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Recensioni 21 LUGLIO 2026 9 MIN LETTURA

Ground Branch – Recensione

// ESTRATTO_BY_AI Ground Branch 1.0 è finalmente uscito dopo 8 anni di Early Access, riproponendo l'FPS tattico alla Rainbow Six e Ghost Recon con alti e bassi.

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Ground Branch - Recensione della versione lancio 1.0
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Ground Branch
// SCHEDA_GIOCO

Ground Branch

// PIATTAFORME PC (Microsoft Windows)
// USCITA 16/07/2026

Ground Branch, sviluppato dallo studio BlackFoot capitanato da John Sonedecker, uno dei principali volti dietro ai primissimi Rainbow Six e Ghost Recon, è finalmente disponibile nella sua versione 1.0, dopo quasi 8 anni dalla sua pubblicazione in accesso anticipato: 14 agosto 2018.

Era il 2021 quando su Q-Gin ho scritto l’articolo // Ground_Branch:_un_FPS_Tattico_dedicato_agli_amanti_di_SWAT_4_ed_i_classici_Ghost_Recon_—_Anteprima, da allora il videogioco è stato aggiornato, ampliato e rifinito in più occasioni. Ma gli aggiornamenti, oltre a introdurre alcuni scenari, hanno avuto l’obiettivo di rifinire e smussare alcune parti del titolo. Fino all’introduzione di una campagna single player, o almeno dei suoi primissimi due capitoli.

Sulla carta, Ground Brach è il ritorno dei vecchi e classici FPS Tattici, ma al tempo stesso è vittima dei tempi odierni

L’idea dietro Ground Branch è quella di riproporre gli FPS Tattici tra gli anni ’90 e i primi anni del 2000. I capisaldi di quegli anni erano indiscutibilmente Rainbow Six e Ghost Recon di Ubisoft, con altri competitor come la serie SWAT di Sierra Entertainment. Questo genere di titoli ha iniziato a scomparire per diretta conseguenza di Call of Duty, Medal of Honor e Battlefield: la scena degli FPS cinematografici o a base multiplayer, ha finito per generare più interesse, spingendo le aziende a scommettere su altri aspetti.

Eppure il desiderio di avere un’esperienza “vecchio stile” non s’è mai estinta del tutto. Negli ultimi anni ha preso piede Ready or Not, il vero e proprio erede di SWAT 4, con VOID Interactive estremamente attivo nel suo supporto: con aggiornamenti ed espansioni. Di conseguenza, col ritorno del gameplay incentrato sul catturare i criminali, non poteva mancare il classico “libera lo scenario dai terroristi” alla Rainbow Six. È qui che trova il proprio spazio Ground Branch, ma tra alti e bassi.

Mentre VOID Interactive con Ready or Not si è premurato di pensare anche ai vecchi giocatori, appassionati del single player e della gestione dei propri compagni, BlackFoot ha giocato le proprie carte un po’ malamente. Tenendo da conto che il genere d’appartenenza di Ground Branch è estremamente di nicchia, un po’ come lo è quello di Six Days in Fallujah, l’errore dello studio è stato quello di declinare il meglio dell’esperienza alla cooperazione online. Infatti in Ground Branch il single player è piuttosto letterale: il team che deve sgominare un’orda di terroristi, che possono uccidere i giocatori con un paio di colpi, è composto soltanto dal giocatore. È un po’ paradossale, considerando che la gestione dei compagni era uno dei punti più affascinanti dei Rainbow Six e Ghost Recon.
Dunque, la soluzione migliore per affrontare gli scenari finisce per essere quella della cooperazione, ma così ci si scontra con un altro problema: la mancanza di giocatori. Trattandosi di un videogioco in accesso anticipato da quasi 8 anni, che non è mai riuscito a destare un particolare interesse nei confronti di un pubblico ampio, le persone presenti in gioco sono veramente poche: nelle ultime 24 ore il suo picco è stato di 328 giocatori connessi simultaneamente.

Oggi Ground Branch è (potenzialmente) sinonimo di frustrazione e non per un gameplay difficile

Grazie a MicroProse, publisher di Ground Branch, ho potuto provare in anteprima il videogioco nella sua versione “definitiva”. E la situazione ha imboccato due vie: una l’opposta dell’altra. Se dal punto di vista tecnico ci sono diversi passi avanti, con una qualità grafica molto più piacevole e con delle prestazioni decisamente più stabili, Ground Branch è vittima di costanti e numerosi crash che danneggiano l’esperienza di gioco. A questo si aggiunge anche il game design del gioco, che non prevede la presenza dei bot come compagni.

In un contesto nel quale il videogioco in questione è progettato principalmente per essere approcciato in cooperativa, giocarlo in solitaria coi suoi problemi può risultare potenzialmente frustrante. I nemici gestiti dalla CPU si possono dividere in due parti: alcuni sono tarati estremamente male, con una precisione fuori scala e comportamenti anomali (mi è capitato di vedere scene dove un nemico mi ha ucciso sparando un colpo mentre si girava verso di me); altre volte invece mi hanno ricordato gli stormtrooper, per la serie “Cos’è la precisione? Si mangia?”

A peggiorare la situazione ci pensano i costanti crash, che in seguito a un confronto creatosi col responsabile di MicroProse, facendo da ponte per la comunicazione con lo studio BlackFoot, ho scoperto a cosa erano dovuti grazie ai vari test condotti: i driver aggiornati all’ultima versione di Nvidia. Non a caso la recensione sta uscendo col suo ritardo, in parte dovuta a una frustrazione crescente, che inizialmente mi stava portando alla stroncatura di Ground Branch.
Alla fine della fiera ho “risolto” effettuando un downgrade, tornando alla versione 591.86 del 27 gennaio 2026 (idealmente avevo optato per la 591.44 di dicembre 2025, per poi scoprire che i driver si sono aggiornati automaticamente alla versione di gennaio).

Insomma. Nonostante le mille peripezie, sono riuscito “a portarla a casa”. Ho completato con successo le due sole missioni presenti in Operations, Onyx Flame e Gilden Arrow. E… è difficile esprimere un parere su quanto offerto, dal momento che nonostante il lancio della 1.0 la campagna non è minimamente completa. Entrambe le missioni non sono molto distanti dalla forma ludica delle modalità Lone Wolf e Host Game. Nella prima si devono raccogliere informazioni, infiltrandosi all’interno di un covo di terroristi per poi dirigersi verso l’estrazione; nella seconda si devono eliminare tutti i terroristi presenti all’interno di un avamposto per fuggire dalla zona di guerra.

A conti fatti, posso confermare che Ground Branch non è un videogioco ben bilanciato per un approccio single player. È chiaro che sia pensato per un’esperienza cooperativa, assieme a un gruppo di persone in grado di comunicare tra di loro data l’assenza di strumenti come i ping. Chiaro, giocare da soli è possibile, ma lo sconsiglio vivamente: almeno per come è proposto attualmente Ground Branch.

Dall’anteprima a oggi, ci sono nuovi contenuti disponibili

Da quando scrissi l’anteprima a oggi, sono state introdotte una serie di nuove modalità di gioco. La prima fra tutte è Operations. Annunciata da diverso tempo, si tratta di una modalità campagna da giocare in singolo o in multiplayer, ma sebbene ci siano una serie di briefing a precedere l’azione, le sue missioni (sulla carta) appaiono come i classici scenari appartenenti alle modalità Lone Wolf e Host Game (il multiplayer). Ciò detto, le missioni attualmente disponibili sono soltanto due, con altre tre previsti nel corso del 2026 e 2027.

BlackFoot, attraverso un // post_pubblicato_sul_proprio_portale, promette che la storia disporrà di una “vera narrazione“, affermando che “la storia adesso è un punto centrale“. Lo studio ha assunto // Scott_Hamm per la preparazione del terreno, mentre il membro dello studio Travis Rose continua a lavora sul suo sviluppo.

Tornando alle modalità di gioco, che continuano a dividersi tra Lone Wolf (single player) e Host Game (multiplayer), i loro contenuti sono stati ampliati. In questi anni sono state aggiunte le modalità Defuse, con lo scopo di trovare e disinnescare delle cariche esplosive, ed Extraction, dove si deve recuperare ed estrarre l’obiettivo, il tutto accompagnato da nuove mappe: dalle 11 disponibili 5 anni fa, oggi se ne contano 17 (comprese le varianti).

Sebbene non sia una modalità, va menzionata la sezione Customize Operator, essendo completamente rinnovata. Ora l’interfaccia utente è decisamente più chiara e completa. Ovviamente senza compromettere le possibilità di personalizzazione del proprio equipaggiamento, che non si limita alla sola estetica, ma influisce anche nel gameplay. Posizionare un mirino troppo distante, può comprometterne la visibilità se si utilizza un visore notturno. Così come la scelta del mirino va compiuta tenendo bene a mente il tipo di arma, per evitare scomode sovrapposizioni.

Altra chicca da far presente è l’aggiunta del concetto di “armatura”, una dinamica che consente di subire qualche colpo extra prima di incontrare il game over. Attraverso l’HUD è possibile conoscere lo stato di salute del proprio personaggio, con delle placche che compongono la siluette del corpo: una per la testa, una per l’addome, una per le gambe e due per le braccia. Trattandosi di un’armatura, e dunque una sorta di protezione, non si può rigenerare.

Ground Branch è il classico FPS Tattico, che però ha deciso di prendere una piega “figlia dei tempi odierni”

L’idea di tornare a giocare un FPS Tattico vecchia scuola su PC c’è sempre stata. Sia da parte mia, che dalla community. I numeri parlano chiaro. Il problema di Ground Branch è che non sta riuscendo a ritagliarsi una propria schiera di utenti fedeli, un po’ a causa delle modalità offerte, che non si discostano dalla formula originaria del “Caccia ai terroristi” e un po’ perché è sostanzialmente privo di carisma.

Giocandolo si ha la percezione di un gunplay bello solido, con la sua durezza e pesantezza dovuti dal voler proporre uno stile di gioco riflessivo e realistico. Votato a rendere l’esperienza di gioco immersiva. Aprire le porte di colpo, può costare la vita: dietro a ogni angolo può nascondersi un nemici. Per questa ragione, in alcune occasioni, è consigliato aprire un piccolo spiraglio e lanciare una granata stordente o, nel peggiore dei casi, una granata a frammentazione.
Anche la personalizzazione del proprio equipaggiamento è pensata per incrementare il realismo, e di conseguenza l’immersione. La propria arma principale va sistemata in modo che renda l’esperienza di gioco il più vicina possibile al proprio stile di gioco, non a caso si deve prestare attenzione anche al posizionamento della impugnatura posta sotto la canna: così da evitare che la mano ostruisca la visuale quando si mira.

Tutta questa ricerca verso il realismo, mostra il fianco in alcune situazioni, dove il proprio personaggio ritira l’arma perché troppo vicino a una qualche superficie. Questo compromette alcune fasi di gioco, come quando si salgono delle scale o ci si vuole affacciare una finestra. Inoltre, il realismo viene minato da una interazione ambientale che delle volte risulta insoddisfacente. All’interno degli scenari si possono aprire alcune porte, mentre per altre si deve colpire la serratura, mentre le finestre risultano completamente intangibili limitando le tattiche che possono essere attuate (soprattutto quando si è da soli).

Alla fine della fiera il gameplay funziona, ma perde punti suo restare avvinghiato al passato mentre al tempo stesso decide di sacrificare alcuni degli aspetti più classici e interessanti, per abbracciare quelli odierni come la centralizzazione del multiplayer. A conti fatti gli manca quel fattore in grado di attirare la vecchia utenza dei Ghost Recon e Rainbow Six. La stessa che oggi, probabilmente, è attirata dagli altri esponenti come il già citato Ready or Not.

// ORIGINE_DEL_VIDEOGIOCO Fornito dall'editore
// VALUTAZIONE_FINALE 3 CONSIGLIATO CON RISERVA
// PRO
  • + L'approccio estremamente realistico aumenta la tensione e la sensazione di essere in costante pericolo durante le sessioni di gioco.
  • + Nuove modalità di gioco, con tanto di Operations per un'esperienza (potenzialmente) interessante.
  • + La personalizzazione del proprio equipaggiamento va ben oltre la semplice estetica. Dai mirini e all'impugnatura, tutto va scelto per uno stile di gioco funzionale.
// CONTRO
  • - Nonostante voglia essere un videogioco vecchio stampo, la sua impostazione "multiplayer centrica" finisce per essere un paletto piuttosto importante per la fruizione del videogioco, che sfortunatamente non vanta una community numerosa.
  • - Attualmente è estremamente instabile. Il solo aggiornare i driver potrebbe danneggiare in modo radicale l'esperienza di gioco.
// IL_VERDETTO

Sono tornato su Ground Branch dopo averlo accantonato 5 anni fa, ritrovandomi tra le mani un videogioco altalenante. Aggiornare i driver implica crash costanti, che danneggiano profondamente l'esperienza di gioco. Va comunque detto che il suo gameplay tattico sa essere soddisfacente, nonostante sia incentrato principalmente per un approccio cooperativo con altri giocatori. Nonostante sia uscito dall'accesso anticipato, la percezione è quella di un videogioco che deve fare ancora molta strada per soddisfare i palati più esigenti e nostalgici.

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