The Medium

The Medium: il Neofita si butta nel horror — Recensione

All’interno del panorama videoludico ho sempre nutrito una certa curiosità nei confronti del genere horror, che ho sfamato con FEAR 2di cui conservo un ricordo estremamente piacevole — e Alan Wake, che si pone proprio tra il genere horror ed il thriller. Dunque, ammetto le mie mancanze nel non aver giocato due delle serie più amate ed iconiche, Resident Evil e Silent Hill, ma Bloober Team sembra trarre una certa ispirazione proprio dalla serie targata Konami per il suo The Medium.

A differenza dei precedenti lavori in prima persona, come Observer e Blair Witch, The Medium si contraddistingue con la sua impostazione che potremmo definire “old-school”: telecamera fissa che segue le movenze di Marianne, nel tentativo di creare uno stato d’ansia e tensione nei videogiocatori.

Una Storia convincente

Marianne è una giovane donna che ha vissuto un’infanzia infausta, partendo dal sentirsi anormale a causa dei suoi poteri, che le consentono di comunicare con gli spiriti, fino all’incidente che la vede coinvolta all’età di 3 anni dove, oltre a provocarsi delle ustioni al corpo, perde anche i genitori. In seguito, dopo aver vissuto in un orfanotrofio, viene adottata da Jack, proprietario di un’agenzia funebre che la cresce consapevole delle abilità che possiede.

Proprio il giorno del funerale del suo padre adottivo, Marianne viene contattata da un uomo di nome Thomas, che è a conoscenza delle sue abilità. L’uomo chiede insistentemente aiuto, facendo leva proprio sulla consapevolezza dei poteri di lei. Con riluttanza Marianne accetta e parte per un viaggio che la condurrà ad un particolare hotel: il Niwa, dove diversi anni prima è avvenuto un feroce massacro, che vede vittime uomini e donne di ogni età.

Questa storia la porterà a conoscere sé stessa e la sua famiglia di cui non ha ricordi, svelando anche il mistero dietro al massacro del Niwa, grazie anche ad una vasta quantità di documenti, lettere e cartoline da cercare e leggere.

Un gameplay per nulla incalzante

Il gameplay di The Medium può lasciar interdetti. La sua formula prevede che debbiate esplorare ogni anfratto, per documentarvi sugli avvenimenti riguardanti il massacro del Niwa e sulle persone che ci lavoravano e vivevano, di tanto intanto saranno presenti dei piccoli enigmi che dovranno essere risolti recuperando degli oggetti disseminati in zona, il tutto passando da un mondo all’altro.
Infine ci saranno delle situazioni in cui dovrete nascondervi o aggirare un’aggressiva entità oscura, che vi darà la caccia.

I due mondi

Il punto cardine sul quale si regge The Medium è l’abilità posseduta da Marianne, che oltre a consentirle di comunicare con gli spiriti, le consente di agire in due mondi contraddistinti: quello del mondo “reale” e quello del mondo “spirituale”, dove per l’appunto può interagire con gli spiriti ed anche entità.
In diverse occasioni vi ritroverete a poter interagire con entrambi i mondi contemporaneamente, sia per esplorare una particolare zona sia per risolvere enigmi e liberare o aggirare un passaggio: ad esempio, determinate stanze saranno accessibili solo nel mondo spirituale, pertanto starà a voi comprendere cosa fare per eliminare o aggirare l’ostacolo presente nel mondo reale.

Il problema

Su grandi linee il gioco è quello descritto poco sopra, ma il problema è rappresentato da una certa monotonia con la quale il tutto è stato gestito. Dall’inizio alla fine, non si farà altro che “esplorare” dei corridoi relativamente brevi. L’entità oscura citata poco sopra, la incontrerete pochissime volte e quelle poche volte non sarà neanche un reale problema, dal momento che è provvista di una IA abbastanza scadente.
Quindi, una volta che si comprende lo schema utilizzato dagli sviluppatori, sarà facile capire quando e come vi ritroverete ad affrontarla, tanto che il gioco perderà quasi tutta la sua componente “horrorifica”.

Anche gli enigmi, che potevano essere un’interessante soluzione per rendere il gioco più complesso ed avvincente — nel suo insieme s’intende — risultano essere fin troppo semplici, tanto da non richiedere chissà quale ingegno, ideati anche con dei cliché fin troppo comuni all’interno del panorama videoludico.

Tra grafica ed estetica

La cura nei dettagli degli oggetti, delle stanze, dell’ambiente, è a dir poco incredibile. Lo si comprende fin dai primi istanti, quando si esplorare l’agenzia funebre di Jack, dove si possono trovare arredi a dir poco meravigliosi da guardare, in grado di donare un’atmosfera d’alto livello e di far comprendere — ad esempio — quanto l’agenzia sia prestigiosa.

Non è da meno la realizzazione del mondo spirituale, caratterizzata dalla sua aria sulfurea, tetra e sinistra, come se fosse un mondo distorto.

Tutto l’opposto per quanto riguarda la protagonista, il volto è fin troppo inespressivo anche nelle sequenze video, le sue animazioni sono estremamente rigide. Mentre altri personaggi hanno ricevuto — apparentemente — una cura migliore (es. in Tristezza e Thomas le animazioni sono così ben realizzate da donare una buonissima caratterizzazione).

Ottimizzazione e bug

L’ottimizzazione è l’aspetto più compromettente in The Medium.
Nei momenti dedicati alla più semplice esplorazione il frame-rate si attesta attorno ai 60FPS stabili, ma inizia a vacillare nel momento in cui sono presenti un buon numero di oggetti su schermo, arrivando a toccare anche i 40FPS.
La situazione crolla vertiginosamente in alcuni momenti quando si ha a che fare coi due mondi allo stesso tempo, dove il frame-rate può arrivare a toccare i 15FPS, con una Nvidia GTX 1060 6GB, o i 30FPS, con una Nvidia GTX 1080 anche dopo la patch da circa 15GB.

Fortunatamente, di bug non ne ho riscontrati molti, se non alcuni estremamente fastidiosi presenti all’interno di una delle ultime sessioni di gioco, dove le texture non venivano caricate e i dialoghi di Marianne non partivano automaticamente. Per smuovere il tutto, ad ogni interazione, sono stato obbligato ad accedere e uscire dal menu di pausa.

The Medium – Il bug

In sostanza: “cosa non va” e “cosa va” in The Medium

The Medium è in un costante bilico tra cose interessanti e cose che fanno storcere il naso. Se il concetto dei due mondi è fantastico anche per come è stato gestito all’interno del gioco — a parer mio, è stata realizzata una delle migliori sequenze videoludiche, tanto che dovrebbe entrare di diritto tra le migliori in circolazione, ve la lascio qui sotto —, da una parte c’è un gameplay ed una IA estremamente poco soddisfacenti. Anche la totale assenza della fisica non è da sottovalutare, ci sono sezioni in cui l’entità può scoprire il giocatore col suo udito, tanto che quest’ultimo dovrà spingere Marianne a trattenere il fiato, ma la mancanza di oggetti che possono far rumore rende il tutto estremamente semplice.

The Medium – Questa sessione potreste trovarla “avanzata”, quindi guardatela a vostro “rischio e pericolo”

Anche il comparto grafico è vittima di questa altalena. Abbiamo degli ambienti meravigliosi, ricchi di oggetti fantastici da ammirare, però poi c’è Marianne col suo volto inespressivo e, come già detto, una totale assenza della fisica. Inoltre la pessima ottimizzazione rende The Medium un videogioco non alla portata di tuttigli hardware.

Gli unici elementi ad avere una costanza sono la storia e la narrazione in grado di tener incollato il giocatore — fatta eccezione per un finale che può lasciar perplessi, me compreso —, con una colonna sonora curata da Akira Yamaoka (Silent Hill) fantastica, in grado di donare tensione e — a tratti — una certa ansia.


Consigliato con riserva


Pregi

  • Storia e narrazione
  • Estetica e colonna sonora
  • I due mondi redenrizzati contemporaneamente sono un aspetto interessantissimo

Difetti

  • Gameplay monotono
  • IA scadente
  • Un comparto grafico altalenante
  • Ottimizzazione


The Medium è attualmente disponibile soltanto su Xbox Series X|S e PC, lo si può trovare anche all’interno del catalogo di Xbox Game Pass.

The Medium – Trailer di lancio

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