Awakening Sarah – Il Sequel di Dreaming Sarah è qui – Recensione
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // Zell.
Awakening Sarah – Il Sequel di Dreaming Sarah è qui – Recensione
Ah, il meraviglioso mondo dei giochi di esplorazione onirica, quel genere di esperienza che ti fa mettere in discussione la realtà passando la notte a fissare il soffitto fino alle 3 di mattina. Eppure, // nonostante_il_primo_capitolo_abbia_avuto_il_suo_momento_di_gloria (per quei quattro gatti che lo conoscono), sembra che il seguito sia stato risucchiato in un buco nero di indifferenza collettiva. Ed è un peccato, perché questo gioco – tra meccaniche creative e una direzione artistica che si diverte a giocare con la tua percezione – meriterebbe di essere almeno nominato quando si parla di esplorazioni surreali.
La struttura è quella classica da metroidvania travestita da sogno lucido, dove ogni oggetto che raccogli ti permette di accedere a nuove aree, ma con abbastanza libertà per perderti in giro senza troppe pressioni. Il bello è che gli oggetti non servono solo per la progressione: no, qui puoi interagire con l’ambiente in modi assurdi, da cambiare il colore del tuo giubbotto (perché sì, è importante) a giocare a mini-giochi come la pesca o titoli retrò che sembrano usciti da una dimensione parallela.
E poi c’è il cane. IL CANE. La vera star del gioco. Ti segue ovunque, e onestamente, potrebbe essere la cosa più bella mai programmata nella storia dei videogiochi. Sì, c’è anche qualche elemento horror qua e là, ma niente che ti faccia dormire con la luce accesa. Anzi, il primo capitolo probabilmente aveva un po’ più di tensione in certi momenti. Qui la sensazione generale è più quella di un viaggio contemplativo e stimolante, un’esplorazione della mente che ti regala momenti di pura meraviglia e qualche sorpresa inquietante.



Ma siccome nulla è perfetto, eccomi ai difetti. Il rat challenge? Roba che ti fa rivalutare le tue scelte di vita. Scivoloso, frustrante, e totalmente fuori tono con il resto del gioco. L’interfaccia degli oggetti? Boh, a volte sembra fatta per metterti alla prova più dei puzzle. Il sistema di shortcut nella piano hub? Sarebbe stato comodo avere qualche porta in più per non dover sempre ripassare dalle stesse stanze. E poi certi momenti sono di una logica tutta loro: usare le forbici per rompere cristalli? Certo, perché no? Ma nonostante tutto, questi sono dettagli che non rovinano il viaggio.
- Meccaniche creative e versatili, dagli enigmi alla navigazione, fino alle interazioni assurde con il mondo e i personaggi.
- Grande varietà di gameplay, con un mix di 2D, 3D, mini-giochi, trasformazioni e modificatori di movimento.
- Atmosfera immersiva ed evocativa, perfetta per chi ama perdersi nei dettagli e nelle suggestioni.
- Il cane. Basta questo.
- La sfida del ratto. Anche No.
- Il sistema di selezione degli oggetti sembra avere una volontà propria.
- Manca qualche shortcut per rendere la navigazione meno ripetitiva.
- Alcuni enigmi hanno una logica discutibile, tipo “dove cavolo dovrei guardare per trovare questo oggetto?”
- Alcune aree visivamente poco curate rispetto al resto del gioco.
Uno dei migliori titoli nel suo genere, una vera perla nascosta che probabilmente non conoscerai mai perché il mondo è ingiusto e preferisce spendere ore a discutere di remake inutili, se un videogioco è woke o non woke e battle royale generici. Se ami l’esplorazione onirica e le meccaniche creative, giocalo.
Magari così un giorno la gente inizierà a dare attenzione a questi piccoli capolavori invece di fissare l’ennesimo trailer di un open-world generico con tre alberi e quattro texture riciclate, che viene venduta come innovazione del genere.