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Recensioni 05 FEBBRAIO 2024 10 MIN LETTURA

Suicide Squad, un progetto troppo prematuro – Recensione

Uccidere la Lega della Giustizia

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Suicide Squad Kill the Justice League
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Suicide Squad, un progetto troppo prematuro – Recensione

La serie Batman: Arkham ha segnato i giocatori di ogni target, dai fan dell’universo DC ai giocatori occasionali che conoscono Batman soltanto grazie ai film e cartoni animati, raccogliendo al tempo stesso anche il favore della critica specializzata. Tenendo a mente ciò, attorno a Rocksteady si è creata una certa aspettativa per quanto concerne il suo progetto successivo, rivelatosi essere Suicide Squad: Kill the Justice League, sancendo il consueto errore firmato da Warner Bros, compiuto anche con la DC cinematografica. Però, forse, è meglio procedere per gradi.

Uccidere la Lega della Giustizia

Sono passati diversi anni dal Programma Knightfall di Batman: Arkham Knight, Brainiac ha invaso la Terra e sta distruggendo Metropolis, ha già soggiogato le menti dei membri della Justice League, a eccezione di Wonder Woman. I restanti membri, Superman, Batman, Lanterna Verde e, in un secondo momento, Flash, gestiscono le forze armate e le difese di Brainiac, mentre le varie unità rapiscono e “trasformano” gli abitanti di Metropolis in sue pedine.

Qui entra in gioco la Suicide Squad, denominata Task Force X, formata da Harley Quinn, Deadshot, King Shark e Capitan Boomerang, che viene spedita a Metropolis con l’incarico di indagare, catturare e, in seguito, uccidere i membri della Justice League, sotto il comando dell’agente Amanda Waller della ARGUS.

Durante le 15 ore circa, impiegate nel portare a termine la storia principale (con qualche secondaria), la Suicide Squad entra in contatto anche con altri personaggi, variando tra Lex Luthor, Ivy e altri che già si sono visti nella serie Arkham e non.

Non vi spoilero gli eventi che portano la squadra alla caccia e al come essa possa riuscire a combattere contro gli eroi, ma preparatevi a un trattamento generale ben poco lusinghiero.

I problemi di un progetto chiaramente prematuro

Giocando Suicide Squad non ho potuto fare a meno di ritrovarmi a giocare un videogioco che vuol raccontare una storia priva di un background generale, cosa a cui si è stati abituati dalla serie di Batman: Arkham, oltre che alla filmografia Marvel. Ritrovarsi con un Batman che aveva “appeso il mantello” e diversi personaggi inediti nell’ambiente videoludico assieme a una Justice League già bella che formata, è stato destabilizzante, oltre al fatto che i momenti più cruciali, ovvero quelli dove si uccidono gli eroi, sono stati semplicemente insignificanti. Tutti a differenza di quelli dedicati a Batman e sono proprio quelli a rappresentare al meglio tale problema.

Le sequenze dedicate all’uomo pipistrello sono semplicemente ottime, Rocksteady ha sapiente utilizzato tutte le tecniche di combattimento che il giocatore ha utilizzato nei videogiochi di Arkham, dall’utilizzo del rampino nelle zone d’ombra fino al gel esplosivo, per mettere in mostra delle vere e proprie situazioni ai limiti dell’horror grazie anche a un’ottima atmosfera. Di contro, quelle dedicate agli altri eroi, sono semplicemente scialbe e non lasciano letteralmente nulla, questo perché Warner non ha voluto prendersi il suo tempo, dedicando ai vari membri almeno un singolo videogioco a testa. Stesso identico errore commesso con la serie cinematografica, dove sono passati dal Superman di Henry Cavill e Batman v Superman a Justice League.

Inoltre, sono presenti alcune incongruenze non giustificate, come Deadshot che da caucasico è divenuto afroamericano, declinando il tutto a un audio nel codex dove lui stesso esclama alla Waller “Non mi chiedi se sono quello vero? Che organizzazione perfetta”, facendo supporre – anche tramite i crediti finali – che ci siano due Deadshot, ma senza approfondire la questione.

Questi aspetti non fanno altro che indebolire la narrazione di uno degli eventi più cruciali dell’universo DC, che sarebbe dovuto essere costruito in maniera certosina, ma che alla fine risulta facilmente dimenticabile.

Quattro protagonisti, un sistema di combattimento

Suicide Squad abbandona completamente il sistema di combattimento dei Batman: Arkham, optando per uno sparatutto in terza persona ibridato alla necessità di utilizzare anche attacchi rapidi in base ai singoli personaggi. In tal senso, Harley utilizza principalmente una pistola e una mitraglietta, ma all’occorrenza non si limiterà a sfoggiare la propria mazza da baseball (che viene sostituita con altre armi contundenti); Capitan Boomerang dispone di un fucile a pompa e un fucile di precisione, mentre per i suoi attacchi rapidi si affida al suo boomerang; Deadshot può utilizzare sia fucili d’assalto che di precisione, alternandoli coi proiettili sparati dalle sue armi poste sugli avambracci; King Shark invece sfrutta fucili a pompa e delle gutling, assieme a due lame corte con le quali scaraventarsi sui nemici.

Ogni personaggio dispone di due abilità speciali e tre rispettivi alberi di abilità dove scegliere poter scegliere in quale modo personalizzarli, la libertà di scelta non è propriamente il massimo e non offre moltissime possibilità di building, nonostante ciò è possibile modificare i talenti sbloccati.

Lato pratico, il sistema di combattimento è certamente un qualcosa che riesce nell’intento di intrattenere, ma sfortunatamente i quattro personaggi non offrono una qualche diversificazione nell’approccio, quanto meno se si gioca in singolo. Difatti, pur tentando un approccio dalla distanza con Deadshot o Capitan Boomerang, la necessità di doversi buttare obbligatoriamente nella mischia si palesa in ogni singolo scontro. Di conseguenza, lo schema delle battaglie rimane sempre invariato, in un turbinio di caos ed effetti grafici fin troppo invasivi per schivare determinati attacchi nemici.

Sfortunatamente la diversificazione è qualcosa che manca all’intero titoli, perché anche le missioni principali e secondarie finiscono per ripetersi troppo frequentemente, perfino nel end-game dove il tutto si traduce in un ripetere le stesse missioni nel tentativo di racimolare il miglior equipaggiamento in virtù dei contenuti che arriveranno in un futuro non ancora definito oppure per scalare la classifica mondiale.

Poteva andare peggio

Graficamente, tenendo a mente che si tratta di un videogioco ben differente dai suoi predecessori, visivamente non è affatto male. Rocksteady si è affidata nuovamente al Unreal Engine 4, lo stesso motore utilizzato per Batman: Arkham Knight.
Dal punto di vista dell’ottimizzazione su PC, non si grida al miracolo, ma è certamente un passo avanti rispetto ad alcuni titoli usciti nello scorso anno, consentendo di mantenere un framerate stabile, attorno ai 60fps, nella maggior parte delle situazioni con le impostazioni tirate al massimo, in 1440p e senza risoluzione dinamica o FSR attivo. Il tutto su una macchina che dispone di un Ryzen 7 5800X affiancato dalla RX7800XT con 32GB di ram.

Ovviamente non è perfetto, ma si è lasciato giocare senza quelle imprecazioni che mi hanno accompagnato nello scorso anno.

Salve giocofumettisti! Qui è il Nonno che vi scrive

Orbene, anch’io ho avuto l’occasione di giocare a questo nuovo titolo di Rocksteady, e rubando spazio a quel Puffo Chiacchierone di Luca, vi racconto brevemente la mia esperienza con la Squadra Suicida della DC.

Devo dire che, per quanto mi riguarda, strano a dirsi, non sono tra coloro che bocciano totalmente il videogioco. In realtà, ho trovato il gameplay piuttosto divertente, sebbene alcune attività tendano a ripetersi un po’ troppo (ma questo è un problema comune a molti “Game as a Service”). La mappa di gioco è di ottima qualità, confermando quanto Rocksteady sappia caratterizzare splendidamente il mondo della DC, Metropolis è davvero un piacere per gli occhi (e qui mi chiedo cosa sarebbe stato se avessero creato un gioco su Superman). Inoltre, devo aggiungere che se questo gioco non fosse stato legato in alcun modo all’Arkhamverse, la storia non sarebbe così brutta da vivere. Certo, non siamo di fronte a un Alan Wake 2, ma ci sono stati dei momenti davvero ben scritti che ho apprezzato molto (in particolare le scene con il Flash cattivo, trovate quasi alla pari del Joker di Arkham, così come le scene con Wonder Woman; mi dispiace che Rocksteady non abbia realizzato una serie di giochi dedicati a lei).

Tuttavia, il problema è che questo gioco è in diretta continuità con gli eventi di Arkham, e confrontandoli con la trilogia del Pipistrello, la trama scricchiola non poco. Ho avuto la sensazione che molte cose non combaciassero con ciò che abbiamo giocato precedentemente. Essendo un GAAS (Game as a Service), speriamo che aggiustino il tiro.

Chiudo con il mio parere sul doppiaggio. Senza giri di parole, ci troviamo di fronte a un lavoro raffazzonato e poco curato, sia a livello interpretativo che qualitativo, non solo per quanto riguarda la doppiatrice di Harley Quinn. Come ho letto in giro, il problema si estende all’intero cast italiano, con voci che non si adattano ai personaggi e un eccessivo sovratono delle emozioni, rendendo il tutto troppo grottesco da ascoltare e compromettendo la qualità di certe scene. La cosa che mi lascia perplesso è che, giocando adesso con il gioco doppiato in inglese, mi rendo conto che nella lingua originale c’è un lavoro di incredibile qualità, nulla da invidiare a un film dal vivo. Non capisco come la Warner sia stata così superficiale sulla qualità audio di un gioco così importante.
Su questo punto, chiedo ai giocatori italiani: desiderate che i giochi vengano tradotti e doppiati nella nostra lingua, a volte esagerando non comprando i giochi perché ne sono privi? Allora dovete pretendere che il lavoro di doppiaggio sia di qualità, soprattutto se parliamo di un prodotto di alto budget come in questo caso.

In conclusione, Warner deve aggiustare il tiro

Con Suicide Squad: Kill the Justice League, Warner ha completamente sbagliato lato narrativo e sulla costruzione di un proprio universo a base di videogame, che era partito con una delle migliori basi in termini assoluti.
Dal punto di vista ludico invece si dimostra intrattenente, ma non esente da alcune problematiche che potrebbero essere “assottigliate” con l’arricchimento di nuovi personaggi pronti ad ampliare la formazione della Task Force X. Il primo ad arrivare sarà Joker, non quello dell’universo degli Arkham, ma è facile supporre che al livello di meccaniche potrebbe non essere dissimile da Harley.

Warner ha dato prova di voler scommettere sul sistema GaaS, pubblicando un videogioco con una campagna singleplayer completabile in (relativo) poco tempo, accompagnata da missioni principali e secondarie per nulla ispirate, figlie di archetipi ludici fin troppo vecchi e visti centinaia di volte. La speranza è che la roadmap – non ancora condivisa – sia ben precisa e che venga rispettata, in modo che l’interesse generale non crolli vertiginosamente. Quello di Warner è un esperimento estremamente pericoloso in un periodo nel quale altri hanno fallito su tutta la linea; per il momento la base è tutt’altro che buona, ma che reputo migliorabile.

// Consigliato_con_riserva

Sintesi Recensione

  • Suicide Squad: Kill the Justice League è un progetto prematuro, che avrebbe avuto bisogno di altri titoli da sfruttare come catalizzatori;
  • diversi personaggi non dispongono di un background, questo comporta la più totale non curanza per le loro sorti nonostante qualche situazione davvero buona;
  • il gameplay generale funziona, ma è fin troppo ridondante e, in alcuni frangenti, risulta poco curato;
  • il doppiaggio sfortunatamente non è assolutamente dei migliori, rivelandosi non all’altezza dei precedenti titoli.
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