Dear me, I was – un film mascherato da videogioco, ma con stile
IN SINTESI
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Dear me, I was – un film mascherato da videogioco, ma con stile
Ci sono videogiochi che ti fanno saltare sulla sedia, altri che ti spingono a lanciare il pad contro il muro… e poi c’è Dear Me, I Was, che al massimo ti fa versare una lacrima mentre sorseggi un tè, chiedendoti dove sia finita la tua giovinezza. Perché sì, chiamarlo “gioco” è generoso. Ma dire che non valga la pena provarlo sarebbe anche una mezza bugia.
Partiamo da quello che è: un viaggio. Non un viaggio epico con draghi, astronavi o pistole al plasma, ma un viaggio di vita. Si segue la storia di una donna anonima dalla sua infanzia fino alla vecchiaia, in dieci capitoli (incluso l’epilogo), dove l’unica vera interazione è scegliere la colazione. Esatto: si passa da un bicchiere di latte e frutta da bambina ai croissant con caffè da adulta. E non è una metafora culinaria: è proprio così.




Ogni scena è un acquerello animato. Non nel senso “oh, che carino lo stile acquerello”, ma nel senso “wow, questo potrebbe tranquillamente finire incorniciato in un museo contemporaneo di Tokyo”. Merito di Taisuke Kanazaki, che ha realizzato uno dei lavori visivi più affascinanti dell’anno, portato in vita con una rotoscopia così delicata da sembrare fatta con i guanti di seta.
L’atmosfera è completata da un accompagnamento musicale fatto di pianoforte malinconico e arrangiamenti delicati che seguono l’andamento emotivo del racconto. Gioia, perdita, amore, solitudine, tutto viene comunicato meglio da una nota suonata lentamente che da mille parole.
Ma poi… si gioca? Eh. Diciamo che ogni tanto ti ricordi di avere un pad in mano. Le interazioni si limitano a scegliere cosa mangiare, a tenere premuto il tasto A per “disegnare” una scena o a completare mini-interazioni simboliche. Tutto molto tenue, tutto molto contemplativo. Sembra più che ti sia stato dato qualcosa da fare giusto per non farti sentire un completo spettatore, la storia è narrata senza dialoghi solo tramite immagini, cosa che ho adorato.
Il punto è questo: Dear Me, I Was non è davvero un gioco. È un’opera d’arte interattiva. Un cortometraggio animato, di un’ora scarsa, con elementi da visual novel che però rifiuta di essere una visual novel. È più simile a sedersi a guardare un film d’autore silenzioso che a vivere un gameplay vero e proprio.
Ma sai che c’è? Funziona. Funziona perché è onesto. Non cerca di vendersi come qualcosa che non è. E pur parlando di una storia non esattamente originale – perché sì, le esperienze di vita quotidiana sono universali – lo fa con un’eleganza e una sensibilità rara. La protagonista potresti essere tu, tua madre, la tua vicina o una sconosciuta sul tram. E funziona.
Certo, resta il sospetto che tutto questo stile visivo e narrativo potrebbe essere usato meglio. Magari con una storia più profonda, magari in un altro genere. Magari un noir, un horror psicologico, un dramma con più colpi di scena. Ma questo è, e non ha la pretesa di essere altro.
In definitiva: Dear Me, I Was è come comprare un DVD d’autore con copertina minimal e una citazione esistenzialista sul retro. Ti metti comodo, lo guardi una volta, magari ci rifletti sopra… e poi? Forse lo metti sullo scaffale e ci pensi ogni tanto. Forse no. Ma per quell’oretta, ti regala qualcosa. Grazie Arc System Works per questo esperimento, alla fine non sei solo violenza e picchiaduro.
IN SINTESI
Stile visivo sublime da mostra d’arte moderna
Storia narrata senza dialoghi solo tramite immagini
Colonna sonora che ti culla l’anima
Storia toccante ma non troppo originale, anzi di vita comune
Interazione? Beh, conta come scaldare il sedile in macchina: c’è, ma non ti porta da nessuna parte
Vale il prezzo di un DVD. Perché in fondo… è un DVD interattivo ben confezionato.