Giocatori italiani traditi ancora: Bloodlines 2 fuori in inglese (e con clan a pagamento)
Il travagliato Vampire: The Masquerade - Bloodlines 2
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // andrew.
Giocatori italiani traditi ancora: Bloodlines 2 fuori in inglese (e con clan a pagamento)
Salve giocomobilisti e giocomobiliste!
Dunque, quello che state per leggere non è un articolo informativo né un pezzo professionale (che poi in quest’ultimo caso quando mai lo so stato qui?), ma un puro e totale sfogo personale di fronte a una situazione che sta raggiungendo livelli veramente paradossali (e già con questa parola potete capire l’ironia di tutto).
Il travagliato Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2
Come sapete, qualche tempo fa c’è stata l’apertura della Gamescom, durante la quale sono stati mostrati molti giochi: alcuni interessanti, altri meno, a seconda dei gusti. In ogni caso, si può dire che la fine del 2025 e l’inizio del 2026 saranno periodi abbastanza ricchi per i videogiocatori (forse persino troppo, a mio avviso). Ma tralasciando l’evento di apertura, a catturare la mia attenzione è stato finalmente l’annuncio della data d’uscita di un titolo atteso da anni, dopo un lungo oblio, numerosi rinvii e silenzi: Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2, seguito dell’omonimo gioco del 2004.
Il primo Vampire: The Masquerade – Bloodlines è uno dei migliori RPG mai creati, basandosi su un gioco di ruolo cartaceo (addirittura più di Cyberpunk 2077, che personalmente trovo meno profondo come RPG), sviluppato dalla defunta Troika Games, creatori anche di gemme come Arcanum e Il Tempio del Male Elementale. Quel titolo mi è rimasto molto nel cuore; ogni volta che capita, mi piace rigiocarci una partita. Quando fu annunciato un seguito ne fui molto felice, anche se col tempo il mio entusiasmo diminuì vedendo il gioco finire in Development Hell. Questa cosa mi fa sorridere, considerando che anche il primo titolo ebbe un lancio complicato e richiese anni di patch da parte della community per diventare giocabile – oltre a contribuire inevitabilmente al fallimento e alla chiusura di Troika Games. Si potrebbe dire che la serie porti una sorta di “maledizione di Tutankhamon”, ma questa è un’altra storia.
Anche se, da quel che ho visto, il titolo sembra più limitato rispetto all’originale sotto certi aspetti, fortunatamente, grazie al talentuoso studio The Chinese Room (creatori del secondo capitolo della serie Amnesia: A Machine for Pigs e, tra le altre cose, del recente horror Still Wakes the Deep), sembra che il gioco sarà completato e che presto potremo averlo tra le mani. E di questo potrei esserne contento… potrei, ma in realtà non lo sono, per due motivi.
La solita Paradox che ti fa pagare “l’aria che respiri”, ma non si spreca nella localizzazione italiana
Il primo motivo, che ha generato molto dibattito online, è che due clan vampirici su sei disponibili, i Toreador e i Lasombra, saranno giocabili solo sbloccando un DLC a pagamento, acquistabile solo con la versione premium del gioco, che sale da 60 a 90 euro – dunque 30 euro in più. Su questa scelta, non mi stupisco, visto come Paradox gestisce, forse con troppa avidità, i DLC degli altri suoi giochi, anche se ultimamente la pressione dei giocatori sembra averli un po’ frenati. Premettendo che potrebbero esserci dei risvolti il 17 settembre [// fonte].
Il secondo motivo, che per me – come videogiocatore italiano – è ancora più importante, è che il gioco non avrà la localizzazione in italiano.
Sapete, io, che bazzico molto nel panorama dei giochi indie, a volte posso accettare che certi titoli o generi non vengano tradotti: lo faccio anche per esercitarmi con l’inglese o perché capisco che la localizzazione può aumentare i costi. Ma questo posso giustificarlo solo per il panorama indie, dove spesso si lavora con budget limitati. Non per un’azienda grande come Paradox, che fa vendite importanti e che, a mio avviso, avrebbe la possibilità economica per permettersi traduttori per localizzare i propri (costosissimi) giochi anche in italiano.
Per darvi un’idea, basti pensare che per avere l’intero pacchetto di Crusader Kings 3 si spendono quasi 288 euro, e anche solo acquistando i DLC principali che migliorano l’esperienza complessiva si pagano tranquillamente oltre 30 euro. E immagino già che qualcuno potrà obiettare dicendo che in Italia non ci sarebbe mercato per questi giochi, ma dal nostro osservatorio Giuseppe, Luca ed io abbiamo sempre constatato che l’interesse c’è, ed è piuttosto alto.
Vi racconto un piccolo aneddoto: tempo fa Luca scrisse un // articolo_sulla_traduzione_amatoriale_per_Crusader_Kings_3, e ogni volta che controllavamo gli articoli più letti, questa notizia risultava sempre tra le più cliccate. Qualcuno addirittura ci chiedeva via Telegram se la traduzione fosse disponibile anche per la versione console, dato che il gioco è uscito pure lì.
Questo da un lato mi fa pensare che, sebbene titoli Paradox non facciano i numeri di Call of Duty (e vorrei ben vedere), investire in localizzazioni in italiano potrebbe far emergere un mercato più che sufficiente. Il loro catalogo è infatti pieno di titoli senza veri concorrenti nell’ambito dei tripla A strategici e tattici, che possono appassionare moltissimo. Inoltre, esistono già tantissime traduzioni amatoriali eseguite da una community molto numerosa – come vi dicevo con Crusader Kings 3. E la cosa che più mi fa arrabbiare è il totale menefreghismo di Paradox nei confronti del mercato italiano: non solo non hanno mai dato supporto a questi lavori amatoriali, ma spesso, con gli aggiornamenti, le traduzioni diventano incompatibili, lasciando il giocatore senza alcuna possibilità di usufruire dei contenuti acquistati nella propria lingua.
Non siamo giocatori di Serie B
Questo sfogo nasce dal fatto che, dopo anni, sono veramente stanco di essere considerato un giocatore-pagante di serie B, mentre altri Paesi europei, con mercati spesso minori se comparati all’Italia, vengono trattati meglio.
A ulteriore conferma, una breve ricerca di mercato mostra come le localizzazioni di Paradox in Europa riguardino principalmente il francese, il polacco, lo spagnolo, paesi che che rispetto Svezia (paese d’origine di Paradox), Finlandia, Norvegia, Danimarca, Germania (dove il mercato degli strategici è florido) e Regno Unito non hanno questo enorme peso. Qualcuno potrebbe dire “beh, vorrà dire che in Italia non c’è mercato”: ma è il classico cane che si morde la coda da solo, per come la vedo. Se non investono nella localizzazione, quel mercato non potrà mai crescere.
E ribadisco, il fatto che nascano sempre più gruppi amatoriali che traducono gratuitamente questi giochi rafforza la mia opinione: non è questione di volontà o interesse da parte della comunità italiana. A chi mi risponde “impara l’inglese” dico che sì, certo, avete ragione, oggi l’inglese è fondamentale per lavoro e socialità. In un mondo globalizzato è utile, ma non sono obbligato (e non voglio esserlo) a usarlo anche per svagarmi. Non sono predisposto a tradurre mentalmente ogni frase di un gioco, specialmente nei titoli narrativi (come gli RPG o le avventure grafiche), dove le tante sfumature del linguaggio hanno una grande importanza. Non è semplice comprendere i modi di dire e i giochi di parole, per non parlare degli accenti, e non voglio scervellarmi quando cerco di rilassarmi dopo una giornata stressante per lavoro o altri motivi. Lo dico anche per molti giochi indie, ma lì, come ho detto, la questione è diversa, perché spesso si tratta di piccoli team con budget limitati, non come un’azienda alla Paradox Interactive.
Infine, ciò che mi rattrista davvero è l’immobilismo totale in Italia su questo fronte e la mancata tutela dei nostri diritti in quanto consumatori. Non sto parlando di pretendere un doppiaggio a tutti i costi – che reputo accessorio rispetto alla localizzazione scritta -, ma di vedere un minimo di pressione e sensibilizzazione da parte di testate o influencer, che hanno voce nel settore ma non hanno mai provato a creare un po’ di rumore. Se non addirittura hanno sottovalutato la questione nelle loro recensioni.
Insomma, per me il caso di Vampire 2 è stato l’ennesimo schiaffo in faccia ai videogiocatori italiani. Schiaffi che per troppo tempo abbiamo sopportato come consumatori paganti. E sebbene in parte questo vuoto sia colmato da volenterosi fan che traducono i giochi, io mi sono davvero stancato. Non so voi.