JDM: Japanese Drift Master, drift a tutto Giappone – Recensione
Una storia confusa, ma buoni contenuti
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
JDM: Japanese Drift Master, drift a tutto Giappone – Recensione
Lo scorso anno ho potuto provare JDM: Rise of the Scorpion, una sorta di prologo di JDM: Japanese Drift Master, che aveva lo scopo ultimo di dare un’infarinatura generale di ciò che sarebbe stato il videogioco ufficiale, tra una storia raccontata in modo completamente raffazzonato e grezzo, e una AI delle auto sbilanciata a sfavore del giocatore, non mancavano aspetti senz’altro interessanti come il sistema di guida e la location. Ora ho tra le mani la forma finale di JDM: Japanese Drift Master ed ecco la recensione di quello che potrebbe essere una nuova interpretazione dei vecchi Need for Speed, tra gare di drift e su circuiti, immergendosi nel tuning di auto con licenze ufficiali tra estetica e ottimizzazione degli assetti.
Una storia confusa, ma buoni contenuti
La formula adottata da Gaming Factory non è così distante dai vecchi Need for Speed. La storia, narrata a mo’ di manga con vignette che danno vita a sequenze decisamente sottotono e, in alcuni casi, per nulla chiare nelle sue tavole, svolge l’obiettivo di trasportare il giocatore tra le differenti tipi di gare presenti in gioco: le Drift sono le gare principali di JDM, dove lo scopo è quello di racimolare più punti possibili driftando a tutto gas; per Grip s’intendono gare di stampo classico, dove l’obiettivo è quello di arrivare primi al traguardo e spaziano tra gare su circuito ed altre “sprint”; le Drag sono quelle gare d’accelerazione, in stile vecchi Need for Speed, dove percorrere un lungo rettilineo cambiando marcia nell’istante giusto, utilizzando anche il Nitro.
La storia vede Touma come protagonista, un pilota polacco che in Europa ha avuto un incidente durante una gara. Ciò lo ha spinto a viaggiare verso Guntama, una prefettura del Giappone, dove ricostruire la propria vita, partendo dal… consegnare sushi e driftando tra i paesaggi rurali giapponesi. Di lì a poco, si immerge nel mondo delle gare giapponesi, sia ufficiali che non. Di missione in missione, la storia racconta in maniera un po’ sconnessa eventi che vedono al centro Touma, che finisce per scontrarsi più volte contro Scorpion, il classico sbruffone del posto e protagonista del prologo. Non mancano altri cliché come: il mistero da risolvere riguardante il pilota più forte, anch’esso ha avuto un incidente e per il quale rischia di essere incastrato; il classico personaggio americanizzato che guida un mostro d’auto, che subito vede in Touma un’avversario da affrontare a più riprese; la ragazza del bullo del posto [Scorpion] che poi finisce per mettersi col protagonista.

Insomma, sia la storia che la sua narrazione sono completamente dimenticabili e lasciano davvero il tempo che trovano, ma per fortuna ci sono i contenuti a tenere incollati allo schermo. Sì perché se c’è una cosa in cui JDM riesce appieno, è quella di fornire un motivo per il quale gareggiare.
Come accennato poco sopra, le modalità principali sono, Drift, Grip e Drag. Però, in base all’espediente narrativo, la formula può cambiare. Un grande classico, per i fan di Inital-D, vede Touma driftare con l’auto per la consegna del sushi, con la quale racimolare una buona quantità di punti mentre si incrementa il valore dello stile, il tutto senza danneggiare il carico.
Ovviamente non tutto è legato allo svolgimento della storia. Infatti, in diverse zone di Guntama sono presenti due circuiti che dispongono di differenti layout per aumentare la rigiocabilità, nei quali è possibile accedere alla modalità sfida con tanto di classifica mondiale, nella quale competere contro altri giocatori a suon di gare a tempo nella modalità Grip oppure nella modalità Drift accumulando il miglior punteggio possibile. Alla conclusione delle gare, il proprio tempo o punteggio vengono registrati e mostrati nella classifica, inoltre si riceve anche una somma in denaro in base alle proprie prestazioni.
Nel momento in cui sto scrivendo questa recensione, non è possibile affrontare l’IA al di fuori della campagna se non riaffrontando nuovamente le missioni, ottenendo circa il 50% della ricompensa originaria. Nella mappa sono presenti le icone relative alle corse clandestine e alle missioni secondarie per effettuare consegne, ma il tutto è etichettato con un “Coming Soon”.
Auto con licenza e personalizzazione a suon di tuning
Nonostante la sua natura di videogioco indipendente, le vetture presenti sono su licenza. Questo significa che è possibile trovare auto realmente esistenti, come la Mazda RX-7 FD (sì, è una delle mie preferite) oppure la celebre, grazie a Fast & Furious, Nissan Skyline R34 V-Spec II. Il parco auto non è definibile ricco, attualmente si contano 25 auto, ma la cura riposta è decisamente buona e fedele alla realtà. Le aziende presenti spaziano dalla Nissan alla Honda, passando per la Mazda e Subaru, concludendo col brand di pura finzione Yotsuhoshi.


Per gli appassionati del tuning e della personalizzazione della propria auto c’è una notizia buona ed una cattiva. In JDM è possibile modificare diverse parti della carrozzeria, riuscendo a rendere originale la propria auto, si possono aggiungere anche i led di vario colore e tipo, ovviamente si può cambiare anche il colore della carrozzeria e modificare alcune delle componenti interne come il volante e i sedili. La brutta notizia riguarda l’assenza di un vero e proprio editor, quindi non si possono creare decalcomanie (non sono presenti adesivi e disegni vari).
Estremamente grezzo: tanti difetti importanti, ma un’ottima possibilità di crescita
JDM: Japanese Drift Master è un progetto decisamente ambizioso e ciò traspare da diversi aspetti, come la cura riposta nel sistema di guida e tutta l’atmosfera di cui è pregno il videogioco. Però, sfortunatamente, non basta la passione per riuscire a fare centro.
JDM ha una valanga di problemi tecnici e strutturali. Sorvolando sul consueto e drammatico Unreal Engine 5, che riesce a regalare stuttering in quasi ogni contesto open world, questo videogioco risulta problematico su diversi fronti:
- gli oggetti che compongono lo scenario sono drammaticamente fastidiosi, alcuni si possono danneggiare mentre altri sono indistruttibili e possono arrestare la corsa dell’auto;
- la fisica delle vetture, quando si gareggia, è abbastanza buona e restituisce la sensazione di star guidando veicoli differenti, ma nell’istante in cui si commette un incidente ci si ritrova davanti a scene surreali con l’auto che prende quasi letteralmente il volo o rimbalza malamente;
- le auto che costituiscono il traffico cittadino sono semplicemente mal gestite, dal momento che in alcune circostanze (come le gare contro la IA) spariscono completamente, mentre quando si svolge una gara Drift in solitaria ci si ritrova entrambe le corsie (in più occasioni) completamente occupate senza avere il minimo spazio di manovra;
- infine c’è l’IA degli avversari, completamente sballata e priva di senso, con circostanze dove è completamente esente dalle leggi della fisica come la forza G generata in curva quando si svolge una gara Grip, mentre in altre è semplicemente tarata verso il basso come se si stesse gareggiando in solitaria.
Concludo questo segmento di negatività, accennando alla presenza di alcuni problemi nella navigazione dei menu interni del gioco col controller, quando si sceglie di personalizzare od ottimizzare l’auto, che sono arginabili utilizzando il mouse.

Prima di passare agli aspetti positivi, mi sento obbligato a porre un accento su una questione correlata alla IA avversaria nelle gare Grip. Ho ovviato al problema sfruttando il cambio manuale, prendendo spunto da un classico escamotage messo in piedi nella scena competitiva dei videogiochi di F1: affrontare le curve con una marcia elevata, nel mio caso (il più delle volte) in 3a e l’ho fatto sfruttando le levette posteriori del controller Gulikit KK3 Max (// ne_ho_parlato_in_questa_recensione). Questa soluzione mi è venuta in mente anche confrontandomi col grande capo Giuseppe, il quale ha pensato che questa problematica potrebbe essere causata dalla scelta, da parte di Gaming Factory, di affidarsi a dei tester che giocano prevalentemente muniti della combo volante e pedaliera e quindi non hanno tarato alcuni parametri in modo corretto per chi utilizza dei controller.
Gli aspetti positivi non mancano, sebbene siano inferiori a tutti i vari difetti. Fra tutti spicca il sistema di guida, che riesce a dare un ottimo feeling anche tramite il controller. Infatti, durante le mie 15 ore circa, non ho mai sentito il bisogno o la necessità di dover acquistare un volante, se non per la questione in relazione al cambio manuale (che personalmente ho sempre trovato scomodo da gestire col controller). Driftare è certamente godurioso, una volta trovata la propria auto e il giusto assetto, anche se io non ho avvertito la necessità di dover smanettare troppo.
Visivamente, per quanto Unreal Engine 5 sia problematico, lo studio ha fatto un buonissimo lavoro sulle auto e sul mondo di gioco, pur rimanendo estremamente statico e con una distruttibilità ambientale ridotta all’osso. L’atmosfera trasuda Giappone in ogni dove, complice anche un’ottima colonna sonora generale, che spazia dal rock alla tecno.


Tirando le somme
Insomma, JDM: Japanese Drift Master è un videogioco acerbo sotto molti aspetti, dalla narrazione fino ai problemi strutturali del videogioco stesso, ciò non toglie che Gaming Factory ora ha un punto dal quale partire per un prossimo progetto. La base di JDM è ottima: c’è un sistema di guida estremamente valido, ci sono i contenuti e c’è anche tanta atmosfera. Una volta limati alcuni dei difetti sistemabili tramite aggiornamenti, come l’IA degli avversari o la gestione del traffico, si avrà un prodotto decisamente migliore rispetto ad ora. Anche lato contenuti il videogioco non è messo malissimo ma neanche bene, considerando che per completare la storia ho impiegato circa 12-13 ore di gioco, però dover rigiocare le missioni non è esaltante. Così come non lo è correre in solitaria per scalare la classifica.
JDM: Japanese Drift Master sarà disponibile su Steam, GOG ed Epic Games Store dal 21 maggio al prezzo di 34,99€ (supponendo una conversione 1:1 dai 34,99$). Lo si può acquistare anche dallo store // Green_Man_Gaming_ottenendo_il_15%_di_sconto utilizzando il codice MAY15.
Se siete arrivati fin qui, dovrebbe essere chiaro che JDM: Japanese Drift Master è una chiara altalena: riesce nei punti centrali, come nel sistema di guida e nel proporre delle auto con licenza, ma cade malamente su tantissimi aspetti. La valutazione finale non è semplice, ma per come è ora JDM, mi sento di considerarlo come un…