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Recensioni 16 AGOSTO 2025 6 MIN LETTURA

My Friendly Neighborhood: il survival horror psicologico senza violenza gratuita

Gameplay

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My Friendly Neighborhood: il survival horror psicologico senza violenza gratuita

Salve giocomputeristi e giocomputeriste!

Chi gioca da molti anni, come me, sa bene che di survival horror ispirati a saghe storiche come Alone in the Dark o Resident Evil ne sono usciti in tutte le salse e in ogni forma immaginabile. Ed è proprio su questo genere che si basa, in modo piuttosto evidente, My Friendly Neighborhood, un titolo sviluppato da John Szymanski ed Evan Szymanski, recentemente aggiunto al catalogo di Game Pass.

Ammetto che, all’inizio, ero piuttosto scettico. Temevo di trovarmi davanti all’ennesimo clone di Five Nights at Freddy’s, soprattutto per via della presenza di pupazzi inquietanti che ci danno la caccia. E invece, procedendo con il gioco, My Friendly Neighborhood si è rivelato non solo sorprendentemente ben fatto, ma anche capace di spaventare con intelligenza e sensibilità. Niente violenza gratuita (come sottolineato anche sulla pagina Steam), pochissimi jumpscare e un approccio alla tensione psicologica davvero ben costruito.

Ciò che mi ha colpito di più è il messaggio profondo che il gioco riesce a trasmettere: un invito alla riflessione che, sorprendentemente, “scalda il cuore”. My Friendly Neighborhood si ispira chiaramente a programmi educativi americani per bambini popolati da pupazzi animati, come il meno noto Sesame Street (da noi trasmesso come Sesamo Apriti, da cui proviene il celebre pupazzo rosso Elmo) e i più famosi Muppets.

Cercherò di non fare spoiler, perché penso che la storia meriti di essere scoperta passo dopo passo. In breve, vestirai i panni di Gordon O’Brien, un tecnico manutentore dal carattere burbero ed ex veterano di guerra. Il suo ultimo incarico della giornata è disattivare un’antenna che sta causando interferenze ad altri canali televisivi. La sorgente del segnale si trova all’interno di uno studio televisivo abbandonato, il City Network Broadcasting Group, al civico 123, dove un tempo andava in onda il programma per bambini My Friendly Neighborhood. In questo universo alternativo, però, i pupazzi dello show non sono semplici marionette, ma creature vive e reali.

Entrando negli studi e iniziando a esplorarli, Gordon – e con lui il giocatore – scoprirà che l’orrore più profondo non nasce da sangue e mostri, ma dal dimenticare il valore della gentilezza e della speranza, lasciando alla fine una sensazione di calore. E qui mi fermo, perché, anche se la trama non punta su grandi colpi di scena, è una di quelle storie che andrebbero vissute senza anticipazioni e metabolizzate con i propri tempi.

Gameplay

Dal punto di vista del gameplay, My Friendly Neighborhood è chiaramente ispirato ai grandi classici del survival horror, come Silent Hill e Resident Evil. L’esplorazione è centrale: dovrete muovervi tra ambienti interconnessi, raccogliere risorse come proiettili e oggetti curativi, trovare le chiavi giuste per aprire porte contrassegnate da simboli e – per mia grande soddisfazione (aaaaargh!) – gestire l’inventario con la classica griglia in stile Tetris.

Sarà fondamentale controllare la mappa e assicurarvi che nessuna stanza rimanga segnata in rosso per aver lasciato indietro qualche oggetto, proprio come nei vecchi Resident Evil. Le similitudini con la serie Capcom non si fermano qui: anche in MFN ci sono le celebri stanze sicure, cioè aree in cui è possibile salvare la partita e depositare oggetti inutili, con tanto di musica rilassante. Solo che qui, al posto delle macchine da scrivere e dei nastri d’inchiostro, troverete curiosi semafori che richiedono monetine sparse per la mappa per poter salvare. Inoltre, in queste stanze è presente anche una macchina per curarvi, sempre utilizzando le stesse monetine: una piccola novità in linea con l’estetica del gioco.

Insomma, My Friendly Neighborhood prende molto da Resident Evil, ma riesce comunque a essere divertente e coinvolgente dall’inizio alla fine, dimostrando che i due sviluppatori hanno saputo reinterpretare al meglio un gameplay collaudato. Chi ama questo genere si sentirà immediatamente a casa.

Atmosfera horror

Per quanto riguarda l’atmosfera horror, MFN non si affida a mostri terrificanti o non morti, ma a pupazzi infantili, in linea con il tema da programma per bambini. Come dichiarato dagli sviluppatori, My Friendly Neighborhood punta su un horror senza violenza: persino le armi sono versioni “soft” delle classiche spara-fuoco. C’è, per esempio, una pistola che spara lettere dell’alfabeto e un fucile a pompa con un dizionario montato sopra. E quando i burattini vi “attaccano”, non vi morderanno né lacereranno: vi abbracciano troppo forte, facendovi perdere salute.

Questo non è un horror tradizionale alla Ratscheker, in cui si prova terrore puro. In MFN, la sensazione dominante è un’inquietudine costante, un disagio sottile che cresce esplorando questo mondo. L’ambientazione richiama perfettamente i programmi educativi: trovarsi in un luogo infantile, colorato e apparentemente rassicurante… per poi scoprire che i pupazzi sono ostili e fuori controllo, trasmette un forte senso di straniamento.

Ciò che mi ha colpito di più è il conflitto emotivo nel dover colpire questi pupazzi. Ogni volta che vi passerete vicino, li sentirete parlare a raffica, spesso troppo entusiasti, e realizzerete che, per quanto pericolosi, sono creature ingenue e innocenti. Un plauso ai doppiatori, che rendono questi burattini vivi, disturbanti ma paradossalmente teneri, come bambini iperattivi pieni di zucchero e adrenalina da luna park.

Fortunatamente, i pupazzi non muoiono: una volta messi KO a suon di lettere, se uscite e rientrate nella stanza, li ritroverete in piedi – a meno che non li leghiate con del nastro adesivo, unico modo per renderli inoffensivi per tutta la durata della run. Ecco perché si prova un certo disagio emotivo nel combatterli.

Più andrete avanti, più inizierete davvero a temerli, non solo perché alcuni diventano più ostici (già a difficoltà normale danno filo da torcere: attenzione al postino in giallo!), ma anche perché gli sviluppatori hanno creato una tensione ambientale magistrale. Corridoi poco illuminati, pupazzi a terra di cui non si sa se si rialzeranno, suoni misteriosi come tubi che vibrano… tutto contribuisce a una sensazione di insicurezza continua.

Conclusioni

My Friendly Neighborhood si è rivelato un ottimo survival horror, che forse non regalerà scariche di adrenalina immediate ai giocatori più navigati, ma si distingue grazie a una formula unica. Lo consiglio caldamente non solo perché rappresenta una variazione piacevole sul tema delle mascotte horror – ormai un po’ abusato –, ma soprattutto perché tocca corde umane profonde, spingendo il giocatore a riflettere su concetti come speranza, gentilezza e innocenza perduta.

Tematiche oggi più importanti che mai, in un mondo dove cupezza e tragedia sembrano dominare, mentre la luce di un sorriso viene spesso dimenticata. Inoltre, è un titolo introduttivo ideale per neofiti e giovani che vogliono avvicinarsi al survival horror senza partire subito dai titoli più “pesanti”.

Con questo, signore e signori, è tutto. Ci rivediamo al prossimo articolo!

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