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Recensioni 28 LUGLIO 2025 5 MIN LETTURA

Patapon 1+2 Replay: il ritorno degli eroi a ritmo di musica, ma vale davvero la pena?

Verso Fineterra!

Non mi va.

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Patapon 1+2 Replay: il ritorno degli eroi a ritmo di musica, ma vale davvero la pena?

Correva l’anno 2008 quando su PSP usciva il primo videogioco di Patapon, un gioco in cui a ritmo di musica guideremo delle armate di piccoli occhiolini a combattere e cacciare. Sviluppato da Pyramid in collaborazione con Japan Studio e pubblicato da PlayStation (allora conosciuta come Sony Computer Entertainment), era un gioco insolito e presentava elementi rhythm games mischiati con un pizzico di strategia. Eccoci oggi, nel 2025, ad avere la possibilità di rigiocarci grazie alla nuova versione Patapon 1+2 Replay, che include i primi due videogiochi.

Verso Fineterra!

I Patapon sono un popolo di guerrieri e cacciatori, da sempre in lotta con gli Zigoton (un popolo molto simile a loro nelle fattezze ma dalle forme un poco più squadrate). Dopo una sconfitta contro i loro nemici storici, i piccoli Patapon si rivolgono a dio e quel dio siamo noi, il nostro ruolo è guidarli a ritmo di musica verso Fineterra e vedere “Quella Cosa”. Per farlo dovremo creare armate, cercare i tamburi e le melodie perdute che possano aiutare i Patapon a raggiungere il loro fine ultimo.

Per quanto riguarda il due, invece, è il seguito diretto del primo capitolo per cui la trama partirà esattamente dal finale, quindi non vi dico altro per evitare spoiler sia sul finale del primo che ovviamente l’inizio del secondo.

Combattimenti a ritmo e occhietti agguerriti

Il gameplay non è troppo complesso se sei dotato di un po’ di senso del ritmo (se sei come Luca lascia perdere, lui non ha il senso del ritmo, ha superato a stento la prima caccia). Lo scopo è semplice, aiutare i Patapon nella loro missione e avremo diverse cose da fare: cercare i tamburi e di conseguenza le melodie, sconfiggere nemici e raccogliere risorse, creare e armare il nostro mini esercito.
Ovviamente la musica è molto importante ai fini del gioco e sarà nostro compito mantenere un ritmo costante facendo rimanere in stato di Fever (ottenibile seguendo attentamente il ritmo della musica) la nostra armata, così da potenziarla e renderla più efficiente.

I tamburi e le melodie saranno sparsi per i livelli che andremo ad affrontare, che siano cacce o battaglie, in più sconfiggendo i nemici e le prede otterremo risorse e le importanti monete di gioco, i kaching che ci serviranno per la creazione di nuovi Patapon all’albero Mater.
Potrebbe sembrare semplice, ma durante queste sessioni avremo diversi elementi a remarci contro come per esempio il clima. Bisogna sempre tenerlo da conto perché non solo i nemici, ma anche i nostri piccoli guerrieri sono soggetti a questi eventi climatici. In loro aiuto avremo i miracoli, anch’essi sparsi nei livelli che, una volta raggiunta la modalità Fever, potremo attivare per cambiare il clima a nostro favore.

Creare Patapon invece richiede un poco di sperimentazione, ci sono diversi tipi di Patapon e ognuno ha diverse caratteristiche che posso essere utili in battaglia, quindi, mescolando risorse più rare all’albero, potremo creare vari tipi di guerrieri che prendono il nome di Rarepon. Per quanto riguarda le armi e le armature queste saranno dei drop casuali in alcune missioni, quindi servirà pazienza e fortuna per armare il piccolo esercito.

In Patapon 2 il gameplay invece è rimasto pressoché invariato, se non fosse che hai un margine di errore decisamente più ampio nella pressione dei tasti e restare in Fever (qui tradotto il Folle) è molto più facile. Anche qui come nel primo vanno raccolte risorse per creare i Patapon, ma c’è una differenza sostanziale nella loro creazione. Quando si interagisce con l’albero Mater per crearli, potremo aprire un albero evolutivo per ogni singolo Patapon e potremo modificarlo ed evolverlo senza bisogno (come nel primo capitolo) di distruggerlo e ricrearlo da zero. Ci verrà detto esattamente cosa occorre per evolverlo nello stadio successivo e ci verrà spiegato che tipo di soldatino avremo, le abilità e resistenze che possiederà in modo abbastanza generico, ma ci darà un’idea se quella unità è adatta a quel ruolo, per esempio, un Patapon resistente diventerà quello da prima linea mentre uno con resistenza basse resterà nelle retrovie.

In questo capitolo è stata inserita anche una sorta di “Sfida ai boss” che, con una armata scarna (un elemento per ogni unità), ci permetterà di sfidare i boss della storia e ottenere premi o kaching, onestamente non la trovo troppo entusiasmante e molte volte dimentico persino la sua esistenza.

I miei Occhi! (Pessima battuta n.d.a.)

Non aspettatevi una grafica mozzafiato, si tratta di giochi del 2008 e ha un’estetica molto minimale seppur graziosa e colorata. In questa nuova veste troveremo tutto quello che avevamo nel gioco base ma con una pulizia visiva maggiore. I video presenti saranno terribili perché non sono stati rifatti, ma semplicemente importati dalla vecchia versione PSP. Sia chiaro che Patapon non è una serie di giochi che punta alla grafica ma più sull’estetica. È colorato e piacevole i Patapon sono buffi, agguerriti e dalle forme e dimensioni più diverse e nel complesso per la sua natura di Rhythm game secondo me è più che perfetto.

I giochi presentano un po’ di pecche, la prima è il framerate bloccato a 60 e la seconda è lo screen tearing che sembra sparire se impostiamo lo schermo intero a finestra.

Tirando le somme…

In conclusione, Patapon 1+2 Replay è rimasto fedele all’originale: quei piccoli occhi che si muovono a tempo di musica non sono cambiati dal lontano 2008. La cosa che mi fa un po’ dispiacere è vedere tutte quelle piccole problematiche che magari, con un po’ di attenzione in più, potevano essere corrette. Non pretendo un gioco perfetto, però avrei preferito qualcosa di meno pigro. Una cosa che mi ha particolarmente infastidita è la totale assenza di impostazioni che riguardano l’audio, nel secondo capitolo, infatti, in alcuni momenti ho seri problemi a seguire il ritmo perché audio e voci si impastano tra loro. In sostanza, è stato svolto il minimo indispensabile, ma va riconosciuto (almeno) il merito di aver reso nuovamente accessibile un gioco ormai relegato a una console non più in commercio (come la mia PSP, ormai fuori uso).

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