Microsoft offre l’uscita a 60.000 dipendenti: anche Xbox coinvolta, mentre l’IA assorbe miliardi
Microsoft propone l'uscita volontaria a 60.000 dipendenti e Xbox è fra le divisioni coinvolte. Cosa significa per studi, giochi e Game Pass?
Il mio pseudonimo è Giuseppe Zetta aka Zell Ho la passione per l’informatica, nata all’età di 6 anni, quando ho avuto a che fare per la prima volta…
Microsoft propone un’uscita volontaria a circa 60.000 dipendenti, più di un quarto della propria forza lavoro. E nell’elenco delle divisioni coinvolte c’è anche Xbox. Il colosso di Redmond continua così la propria riorganizzazione mentre destina risorse enormi all’intelligenza artificiale. Per chi segue il mondo dei videogiochi, la domanda è inevitabile: dopo i tagli già annunciati nel 2026, cosa cambierà per gli studi e i progetti Xbox?
Prima di tutto, un chiarimento necessario: Microsoft non ha annunciato il licenziamento di 60.000 persone. Il numero indica i lavoratori ai quali potrebbe essere offerta la possibilità di lasciare volontariamente l’azienda con un pacchetto economico. Non è stato comunicato un obiettivo di adesioni.
Come funziona il piano di uscita volontaria di Microsoft
Il programma si chiama Voluntary Exit Offer (VEO) ed è stato presentato il 26 ottobre 2026 da Amy Coleman, responsabile delle risorse umane di Microsoft. L’offerta riguarda personale idoneo in specifici team di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, fino al livello aziendale 70 incluso. Chi aderisce può lasciare l’azienda con sostegno economico e strumenti di orientamento professionale. Non tutti i reparti partecipano e le condizioni precise sono comunicate direttamente ai dipendenti interessati.
La società contava circa 223.000 lavoratori a giugno 2026: i 60.000 potenziali destinatari corrispondono quindi a circa il 27% del personale globale. È un’offerta a tempo, non un licenziamento collettivo automatico. Il numero effettivo di persone che decideranno di aderire resta sconosciuto.

Xbox è coinvolta: il gaming dopo la ristrutturazione di luglio
Secondo le informazioni raccolte da Reuters, fra le aree interessate figurano Xbox, Windows + Devices, Copilot, AI Experiences, finanza e risorse umane. Altri settori, come marketing, business commerciale e sicurezza, sarebbero esclusi. La presenza di Xbox nel programma è quindi riportata da fonti giornalistiche autorevoli, ma Microsoft non ha precisato quanti lavoratori della divisione gaming riceveranno l’offerta né quanti la accetteranno.
Il contesto è delicato: lo scorso luglio Microsoft Gaming ha annunciato una profonda ristrutturazione, descritta dalla stessa leadership come la più importante nella storia recente di Xbox. Nel messaggio ufficiale si parlava di circa 3.200 posizioni da eliminare nell’anno fiscale 2027, con una prima fase di 1.600 ruoli e il passaggio di quattro studi a nuove gestioni. L’attuale piano di uscita volontaria si aggiunge dunque a una trasformazione già in corso, ma non deve essere confuso con quei tagli precedenti.

Più investimenti nell’IA, meno persone? Il paradosso Microsoft
La riorganizzazione arriva mentre Microsoft continua a sostenere investimenti giganteschi nei data center e nell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. È una scelta industriale che racconta un cambio di priorità: contenere alcune spese operative per finanziare settori nei quali il gruppo vede maggiori opportunità di crescita.
Non sarebbe però corretto sostenere che ogni dipendente in uscita verrà «sostituito dall’IA». Il programma riguarda attività e competenze diverse e Microsoft non ha dichiarato un rapporto diretto fra ciascuna posizione e l’automazione. Il collegamento più concreto riguarda la distribuzione degli investimenti: l’azienda sta ridisegnando la propria organizzazione mentre aumenta la spesa in tecnologie emergenti.
Cosa rischiano gli studi Xbox, i videogiochi e Game Pass?
Per chi gioca su Xbox e PC, le conseguenze non sono ancora misurabili. Non sono stati annunciati nuovi giochi cancellati, studi chiusi o modifiche a Game Pass come effetto diretto di questo programma. Sarebbe quindi prematuro presentare questi scenari come fatti acquisiti.

Le incognite sono però concrete. Se l’adesione fosse elevata in team strategici, Microsoft dovrebbe riorganizzare lo sviluppo dei videogiochi, i servizi online e il supporto alle produzioni interne. E dopo anni di acquisizioni e ristrutturazioni, ogni ulteriore perdita di personale rischia di pesare sulla continuità dei progetti e sulle competenze accumulate negli studi.
Il vero nodo, per il futuro di Xbox, è capire se questa trasformazione riuscirà a rendere sostenibile il business senza impoverire ciò che dovrebbe distinguerlo: i videogiochi e le persone che li realizzano. Un servizio in abbonamento e una piattaforma non vivono di soli numeri: hanno bisogno di produzioni riconoscibili, continuità creativa e fiducia degli sviluppatori.
Quanti dipendenti lasceranno davvero Microsoft?
Per ora non lo sappiamo. Le persone idonee riceveranno una comunicazione individuale con i dettagli dell’offerta. Soltanto dopo la chiusura delle adesioni sarà possibile valutare l’impatto reale sull’organico e, soprattutto, su Xbox. La distinzione resta fondamentale: 60.000 potenziali adesioni non sono 60.000 posti già persi.
Fonti: Microsoft, comunicazione ufficiale del 26 ottobre; Reuters; Xbox Wire, ristrutturazione di luglio; Fanpage.
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