DarkenDerek: The Last Fallen, la nostalgia non basta – Recensione
Basta l'essere "spregiudicati"?
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
DarkenDerek: The Last Fallen, la nostalgia non basta – Recensione
Ultimamente DarkenDerek: The Last Fallen è stato protagonista di una nostra live stream su Twitch, mentre i quattro sviluppatori di Action Games sono stati protagonisti di una chiacchierata sul canale Twitch di Gioco con lo Scemo, il momento dunque è giunto. È l’ora di parlarvi di questo FPS che fa l’occhiolino a Duke Nukem e che mette in scena situazioni un poco grottesche.
Non ci sarebbe neanche il bisogno di riportarlo, ma la trama non è altro che un espediente per immergerci all’interno di un contesto letteralmente in preda all’anarchia più totale. La Terra è vittima di un’invasione aliena particolare, gli invasori non si dedicheranno al semplice sterminio, bensì si butteranno nell’impresa di rapire tutte le donne sul loro cammino ed il nostro compito non sarà altro che difendere la nostra compagna rispedendo gli invasori da dove sono arrivati e, con la scusa, liberare le donne rapite. Nulla di più e nulla di meno. In pieno stile Duca, no?
Basta l’essere “spregiudicati”?



Ovviamente sono ironico.
Il contesto puramente spregiudicato potrebbe farlo entrare in quella sfera di videogiochi italici (Grezzodue 2?), dove gli ideatori se ne fregano amabilmente dell’ondata di sdegno che, spesso e volentieri, lascia in uno stato mentale nel quale domandarsi semplicemente “Perché?”, mentre si disintegrano ondate di nemici, mentre l’aspetto prettamente videoludico è il cuore portante dell’intera produzione.
Action Games ha adottato uno stile di gioco estremamente classico, dove il giocatore dovrà fare i conti con sezioni di gioco suddivisi in livelli. Per l’esattezza, parliamo di 3 stage differenti che includono 5 livelli, al termine dei quali si dovranno affrontare dei boss per procedere oltre. La gestione dei livelli può ricordare il modello DOOM, dove per progredire di zona in zona si dovranno recuperare delle chiavi d’accesso o raggiungere una console di comandi per aprire le varie porte, nel mentre si potranno recuperare giubbotti antiproiettile e diverse armi come un fucile d’assalto od fucile a pompa (ce ne sono altre!), da poter sfruttare a tutta forza contro i boss. Attenzione, non risparmiatevi contro i boss, perché ad inizio di ogni livello si ripartirà da 0, con la propria pistola.
Il vero tallone d’Achille di DarkenDerek
Sulla carta, non si può non reputare DarkenDerek interessante: uno shooter vecchio stampo in tutto e per tutto, ma tempestato di problemi.
Poco sopra ho menzionato il modello DOOM, un modello che funzionò negli anni ’90. In questi 30 anni il genere degli FPS ha compiuto balzi enormi, sia in termini tecnici che di puro game e level design. ActionGames ha ripreso quel modello togliendo dall’equazione le schede con colori differenti, sostituendole con una semplice chiave di sicurezza generica e delle console che aprono porte, proponendo un level design privo di verticalità, con uno schema che si ripete spesso nelle fasi più avanzate, come se l’obiettivo dei 5 livelli a stage fosse un obbligo non proprio voluto. A questo inseriamo aree popolate da nemici, che in alcuni livelli sembrano essere posizionati manualmente mentre in altri si ha la percezione che gli autori abbiano usato un “randomizzatore” per quanto risultano insensati.

Ho accennato anche a delle boss fight. Nei primi livelli sono ben accette, visto che fornivano una buona differenziazione. Il problema sorge nelle boss fight di fine stage, con arene spropositatamente immense che danno l’idea di avere tra le mani un prodotto che vuol essere estremamente frenetico mediante l’utilizzo di specifiche piattaforme per velocizzare gli spostamenti, col difetto che vede il gameplay decisamente più lento e legnoso rispetto agli altri esponenti del genere.
In questo minestrone di puri alti e bassi, dove lo shooting sulla carta regala buone sensazioni nostalgiche, ma che all’atto pratico si dimostra problematico su alcuni aspetti, va detto che il comparto grafico in relazione agli scenari non è poi male. Certo, i modelli poligonali sembrano provenire da progetti differenti a causa della discrepanza in fatto di qualità, ma gli ambienti regalano un buon colpo d’occhio, soprattutto nelle fasi in cui ci si trova nelle zone aliene, dove sono presenti superfici metalliche e riflettenti, nonostante in alcuni frangenti risultino un poco vuoti o mal ottimizzati.
Nota di merito va data alla colonna sonora, che trascina per bene nel mood caciarone del gioco, senza risultare fuori posto.


Tirando le somme di DarkenDerek
Al netto della natura del progetto, del fatto che si tratta del primo progetto di Action Games e del fatto che la loro strumentazione, per loro stessa ammissione, non è delle migliori, DarkenDerek: The Last Fallen è un videogioco senza infamia e senza lode. Di certo se non si è appassionati di questa tipologia di shooter e/o non si apprezzasse il contesto in sé, si potrebbe rimanere delusi dal proprio acquisto, d’altro canto se si è appassionati dei Duke Nukem, DOOM ed altri “Boomer-Shooter” – termine coniato con ironia dal buon Boss di Q-Gin – si potrebbe scoprire un titolo che tutto sommato potrebbe soddisfare la propria sete nostalgica qualora non si nutrissero grosse pretese, d’altronde stiam pur sempre parlando di un videogioco da 4,99€ sviluppato da quattro persone un po’ troppo ambiziose (forse).
Pregi
- Il feeling dato dallo shooting
- Comparto grafico degli scenari
Difetti
- Il gameplay in sé risulta poco soddisfacente e monotono
- Nemici poco accattivanti
- Troppa differenza in fatto di qualità tra i personaggi presenti su schermo
- Level design e game design