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Recensioni 17 GIUGNO 2025 5 MIN LETTURA

Lost In Random: The Eternal Die – Recensione

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Lost In Random: The Eternal Die – Recensione

Il mondo di Lost in Random torna a sorpresa in forma di roguelike con The Eternal Die, un progetto che evolve il brand in una direzione completamente nuova. Pubblicato originariamente sotto Electronic Arts e sviluppato da Zoink (gli stessi dietro Stick It to The Man! e Fe), The Eternal Die è sviluppato da Stormteller Games e pubblicato da Thunderful Publishing.

Precisazione obbligatoria: Thunderful Development, è uno studio nato dalla fusione di Image & Form International, Zoink e Guru Games, che ha recentemente cambiato nome in Stormteller Games; è stata creata anche la divisione Thunderful Publishing relegata, per l’appunto, alla pubblicazione.

Se nel primo Lost in Random il cuore era un action-adventure fiabesco e dark, qui ci troviamo di fronte a un roguelike puro, con dungeon da esplorare, build da ottimizzare e inevitabili sconfitte da incassare con filosofia. Perché sì, morire fa parte dell’esperienza. Ma ogni sconfitta è anche un passo avanti: si perde, si migliora, si riparte. Fino alla vittoria.

UNA STRUTTURA CHE PUNTA AL CUORE DI HADES

L’influenza di Hades di Supergiant Games è palpabile. Ogni run ci porta attraverso una serie di stanze da ripulire, risolvere o superare, con tanto di boss finale. Alla sconfitta si torna all’hub principale, dove spendere due valute diverse per migliorare Aleksandra, la nuova eroina del gioco.

Le Braci servono a potenziare le armi, ognuna delle quali (spada, martello, lancia e arco) ha quattro varianti uniche che ne modificano radicalmente l’uso. Una spada che brucia i nemici o cura la protagonista? Un martello che congela o che devasta i colpi a distanza? L’arco può perfino evocare spiriti. Non siamo davanti a sedici armi totalmente nuove, ma il sistema è comunque profondo e appagante.

La Polvere di puntini, invece, potenzia le benedizioni passive: salute massima, danni inflitti, vite extra, sconti dai venditori e così via. Ogni potenziamento ha due configurazioni alternative, e la scelta inizia già prima della run. Vuoi più HP all’inizio o preferisci recuperarne di più durante l’esplorazione? Vuoi infliggere più danni ai boss o ai nemici comuni? Insomma, The Eternal Die ti fa pianificare con cura, ma senza mai risultare opprimente.

UN DADO E UNA CARTA FANNO LA DIFFERENZA

L’anima originale del gioco esplode nelle due meccaniche più creative: il dado Fortuna e la carta Magica.

Il dado Fortuna è un colpo ad area che si lancia come un vero dado: più alto è il numero ottenuto, più potenti saranno i danni inflitti. Alcuni potenziamenti si attivano solo con determinati numeri o con tiri pari/dispari, creando sinergie imprevedibili e divertenti. Tuttavia, nelle run migliori, questa meccanica ci è sembrata quasi opzionale: si può vincere anche ignorando i bonus legati al dado, ed è un peccato.

La carta Magica, invece, scatena incantesimi devastanti: fiale di veleno, fuochi magici, massi stordenti. Anche qui serve tempismo: la forza dell’incantesimo dipende dalla precisione con cui premiamo e rilasciamo il tasto nel momento giusto. Una trovata che premia abilità e riflessi, senza diventare mai frustrante.

LA MECCANICA DEL TRIS: LA CHICCA NASCOSTA

La vera sorpresa, però, arriva dalla gestione della build tramite una griglia di potenziamenti, organizzata per colori (rosso per attacco, giallo per magie, blu per dado, verde per fortuna, viola per status). Mettendo in fila tre potenziamenti dello stesso colore – in orizzontale, verticale o diagonale – si attiva un bonus aggiuntivo.

La meccanica del “tris” è semplicemente geniale. Pianificare in anticipo la griglia, lasciare spazi liberi per modificare la build in corsa, scegliere quale caratteristica potenziare: tutto contribuisce a creare sinergie profonde, creative e mai noiose. A rendere il tutto ancora più flessibile ci sono dei barattoli di vernice, che permettono di cambiare colore ai potenziamenti per completare il tris anche con elementi apparentemente incompatibili. Un piccolo dettaglio, ma che moltiplica esponenzialmente le possibilità.

UN ROGUELIKE ACCESSIBILE E DIVERTENTE

Pur essendo pieno di idee brillanti, Lost in Random: The Eternal Die non è il roguelike più difficile in circolazione. Anzi, la difficoltà ci è sembrata leggermente più bassa rispetto a titoli analoghi. Le run sono più brevi e la curva di apprendimento più morbida. Ottimo per chi vuole avvicinarsi al genere senza essere travolto dalla frustrazione.

Una volta battuto il boss finale, il gioco introduce vari modificatori opzionali per aumentare la difficoltà e la varietà delle run successive. Nulla di rivoluzionario, ma quanto basta per garantire qualche ora in più di gioco. Tuttavia, non possiamo negare che un po’ più di mistero, imprevisto o varietà nei dungeon sarebbe stato gradito.

CONCLUSIONE

Lost in Random: The Eternal Die è un roguelike sorprendentemente solido, che riesce a reinventare il mondo fiabesco e dark di Zoink con meccaniche moderne e ben realizzate. Non tutto è perfetto: il dado Fortuna è meno incisivo di quanto dovrebbe, le armi sono forse troppo “classiche” e la rigiocabilità, pur presente, non è altissima. Ma nel complesso, il sistema di potenziamenti, la griglia dei bonus, e l’alchimia tra magia e pianificazione rendono ogni run appagante e diversa.

Se siete amanti dei roguelike, troverete pane per i vostri denti. E se volete iniziare con qualcosa di meno punitivo ma comunque ricco di idee, The Eternal Die è un’ottima porta d’ingresso. Inotre, risulta ottimo anche per chi non dispone di troppo tempo (come il sottoscritto), richiedendo circa 6-8 ore.

Per chi ama i roguelike questo sarà una roguelike scacciapensieri, per chi invece ha provato ad approcciarsi a capostipiti del genere come Nex Machina, Binding of Isaac e ne è rimasto respinto per l’estrema difficoltà, io sono pronto a consigliarlo, perché potrebbe essere un punto di ingresso per appassionarsi al genere e comprenderlo in fondo.

E poi, diciamocelo: chi non vorrebbe combattere con un dado stregato al proprio fianco, in un mondo che sembra uscito da Alice nel paese delle meraviglie, o meglio, Alice Madness Returns?

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