Petizione Boom: Visa e Mastercard nella bufera per la censura dei videogiochi
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Petizione Boom: Visa e Mastercard nella bufera per la censura dei videogiochi
La censura ai danni di sviluppatori indipendenti è partita dal gruppo Collective Shout, dopo aver raccolto circa 70.000 firme contro il videogioco No Mercy e, in seguito, a una lettera aperta indirizzata ai diversi gestori di pagamento, tra cui Visa, Mastercard e PayPal.
La questione, qui su Q-Gin è stata coperta con due articoli: Steam censura giochi NSFW: Visa, Mastercard e PayPal decidono cosa puoi acquistare e Shock su Steam Itch.io: Visa, Mastercard e PayPal Impongono la Censura sui Contenuti NSFW. Chi Sarà il Prossimo?. Nel mirino di questa operazione volta a censurare i videogiochi che mescolano pornografia e violenza, c’è finito anche il videogioco VILE: Exhumed, che tratta il tema dello stalking e della violenza contro le donne [VILE: Exhumed, Bannato da Steam il Gioco che Tratta la Violenza Contro Le Donne].
Mentre la community italiana sembra del tutto indifferente, con relativi Content Creator appisolati dal momento che qui il focus non sono i Dragon Age: The Veilguard di turno, la community internazionale si sta muovendo. Una delle iniziative che sta riscuotendo maggior successo è senza alcun dubbio la petizione “Tell MasterCard, Visa & Activist Groups: Stop Controlling What We Can Watch, Read, or Play”, nella quale si chiede ai gestori di pagamento:
- Smettere di censurare contenuti di finzione legale che rispettano la legge e gli standard delle piattaforme.
- Rifiutare l’influenza dei gruppi di attivisti che promuovono panico morale o travisano la finzione come dannosa.
- Essere pienamente trasparenti sulle restrizioni ai contenuti e sulle motivazioni alla base di tali decisioni.
- Proteggere i diritti dei creatori di realizzare contenuti per adulti legali e garantire un processo di ricorso equo per qualsiasi contenuto penalizzato.
Lasciate che i creatori creino. Lasciate che i consumatori scelgano. I processori di pagamento e i gruppi di attivisti non dovrebbero essere i guardiani culturali nell’era digitale.
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