Dietro le quinte del disastroso sviluppo di Dragon Age: The Veilguard – ecco cosa è andato storto
Il mio pseudonimo è Giuseppe Zetta aka Zell Ho la passione per l’informatica, nata all’età di 6 anni, quando ho avuto a che fare per la prima volta con un Commodore64, appassionato di Intelligenza Artificiale, Sviluppo di Videogiochi e Tecnologie OpenSource. Porto avanti progetti informatici personali con i miei amici di vecchia data, ed ho svariate passioni che variano dall’arte del DJ al video editing passando fino alla produzione musicale.
Dietro le quinte del disastroso sviluppo di Dragon Age: The Veilguard – ecco cosa è andato storto
Il giornalista Jason Schreier // ha_pubblicato_un’inchiesta_approfondita_sullo_sviluppo_travagliato_di_Dragon_Age:_The_Veilguard. Il quadro che ne emerge è quello di un progetto segnato da pressioni interne, cambi di direzione imposti dall’alto, frustrazione del team creativo e gravi errori di gestione da parte di EA.
Ecco tutti i punti salienti:
Pressioni e caos gestionale
- Dopo i flop commerciali di Anthem e Mass Effect: Andromeda, BioWare era sotto forte pressione: The Veilguard doveva assolutamente essere un successo per garantire la sopravvivenza dello studio.
- Il progetto era nato come un RPG single player più compatto, col nome in codice Joplin.
- Ma nel 2017 EA ha imposto una trasformazione totale: da gioco di ruolo tradizionale a live service multiplayer (nuovo nome in codice: Morrison).
- Mike Laidlaw, storico direttore creativo, ha lasciato lo studio per protesta.
- Il suo successore, Matt Goldman, ha cercato di adattare il progetto a un tono più “leggero e pulp”, pensato per funzionare in ambito online.
Il ritorno al single player… ma senza tempo

- Il fallimento di Anthem nel 2019 ha riacceso i dubbi interni sulla scelta del modello live service.
- La pandemia e le dimissioni di figure chiave hanno ulteriormente complicato i lavori.
- Nel 2020, EA ha fatto marcia indietro: il gioco è tornato a essere un’esperienza single player, ma senza la fase di pre-produzione necessaria.
- Il team ha avuto solo 18 mesi per riscrivere la storia e rifondare l’intera struttura del gioco.
Deadline troppo strette e gameplay compromesso
- I tempi strettissimi hanno portato a scelte affrettate e a una grave mancanza di “scelte significative” nel gameplay.
- I numerosi rinvii non hanno portato a un ripensamento strutturale, ma solo a prolungamenti su una base già compromessa.
- I test dell’alpha nel 2022 hanno rivelato una narrativa priva di impatto, con scelte superficiali e poco rilevanti.
- I tentativi in extremis di reintrodurre decisioni importanti si sono rivelati forzati e limitati.
Scontri interni e aiuti esterni
- Nel 2023, BioWare ha chiamato in soccorso un secondo team: quello del nuovo Mass Effect.
- Qui sono nati scontri culturali: il team Dragon Age aveva un approccio rilassato e creativo; il team Mass Effect era più gerarchico e rigido.
- Gli sviluppatori di Mass Effect hanno riscritto e aggiunto nuove scene, inclusa la sequenza finale del gioco.
- Il team originale si è sentito tagliato fuori, con accesso ridotto a risorse e decisioni.
- Questo ha generato risentimento profondo, alimentato anche dal sospetto che EA favorisca sempre Mass Effect rispetto a Dragon Age.
Cambiamenti di tono, marketing sbagliato e altri problemi

- Il tono ironico della versione multiplayer sembrava ormai fuori moda e mal adattato.
- La paura che il gioco ricordasse troppo Forspoken ha portato a riscritture in corsa dei dialoghi.
- Lo sciopero degli attori e le richieste di straordinari hanno bloccato molte di queste modifiche.
- Il primo trailer aveva uno stile “cartoon” alla Fortnite, che ha spiazzato i fan degli RPG.
- Il marketing non è riuscito a comunicare chiaramente tono e genere del gioco, peggiorando ulteriormente la percezione pubblica.
Il futuro incerto di BioWare
- BioWare rappresenta solo il 5% del fatturato annuale di EA.
- EA guadagna principalmente da giochi sportivi e sparatutto.
- Alcuni analisti credono che EA potrebbe continuare a sostenere BioWare, sperando in un colpo grosso con The Veilguard.
- Ma altri, come l’analista Doug Creutz, dicono apertamente:
“Se chiudessero BioWare domani, non mi sorprenderei affatto.”
Conclusione
Il disastro dello sviluppo di Dragon Age: The Veilguard sembra l’effetto diretto di anni di decisioni imposte dall’alto, cambi improvvisi di rotta e mancanza di fiducia nello studio da parte di EA. Un esempio lampante di come una gestione errata possa distruggere la creatività di un team storico, sprecando anni di lavoro e talenti.