Reclaim The Sea: Il Roguelite Pirati che Ti Conquista (Davvero!)
Ma di cosa parla Reclaim The Sea?
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Reclaim The Sea: Il Roguelite Pirati che Ti Conquista (Davvero!)
Salve giocopiratisti e giocopiratiste,
Comincio questo articolo dicendo una cosa: detesto i roguelite. Detesto la loro difficoltà e il perdere tutti i miei progressi per un microerrore, finendo a bestemmiare come un satanasso infernale. Insomma, come potete capire, li MEGAODIO: da The Binding of Isaac a Returnal. Non potete nemmeno immaginare la mia enorme sorpresa quando ho scoperto che il titolo datomi da Luca (grazie mille eh!!) era proprio un roguelite. Il gioco in questione, Reclaim The Sea, è stato sviluppato da una sola persona in quattro anni e si ispira dichiaratamente a un altro titolo molto simile, FTL: Faster Than Light, ambientato nello spazio, che fino a poco tempo fa non conoscevo.
Scoprire che questo gioco appartenesse a un genere che non amo mi ha gettato nella disperazione, nella rinuncia e ha minato la mia poca… pochissima fiducia nel genere umano. Ho avviato il gioco con la morte nel cuore, convinto che mi sarei annoiato e che avrei portato avanti tutto con fatica. E invece, incredibilmente, mi sono dovuto ricredere: questo gioco non solo si è rivelato divertente, ma – se ci si entra con il giusto mood – può diventare una vera e propria dipendenza.
Ma di cosa parla Reclaim The Sea?
Parlando brevemente della trama, che però non è il cuore del gioco, impersonate il comandante di una nave di pirati ribelli in un mondo fantasy steampunk post-apocalittico, sommerso dalle acque. Con una ciurma composta da varie razze (umani, orchi, goblin, nani ecc., ma non hobbit mi spiace Tolkeniani), dovrete navigare fino alla capitale per sovvertire un regime dittatoriale e restituire la libertà al mondo.
La trama è piuttosto generica, ma – come già detto – il vero fulcro del gioco è il suo gameplay. Dato che non sono capace di scrivere una recensione in modo professionale, vi racconterò semplicemente la mia esperienza. Se non siete ancora seduti, fatelo, magari con un caffè o, meglio ancora, un grog o un rum che fa più atmosfera.

L’esperienza di gioco
La prima volta che ho avviato il gioco, dopo l’incipit narrativo, mi sono trovato davanti a due scelte: la difficoltà (ammetto senza vergogna di aver selezionato il codardissimo facile) e il tipo di nave per iniziare l’avventura. Pensavo di avere vasta scelta… oppure così credevo, visto che inizialmente potevo prenderne solo una, con equipaggio annesso, tra le diverse disponibili. Le altre navi, diverse sia per aspetto che per vantaggi, vanno sbloccate solo dopo aver completato determinati obiettivi (ad esempio, finire una partita a livello difficile). All’inizio questa cosa mi ha dato fastidio, ma ripensandoci è sensata per un roguelite: la sfida è il cuore di tutto e il fatto che ci siano obiettivi specifici per ogni nave dà un senso a ogni run. Se volete la nave che ritenete la migliore, dovete guadagnarvela vincendo la relativa sfida.
Dopo aver scelto la nave e dato inizio alla partita, sono stato proiettato sulla mappa di gioco. Appare subito un testo che ti chiede se leggere il tutorial, salpare subito o dare un’occhiata dettagliata alle caratteristiche dell’equipaggio. Ho seguito un po’ il tutorial per capire le basi del gameplay e poi mi sono lanciato nel mio primo viaggio. Qui si apre davanti a te la mappa, in cui bisogna decidere la rotta, sempre tenendo presente che l’obiettivo è arrivare alla capitale per combattere il regime dittatoriale.
Ogni spostamento nella mappa consuma risorse preziose come cibo e rappresenta un’incognita su ciò che troverai: una nave nemica che magari si rivela un’alleata pronta ad aiutarti, una nave civile che invece si scopre essere un’imboscata di altri pirati, oppure un punto interrogativo che diventa una bottiglia con una mappa verso un equipaggio da salvare e ottenere una ricompensa. Troverai anche mercanti o piattaforme dove commerciare per acquistare potenziamenti e risorse (come cibo e legno) e molto altro. Ogni tappa è una sorpresa: a volte vantaggiosa, a volte una catastrofe che può rovinare l’intera run, esattamente come ogni buon roguelite.


Minaccia ed eventi procedurali
Attenzione però: anche se può sembrare che si possa esplorare liberamente, il gioco introduce presto una barra della minaccia. Più tempo si resta nella stessa mappa, più la minaccia sale e arrivano pattuglie nemiche sempre più forti. Essendo pirati ribelli, siamo ricercati: bisogna dunque sbrigarsi, anche se a volte alcuni eventi possono abbassare la barra (sempre che la fortuna del sistema procedurale sia dalla tua parte). Ciò incentiva a proseguire verso la prossima mappa, anch’essa generata proceduralmente – come le stanze in The Binding of Isaac. In una mappa vulcanica, ad esempio, oltre a trovare poca roba utile, possono pioverti addosso pietre laviche, mentre in altre puoi trovare più navi civili che pirati. Ogni partita è diversa e, considerando che il titolo è creato da una sola persona, il tutto risulta ben gestito. Certo, alcune situazioni possono diventare un po’ ripetitive, ma lo sviluppatore ha già annunciato su Steam l’intenzione di aggiungere nuovi eventi, per cui sono curioso di vedere cosa tirerà fuori con futuri aggiornamenti.
Combattimenti navali e gestione dell’equipaggio
Il gameplay dei combattimenti navali è di tipo “a volo d’uccello”: il gioco va in pausa per permetterti di gestire equipaggio e nave, assegnando ad esempio un membro alla ricarica dei cannoni, un altro al timone, ecc. Poi devi scegliere quali parti della nave nemica colpire. Io spesso puntavo i cannoni sul timoniere, per rallentare la nave avversaria e rendere più semplice il tiro dei miei cannonieri, sperando anche – colpendoli – di scatenare un incendio per tenere occupato l’equipaggio a spegnere il fuoco (e sperando anche che non succedesse a me!). La possibilità di avvicinare o allontanare la nave è un elemento tattico fondamentale: puoi evitare i colpi, tentare un abbordaggio corpo a corpo (se hai acquistato l’attrezzatura giusta), inseguire chi fugge o scappare tu stesso dalle brutte situazioni. Per farlo, però, bisogna potenziare i motori della nave (lo ammetto: non ho ancora capito come fare!). I combattimenti sono poi utili ai membri dell’equipaggio per guadagnare esperienza e diventare più bravi nei vari ruoli. Se non hai pazienza puoi assumere nuovi membri esperti, ma servono soldi e fortuna nel trovare il posto giusto dove reclutarli, sistema procedurale permettendo. E, se sei a corto di uomini e denaro, puoi acquistare automi, a patto di aver costruito la stanza apposita, spazio della nave permettendo, per ospitarli e permettersi di curarsi.


Considerazioni finali
In definitiva, sebbene il genere non mi appassioni, Reclaim The Sea mi ha piacevolmente sorpreso: è un titolo interessante e ricco di variabili. Certo, si vede che c’è ancora da migliorare, sia come varietà di eventi che nei biomi delle mappe (non si percepisce davvero lo spostamento da una zona all’altra: che sia un vulcano attivo o una tempesta non cambia nulla a livello visivo). Ma, a parte questi difettucci – inevitabili data la limitatezza di budget e forse un pizzico di inesperienza – il gioco resta valido. Se amate i pirati, le battaglie navali e la sfida, questo titolo potrebbe davvero intrattenervi per un bel po’.
Detto questo, vi saluto e… al prossimo articolo!