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Recensioni 04 GIUGNO 2024 7 MIN LETTURA

Ghost of Tsushima su Linux? Ecco la nostra recensione

Breve sguardo alla trama

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Ghost of Tsushima su Linux? Ecco la nostra recensione
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Ghost of Tsushima su Linux? Ecco la nostra recensione

Prima Horizon Forbidden West, in particolare sulla configurazione di Barbara – come avete letto nella sua recensione -, poi Ghost of Tsushima: Director’s Cut, a quanto pare Nixxes non gradisce particolarmente le build mosse da una GPU firmata AMD. Questo, assieme alla curiosità, hanno spinto me – utente da sempre Windows – a provare alcune distro Linux per effettuare dei test, ciò mi ha spinto a continuare su questa via (più o meno).

Piccola anticipazione. Ciò che n’è uscito mi ha abbastanza sorpreso: giocare Ghost of Tsushima su Nobara (distro Linux basata su Fedora) ha portato ad una esperienza di gioco pulita e priva di glitch grafici e crash, aspetti fin troppo presenti se giocato su Windows.

Quindi ecco la “recensione” di Ghost of Tsushima: Director’s Cut e della sua versione PC, che si sta dimostrando estremamente interessante.
Uscito nel 2020 per PlayStation 4, il videogioco è sviluppato dallo studio Sucker Punch, celebre per i franchise di Sly Cooper e InFamous, il cui porting è stato curato da Nixxes, lo stesso studio che si è occupato di Marvel’s Spider-Man e Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, di Ratchet & Clank: Rift Apart e Horizon Forbidden West.

Breve sguardo alla trama

In Ghost of Tsushima si interpreta il Samurai e Lord Jin Sakai, durante l’invasione mongola a Tsushima guidata da Khotun Khan. Dopo il primo scontro, nel quale l’esercito comandato da Lord Shimura è stato completamente annientato e l’invasione mongola procede senza sosta annichilendo e soggiogando l’isola, Jin Sakai, sopravvissuto a stento, si getta alla ricerca di nuovi alleati con l’intento di salvare Lord Shimura, respingere gli invasori e riconquistare l’isola.

Va detto che nonostante la trama pone le proprie basi su fatti realmente accaduti, riguardanti l’isola di Tsushima e l’invasione mongola del 1274, i personaggi e gli eventi sono reinventati ai fini narrativi.

Buona libertà di approccio, peccato per l’assenza di conseguenze nello scegliere l’approccio tra Samurai e Spettro

Per salvare Shimura, Jin Sakai sarà messo a dura prova, rischiando di infrangere il codice dei Samurai smarrendo la retta via. Questo all’interno dell’avventura è stato trasposto in maniera certosina. Inizialmente Ghost of Tsushima ha le sembianze di un classico gioco d’azione all’arma bianca, nel quale lanciarsi in mezzo alla mischia e menare fendenti con la propria fidata katana, avviando gli scontri con un Confronto, ovvero sfidando un singolo avversario in un vero e proprio duello all’ultimo sangue. Da lì si avvia uno scontro dove il giocatore deve abbattere i nemici schivando o parando colpi.
Man mano che si gioca, si accumula esperienza, con la quale sbloccare nuove abilità. A contribuire con la crescita di Jin ci pensano i Capi mongoli, che una volta abbattuti garantiranno lo sblocco di nuove forme da sfruttare contro nemici differenti, ampliando la sua rosa di abilità.

Però, soltanto una volta conosciuta Yuna, la ladra che salva la vita a Jin dopo il primo scontro con l’esercito mongolo, si ha accesso all’approccio Stealth, con diversi mezzi forniti al giocatore – tra cui un arco, un rampino e altre armi da utilizzare all’occorrenza – che conferiscono un ottima diversificazione negli approcci da utilizzare in gioco. Ed è proprio con questi mezzi che Jin Sakai si trova dinanzi a un bivio: affrontare i mongoli abbandonando la via dell’onore dettata dal essere un Samurai oppure quella brutale dello Spettro.

Nonostante all’interno di Ghost of Tsushima si dà un certo peso alla questione relativa l’onore, purtroppo non è presente una reale conseguenza al preferire un approccio rispetto all’altro. Di conseguenza, giocare come Spettro, non causerà cambiamenti narrativi significativi.

Giocare su Linux è stato… sorprendente, ma presenta un problema per il futuro

Affermare che Ghost of Tsushima: Director’s Cut giri bene su Linux sarebbe semplicemente riduttivo. Si può dire che sia letteralmente perfetto. Nelle ore di gioco non ha presentato alcun glitch visivo o crash casuale. Vero che la RX 7800XT e il Ryzen 7 5800X sono componenti di tutto rispetto, ma tenendo a mente che su Windows 11 si verificavano crash (apparentemente) causati da un conflitto tra i driver 24.5.1 di AMD e la precedente build di Ghost of Tsushima, ai quali si aggiungevano glitch grafici che potrei riassumere in “sporadici bagliori bianchi”, l’esperienza di gioco su Nobara è stata semplicemente una goduria.
Anche sulla configurazione con RX 6600XT e Ryzen 5 3600X, per quanto concerne le prestazioni, non vi è nulla da dire, se non ché ho riscontrato problemi analoghi all’altra build, fatta eccezione per i crash. L’esperienza di gioco con la RX 6600XT ha visto protagonisti numerosi glitch visivi e diversi elementi che si tinteggiavano inspiegabilmente di colore… blu. Anche in questo secondo caso ho voluto provare a far girare Ghost of Tsushima su Nobara, scoprendo che i problemi sono letteralmente scomparsi.

In tutto questo va precisato un fatto. Ghost of Tsushima: Director’s Cut, col suo recentemente aggiornamento v1053.2.0524.1422, ha ricevuto “aggiustamenti” proprio per le configurazioni AMD e i benefici li ho potuti notare sulla configurazione con la RX 6600XT, la quale si è vista ridurre drasticamente i glitch visivi, oltre alla totale scomparsa del fenomeno che vedeva alcuni elementi tingersi di blu.

Parlando di mere prestazioni, Ghost of Tsushima si è comportato divinamente con una risoluzione di 3440×1440 (formato 21:9), senza l’ausilio di tecnologie di upscaling e con tutti settaggi impostati su “Max”, mantenendo un frametime estremamente saldo e stabile, con un framerate vacillante tra gli 80 e i 100FPS in base alle circostanze su schermo.
Un altro aspetto che farà felici tutti i giocatori PC è senz’altro quello della sua potenziale scalabilità, grazie alla presenza di numerosi settaggi, ma anche di tecnologie supportate (DLSS, FSR, XeSS e la Frame Generation), tra queste figura anche la giovane XeGTAO per l’occlusione ambientale sebbene inferiore alla HBAO+.

Tutto questo porta ad avere anche un’ottima giocabilità anche su Steam Deck, dove Ghost of Tsushima risulta estremamente godibile con un framerate che si aggira attorno ai 40FPS, con un frametime sorprendentemente stabile, coi settaggi su “Medio” e FSR3 attivo.

Insomma, il suo unico problema riguarda la semplice instabilità su GPU AMD che potrebbe esser stata sistemata proprio mentre sto scrivendo.

Il più grande difetto e preoccupazione per i videogiochi futuri riguarda la questione PlayStation Network. Difatti, per il momento, non è possibile accedere al collegamento dell’account PlayStation da Linux, questo mi ha impedito di giocare alla modalità multiplayer Legends.
Se Sony non provvederà a renderlo compatibile in futuro, videogiochi come Concord, God of War: Ragnarok e Until Dawn potrebbero essere ingiocabili per l’utenza Linux // >_Sì,_il_PlayStation_Network_Account_obbligatorio_su_PC.

Per riassumere

Ghost of Tsushima: Director’s Cut non ha esordito in maniera perfetta, a discapito dei possessori di GPU AMD su Windows, discorso differente per chi invece ha avuto la fortuna di giocare su Linux, garantendosi un’esperienza di gioco che rasenta la perfezione. Complice anche l’ottima scalabità del titolo.
Tolta la parentesi tecnica, la storia è semplice ma efficace per il titolo in sé, con personaggi ben caratterizzati, ma che ingrana lentamente prendendosi tutto il tempo necessario per giungere all’apice. Di contro le missioni secondarie presentano un rapporto di personaggi poco ispirati, qualche storia interessante è presente, ma difficile trovarne alcune ritenute “memorabili”. Se si è dediti al completismo sfrenato, c’è il pericolo di riscontrare un annacquamento narrativo in diretta conseguenza alla buona quantità (ma varietà un po’ calante) di contenuti offerti.

Il gameplay è legato estremamente bene alla storia raccontata ed al contesto, sebbene si avverta la mancanza di un sistema di moralità, in grado di generare delle conseguenze in base al comportamento del giocatore (riprendendo il concetto della via del Samurai e dello Spettro). Per fare un esempio, sarebbe stata gradita la presenza di un sistema analogo a quello di InFamous.

Infine l’aspetto visivo. Ghost of Tsushima è un videogioco veramente stupendo da vedere. Non tanto per la sua grafica nuda e cruda, quanto per la sua direzione artistica. A maggior ragione è estremamente leggero e per nulla esoso in termini di requisiti necessari a farlo girare, tanto che perfino su Steam Deck si comporta in modo eccellente, garantendo un’ottima esperienza.

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