni, il tutto stendendo però quel velo di leggerezza e positività che non guasta mai, e in perfetta sintonia con il mood generale del gioco

Gameplay, questo sconosciuto? 

Beh sì, in quanto visual novel è abbastanza ovvio che la parte puramente ludica si prenda una pausa più o meno lunga in panchina.
In Coffee Talk, neanche a dirlo leggeremo, e leggeremo tanto per quelle 4/5/6 ore di longevità che garantisce. Tuttavia un accenno di gameplay c’è e, seppur molto semplice, vale la pena parlarne. 

Quando i clienti ci chiederanno un drink infatti, ecco che avremo la possibilità di crearlo da noi, miscelando tre ingredienti tra quelli disponibili. All’atto pratico si tratta di letteralmente selezionare tre cose e basta, ma la particolarità sta nel fatto che spesso i clienti faranno delle richieste vaghe o contorte, e quindi starà a noi cercare di capire che ricetta seguire e quello che il cliente davvero vuole. 
L’idea alla base è carina, e anche un altro bellissimo indie: Va11 Hall-A, fa un po’ la stessa cosa con le sue meccaniche. 
Tuttavia… se devo dirvi la verità, su Coffee Talk il tutto non è realizzato proprio al meglio. Al contrario, di nuovo, di Va11 Hall-A che realizza il concept in maniera a mio vedere molto più coerente.  

Mi spiego meglio. In entrambi i giochi avremo la possibilità di tirare fuori un ricettario per aiutarci in caso non sapessimo cosa fare in seguito ad un ordine vago, oppure se banalmente non ricordassimo come si faccia un determinato drink.
Va11 Hall-A sceglie di elencare tutte le ricette disponibili fin da subito, decidendo quindi di riporre quel minimo di sfida in ordini particolarmente vaghi, oppure con altre piccole meccaniche, che ovviamente non vi sto qui ad approfondire poiché stiamo pur sempre parlando di Coffee Talk. 

Comunque, in linea di massima Va11 Hall-A propone un sistema molto semplice, inserito più per spezzare un po’ il ritmo che per altro, ma che funziona benissimo per quel poco che propone. Coffee Talk, d’altro canto, tenta di fare un passettino in più, lasciando a noi l’onore di scoprire le ricette, che quindi verranno elencate nel ricettario solo una volta scoperte. Fin qui in realtà non c’è nulla di male, ma il problema nasce quando un sistema come questo, così tanto basato sul trial and error, ti permette di cestinare e di rifare un drink solamente per un massimo di 5 volte per livello. Inoltre, non aiuta neanche il fatto che, quando sceglieremo i fatidici tre ingredienti, l’ordine di questi ultimi effettivamente influirà sull’uscita di un drink piuttosto che un altro. Saranno particolarmente comuni quindi momenti in cui inserire gli stessi tre ingredienti, ma in ordine diverso, porterà a risultati totalmente agli antipodi. Per non parlare poi del fatto che consegnare dei drink sbagliati ai clienti effettivamente potrebbe portare a leggeri cambiamenti nei dialoghi, o nel peggiore dei casi un finale leggermente diverso per l’arco narrativo di quel o quei personaggi, il che è sì una piccolezza, ma che comunque potrebbe rivelarsi una frustrazione aggiunta.

Purtroppo quindi, per via di queste mancanze è molto semplice che si finisca per seguire una guida sui drink per tutto il tempo, cosa che, lo ammetto, ho finito per fare anch’io. Il che è un gran peccato, perché il sistema di per sé non è un obrobrio di game design, ma semplicemente sarebbe dovuto essere molto più permissivo… che poi cioè, alla fine stiamo pur sempre giocando una visual novel dai toni chill (passatemi il termine), e creare artificialmente frustrazione così sembra quasi un controsenso all’essenza del gioco stesso. 

In ogni caso, tutto questo ricopre pur sempre una parte piuttosto minimale dell’esperienza ludica complessiva, e perciò non mi sento decisamente in vena di proclamarlo come un qualcosa che possa rovinare il flow generale dell’esperienza. 

Questa, infine, me la son tenuta per ultimo perché c’è molto poco da dire: c’è infatti la possibilità di cimentarsi nella Latte Art.
Idea carina, non lo metto in dubbio, ma a conti fatti anche molto fine a sé stessa: ti ci diverti quei dieci minuti a disegnare figure falliche, svastiche e degli orrori incredibili spacciati per opere d’arte, ma poi si esaurisce tutto molto in fretta

Tirando le somme… 

Toge Productions e Mohammad Fahmi (purtroppo passato a miglior vita nel marzo del 2022) con Coffee Talk hanno deciso di portare un’ avventura semplice, senza troppe pretese, ma che proprio in questo trova la sua più grande forza ed unicità, e che quindi merita di essere ricordato come un grazioso piccolo indie. Un progetto mosso dalla più pura e semplice passione di realizzare un videogioco, di raccontare delle storie di vita realistiche in maniera semplice e leggera ma efficace, che per certi versi potremmo vivere o aver vissuto anche io e te nella nostra vita, e che si intrecciano con le storie degli altri, creando connessioni, amicizie, e perché no, anche futuri amori. 

Per quanto mi riguarda, quindi, se apprezzi questo genere di giochi, e seguirmi delirare in questa riscoperta ti ha suscitato anche solo un po’ di interesse per il gioco, io ti direi di buttartici. Passerai qualche giornata in bella compagnia, anche se virtuale, magari in delle tranquille serate mentre sorseggi un caffè, una camomilla o un thè (se riesci a giocarlo così hai la “full experience”, credimi). 
Poi, se vuoi, nel mio canale YouTube ho trattato il gioco in maniera un po’ più esaustiva (facendo anche considerazioni spoiler sul finale), ma soprattutto ignorante, attraverso l’uso di un linguaggio spiccatamente romano e sporco. Perciò, in caso decidessi di fare un salto anche da quelle parti, mi renderesti super felice e ti ringrazierei infinitamente, davvero. 

Ma comunque, molto probabilmente alla prossima ci rivedremo con una copertura proprio su “Coffee Talk Episode 2: Hibiscus & Butterfly”.
Fino ad allora, ti mando tanti saluti e ti ringrazio davvero per l’attenzione e la pazienza che hai avuto nel leggere l’articolo (che sia tutto, una parte, o solo la conclusione non importa). E… consiglio finale della serata: un giorno fatti o prenditi un bel caffettino col sambucone, è una vera bomba fidati. 

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