Indiana Jones e l’antico Cerchio è un’avventura col potenziale di riscrivere il genere – Recensione
Una storia coerente e perfettamente centrata nel canone
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Indiana Jones e l’antico Cerchio è un’avventura col potenziale di riscrivere il genere – Recensione
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Incredibile ma vero, ce l’hanno fatta. MachineGames ha ignorato gli standard imposti negli anni da Crystal Dynamics e Naughty Dog, proponendo quella che è la sua visione delle avventure a base di archeologia e misteri.
Indiana Jones e l’antico Cerchio è un videogioco che prende le distanze dagli Uncharted e Tomb Raider, creandosi una dimensione propria in questo ambito. Via le arene dove si affrontano orde di nemici, dove il protagonista si trasforma in una sorta di Rambo del 1985, e via anche l’impostazione della terza persona, ormai trita e ritrita. Quindi a cosa si avvicina? Ebbene, Indiana Jones è un Immersive Sim alla Deus Ex: Human Revolution. O meglio, non lo è del tutto, ma grazie all’aiuto di Arkane e di tutta Bethesda, lo studio di MachineGames è riuscito a creare un videogioco d’avventura distaccandosi da ogni canone, donandogli “un’anima propria”.
Insomma, per farla breve, Indiana Jones e l’antico Cerchio è un titolo d’azione in prima persona, nel quale viene data estrema importanza alle parti giocate rispetto ad un’esperienza cinematografica. Il tutto, facendo centro sull’aspetto più importante: confezionare un videogioco basato sul franchise di Indiana Jones, rispettando i punti forti del personaggio.
Una storia coerente e perfettamente centrata nel canone

Come è stato ben ribadito prima del lancio, Indiana Jones e l’antico Cerchio è canonico all’interno del franchise, posizionandosi esattamente tra il film “I predatori dell’Arca perduta” e “L’ultima crociata”.
In questa nuova avventura totalmente inedita, Indy abbandona i suoi doveri di professore per lanciarsi all’inseguimento di una figura insolita: un uomo dalle dimensioni imponenti che ha trafugato un reperto da una delle teche dell’università. L’inseguimento lo porta in Vaticano e in altre località del pianeta, svelando misteri dietro diverse leggende, scoprendo anche un antico ordine risalente al periodo antecedente la nascita della religione cattolica.
Come nelle prime avventure del franchise, anche qui Indy finisce per scontrarsi contro la Germania nazzista di Hitler, nello specifico: contro il suo collega Emmrich Voss, che per conto del fuhrer sta recuperando degli antichi manufatti in grado di sprigionare un potere enorme se riuniti. Come se non bastasse, ad affiancare Voss è presente sia l’esercito nazzista che quello fascista guidato da Benito Mussolini, che ha finito per invadere anche la Città del Vaticano.

Indiana Jones e l’antico Cerchio è ricco di enigmi che si amalgamano perfettamente con l’esplorazione
MachineGames ha fatto centro. Optando per una formula di gioco più vicina ad un Immersive Sim, ha fatto in modo da non generare situazioni troppo distaccate dal franchise cinematografico. Infatti, nei film, non si vede mai Indiana Jones affrontare orde irrealistiche di nazisti, bensì lo si vede al centro di piccoli scontri, fughe o perfino infiltrazioni. E tutto questo è presente all’interno del videogioco.
Sono presenti diversi approcci che possono essere utilizzati a discrezione del giocatore. Infatti, si può optare per quello tipico degli FPS, pur tenendo a mente che Indiana Jones non è un soldato e di conseguenza lo shooting non dà quel feeling di un Wolfenstein o simili. Po ci sono gli altri due approcci, molto più vicini al Indy del franchise, dove si può agire tramite dei travestimenti, recuperando gli abiti mediante eventi narrativi o esplorando le zone, di conseguenza si avrà la possibilità di attraversare posti sorvegliati con maggior tranquillità; poi c’è la via di mezzo, quella dove si può agire un po’ di nascosto e un po’ a suon di pugni o “mazzate” utilizzando diversi oggetti recuperabili negli scenari, il tutto condito da un sistema di combattimento che non eccelle ma che risulta relativamente soddisfacente, a patto che si imparino le tempistiche delle parate e dei contrattacchi.
Ho personalmente trovato interessante e divertente la possibilità, nelle fasi più concitate, di poter utilizzare le armi da fuoco dei nemici e, una volta terminati i colpi, poterle utilizzare come armi contundenti o da lancio. Un approccio relativamente inedito, che fa leva sul concetto del “E ora che sono senza munizioni che faccio? Quanto vorrei lanciargli il fucile!”.
A tutto ciò si somma la perfetta integrazione della frusta. Utile sia in combattimento per disarmare, stordire o mettere fuori gioco alcuni nemici, ma estremamente utile nelle fasi di esplorazione, dove Indy la utilizza per oscillare in determinati punti o per arrampicarsi.
E proprio ricollegandomi all’esplorazione, dove la frusta gioca un ruolo fondamentale, in Indiana Jones e l’antico Cerchio l’assenza del open-world è un bene. Sì, perché le macro-zone ideate, sono pregne di contenuti tra oggetti da collezionare – alcuni di essi aggiungono informazioni alla storia, sia del franchise che fine a sé stesse – e missioni secondarie che arricchiscono il tutto. Pur essendoci una forte ripetitività nel recuperare alcuni oggetti, l’assenza di un mondo aperto ha conferito la possibilità a MachineGames di poter confezionare un prodotto in grado di far sentire, l’appassionato del franchise, all’interno di un’avventura alla Indiana Jones, passando da una zona all’altra del globo.
Ultima, ma non per importanza, la presenza di “libri” che consentono ad Indiana Jones di migliorare le proprie abilità, sia in combattimento che di sopravvivenza, incrementando la vita e lo spazio nell’inventario per gli oggetti consumabili.

Indiana Jones non utilizza Unreal Engine 5, ma un (non sempre) eccellente id Tech
Visivamente Indiana Jones è un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Sì, alcune espressioni facciali non sono proprio il massimo, soprattutto se paragonate con quelle che hanno determinati personaggi, e la ripetitività di alcuni modelli – l’uno fianco all’altro – non rendono giustizia ad un comparto tecnico di questo livello.
L’implementazione del Ray Tracing, opzione attiva di default e non disattivabile in alcun modo, fa sì che i requisiti hardware non siano affatto leggeri, ma contrariamente a quanto pensato nei giorni precedenti al lancio, non è neanche così pesante da risultare “ingiocabile” o non godibile su macchine di fascia più bassa.
Al netto di ciò, Indiana Jones e l’antico Cerchio si è comportato decisamente bene con le due build su cui è stato provato, una equipaggiata con RTX 4060 8GB + Ryzen 5 5600 con 16GB di Ram e l’altra con RTX 4070 Ti Super + Ryzen 7 5800X con 32 GB di Ram. L’unica vera stortura, è derivata dalla versione Steam, la quale risulta avere dei problemi di performance e lato frame gestiti dalla CPU, in particolar modo sulla build col Ryzen 7 5800X. Il problema può essere “facilmente” risolto attivando la Frame Generation di Nvidia oppure, caso ben più strano, giocando la versione disponibile nel PC Game Pass. Dai test effettuati, la versione disponibile all’interno del Microsoft Store risulta essere più prestante, con una media di circa 10FPS di differenza, e una stabilità nettamente superiore per quanto concerne il frametime.


Indiana Jones e l’antico Cerchio è anche uno di quei videogiochi che inizia a dimostrare quanto gli 8GB di VRam inizino ad essere pochi. Per quanto con una RTX 4060 si giochi bene, va tenuto in considerazione di dover impostare “Memoria texture” su medio per garantire un’esperienza di gioco buona in Full HD. Tutt’altro discorso per la build con la RTX 4070 Ti Super che è riuscita a gestire tutta l’avventura, col preset Supremo, senza ulteriori problemi, con una risoluzione di 3440×1440.
Con l’aggiornamento rilasciato l’8 dicembre, MachineGames ha introdotto anche il Path Tracing, che spinge la componente grafica ad un livello estremamente più elevato, spremendo a dovere anche una GPU come la RTX 4070 Ti Super. Su questa particolare GPU è possibile attivare il Path Tracing, ma a patto di scendere a compromessi con alcune impostazioni grafiche, in quanto i suoi 16 GB di VRam non bastano.

Il miglior videogioco Xbox Game Studios, senza però averne l’etichetta
Nella mia personale bolla social non ho esitato nel lanciare questa mia considerazione: Indiana Jones e l’antico Cerchio è il miglior videogioco Xbox Game Studios dal lancio di Age of Empires IV. E sì, l’ho ribadito più volte pur consapevole che questo videogioco non fa parte dell’etichetta, ma tanto per rendere chiaro il concetto del suo essere un videogioco Microsoft.
Durante l’intera avventura mi sono sentito nei panni di Indiana Jones, sì gli enigmi sono generalmente semplici e l’intelligenza artificiale non brilla per acume. Eppure, risulta essere divertente e intrattenente, catturando l’attenzione, generando il classico fenomeno del “Oh cavolo, sono già le 3 di mattina?”.

I suoi difetti potrebbero essere ritenuti marginali, eppure ci sono. La differenza illogica di prestazioni tra Steam e Xbox/Microsoft Store, la difficoltà generale ridotta all’osso, troppi collezionabili e troppa ripetitività per recuperarli, la presenza di un pop-in estremamente massiccio nell’ultima area. Sebbene mi abbia soggettivamente intrattenuto divinamente per tutte le sue 30 ore di gioco, di base non riesce ad essere IL videogioco di Microsoft, non riesce ad essere IL videogioco di Bethesda – che ancora oggi vive di rendita con The Elder Scrolls V: Skyrim, del 2011.Indiana Jones e l’antico Cerchio non è certamente un capolavoro e (credo) che non aspirasse nemmeno ad esserlo, ma è qualcosa di meglio: è un videogioco che fa il suo dovere, quello di intrattenere, e riesce a farlo perfettamente, rispettando l’opera originale di George Lucas e Steven Spielberg e l’interpretazione originale di Harrison Ford.