Inizio a comprendere gli sviluppatori e il loro “odio” verso i videogiocatori
Gli analfabeti funzionali che "leggono" le recensioni
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Inizio a comprendere gli sviluppatori e il loro “odio” verso i videogiocatori
Siamo al 2025 e quindi ci avviciniamo al 5° anno di Q-Gin. In questi anni mi sento “cresciuto”, ho arricchito il mio bagaglio culturale e le mie più personali esperienze. Ho preso contatto coi responsabili delle pubbliche comunicazioni delle varie aziende, sto riuscendo a portare avanti il mio (e quello dello staff) intento di trasparenza con recensioni chiare e sempre oneste – senza mai risparmiarsi in merito ai difetti! -, ho iniziato anche ad avere un’attività social più “pressante” nei vari gruppi presenti su Facebook. E forse, di quest’ultima parte avrei potuto farne a meno.
Per noi italiani, Facebook è una sorta di X. Mi spiego. Negli Stati Uniti, in particolar modo, X è il social network più utilizzato per poter comunicare con persone di ogni genere, tipo, status sociale e quant’altro. Questo fa in modo che le persone, da quelle più propense al dibattito a quelle più “caciarone” possano darsi battaglia, ma soprattutto possano dar prova della più becera ignoranza. Infatti, proprio dagli Stati Uniti, sono partite le diatribe tra utenti vs sviluppatori/PR e simili. In alcuni casi s’è visto // Grummz portare alla luce screenshot di post dove la figura X coinvolta in uno studio di sviluppo X esternasse il proprio “odio”, o anche disappunto, nei confronti della categoria dei videogiocatori, quelli che poi avrebbero acquistato il prodotto [che coinvolge la figura X].
Sulle prime può fare un certo effetto, d’altronde quella persona sta chiaramente dicendo di non sopportare la propria clientela, ma se ci soffermassimo tutti a riflettere su cosa sono i videogiocatori oggi e sul come si esprimono sui social, il discorso potrebbe prendere tutt’altra piega.
Gli analfabeti funzionali che “leggono” le recensioni
Io non sono uno sviluppatore, fortunatamente, ma svolgo il mio compito di “opinionista, recensore, rompi balle” – quello che preferite, non m’interessa – e di conseguenza ho iniziato a comprendere sempre più a fondo il concetto dietro al “Sono una figura professionale che crea videogiochi, ma mi stanno sulle balle i miei clienti”. Spoiler: oltre che comprendere, sto iniziando anche a condividere quel sentimento.
Un ultimo esempio. Un’ultima digressione. Chi gestisce un’attività oppure lavora al contatto col pubblico può comprendere benissimo cosa sto cercando di spiegare. Che tu sia un commesso, un cameriere, un pizzaiolo, barista o chissà cos’altro, odi i tuoi clienti. Non tutti, è ovvio, ma non sei mai felice di andare a lavorare per ritrovarti quella gentaglia che ti fracassa l’anima. MAI. Ecco. Lo stesso concetto è applicabile agli sviluppatori di videogiochi (lavoratori) e ai videogiocatori (clienti).
Qui arrivo io. Anzi. Qui arrivano quelli come me che parlano/scrivono di videogiochi. Io sfido chiunque a smentire quanto sto per scrivere: ma anche a me, a noi, stanno sulle balle i videogiocatori. Non tutti, è chiaro, però ci stanno sulle balle. C’è poco da fare. Scrivere recensioni, opinioni, editoriali sui videogiochi a mo’ di servizio, costa tempo e fatica. Ma lo si fa, perché è una roba che piace e poi si spera sempre in un riscontro.
Poi arriva lei, la realtà. Esce il videogioco X e con esso arrivano le recensioni. Blocchi di testo, alcune volte incredibilmente lunghi mentre altre volte sono brevi, ma in ogni caso dei prodotti ad uso e consumo del lettore (cliente), che però non legge nella sua interezza. Nossignore. Lui controlla il voto, al massimo dà un’occhiata veloce alle considerazioni finali. Non contento si butta su Facebook e inizia a scrivere “Ma a me il gioco piace!” e inizia il consueto percorso per fomentare l’odio contro chi ha scritto che quel videogioco è semplicemente mediocre.
Ebbene, ecco la ragione per cui odio i videogiocatori. Non leggono. Non comprendono. Non hanno idea di cosa sia una recensione e di come ci si debba approcciare. Vivono la loro vita in un perenne stato di compensazione: “Io ho acquistato questo videogioco, deve essere per forza bello!”.
A differenza di altri che svolgono il mio medesimo compito, ma tendono a curare la propria bolla, così da non giocarsi la salute per lo stress, io mi butto a capofitto nel vano tentativo di far comprendere degli aspetti molto basilari: le recensioni non impongono nulla, un gioco può piacere anche se mediocre, esistono metri di giudizio basati sui gusti personali e sugli aspetti oggettivi.
Gli imbecilli di turno, che non apprezzano le idee dietro ai nuovi videogiochi e nemmeno ai sequel
Come se non fosse abbastanza, al soggettone che non comprende la finalità di una recensione, si aggiunge anche il Fenomeno. Quello che vedendo il trailer di Intergalactic si catapulta su Facebook per screditare un intero videogioco, basando la propria “analisi” su di un trailer da 4 minuti scarsi in cui non c’è nulla. Se non la protagonista. Una donna, con la testa rasata e un fisico dai toni muscolari ben pronunciati. A tal proposito ho speso qualche parola in un altro articolo: // I_giocatori_sono_delle_bestie_ignoranti,_lo_dimostrano_le_critiche_contro_Intergalactic:_The_Heretic_Prophet. E voglio ricordare, che quei tratti li abbiamo già visti in Jack di Mass Effect 2. Un personaggio – se la memoria non m’inganna – decisamente apprezzato dalla community.
Anche The Witcher 4 non è sfuggito alla moda del momento, con CD Projekt Red che ha deciso di puntare tutto su Ciri come nuova protagonista. Apriti cielo! Sì, qualcuno online ha sollevato qualche dubbio legittimo tenendo a mente i risvolti narrativi di The Witcher 3, ma non è mancata la polemica del “Ecco un’altra roba woke”. E quindi eccoci qua, a leggere critiche infondate sul web solo perché questi non hanno nulla da fare.
Il problema di quest’ultima categoria, è la sua totale incapacità di saper analizzare i contesti. Come scritto nell’articolo citato, con Intergalactic e The Witcher 4, siamo ben lontani da ciò che sta accadendo (per esempio) in Overwatch dove alcuni degli ultimi personaggi introdotti cozzano (stilisticamente) con gli altri. Eppure, all’utente manca completamente la capacità analitica. Se questo iniziasse ad utilizzare il proprio cervello in maniera corretta, riuscirebbe a ricordare la Tess di Naughty Dog del 2013, quella che affiancava Joel nel primo The Last of Us. A me, sempre se la memoria non m’inganna, non sembra di ricordare una donna concepita in maniera sexy, bensì ricorda una donna semplicissima, perfettamente coerente col mondo di gioco e lo stile narrativo adottato dallo studio. Insomma, una roba – se si considera il tutto – confezionata in un pacchetto in modo da rendere TLOU credibile.
Insomma. Il videogiocatore è stupido. Stupido forte. Non legge, non comprende, è succube di sé stesso e non vuole neanche attivare i propri neuroni, forse perché atrofizzati o forse perché ormai i videogiochi “non li paga” effettivamente, visto che se li gioca tramite abbonamenti e, come avviene per certa robaccia firmata Netflix, si accontenta dicendosi “Ma sì, alla fine mi ha intrattenuto aggratis”, dimenticandosi che per giocare ha pagato un abbonamento. Poi però si riaccende miracolosamente appena esce il trailer di Intergalactic, dove la protagonista non c’ha due tette belle esposte, e via a rompere l’anima al prossimo con complotti e voli pindarici, per poi tornarsene sul suo giochino bocciato malamente per decantarne lodi domandandosi “Come mai è stato disprezzato?”.
Dimenticavo, buon anno! ❤️