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Editoriali 28 GIUGNO 2024 6 MIN LETTURA

Perché Linux Nobara non è ancora pronto per l’utente medio di PC gaming

Perché passare da Windows a Linux?

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

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Perché Linux Nobara non è ancora pronto per l’utente medio di PC gaming

Dopo anni passati a giocare su Windows, affrontando i suoi consueti bug di aggiornamento in aggiornamento, ho deciso di effettuare il passaggio a Nobara, una distro Linux dedicata principalmente al gaming ed estremamente compatibile con l’hardware AMD. Ma come si comporta? È realmente una soluzione valida per l’utente medio?
Prima di continuare, voglio mettere fin da subito le mani avanti. Questo articolo non ha lo scopo ultimo di essere tecnico e di sostituirsi a guide specializzate, come non ha lo scopo di andare a scandagliare tutte le feature di Linux o Windows. Infatti tutto quello che andrò a scrivere è semplicemente frutto della mia più personale esperienza: un’esperienza come utente che sfrutta il proprio computer per funzioni multimediali, videogiocare, comunicare e condividere le proprie sessioni di gioco.

Perché passare da Windows a Linux?

Di motivi per cui ho provato il passaggio ce ne sono, ma principalmente potrei riassumere il tutto in due punti: Windows è IL sistema operativo principale, ma sfortunatamente di tanto in tanto sa essere estremamente instabile, soprattutto post aggiornamenti; un’altra instabilità riguarda i driver video di AMD che regalano problemi, molti problemi.
Quindi un bel giorno ho deciso di buttarmi e ho installato Nobara nel mio SSD principale, in seguito ho installato tutto il necessario per poter giocare, quindi Steam e compagnia cantante. I problemi non hanno atteso troppo a lungo nel presentarsi: compatibilità con le mie periferiche hardware, dalle SteelSeries Arctis Nova Pro con tutte le loro feature inutilizzabili a causa dell’incompatibilità col software SteelSeries GG; non è mancato qualche problema con la tastiera Logitech G 915 TKL e il mouse Logitech G 903 che non possono essere configurati nella loro totalità, dai profili per ogni singolo videogioco fino alla gestione dei DPI e dei Led che si resettano ogni volta che i due vanno in stand-by per inattività; poi c’è tutta la parentesi relativa il launcher alternativo di Final Fantasy XIV in combinazione col GShade che non ne vogliono sapere di collaborare.

Però ho tentato di resistere più a lungo possibile, finché spoiler non ho abbandonato il tutto e sono tornato su Windows, ma ecco “La mia storia di come tutto non è cambiato”.

Linux, una serie di compromessi incredibili

La mia esperienza con Linux, o meglio Nobara, la potrei riassumere con una sola parola: compromessi. Ma prima di partire, voglio spendere qualcosina in elogi.
Ad oggi Linux offre un ventaglio enorme di possibilità, ci sono distro che richiedono un bel po’ di esperienza, come quelle basate su ArchLinux fino a Nobara, basata su Fedora, tutte offrono un’esperienza di utilizzo differente. Partendo anche dalla semplice installazione del sistema operativo.
Nobara, la distro che ho provato con un certo piacere, è tra le più semplici da installare. Difatti, proprio come Windows, basta scaricare la ISO, inserirla nella pendrive tramite qualsiasi software (Rufus o Fedora Media Writer, per citarne un paio), far partire il boot, scegliere su quale unità installare il sistema e fatto. All’avvio basterà seguire le indicazioni a schermo per installare gli aggiornamenti e i driver necessari.
Nulla di assolutamente complesso, quanto meno per un utente relativamente consapevole.

Tra gli aspetti positivi che ho notato in tempo zero, menziono l’ottimizzazione del consumo energetico con AMD, per esempio un Overwatch 2 con Windows 11, arriva a toccare i 250/270W, mentre con Nobara arriva a un massimo di 180W, con stessi settaggi e stesse prestazioni solide a 144FPS, ovviamente questo può variare da gioco a gioco, considerando che in Ghost of Tsushima il divario non è così esorbitante. Inoltre nel consumo energetico influisce anche le feature sfruttate col software Adrenalin di AMD, che su Nobara non è pervenuto.
Un altro aspetto estremamente positivo riguarda in particolar modo i videogiochi sviluppati con Unreal Engine, laddove su Windows si trascinano dietro i problemi di stuttering in mancanza soprattutto della precompilazione degli shader, con Linux questo problema viene aggirato mediante la precompilazione che avviene ad ogni avvio di Steam e del videogioco scelto.
Rispetto a Windows ho potuto godere anche di una migliore stabilità dei driver anche in alcuni videogiochi, come il citato Ghost of Tushima che su Windows mi ha dato i suoi problemi (ma vi rimando alla recensione).

Però, tutto questo ha un enorme costo: la compatibilità con le periferiche e software, ma anche coi contenuti multimediali.

Linux non è ancora pronto

Mi farò certamente odiare, ma tant’è che Linux non è ancora pronto per essere adottato da chi il PC lo utilizza con più periferiche e, soprattutto, in più modi. Come menzionato sopra, i problemi non sono assolutamente mancati, ma a quelli menzionati potrei aggiungere:

  • l’assenza di un tool completo e ben strutturato come CapFrameX, che consente di monitorare le performance del proprio hardware a tutto tondo, salvando frammenti di dati e con la possibilità di poterli visionare con dei grafici, a questo si aggiunge anche la possibilità di poter effettuare delle comparazioni con pochissimi click;
  • l’impossibilità di poter salvare momenti specifici di una sessione di gioco in tempo reale, cosa possibile con AMD Replay e Geforce Experience;
  • visionare contenuti multimediali in Full HD o Ultra HD tramite servizi come Netflix e Prime Video, al quale si aggiunge la più completa incompatibilità con NOW TV;
  • giocare con determinati videogiochi è estremamente complicato se non impossibile, come i futuri videogiochi PlayStation a causa del PlayStation Network oppure i titoli Take-Two a causa del launcher proprietario;
  • in alcuni casi si potrebbero riscontrare problemi di compatibilità con tool di terze parti dedicati alle mod, come nel mio caso con XIVLauncher in combo col GShade.

Tutti questi motivi, assieme ad altri che in questo momento non mi sovvengono, mi hanno riportato sulla mia strada originaria: Windows, che con tutti i suoi problemi, alla fin fine mi consente un utilizzo a tutto tondo, sebbene in certi frangenti decide di mettermi un bastone tra le ruote.

Non tutto è perduto

Sì, la mia breve esperienza con Linux è stata complessa e all’insegna del “Ok, neanche questo posso farlo”, però ho deciso comunque di tenere Nobara installato in un SSD apposito, così da poter monitorare i progressi man mano che il tempo trascorre. Chissà, magari un giorno potrò sfruttare un sistema Linux come sfrutto Windows, ovvero: senza ingenti compromessi che mi obbligano a cambiare radicalmente il modo col quale mi approccio al PC tutti i giorni.

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