Better Than Dead: un nuovo FPS Bodycam, ma singleplayer e in Accesso Anticipato
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
La sfera dei videogiochi FPS Bodycam si arricchisce di una nuova esperienza completamente singleplayer con Better Than Dead, distribuito sottoforma di Accesso Anticipato dal nuovo studio Monte Gallo e distribuito da MicroProse Software.
Better Than Dead è un videogioco molto diretto nel suo modo di porsi: siete una donna che si ritrova rinchiusa in una cella e il vostro scopo è quello di scaricare la tua pistola sui tuoi rapitori, soprattutto per quello che hanno fatto (e stanno facendo) ad altre donne. Questo è un videogioco che non lascia molto spazio alla narrazione classica di stampo cinematografico, ma viene affidata esclusivamente al comparto artistico: sono gli scenari a parlare, con foto e macchine da presa che lasciano ben intendere i fini dei rapitori. A dire il vero non è nemmeno chiaro come mai la protagonista si ritrova una pistola nella sua cella, ma è davvero così importante in questo particolare contesto? Gli scenari successivi, invece, fanno intuire in cosa ci si è imbattuti dando la caccia ai boss malavitosi, spaziando tra prostituzione e traffico di umani.



Tutto questo passa attraverso ed esclusivamente al gameplay, con diversi livelli ambientati in scenari piuttosto diversificati, ma con nemici e dinamiche d’azione praticamente sempre identiche. Ogni livello è popolato da una quantità considerevole di nemici, in alcune occasioni nascosti all’interno di stanze mentre in altre attendono l’attivazione dello script per assaltare alle spalle. Non mancano i civili, che ricoprono un vero e proprio ruolo di disturbo: uccidendoli si va incontro a una penalità che si traduce in una conseguenza nel gameplay, con un tasso di fortuna che va calando e il bullet time che si disattiva. Sfortunatamente i civili finiscono per generare situazioni alienanti, con una intelligenza artificiale incapace di rispondere in modo coerente e adeguato alla posizione e azioni del giocatore. Dimenticavo, scordatevi il tutorial.
È chiaro che il fulcro centrale dell’intera esperienza di gioco non sia certo la storia, bensì il gunplay. Sfortunatamente le primissime impressioni su Better Than Dead non sono completamente positive. Lo stile bodycam è apprezzabile, considerando lo sdoganamento che n’è derivato con l’annuncio di Unrecord e il successo (iniziale) del videogioco Bodycam, di cui vi ho parlato qualche tempo fa. Il problema effettivo è che Better Than Dead dà l’impressione di essere una sorta di estensione singleplayer del videogioco multiplayer Bodycam in tutto e per tutto, con delle scelte di game design che gli fanno perdere svariati punti. Pesa particolarmente la scelta di non inserire qualche altra arma da fuoco, così come il concetto di “fortuna” che non mi è risultato esattamente chiaro.
Mirare i nemici e scaricare il caricatore, molto spesso, dà la percezione che i colpi non vadano mai a segno, nonostante si trovino letteralmente sulla linea di fuoco. Inoltre la (attuale) presenza di una singola arma da fuoco, e l’assenza di un attacco corpo a corpo, portano Better Than Dead ad annoiare piuttosto velocemente. Complice anche un comparto audio piuttosto deludente, sia in termini di doppiaggio (nel quale comprendo i versi d’agonia emessi dai nemici, praticamente gli stessi Bodycam) che di colonna sonora, dal momento che non riesce a tenere testa alle sessioni frenetiche.



Nell’avanzare degli scenari, si avverte una crescente sensazione che manchi un sistema di progressione basato sullo blocco di armi e gadget. Un sistema capace di incrementare la potenza di fuoco (tramite una maggior quantità di proiettili nel caricatore) oppure la precisione (tramite puntatori o mirini). La ragione è piuttosto semplice: mentre i livelli mutano da spazi stretti e angusti ad ampi, per poi tornare ad angusti ma con una forte quantità importante di nemici, la protagonista e il suo equipaggiamento non giovano di alcun miglioramento. In alcuni casi potrebbe sorgere anche della frustrazione, causata da un level design e un posizionamento dei nemici poco riusciti, complici anche la già citata AI dei civili che funge da reale impedimento.
Attualmente Better Than Dead è un prodotto estremamente altalenante. A tratti è come ritrovarsi a giocare un The Hong Kong Massacre fuso con Bodycam, con l’inghippo derivato da un gunplay poco soddisfacente, una colonna sonora priva di carattere, varietà dei nemici completamente assente e una AI che si limita a fare il suo. Monte Gallo è uno studio alle prese col suo primo videogioco di questo genere, col chiaro potenziale per diventare quel tipico mordi e fuggi, grazie alle sue sessioni di gioco estremamente brevi (in media un livello dura circa 2-3 minuti) e il suo stile estremamente caciarone (inoltre le dimensioni ridotte non gravano particolarmente sul SSD: poco più di 10GB). La speranza è che riescano a supportarlo a dovere in modo da renderlo realmente unico, con una propria “anima”, ma attualmente non è stata condivisa alcuna roadmap. Non rimane altro da fare che attendere i futuri sviluppi, nella speranza che possa trasformarsi in un prodotto da poter consigliare.