Il crollo della critica videoludica: tra conflitti di interessi e recensioni modificate
Il Critico
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Il crollo della critica videoludica: tra conflitti di interessi e recensioni modificate
Non parlo a nome di Q-Gin, ma mi prendo questo consueto spazio per dire la mia. Come mi ritrovo a fare quando voglio buttar giù due righe nel tentativo di condividere un messaggio o, sarebbe meglio dire, un pensiero.
In queste ultime settimane, o anni, si è parlato moltissimo del conflitto di interessi e con Q-Gin se n’è discusso nelle live di Twitch. Il mio pensiero sulla questione è piuttosto semplice e banale: se hai rapporti stretti con le pubbliche relazioni delle major, se hai contenuti ADV (pubblicitari) di videogiochi che poi dovresti valutare, sei inevitabilmente in conflitto di interessi. C’è poco da girarci attorno. Da questo punto di vista, a mio dire, le figure più esposte non sono altri che i content creator e quelle figure della stampa specializzata che prendono parte ad eventi, nei quali la prova in anteprima di un videogioco si trasforma in un’esperienza “da turista”. Non mancano i video di content creator che mostrano parte di questi eventi. Prima di andare avanti, voglio chiarire un punto: il problema riguarda solo ed esclusivamente chi si dipinge come critico, diversi content creator non fanno altro che puro intrattenimento.
Il Critico
Non importa che tu scriva per un portale web oppure un sito di informazione registrato e riconosciuto come testata giornalistica. Se ti definisci Critico, devi fare i conti con la deontologia. Devi trasmettere al tuo pubblico la massima trasparenza e onestà intellettuale, così che esso possa riporre fiducia nei tuoi confronti. Nell’istante in cui la fiducia viene meno, tutto il sistema crolla su sé stesso: è ciò che sta accadendo ora. Da anni, a causa di recensioni un poco controverse, con valutazioni incomprese (leggasi “voti”) e regali da parte delle major, questo rapporto tra utente e la stampa di settore si è danneggiato in maniera irreparabile. E sia chiaro, questo continua a essere un mio pensiero. I regali, che siano prodotti alimentari o semplici periferiche, rimangono regali a sancire un rapporto di natura amichevole: dall’utenza vengono visti come “i cesti natalizi” che il datore di lavoro regala ai propri dipendenti (esempio che riprende il gesto di Sony nei confronti delle figure di settore). A peggiorare il tutto ci sono anche i viaggi, tra cui quelli di natura intercontinentale, per provare un semplice videogioco in anteprima: quando nell’epoca attuale sarebbe sufficiente un banalissimo codice. Come detto sopra, le aziende trattano queste situazioni a mo’ di evento dove il critico viene trattato come un qualsiasi content creator, senza dimenticare i rimborsi spese: // Dragon_Age:_The_Veilguard_–_Lara_Arlotta_(EX_Eurogamer)_e_Le_‘singolari’_Politiche_di_rimborso_ai_creator_di_EA.
I voti sono soggetti all’inflazione oppure “gli piace cambiare”?
Questo preambolo è per porre una sorta di contesto, molto breve e conciso, così da fornire una base da utilizzare per affrontare la questione più attuale: Everyeye e le recensioni modificate, con Francesco Fossetti che parla di buona fede, in difesa della sua posizione in evidente conflitto di interessi.
Ultimo appunto. Everyeye è il portale italiano dedicato all’informazione videoludica con più visualizzazioni tra tutti, e badate bene: non parliamo di una testata giornalistica accreditata, come lo è per esempio SpazioGames. Quindi parliamo del punto di riferimento italiano, tenetelo bene a mente.
Detto ciò, passo al succo. Come menzionato in più occasioni e luoghi, Everyeye e Francesco Fossetti hanno apportato delle modifiche alla recensione del primo capitolo di NieR. Questo evento ha destato non poca rabbia nella community, che si è sollevata esternando severe critiche alle due figure protagoniste. Ma se non si trattasse della prima volta? Se invece fosse una sorta di consuetudine?
Grazie al content creator n0l4n, è saltato fuori che anche la recensione di Dragon Quest VIII del 2006 ha subito delle modifiche e senza alcuna segnalazione. La recensione è firmata da Stefania Sperandio e pubblicata con un tuonante 7, a discapito di un parere espresso estremamente positivo. Se qualcuno oggi andasse a vedere la valutazione di quella recensione, scoprirebbe che il voto attuale corrisponde a un 9. La domanda è ovvia: cosa è successo?
Quando la questione mi è stata girata, // ho_deciso_di_scrivere_un_post_in_merito, nella speranza che qualcuno chiarisse il fattaccio. E così è stato, più o meno. Proprio Stefania Sperandio ha risposto facendo chiarezza, per quanto anche a lei manchino delle informazioni: “Visto che (purtroppo) c’è il mio nome sopra, preciso come si evince anche dal fin troppo pomposo commento finale (ma perdonatemi, avevo tipo 16 anni) che la recensione venne consegnata con un 9 e all’epoca andò su con un 9. Qualsiasi cosa sia successa poi che lo abbia portato a scendere a 7 (sottolineo SETTE, causandomi negli anni commenti privati giustamente perplessi, dove si domandavano di che tipo di disturbo soffrissi, per aver scritto lodi sperticate e poi aver dato un tiepido 7) non la conosco e ne sono curiosa quanto voi”.
Questo significa che qualcuno, all’interno della redazione di Everyeye, ha ben pensato di soprassedere sulla valutazione originaria e modificarla. Ciò ha messo la responsabile del testo, all’epoca sedicenne, in una condizione nella quale gli utenti l’hanno contattata scrivendole di tutto. Dopo anni, tra il 2021 e il 2022, la recensione è stata modificata: quel 7 si è trasformato in un 9. Nessun chiarimento, nessuna nota. Niente.
Ovviamente non è finita qui. Dopo un altro video di n0l4n, condiviso nel gruppo Telegram di Q-Gin, un nostro utente ha segnalato che anche Call of Duty: Advanced Warfare ha subito lo stesso destino. La recensione è firmata da Francesco Fossetti ed è stata pubblicata il 4 novembre 2014, nella sua versione originale il voto assegnato era un 8, modificato nell’arco del 2018 in un 7. Anche in questo caso, nessuna nota e nessun chiarimento. Questa modifica, stando a quanto possiamo apprendere da Wayback Machine, si colloca ben prima dalle modificate applicate alle recensioni di NieR e di Dragon Quest VIII (in quest’ultimo caso, faccio riferimento alla modifica dopo la pubblicazione).


“La buona fede, nelle società civili, non è una condizione da dimostrare: è un punto di partenza.”
“La buona fede, nelle società civili, non è una condizione da dimostrare: è un punto di partenza.” è una frase scritta da Francesco Fossetti in un post del 3 dicembre 2025 eppure, considerando quanto sta continuando a emergere, sembra invecchiata veramente male e prematuramente. La buona fede è una condizione che va dimostrata, soprattutto dopo tutta questa serie di precedenti. Dalla recensione di Dragon Quest VIII, col voto modificato rispetto a quanto dato in origine da Stefania Sperandio, fino alle recensioni di NieR e CoD: Advanced Warfare. La trasparenza, l’onestà intellettuale, la deontologia, sono tutte questione che ricadano sulla figura del critico, non sull’utente finale che usufruisce di un servizio e/o prodotto. L’utente finale è chiamato a dare fiducia, ma per farlo gli occorre una base solida da cui partire. Quella base, che inizialmente appariva con delle fondamenta solide, è venuta meno e ora l’intera struttura sta implodendo su sé stessa man mano che altri elementi saltano fuori.
E mentre i punti di domanda non fanno altro che aumentare, giacché tutto è avvenuto sotto la supervisione di Francesco Fossetti, che ha ricoperto il ruolo di responsabile della divisione gaming di Everyeye dal 2005 al 2022, le perplessità raggiungono anche RoundTwo con la sua estensione FinalRound. Non a caso un buon numero di utenti hanno notato l’evidente conflitto di interessi di questo nuovo progetto: dalla pubblicazione del famoso documentario su CD Projekt Red dopo la shitstorm per Cyberpunk 2077 fino ai più recenti contenuti relativi Ninja Gaiden 4 e Kirby: Air Riders. Vorrei anche far notare un fatto “bizzarro”. All’interno del portale FinalRound, è stata eliminata la // recensione_della_versione_Nintendo_Switch_2_di_Cyberpunk_2077,_scritta_da_Mattia_Ravanelli, sebbene non si conoscano le ragioni e il testo risulta completamente eliminato, il link continua a essere raggiungibile. Quasi da nota a margine, Mattia Ravanelli ha lavorato per Keyword Studios e ora sta lavorando con Seamonkey, due aziende legate a CD Projekt Red per la realizzazione della localizzazione.
Considerando la posizione di Francesco Fossetti, persona che ha lavorato in un portale dove le recensioni sono state “abitualmente” modificate dal oggi al domani, una frase come “La buona fede, nelle società civili, non è una condizione da dimostrare: è un punto di partenza.“, non può non suonare in modo… strano. Contrariamente a quanto sostenuto da lui stesso, l’essere in buona fede va dimostrato, soprattutto dopo un’operato che ha generato una spaccatura, o un dubbio, nei confronti dell’utenza.
Un pattern che si ripete
Quello delle recensioni modificate a posteriori, ora, appare quasi come un pattern che si ripete ciclicamente. Fa strano perché si parla di Francesco Fossetti, una delle persone più influenti del panorama italiano (in merito al settore videogiochi), e di Everyeye, il portale di settore coi numeri più alti in Italia. Una recensione insoddisfacente può essere aggiornata, ma in maniera indiretta: con un classico e semplice editoriale, oppure una nuova recensione con un link interno che rimanda alla versione originale. Ci sono tanti modi per poter esternare la propria maturità e crescita, modi che possono anche dare lustro al proprio portale e nome, ma non è cliccando sul tasto “Modifica” che si può sperare di racimolare fiducia nell’utenza. Vedendo che la conta delle recensioni modificate è salita a tre, non mi stupirebbe se ce ne fossero delle altre. Magari tra quelle passate talmente in secondo piano, che nessuno le ha salvate su Wayback Machine.
