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Editoriali 22 NOVEMBRE 2025 6 MIN LETTURA

Cosa significa veramente INDIPENDENTE nel mondo del “content”?

L’indipendenza autentica: sostenuti dal pubblico, punto

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Cosa significa veramente INDIPENDENTE nel mondo del “content”?

Negli ultimi anni il termine indipendente è diventato una sorta di badge identitario che molti creator sfoggiano con orgoglio… spesso senza averne davvero titolo. Vale quindi la pena chiarire cosa significhi, oggi, parlare di indipendenza nel “content” analizzando alcuni casi concreti. Visto che noi di Q-Gin non abbiamo un modello di business, rispondendo anche alle domande del nostro pubblico che potremmo definire diviso: da una parte, c’è chi più volte e a più riprese ci ha detto che non gli darebbe fastidio se facessimo ADV; dall’atra chi, se non le facciamo, è perché non ce le propongono, ma siete sicuri sia così? Ad oggi abbiamo rifiutato le varie proposte perché intaccavano il valore del nostro progetto attualmente indipendente e senza scopo di lucro, semplicemente perché pensiamo.

L’indipendenza autentica: sostenuti dal pubblico, punto

Un creator è davvero indipendente solo quando l’intera economia del suo progetto si regge esclusivamente sul supporto diretto della community.
Niente brand, niente sponsor, niente collaborazioni commerciali che possano indirizzare i contenuti, modello di business al quale aspiriamo.

L’esempio più evidente è Enrico Silvestrin: le sue live quotidiane di divulgazione musicale su Twitch richiedono circa 40 sub al giorno per mantenersi. È tutto: entrate pubbliche, niente ADV mascherate, nessun compromesso. Il suo // Patreonaggiunge valore — archivio completo, recuperi delle live, documentari musicali pubblicati una volta sola e poi custoditi per gli abbonati. È il modello puro: mi sostenete voi, e io creo per voi.

Stesso discorso per Frusciante: // Patreon, donazioni e contenuti musicali alimentati dal pubblico. Tutto limpido.

E c’è anche il caso editoriale di A Profound Waste of Time, rivista di videogiochi che esiste solo se il // Kickstarter centra l’obiettivo. Se i lettori non finanziano la pubblicazione, l’uscita semplicemente non esiste. Brutale, ma trasparente, non come avviene in altri lidi italiani dove la rivista contiene ADV oppure che vanno prenotate in anticipo per non incorrere nel rischio di impresa: // come_avviene_per_gli_acquisti_di_RoundTwo.
Analogo il modello di Noclip: documentari videoludici finanziati al 100% da // Patreon, senza inserzioni né partner commerciali. Danny O’Dwyer lo ha sempre detto: la qualità deve essere l’unico scopo.

La semi-indipendenza: crowdfunding + ADV

Qui inizia la zona grigia. Esistono creator che si sostengono con Patreon, ma accettano anche sponsor esterni.
Non è “sbagliato”, ma non è indipendenza, bensì una forma di sostenibilità ibrida etica dove i content creator sponsorizzano prodotti al di fuori dell’argomento cardine del loro progetto (vedi i // Content_Creator_di_Plurimun_Network).

Il problema nasce quando questo modello viene presentato come “puro”, quando di fatto non lo è.

Il grande bluff: dichiararsi indipendenti… mentre si vive di ADV

Ed eccoci al nocciolo. // RoundTwo e // Sabaku_no_Maiku incarnano perfettamente questa contraddizione.

RoundTwo si racconta come realtà indipendente, ma produce documentari sul Giappone sponsorizzati Rise of the Ronin oppure dedicati a Cyberpunk 2077 col supporto diretto di CD Projekt Red. Lo stesso discorso vale per Pixel, con contenuti su Devolver Digital… sponsorizzati da Devolver Digital. Sabaku no Maiku, allo stesso modo, si sostiene con ADV e Patreon. Entrambe le due realtà indicono eventi al cinema sostenendosi col pubblico, chiamato ad acquistare i biglietti per la partecipazione: nel caso di RoundTwo si parla di 99€, per l’evento relativo The Game Awards; mentre per Sabaku no Maiku si parla di circa 30€.

A volte l’ADV arriva da un brand esterno (bevande, periferiche, hardware), e il conflitto è minimo; altre volte l’ADV proviene direttamente dal settore che dovresti analizzare e il conflitto diventa inevitabile, innescando una serie di dubbi nell’utenza.

Se accetti ADV, non sei indipendente

Se vogliamo parlare in modo rigoroso — e dovremmo — un progetto indipendente è tale solo quando:

  • è finanziato al 100% dal pubblico
  • oppure è autosostenuto dal creator
  • senza alcuna entità commerciale che paghi per influenzare i contenuti

Se monetizzi tramite ADV non sei indipendente, sei semplicemente un creator con un modello misto, perfettamente legittimo, ma non dichiararti indipendente e non in conflitto di interessi. Facendolo, stai istruendo il pubblico in modo sbagliato e — inconsapevolmente o meno — fai passare tutti noi che rifiutiamo ADV come degli stupidi. Anche se disponiamo di portali web che rientrano nel segmento dei piccoli e medi lato click (attorno alla media dei 100.000 click). Parlando di Q-Gin, il portale si sostiene grazie all’impegno volontario, mentre dal punto di vista economico, è tutto in perdita: arrivando a costare dai 500€ ai 700€ annui, soprattutto quando di mezzo ci sono importanti aggiornamenti tecnici.

Se monetizzi tramite ADV non sei indipendente, sei semplicemente un creator con un modello misto, perfettamente legittimo, ma non dichiararti indipendente e non in conflitto di interessi. Facendolo, stai istruendo il pubblico in modo sbagliato e — inconsapevolmente o meno — fai passare tutti noi che rifiutiamo ADV (videoludiche) come gente stupida, quando magari nutriamo soltanto il desiderio di rimanere realmente indipendenti senza dipendere da terzi.

Una classificazione utile: indipendente, semi-indipendente, pseudo-indipendente

Se volessimo definire le categorie di “creatore di contenuti indipendente” in modo chiaro, potrebbe venir fuori qualcosa del genere:

Indipendente

Finanziamento completo e diretto dalla community. Nessuno sponsor. Zero compromessi.

Semi-indipendente

Patreon + ADV non correlate al settore (es. un brand di bevande che sponsorizza un canale musicale). Il conflitto è minimo, ma la dipendenza economica esiste.

Pseudo-indipendente

Patreon + ADV direttamente collegate al contenuto (es. documentario su Cyberpunk 2077 finanziato da CD Projekt Red). Qui il conflitto di interessi è evidente.

Round Two e Sabaku oscillano fra semi-indipendenza e pseudo-indipendenza. Si definiscono indipendenti per mantenere un’immagine di purezza editoriale, ma la realtà è un’altra. Fossetti, per esempio, preferì dissociarsi da situazioni simili quando pubblicò Apokalypsis, proprio per evitare conflitti di questo tipo.

La visione corretta (secondo me)

Per me un progetto indipendente è solo questo:

Un creator che riceve denaro esclusivamente dal suo pubblico, senza che nessuna azienda terza abbia interesse nel condizionare ciò che produce.

Prendi soldi da un publisher per parlare di un videogioco? Non sei indipendente.
Accetti sponsor esterni al tuo settore? Sei semi-indipendente.
Vivi solo di Patreon e donazioni? Allora sì: sei indipendente.

Il problema reale: la disonestà

Ciò che infastidisce non è che certi creator accettino sponsorizzazioni — è legittimo. Il problema è autodefinirsi indipendenti pur non essendolo.

Il pubblico merita trasparenza. Dovrebbero dire:

“Siamo sostenuti dal pubblico, ma utilizziamo anche sponsorizzazioni selezionate.”

Sarebbe onesto. Invece si preferisce mantenere l’aura incontaminata dell’indipendenza, mentre il flusso economico dipende anche da chi ha un interesse diretto nei contenuti. L’indipendenza nel content non è uno spettro infinito. Come direbbe Falconero “La Pelle delle palle che sposti a tuo piacimento“, È una linea molto semplice: o dipendi dal pubblico, o dipendi dalle aziende. “Tutti un po’ indipendenti” è una narrativa comoda, ma falsa. Se vuoi chiamarti indipendente, devi poter dire con onestà:

“Mi pagano solo le persone che mi seguono. Nessun altro.”

Perché la vera libertà creativa non sta nel dire di essere indipendenti, ma nel rinunciare ai soldi facili per mantenerla davvero. È un po’ lo specchio dell’attuale situazione “Indie” nei videogiochi, affrontata nell’articolo // Il_ritiro_di_Megabonk_e_la_grande_bugia_dell’Indipendenza:_cosa_sono_veramente_gli_“Indie”_nel_2025 che invito a leggere.

Voi cosa ne pensate? Quella degli indipendenti è ancora una categoria significativa o è diventata solo una parola svuotata dal marketing?

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