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Recensioni 16 AGOSTO 2025 8 MIN LETTURA

Mafia: The Old Country – Recensione

Trama e personaggi

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Mafia: The Old Country – Recensione

La serie Mafia nacque nei primi anni 2000 per offrire un’esperienza narrativa più lenta e curata rispetto all’azione frenetica di altri titoli come GTA: missioni lineari, ritmo misurato ed una regia cinematografica, con il primo titolo della saga sviluppato da Illusion Softworks; con Mafia II, sviluppato da 2K Czech, questa impronta si è rafforzata, puntando su una trama ancora più intensa e personaggi memorabili, mentre per Mafia III, sviluppato da Hangar 13, si è scelto di approfondire la formula dell’open world, risultando in un’accoglienza da parte del pubblico e della critica molto contrastanti. Fedele alle sue radici, la saga ha sempre puntato su ambientazioni storiche ricostruite con precisione e una direzione artistica dallo stile riconoscibile. In questo solco si colloca The Old Country, che mira a recuperare le atmosfere dei primi capitoli, attraverso un approccio più lineare e story driven come i primi 2 capitoli della saga.

Trama e personaggi

Mafia: The Old Country ci trascina nella Sicilia rurale dei primi del ’900, seguendo l’ascesa di Enzo Favara da giovane minatore oppresso a uomo d’onore nella potente famiglia Torrisi. L’incontro con Don Bernardo segna l’inizio di un percorso scandito da alleanze pericolose e scelte irreversibili, in cui le relazioni con Isabella, figlia del Don divisa tra dovere e desiderio di libertà, Cesare Massaro, nipote ambizioso e imprevedibile, e Luca Trapani, sottocapo stratega e mentore, plasmano il destino del protagonista. In un contesto di tradizione, violenza e modernità incalzante, il gioco intreccia dramma personale e ritratto storico, mostrando come la promessa di riscatto offerta dalla mafia sia inseparabile dal peso delle sue catene.

Gameplay ed ambientazione

In Mafia: The Old Country, l’esperienza di gioco si fonda su un mix ben bilanciato tra narrazione cinematografica e azione controllata dal giocatore. Ogni missione alterna momenti di esplorazione libera, dove è possibile immergersi nei dettagli della città d’epoca, a sequenze più tese e scriptate che richiedono precisione e sangue freddo.

Le sparatorie sono caratterizzate da un sistema di copertura molto simile a quello dei Gears of War, con armi che hanno un peso e un rinculo distintivi, spingendo il giocatore a ragionare tatticamente piuttosto che affidarsi al fuoco a raffica. La guida dei veicoli, dal rombo delle vecchie berline ai controlli più nervosi delle auto da corsa, aggiunge varietà e tensione alle missioni, con inseguimenti che mettono alla prova riflessi e pianificazione; da segnalare il sistema di shooting che risulta difficile da gestire, soprattutto durante la fase di mira, rendendo il puntamento sui nemici non proprio intuitivo.

Oltre alle sparatorie, troviamo delle sezioni dedicate al combattimento corpo a corpo, che funzionano come delle vere e proprie boss fight: scontri uno contro uno a colpi di coltellate, con parate e schivate al momento giusto, oltre al classico fendente ed affondo, passando per dei colpi pesanti che destabilizzano la guardia dell’avversario; le sezioni, col passare delle ore, risultano sì ripetitive, ma molto coinvolgenti per il giocatore.

La gestione delle risorse, come denaro, armi e potenziamenti sotto forma di statue e ciondoli, influisce sullo svolgimento delle missioni, rendendo ogni scelta significativa; il gioco, essendo un’esperienza totalmente lineare, non offre missioni secondarie ma delle piccole variazioni durante il tragitto, per il resto il mondo è pieno di collezionabili da trovare. Per quanto riguarda l’approccio alle missioni stealth, le criticità risiedono nell’IA dei nemici, poco reattiva e con una visuale fortemente limitata, rendendo l’esperienza molto più facile del previsto anche ad alte difficoltà.

L’ambientazione di Mafia: The Old Country si mostra come un tuffo immersivo nell’Italia dei primi anni del ‘900, un mosaico di vicoli acciottolati, piazze gremite e quartieri dominati dall’ombra dei clan locali. Le luci soffuse dei lampioni si riflettono sulle pozzanghere dopo un temporale, mentre il suono lontano di una fisarmonica si mescola al brusio dei mercati rionali.

Ogni distretto delle piccole cittadine offre una personalità distinta: dalle zone portuali brulicanti di traffici leciti e illeciti, ai salotti eleganti dove il potere si veste di seta e parole misurate. L’uso attento della palette cromatica e della colonna sonora crea un’atmosfera sospesa tra fascino e pericolo, trasportando il giocatore in un’epoca dove l’onore e il tradimento camminano fianco a fianco.

Comparto tecnico e sonoro

Mafia: The Old Country si basa interamente sul motore grafico Unreal Engine 5, ed il lavoro degli sviluppatori di Hangar 13 per riprodurre la Sicilia del ‘900 risulta encomiabile: il motore grafico ricrea ambienti urbani ricchi di elementi, con texture ad alta definizione, illuminazione volumetrica e riflessi realistici che rendono le scene vive e credibili. Le animazioni dei personaggi sono fluide e naturali, supportate da un motion capture accurato che restituisce espressioni facciali e gestualità convincenti, soprattutto per il protagonista ed i comprimari.

Nella versione testata (Steam), il gioco presenta dei fenomeni di stuttering e diversi cali di framerate durante le fasi più concitate ed impegnative a schermo, oltre ai vari spostamenti tra una zona e l’altra, e dai caricamenti che molte volte possono prolungarsi per più di qualche secondo, sia se ricarichiate un checkpoint che riprendiate la vostra partita da un punto specifico.

Il comparto audio del gioco, oltre alla rappresentazione delle ambientazioni, è un vero punto di forza: i dialoghi doppiati in siciliano con intonazioni credibili, gli effetti sonori ambientali e una colonna sonora orchestrale contribuiscono a enfatizzare l’atmosfera da noir d’epoca, restituendo una Sicilia quantomai più vera e pulsante in ogni parola pronunciata nel gioco, finanche da uno sconosciuto qualunque. Il merito delle registrazioni ambientali e del doppiaggio in siciliano va attribuito anche allo studio di sviluppo dei nostrani // Stormind_Games.

Realizzazione del comparto narrativo

Vista la grande enfasi di Hangar 13 sul proporre un prodotto molto concentrato sull’offrire un’esperienza cinematografica lineare, analizziamo più a fondo il comparto narrativo dell’opera: il filo conduttore di Mafia: The Old Country è l’esplorazione del potere e delle conseguenze delle scelte morali in un contesto segnato da violenza, lealtà e ambizione. La storia mette al centro il conflitto interiore del protagonista, diviso tra il desiderio di sopravvivere e quello di scalare i ranghi di un sistema criminale in cui l’onore convive con il tradimento.

Sullo sfondo, il gioco riflette su come le circostanze, cioè povertà, legami familiari, bisogno di appartenenza, possano spingere un individuo a giustificare azioni discutibili. In questo senso, il tema diventa una riflessione più ampia sul prezzo dell’aspirazione e sull’illusione di controllo in un mondo governato da regole non scritte.

La scrittura della storia rappresenta una tipica narrazione volta a rappresentare una “famigghia” mafiosa dell’epoca, con una narrazione che arriva ad un finale poco incisivo, rispetto al resto delle circa 12 ore che spettano per completare la storia; i personaggi sono ben scritti e caratterizzati , con il protagonista Enzo Favara che subisce una crescita, partendo da semplice minatore in una miniera di zolfo, fino a scalare i vertici per arrivare al cospetto di Don Torrisi; fra i comprimari troviamo Isabella, la figlia di Don Torrisi, della quale Enzo si invaghisce, il nipote Cesare, con cui Enzo coltiverà una vera e propria amicizia, oltre a Luca Trapani, che farà da mentore ad Enzo nel corso della storia.

Conclusioni

Mafia: The Old Country può considerarsi un titolo ben riuscito, al netto di qualche difetto: le sezioni stealth sono anche troppo facili da padroneggiare, complice una IA poco attenta, mentre per quanto riguarda le sparatorie un miglior feedback dei colpi avrebbe fatto raggiungere alla produzione un valore ancora più alto di quel che si è prefissata; le sezioni a cavallo e di guida sono ben strutturate, con il modello di guida dei veicoli costantemente migliorato, rispetto al precedente Mafia 3. I punti di forza della produzione si attestano ad una narrazione molto coinvolgente con una regia degna di nota, dei personaggi scritti e caratterizzati proprio come se fossimo nella Sicilia del ’900 con tutti gli stereotipi del caso (è un bene), e la cura nella ricostruzione e nella fedeltà dell’ambientazione, una Sicilia realistica e bellissima con dei paesaggi davvero impressionanti, oltre al reparto audio molto ben curato. Troviamo qualche problema tecnico per quanto riguarda il motore di gioco (Unreal Engine 5), causa di qualche stutter e calo di framerate lungo il corso dell’avventura, soprattutto durante i cambi di scenario, nulla di particolarmente grave od impattante. L’obiettivo di Hangar 13 era quello di proporre al pubblico un’esperienza totalmente lineare e cinematografica, riuscendoci in pieno, con qualche criticità che verrà risolta nel tempo; gli sviluppatori potrebbero aver trovato la formula per poter evolvere, nel corso del tempo, la saga di Mafia.

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