A Plague Tale: Requiem, un seguito sotto le aspettative – Mini recensione
M'è caduta la mascella...
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
A Plague Tale: Requiem, un seguito sotto le aspettative – Mini recensione
Ero estremamente curioso di metter mano al nuovo A Plague Tale: Requiem. La curiosità di vedere come sarebbe proseguita la storia di Hugo ed Amicia era estremamente elevata e, data la sua presenza nel PC Game Pass, non ho potuto fare a meno di scaricarlo e giocarlo.
M’è caduta la mascella…
Al primo impatto, è stato ovviamente sorprendente. Graficamente il Zouna Engine di Asobo si dimostra estremamente efficace nel far cadere la mascella: si parte dalla qualità dello scenario, con le sue pietre, la sua palette di colori, il mondo di gioco ben dettagliato ed a tratti ben “orrorifico”, arrivando poi all’espressioni facciali dei personaggi durante le sequenze video dove l’engine e la qualità grafica esplodono in un tripudio di muscoli, c’è giusto qualche inciampo nelle animazioni e nella rigidità generale durante il gameplay, ma nulla di realmente eclatante.
…ma fa nulla, è tornata al suo posto
Dopo aver riposto la mascella a suo posto, lo stupore lascia spazio ad alcune mancanze nel gameplay. Laddove inizialmente, in Innocence, si poteva beneficiare della possibilità di lasciare Hugo indietro ed al sicuro, mentre si esplorava la zona invasa dai nemici, ora si ha un unico essere immenso (ludicamente parlando) composto da Amicia e Hugo. Un unico ammasso di carne poligonale che, durante le fasi stealth ha dato qualche noia nello scrutare dietro gli angoli, visto che non v’è possibilità di spostare la telecamera sulla spalla sinistra. Questo fatto dell’ammasso poligonale – personalmente – mi ha dato pesantemente fastidio anche dal punto di vista prettamente narrativo, visto che ai miei occhi è come se tra Amicia e Hugo si stesse sviluppando un rapporto estremamente morboso, vanificando alcune situazioni più avanzate: perché sì, vedere i due non separarsi mai, neanche per dei banalissimi puzzle ambientali dove non erano presenti nemici di alcun genere, m’ha dato veramente fastidio.
Ciliegina sulla torta, le fasi stealth nelle aree più ampie. Chiara dimostrazione di come lo studio Asobo non sia riuscito a sfruttare adeguatamente il level design delle mappe, per non parlare della scelta di game desing nel rimuovere la meccanica presente nel predecessore che dava la possibilità di far saltare gli elmi dei soldati nemici con un colpo di fionda ben piazzato, rendendoli di fatto semi-immortali.
Ovviamente qualche aggiunta c’è stata, come il sistema di “auto-livellamento” dei tre parametri di Amicia che premiano l’agire di nascosto, l’essere aggressivi e l’utilizzare l’alchimia. Interessante è stata anche l’aggiunta della balestra, che dà al videogioco quella dinamicità in più nelle fasi action, ma che a causa della legnosità generale che domina A Plague Tale Requiem, sono risultate abbastanza raffazzonate.
La ricerca continua

Dal punto di vista prettamente narrativo, la storia segue perfettamente il corso degli eventi lasciati in sospeso in Innocence. Con Amicia, Lucas e Beatrice intenti nel cercare un modo di aiutare e salvare Hugo dalla Macula, la terribile malattia che lo sta uccidendo poco a poco, donandogli allo stesso tempo il potere di poter manovrare i ratti. Il gruppo raggiunge presto Provenza, dove hanno appuntamento con Vaudin, alchimista facente parte del Ordine, che almeno in teoria, dovrebbe riuscire a curare o porre un rimedio temporaneo alla Macula. Sfortunatamente le cose finiscono per precipitare molto presto, la piaga dei ratti raggiunge la città e quanto accaduto tra Hugo, Beatrice e Vaudin non fa altro che precipitare le sorti della città nella tragedia. Amicia, all’estremo delle sue forze fisiche, morali e psicologiche, ha il compito di prendere in mano la situazione, prendendo la fatidica decisione di separarsi insieme a Hugo nel tentativo di rincorrere il sogno del fratello che potrebbe svelare il mistero dietro la tanto ricercata cura.
A Plague Tale: Requiem in breve
A Plague Tale: Requiem è stata un’esperienza particolare. Dal punto di vista grafico, nonostante l’esagerata presenza dei ratti sia controproducente per quanto concerne le prestazioni, è impressionante, così come sono state impressionanti le trasposizioni dell’emozioni dei vari personaggi comparsi su schermo, soprattutto la disperazione di Amicia che è emersa perfettamente anche all’interno delle sessioni di gioco.
Requiem però soffre particolarmente dal punto di vista prettamente ludico, le fasi stealth negli scenari più lineari risultano sempre soddisfacenti, sebbene a tratti un poco semplicistiche; al contrario, quelle nelle sezioni più aperte o con oggetti atti ad ostruire la visuale quando si è in “compagnia” di Hugo, risultano abbastanza mediocri. Alcune chicche sono state ben accette, difatti oltre alla balestra, Asobo ha fatto sì di poter sfruttare alcune abilità dei compagni che affiancano Amicia e Hugo nel corso della storia, rendendo alcune sessioni ben più leggere da affrontare, e qualche chicca l’ha regalata lo stesso Hugo!
Come sequel ci si aspettava qualcosa in più e non qualche passo indietro rispetto ad alcune meccaniche presenti in Innocence, però ci sono dei buoni propositi per aspettarsi un terzo capitolo della saga pronto a rivoluzionarla – a tal proposito, consiglio di vedere la piccola sequenza dopo i titoli di coda dedicati a Focus Entertainment.
Consigliato con riserva
Pregi
- Comparto grafico…
- Narrazione
Difetti
- …sebbene l’ottimizzazione non sia delle migliori
- Scene d’azione realizzate un po’ malamente e fasi stealth nelle zone più ampie risultano deludenti
- Si avvertono alcune mancanze rispetto al suo predecessore