DOOM: The Dark Ages – Recensione
Sangue e Demoni
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DOOM: The Dark Ages – Recensione
Demoni e sangue, sangue e demoni, il connubio perfetto che ha caratterizzato la saga creata da ID Software, con l’avvio del reboot del 2016 si è dato inizio ad una nuova reinterpretazione della saga di DOOM, e questo terzo capitolo di quella che potremmo definire una trilogia, cioè DOOM: The Dark Ages, rappresenta un’ulteriore interpretazione della saga FPS.

Sangue e Demoni
DOOM: The Dark Ages introduce, per la prima volta nella saga, una trama vera e propria con l’introduzione di varie cutscenes nel corso dei 22 capitoli del gioco; vi avvisiamo subito che non sono estenuanti ed, anzi, aggiungono quel tocco “narrativo” ma ignorante, che non guasta mai; impersoneremo il DOOM Slayer, sfruttato come una sorta di arma di distruzione per massacrare demoni ed aiutare una legione di soldati contro dei pericoli imminenti (a voi il compito di scoprire il resto dell’incipit narrativo).
L’ambientazione del titolo è caratterizzata da strutture risalenti all’epoca del medioevo e, contemporaneamente, astronavi che sembrano uscite da qualsiasi film di fantascienza, caratterizzando il tratto estetico del titolo in modo peculiare e distintivo.

SHOOT, SHOOT, SHOOOOOT!!!
Il gameplay della nuova opera targata ID Software si differenzia in modo sostanziale dai due precedenti capitoli del nuovo corso: DOOM 2016 presentava un gameplay frenetico e degli stage lineari, DOOM Eternal un gameplay ancor più frenetico (al limite del folle) ed un platforming molto esaltato fra i vari stage, mentre Dark Ages punta ad un approccio più ancorato e “lento” da un certo punto di vista, con gli stage strutturati come open map (cioè delle zone mediamente grandi, con una mappa da consultare ad ogni capitolo, che svela tutti i percorsi possibili, tranne le aree segrete), si prosegue a massacrare demoni per tutto il tempo in varie aree, più o meno grandi.


Per quanto riguarda lo shooting, il feeling è quello di un DOOM in tutto e per tutto: ogni tipo di arma si differenzia dall’altra, le differenze mentre si spara si percepiscono (sia che giochiate da pad, che con mouse e tastiera), e tutta l’impostazione dello shooting si basa su un unico, e fondamentale pilastro: il Sega Scudo.
La novità più importante di Dark Ages è un pilastro fondamentale nel gameplay dell’opera: il Sega Scudo permette al giocatore di effettuare delle parate per tutti i colpi in arrivo (definibile anche come parry), molto efficace in particolare sugli attacchi basati sulle scie di color verde (gli attacchi a distanza e corpo a corpo che i nemici vi sferreranno contro) ed è possibile lanciarlo anche a mo’ di Boomerang contro i nemici, per poi trincerarli di raffiche letali; oltre a questo, le glory kill dei precedenti due capitoli sono state eliminate in favore dell’immediatezza, e degli alberi delle abilità che permettono di potenziare sia le armi che troverete nel gioco, sia il Sega Scudo.
Attaccando i nemici, ogni tanto vedremo dei tipi di cerchi o tratteggiamenti con dei colori diversi attorno ad essi: il color arancione sta a significare che il nemico attaccato è leggermente stordito, il color verde è un avviso ad avviare una parata con lo scudo per eseguire una sorta di contrattacco che causerà molti danni ad esso, mentre il color viola indicherà la quasi sconfitta del nemico, con la possibilità di attaccarlo tramite l’attacco corpo a corpo per finirlo definitivamente, oppure scaricandogli ogni sorta di proiettile.
Presente il cosiddetto scatto del personaggio (definibile come corsa o sprint), che gli permette di muoversi più velocemente nel mondo di gioco, senza limiti di stamina o vigore.


Robottoni e Draghi
Le altre novità di Dark Ages vengono rappresentate dalle sezioni a bordo, rispettivamente, di un mech e di un drago; per quanto riguarda i mech, lo Slayer si muoverà in delle mappe molto lineari dove avverranno degli scontri con altri Titani, a suon di pugni e mazzate, con un sistema di schivate per poter caricare ulteriormente gli attacchi e sferrare dei colpi davvero potenti contro i nemici.
Le sezioni a bordo del drago, invece, ci permetteranno di volare in una zona più ampia per dover distruggere delle navi nell’area di gioco, sparando dei laser dalla torretta attaccata sul drago che lo Slayer guiderà, e conseguentemente schivare col giusto timing gli attacchi dei nemici per poter potenziare ulteriormente l’attacco; dovremmo atterrare anche in dei luoghi, dove ritorneremo nei panni dello Slayer in prima persona, per poter ripulire quelle zone e successivamente ritornare in sella al drago.
Entrambe le sezioni fanno parte delle novità di Dark Ages, ma solo i livelli in sella al drago si sono rivelati capaci di divertire e di incarnare la furia omicida dello Slayer, complici la varietà maggiore di situazioni e di gameplay, rispetto al dover prendere a pugni e schivare costantemente i Titani, che invece risulta un pattern molto ripetitivo alla lunga.


Comparto Tecnico e Audio
L’ID Tech 8, motore grafico sviluppato in casa ID Software, in questa produzione rappresenta uno dei fiori all’occhiello della produzione: rispetto alla versione modificata per Indiana Jones e l’Antico Cerchio (denominata Motor), ID Tech 8 risulta molto meno pesante in termini prestazionali e, conseguentemente, con un impatto generale spettacolare. Il gioco è stato provato su Xbox Series X a 60 fps (sempre fissi) e la qualità visiva che restituisce a schermo è davvero eccellente, fra texture molto ben definite, effetti di illuminazione ben realizzati, HDR davvero buono in ogni situazione, ed una resa visiva ottima, l’FPS di ID Software dimostra tutta la sua impressionante resa tecnica, complice un motore grafico al passo coi tempi ed ottimizzato alla perfezione per l’hardware console.
Grazie al codice Xbox fornitoci da Bethesda, è stato possibile provare la versione PC tramite Xbox App: l’ottimizzazione del titolo risulta molto buona, restituendo un risultato ancor più definito e prestazioni ancor più performanti, a patto di avere un hardware al passo coi tempi (in questo caso una RTX 5070Ti), vista l’implementazione forzata del Ray Tracing, che esclude, purtroppo, molte configurazioni senza hardware capace di reggere il Ray Tracing di base; presenti le ultime tecnologie NVIDIA come il DLSS, NVIDIA Frame Generation, assente per il momento il Path Tracing, previsto con un futuro aggiornamento; presenti anche le tecnologie di upscaling AMD con FSR ed Intel con XESS.
La colonna sonora, composta dal gruppo Finishing Move, non rimane impressa come i lavori del precedente compositore Mick Gordon, risultando si ben realizzata, ma facilmente dimenticabile.
STAND AND FIGHT
DOOM: The Dark Ages risulta essere un capitolo che cambia ancora una volta la formula della saga: un gameplay molto più ragionato e condito di novità che puntano ad introdurre la saga a tutti i tipi di pubblico, che voi giochiate da pad o con mouse e tastiera, fra cui il Sega Scudo con un’ottima implementazione del cosiddetto “parry” durante lo shooting, le modalità col mech ed in sella al drago, ed un approccio ancora più open map (anche troppo in alcuni capitoli). In definitiva, il gioco presenta pochi difetti: le sezioni a bordo del mech risultano essere ripetitive man mano che si prosegue nel gioco (non sono sezioni onnipresenti, ma bilanciate nel giusto numero di capitoli), ed alcuni capitoli con mappe troppo grandi, che potrebbero causare dei cali di ritmo importanti durante il prosieguo del gioco, oltre ad una colonna sonora dimenticabile. Per il resto, abbiamo davanti un grande capitolo della saga, con uno shooting (come sempre) eccellente, un combattimento corpo a corpo reso molto importante e soddisfacente, oltre a delle ambientazioni davvero particolari (fra strutture medievali ed astronavi futuristiche) ed una resa grafica d’eccezione (grazie all’ID Tech 8). Stand and Fight, Doom Slayer!
