Dietro le quinte del disastroso sviluppo di Dragon Age: The Veilguard – ecco cosa è andato storto
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Dietro le quinte del disastroso sviluppo di Dragon Age: The Veilguard – ecco cosa è andato storto
Il giornalista Jason Schreier // ha_pubblicato_un’inchiesta_approfondita_sullo_sviluppo_travagliato_di_Dragon_Age:_The_Veilguard. Il quadro che ne emerge è quello di un progetto segnato da pressioni interne, cambi di direzione imposti dall’alto, frustrazione del team creativo e gravi errori di gestione da parte di EA.
Ecco tutti i punti salienti:
Pressioni e caos gestionale
- Dopo i flop commerciali di Anthem e Mass Effect: Andromeda, BioWare era sotto forte pressione: The Veilguard doveva assolutamente essere un successo per garantire la sopravvivenza dello studio.
- Il progetto era nato come un RPG single player più compatto, col nome in codice Joplin.
- Ma nel 2017 EA ha imposto una trasformazione totale: da gioco di ruolo tradizionale a live service multiplayer (nuovo nome in codice: Morrison).
- Mike Laidlaw, storico direttore creativo, ha lasciato lo studio per protesta.
- Il suo successore, Matt Goldman, ha cercato di adattare il progetto a un tono più “leggero e pulp”, pensato per funzionare in ambito online.
Il ritorno al single player… ma senza tempo

- Il fallimento di Anthem nel 2019 ha riacceso i dubbi interni sulla scelta del modello live service.
- La pandemia e le dimissioni di figure chiave hanno ulteriormente complicato i lavori.
- Nel 2020, EA ha fatto marcia indietro: il gioco è tornato a essere un’esperienza single player, ma senza la fase di pre-produzione necessaria.
- Il team ha avuto solo 18 mesi per riscrivere la storia e rifondare l’intera struttura del gioco.
Deadline troppo strette e gameplay compromesso
- I tempi strettissimi hanno portato a scelte affrettate e a una grave mancanza di “scelte significative” nel gameplay.
- I numerosi rinvii non hanno portato a un ripensamento strutturale, ma solo a prolungamenti su una base già compromessa.
- I test dell’alpha nel 2022 hanno rivelato una narrativa priva di impatto, con scelte superficiali e poco rilevanti.
- I tentativi in extremis di reintrodurre decisioni importanti si sono rivelati forzati e limitati.
Scontri interni e aiuti esterni
- Nel 2023, BioWare ha chiamato in soccorso un secondo team: quello del nuovo Mass Effect.
- Qui sono nati scontri culturali: il team Dragon Age aveva un approccio rilassato e creativo; il team Mass Effect era più gerarchico e rigido.
- Gli sviluppatori di Mass Effect hanno riscritto e aggiunto nuove scene, inclusa la sequenza finale del gioco.
- Il team originale si è sentito tagliato fuori, con accesso ridotto a risorse e decisioni.
- Questo ha generato risentimento profondo, alimentato anche dal sospetto che EA favorisca sempre Mass Effect rispetto a Dragon Age.
Cambiamenti di tono, marketing sbagliato e altri problemi

- Il tono ironico della versione multiplayer sembrava ormai fuori moda e mal adattato.
- La paura che il gioco ricordasse troppo Forspoken ha portato a riscritture in corsa dei dialoghi.
- Lo sciopero degli attori e le richieste di straordinari hanno bloccato molte di queste modifiche.
- Il primo trailer aveva uno stile “cartoon” alla Fortnite, che ha spiazzato i fan degli RPG.
- Il marketing non è riuscito a comunicare chiaramente tono e genere del gioco, peggiorando ulteriormente la percezione pubblica.
Il futuro incerto di BioWare
- BioWare rappresenta solo il 5% del fatturato annuale di EA.
- EA guadagna principalmente da giochi sportivi e sparatutto.
- Alcuni analisti credono che EA potrebbe continuare a sostenere BioWare, sperando in un colpo grosso con The Veilguard.
- Ma altri, come l’analista Doug Creutz, dicono apertamente:
“Se chiudessero BioWare domani, non mi sorprenderei affatto.”
Conclusione
Il disastro dello sviluppo di Dragon Age: The Veilguard sembra l’effetto diretto di anni di decisioni imposte dall’alto, cambi improvvisi di rotta e mancanza di fiducia nello studio da parte di EA. Un esempio lampante di come una gestione errata possa distruggere la creatività di un team storico, sprecando anni di lavoro e talenti.