Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Remake – Recensione
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake offre un'esperienza horror soprannaturale unica, dove fantasmi e rituali oscuri si affrontano con la leggendaria Camera Obscura.
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Remake – Recensione
- + Atmosfera e Direzione Artistica: Il villaggio di Minakami offre un'immersione e un'atmosfera spettrale ineccepibili, valorizzate dall'Unreal Engine 5 e dall'illuminazione Lumen.
- + Sistema di Combattimento Unico: La meccanica della Camera Obscura per combattere ed esorcizzare gli spiriti si conferma originale, affascinante e ben integrata.
- - Backtracking Estenuante: L'andirivieni forzato, specialmente nella fase centrale, è eccessivo: annacqua la trama, azzera la tensione e genera molta noia.
- - Ottimizzazione su PC Scadente: Frame-rate bloccato a 60 FPS ma incostante, evidente pop-in visivo e menù delle opzioni grafiche scomodo da gestire in-game.
Fatal Frame 2 Remake vanta un'atmosfera horror eccezionale e un gameplay originale. Purtroppo, l'esperienza viene gravemente minata da un'ottimizzazione problematica, meccaniche datate e, soprattutto, da un backtracking estenuante che ne compromette il ritmo. Un fascino intatto, ma consigliato principalmente ai nostalgici e ai più pazienti.
Questa recensione è stata aggiornata per renderla conforme al nuovo tema, il contenuto è rimasto completamente invariato. In ogni caso, la versione originale è raggiungibile a // questo_link.
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è uno di quei videogiochi su cui desideravo metter mano, principalmente per la sua componente horror differente dagli altri esponenti del genere e, secondariamente, per parlare di un videogioco nella veste di “Neofita”: la rubrica che si ripropone quando, qualcuno dello staff, decide di immergersi in un franchise a lui sconosciuto e desidera parlarne in una veste più vicina all’utente intenzionato a uscire dalla propria zona di conforto. Tornando a Fatal Frame, appartiene a quel filone horror soprannaturale che fa uso di spettri e fantasmi, in un villaggio sperduto tra le montagne giapponesi per generare ansie e timori. La sua originalità è ben riposta nella presenza della Camera Obscura e di tutte le meccaniche di gioco a essa correlate. Aggiungo che, a differenza del rifacimento del primo capitolo e della versione originale Project Zero 2, Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Remake dispone della localizzazione italiana.
Il destino della Farfalla Cremisi
Le premesse per un’ottima esperienza horror ci sono tutte. Le due gemelle Mio e Mayu vengono attirate nel villaggio sperduto di Minakami, nel quale venivano commessi oscuri rituali e crimini efferati con lo scopo di proteggerne i segreti: chi vi mette piede non può uscirne. Ciò non fa demordere la tenacia delle due sorelle, che esplorando le fatiscenti case dovranno portare alla luce i misteri che avvolgono Minakami e la sua storia, approfondendo aspetti narrativi relativi sia la storia principale che quella degli abitanti del villaggio stesso e dei visitatori mai più usciti, attraverso la raccolta di documenti ricchi di materiale narrativo.

In Fatal Frame gli spiriti si dividono in: apparizioni, delle entità malevole e aggressive che non esiteranno ad attaccare Mio e Mayu; gli spettri, mostrano le azioni compiute quando erano in vita, in maniera simile ai fantasmi, che in questo caso possono essere considerati degli eco del passato.
Durante l’esplorazione, Mio entra in possesso della Camera Obscura, una particolare macchina fotografica che consente di esorcizzare gli spettri fotografati, introducendo il sistema di combattimento contro gli spettri maligni. Rimanendo sul combattimento, Mio dovrà assicurarsi di inquadrare al meglio le apparizioni, così da assicurare una buona quantità di danni inflitti. In suo aiuto è presente anche un sistema di miglioramento dedicato unicamente alla macchina, basato sulla raccolta delle “perle del rosario” con la possibilità di effettuare un reset grazie al “rosario inversione”.
Con l’avanzare della storia, si potranno sbloccare anche particolari filtri che permetteranno a Mio di risolvere alcuni puzzle ambientali, affrontare le apparizioni in più modi e svelare ulteriori segreti relativi il villaggio attraverso le fotografie dei fantasmi.


Il backtracking e l’ottimizzazione sono i veri nemici
Lo studio Team Ninja è riuscito a creare un’atmosfera ineccepibile fin dalle primissime sequenze. Minakami restituisce quel sentore di villaggio spettrale e abbandonato, sia all’esterno delle abitazioni che negli interni, complici anche un Unreal Engine 5 sotto-steroidi e l’integrazione di Lumen per le fonti di luce. Questo abbinato a una direzione artistica di alto livello, fanno in modo che si possa essere completamente avvolti dall’immersione.
Purtroppo, ci sono alcuni aspetti che fanno storcere il naso. Primo fra tutti è sicuramente l’ottimizzazione tecnica, considerando che su PC il frame-rate è bloccato a un tetto massimo di 60 FPS. Una scelta incomprensibile sulle prime, ma che trova risposta giocando: presenza massiccia di pop-in, con gli elementi che vengono caricati anche a brevissime distanze, e un frame-rate incostante.
A ciò si aggiunge anche una gestione delle impostazioni poco soddisfacente, spingendo a dover tornare al menu principale per modificare settaggi come il DLSS.
A minare completamente l’esperienza di gioco, e qui mi permetto di entrare in una sfera piuttosto personale, è il backtracking forzato e invasivo. Premettendo che il Fatal Frame 2: Crimson Butterfly originario è uscito nel 2003, sotto il nome di Project Zero 2: Crimson Butterfly, questo prodotto lo considero come un rifacimento ben poco riuscito. In quegli anni, il backtracking era una meccanica di gioco concepita per sfruttare al meglio il poco spazio sui sistemi di archiviazione (come i CD-Rom), ma anche per pompare maggiormente i contenuti in fatto di quantità. Considerando la qualità di alcuni remake, intesi come tale, sarebbe stato lecito aspettarsi un qualche accorgimento da parte di Team Ninja in tal senso. Eppure ecco qui un backtracking esagerato, che si intensifica particolarmente nella parte centrale, tra i capitoli IV e VII. Arrivando a “contagiare” anche alcune delle idee buone presentate inizialmente, che vengono riproposte più e più volte nullificandone tutti i risvolti positivi, come i momenti di ansia nell’apertura delle porte o quando si raccolgono oggetti. Stessa sorte finisce per toccare a un’apparizione in particolare, che ha lo scopo di braccare Mio impedendole di accedere a determinate sezioni.

Flusso di coscienza
Giungere ai titoli di coda di Fatal Frame 2: Crimson Butterfly 2 Remake è stata una sfida. Da che ero partito entusiasta, per l’atmosfera, una storia affascinante e un sistema di combattimento che fa leva sulla correlazione tra foto e spettri, ho finito per riscontrare seri problemi a causa di un backtracking veramente estenuante. A tratti sembra che il videogioco non volesse più finire, eppure l’ho terminato in circa 13-14 ore, che a me, onestamente sono sembrate più di 20. La situazione è andata peggiorando in alcune circostanze dove, il posizionamento dei nemici sembrava completamente randomizzato, con diverse apparizioni situate in sequenza con tanto di stato indispettito (una sorta di stato “berserk”) senza dare respiro.
Consapevole che ci siano ben sei finali, attualmente ne ho sbloccato soltanto uno, non credo di avere la forza e la pazienza per giocarlo nuovamente. Stesso discorso vale per le missioni secondarie che, sebbene sembrano interessanti sulla carta, non sono riuscito a completarne diverse: causa noia sopraggiunta in diretta conseguenza del backtracking. Non a caso, inizialmente, ho apprezzato moltissimo come Team Ninja avesse gestito la comparsa degli spettri e fantasmi (mi riferisco a quelli che devono incrementare lo stato di suggestione ambientale). Ma a causa dell’eccessiva ripetizione generale, tutto ciò che ho trovato affascinante ha finito per risultarmi completamente indifferente, non riuscendo più a generare stupore, ansia e curiosità.

Nonostante la storia si fosse presentata più che bene, finisce per essere vittima di un annacquamento generale per giustificare il backtracking, generando anche delle incongruenze narrative con protagonista Mayu: il suo continuo fuggire e vagare per Minakami, attraverso percorsi completamente inaccessibili a Mio, finisce per risultare anch’esso estenuante.
Pur trattandosi di un remake che, in realtà, non mira assolutamente a svecchiare una formula semplicemente vecchia, Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Remake finisce per essere un prodotto da consigliare con riserva. I nuovi giocatori potrebbero non trovare piacevole e soddisfacente alcune meccaniche e dinamiche di gioco, che potevano essere comprensibili 23 anni fa, ma non oggi. Per quanto i suoi difetti abbiano gravato pesantemente sulla mia esperienza di gioco, una bocciatura completa trovo che sia immeritata.
- + Atmosfera e Direzione Artistica: Il villaggio di Minakami offre un'immersione e un'atmosfera spettrale ineccepibili, valorizzate dall'Unreal Engine 5 e dall'illuminazione Lumen.
- + Sistema di Combattimento Unico: La meccanica della Camera Obscura per combattere ed esorcizzare gli spiriti si conferma originale, affascinante e ben integrata.
- - Backtracking Estenuante: L'andirivieni forzato, specialmente nella fase centrale, è eccessivo: annacqua la trama, azzera la tensione e genera molta noia.
- - Ottimizzazione su PC Scadente: Frame-rate bloccato a 60 FPS ma incostante, evidente pop-in visivo e menù delle opzioni grafiche scomodo da gestire in-game.
Fatal Frame 2 Remake vanta un'atmosfera horror eccezionale e un gameplay originale. Purtroppo, l'esperienza viene gravemente minata da un'ottimizzazione problematica, meccaniche datate e, soprattutto, da un backtracking estenuante che ne compromette il ritmo. Un fascino intatto, ma consigliato principalmente ai nostalgici e ai più pazienti.