Recensione di Black Myth: Wukong tra miti e combattimenti
Un accenno al Mito
Black Myth: Wukong
Da quando ho visto per la prima volta Black Myth: Wukong mi son detta “Anche se probabilmente non é il mio genere, devo giocarlo!” ed è così che l’ho perfino preordinato per godermelo in tutta tranquillità al lancio. Questo è dovuto dal fatto che sono fissata con Viaggio in Occidente e tutte le sue derivazioni anime, manga e… sì, ho visto da ragazzina pure il vecchio film, di cui ricordo poco, ma il punto è che lo ricordo ancora (traumi di guerra). Insomma, non potevo farmi sfuggire l’occasione di giocare un videogioco ideato da uno studio cinese, quello di Game Science, di cui Viaggio in Occidente fa parte della sua cultura, a differenza di molte altre opere derivative provenienti dal Giappone o perfino dagli Stati Uniti d’America.
Un accenno al Mito
Se ti aspetti di ripercorrere la storia del racconto, all’insegna dell’avventura originale, con tutto il gruppo che ruota attorno a Sun Wukong, beh… Mi spiace deluderti, ma non sarà così.
La storia è successiva ai fatti narrati e ha come protagonista una scimmia del Monte Huaguo che, incitata dal racconto sulle avventure di Wukong, decide di intraprendere il proprio “viaggio verso occidente” alla ricerca delle reliquie in grado di risvegliare lo “Scimmiotto di pietra” dal suo sonno.
Black Myth: Wukong è un Soulslike oppure l’azione si mescola semplicemente coi canoni “Souls”?
Di stampo action rpg estremamente lineare, Black Myth: Wukong presenta un’enorme varietà di nemici di capitolo in capitolo. Raramente ti troverai ad affrontare un boss che hai già visto precedentemente, salvo rare eccezioni come i “mini-boss” o nemici minori. Questo conferisce al videogioco un alto tasso di puro stupore, soprattutto a distanza di diverse ore.
Il sistema di combattimento si basa molto sulla tua abilità e reattività. Più impari dai movimenti del nemico, più sarai in grado di schivare velocemente e, soprattutto, al momento giusto e in questo ti aiuteranno le varie e numerose abilità disponibili.
Il protagonista presenta tre diversi stili di combattimento ma ha a disposizione una sola arma e starà a te decidere come farlo crescere e come impostarlo.
Oltre agli stili di combattimento hai a disposizione anche abilità generiche, che ti permettono di aumentare diversi parametri, e le magie, che verranno sbloccate man mano durante la storia e anch’esse hanno il loro ramo di evoluzione che conferiscono effetti aggiuntivi.


Sono presenti anche altre meccaniche di gioco, come la possibilità di evocare spiriti o trasformarsi in determinate creature affrontate, ma per questo ti lascio il piacere della scoperta.
Procedendo con l’avventura avrai a disposizione anche armature e oggetti da equipaggiare, insieme a medicine da creare per aiutarti durante i combattimenti, aumentando alcune statistiche o togliere eventuali malus.
Ovviamente tutto questo rende il personaggio decisamente personalizzabile e sarai tu a decidere come evolverlo e come settare le abilità a seconda delle tue esigenze. Soprattutto potrai sempre modificare ogni aspetto della sua crescita, in qualsiasi momento e senza alcun limite preimpostato: dai punti abilità assegnati fino alle medicine per incrementare le varie statistiche.
Online si è dibattuto molto su quanto Black Myth: Wukong possa essere considerato un Soulslike oppure no. La risposta è abbastanza semplice: questo è un classico videogioco d’azione, con letteralmente una spruzzata di meccaniche GDR, alle quali si aggiungono alcuni aspetti soliti dei titoli FromSoftware e derivati.
Le similitudini coi Souls ci sono e si possono notare nel sistema di combattimento, che ti spingerà inevitabilmente a dosare gli attacchi e schivare anche con una certa costanza finché non troverai uno spiraglio per scatenare i tuoi attacchi, ma anche nei Santuari, che ricordano a tratti i tipici Falò consentendo di recuperare la salute e magia oltre che far ricomparire i nemici. Infine ci sarebbero anche le medicine ancestrali che consentono di incrementare alcune statistiche individuali del protagonista, come la salute, forza, magia e via discorrendo.Il punto è questo: sono aspetti che non bastano di certo per reputare Wukong un Souls. Sì alcuni boss risultano impegnativi e Barbara ne espone le ragioni qui sotto, ma tecnicamente si sta parlando di un classico videogioco d’azione molto più vicino ad un // Kena:_Bridge_of_Spirits che ad un Dark Souls 3.
Luca il rompiballe
Unreal Engine 5 spremuto al top e un doppiaggio cinese sorprendente
Sia esteticamente che graficamente Black Myth: Wukong si dimostra notevole. Non posso non ammettere di essermi imbambolata molte volte fissando i paesaggi davanti a me, per non parlare delle animazioni in combattimento o nelle sequenze video al punto che mi dimenticavo di “menar le mani” incantandomi davanti allo schermo.
Questo gioco punta molto sull’impatto visivo e mi auguro capiti anche a te che giocando, almeno una volta, di trovare un punto in cui il tuo sguardo si perda nello scenario che ti si pone davanti agli occhi.
Le musiche poi sono molto gradevoli e azzeccate nel loro contesto, personalmente non ho mai trovato un momento in cui mi dessero fastidio o fossero fuori luogo.
Mi sento di dare un piccolo consiglio ovvero, quello di settare il doppiaggio in cinese, e no, non sono una di quelle puriste del “il gioco va giocato nella sua lingua”, ma semplicemente perché i doppiatori hanno svolto davvero un bel lavoro e nonostante della loro lingua non capisca un accidente, musicalmente e a livello di recitazione, l’ho trovato superiore all’inglese: in cinese le voci sono esattamente come te le aspetti e perfette su ogni personaggio.

Quello che… non funziona
Avevo delle aspettative davvero basse per quello che veniva mostrato nei vari trailer di Wukong, pensando che fosse tutta una pomposa manovra, con sequenze spettacolarizzate e montate ad hoc per catturare l’interesse, ma mi sono ricreduta e a parte alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso e una zona specifica del gioco che, senza usare mezzi termini definirei “fatta coi piedi”, il gioco per me è più che valido. Ma entriamo nel dettaglio.
Ti ho già parlato dell’enorme varietà dei nemici che si affrontano durante tutte le mie (circa) 60 ore di gioco, ma presenta alcuni problemi non indifferenti.
Primo fra tutti un mancato bilanciamento che, sulle prime, può compromettere l’esperienza. Per fare un esempio, alcuni dei primi boss possono risultare anche estremamente semplici, ma si può presentare l’eventualità che il successivo si dimostri estremamente più complesso in un modo del tutto casuale. Senza una ragione apparente.
Rimanendo in tema, c’è un pregio che si presenta anche come un difetto: molti dei nemici hanno un’elevata varietà di mosse. Questo mi ha portata a stupirmi per quante combinazioni possono creare, di conseguenza aumenta la difficoltà – in base anche al boss – in maniera esponenziale, perché non presentano pattern specifici o schematici. È infatti capitato che alcuni boss e nemici a Luca non abbiano eseguito determinate prese o combinazioni d’attacco, e viceversa. Sia io che Luca abbiamo ipotizzato che questo possa essere dovuto ad un bug correlato a quanto aveva dichiarato Game Scienze, ovvero che alcuni boss si sarebbero adeguati in base alla bravura del giocatore.
Quella che posso considerare la parte peggiore, è certamente quella del capitolo finale dove si presenta uno scenario semi-aperto, con l’intento ultimo di spingerti ad esplorare per cercare i nemici da sfidare, così da raccogliere degli oggetti chiave in modo da proseguire con la storia. Sfortunatamente è afflitto da diverse problematiche, passando dalla vuotezza generale, elementi di scenario mal posizionati, texture “rotte” e prestazioni notevolmente instabili.
Poi c’è la questione del Diario, una sezione del gioco dove sono presenti diversi documenti informativi, dai nemici ai personaggi, insomma una sorta di bestiario. Ogni scheda presenta un breve testo simil Haiku, ma nel momento in cui si espande la pagina si può leggere una leggenda dedicata al soggetto selezionato. Peccato che non tutte le schede siano tradotte, presentando – il più delle volte – un messaggio di scuse per la mancata traduzione e, una volta aperte, si presentano in inglese. Un incredibile inciampo per una produzione così interessante, sebbene stiano lavorando man mano per aggiungerne.
Concludendo
Sono sempre stata appassionata del racconto “Viaggio in occidente” e ho visto e letto tutto quello che mi era possibile di ispirato ad esso. Di conseguenza, questo videogioco, nonostante non fosse troppo nelle mie corde, non potevo esimermi dal comprarlo e onestamente non me ne pento minimamente.
Come detto, Black Myth: Wukong non è semplicemente basato sul racconto, ma si posiziona successivamente i fatti narrati, prendendosi le proprie libertà creative ponendo come base i personaggi e il racconto originale, ma prendendo una via “nuova” dandoti la possibilità di vivere il tuo viaggio verso occidente.
Il sistema di combattimento e i nemici presenti fanno sì che non avverti una particolare monotonia causata dall’utilizzo di una singola arma. Mentre visivamente si attesta sempre su ottimi livelli qualitativi.
Insomma, Wukong è un videogioco che mi è piaciuto particolarmente. Ha sì quei difetti importanti, come quelli riguardanti il bilanciamento o l’ultimo capitolo, ma reputo che si possa andare oltre riuscendo a goderne tranquillamente.