Wrestling e videogiochi: una storia di conflitti e dedizione

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Se si vuole fare una veloce ricerca sulla storia del wrestling professionistico inteso come sport spettacolo, si può vedere che la sua origine viene collocata circa nei primi anni del Novecento: una storia quindi longeva, spesso molto più di quanto noi fan e appassionati tendiamo a pensare. Se invece guardiamo la storia del videogioco, si nota con molta facilità che esso nasce in anni molto più recenti. Quando perciò questi due mondi si intrecciano il risultato è una tradizione di videogiochi di wrestling che ripercorre la quasi totalità della storia del medium, dall’epoca d’oro dei cabinati negli anni ’80 fino ai giorni nostri, fatta di ottimi titoli ma anche di esperimenti mal riusciti nel continuo tentativo di trovare una formula di gioco che sia il perfetto connubio tra giocabilità e simulazione, senza mai escludere la componente più importante: il divertimento.

L’intento di questo articolo è quindi di ripercorrere la storia, fatta di vette altissime e di fondi altrettanto bassi, di un genere atipico, particolare, rivolto innanzitutto a chi è già pienamente addentro a questa disciplina, ma capace di suscitare l’attenzione e l’interesse anche di chi ne è totalmente a digiuno.

Primi esperimenti

Iniziamo dalla più vecchia testimonianza di “gioco di wrestling” che si possa trovare: nel 1983 venne reso disponibile per i cabinati delle sale giochi (le versioni per computer e per il NES verranno pubblicate successivamente) Tag Team Wrestling. Sviluppato dalla Technos, i quali di lì a 3 anni raggiungeranno il successo meritato grazie agli immortali Renegade e Double Dragon, il gioco presentava una modalità soltanto in cui si svolgeva un match tag-team, ovvero un incontro tra due squadre composte rispettivamente da due wrestler. Non c’era nessuna scelta del personaggio, nessun wrestler famoso da selezionare: il giocatore prendeva il controllo del team “buono” (face in gergo), e doveva lottare contro il team “cattivo” (heel), quest’ultimo formato da due wrestler mascherati. Vi era anche la possibilità di concatenare diverse combo grazie a un moveset abbastanza vasto assegnato ai personaggi, anche se ciò non bastò a salvare il gioco dalle sue numerose criticità. Esse infatti non passarono inosservate all’occhio critico del pubblico, il quale spesso ancora oggi annovera il titolo tra i peggiori giochi mai usciti per NES, a causa di una giocabilità generalmente giudicata pessima. Quest’esperienza fu però sicuramente formativa per la Technos, in quanto negli anni a venire realizzerà altri titoli di wrestling che, al contrario, saranno tra i titoli di wrestling usciti in quel periodo più apprezzati.

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Mat Mania: The Pro Wrestling Network, rilasciato due anni dopo nel 1985, fu il primo grandissimo passo avanti da parte della casa di sviluppo giapponese. Venne innanzitutto introdotto un roster ben più ampio: il personaggio con cui si poteva giocare era sempre lo stesso, però i vari avversari con i quali ci si scontrava erano diversi, ispirati ai più grandi wrestler del momento come Mil Máscaras, i Legion of Doom/Road Warriors o il celeberrimo Hulk Hogan. La vera innovazione fu però portata da un gameplay che conferiva al titolo un’ottima giocabilità (contrariamente al predecessore), buona a un livello tale che diventerà un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli altri giochi che gli succederanno.

Ad alzare ulteriormente l’asticella fu però la doppietta formata da WWF Superstars e dal seguito WWF WrestleFest, usciti rispettivamente nel 1989 e nel 1991. I giochi presentavano varie aggiunte e migliorie al gameplay, già collaudato con Mat Mania, che lo rendevano molto più spettacolare; inoltre la Tecnhos ebbe per la prima volta la possibilità di far uso della licenza ufficiale della celeberrima World Wrestling Federation, il che comportò l’inserimento nel roster di gioco dei wrestler con i loro nomi ufficiale. Si trovavano leggende come il sempreverde Hogan insieme a Ultimate Warrior, Randy Savage, Big Bossman e personaggi non selezionabili che si dovevano affrontare come André the Giant, Ted DiBiase o i Legion of Doom. Piccolo appunto: non furono questi due i primissimi giochi a poter vantare la licenza ufficiale della più importante federazione della storia. Prima di loro venne infatti MicroLeague Pro Wrestling, un videogioco pubblicato per home computer nel 1987 che si basava su un atipico sistema di combattimento a turni.

Altrove

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Durante quegli anni uscirono anche altri giochi legati ad altre realtà e ad altre federazioni. Nel 1989 venne pubblicato, solo per il Giappone, Fire Pro Wrestling Combination Tag, primo capitolo di una lunghissima serie di videogiochi di grandissimo successo in terra nipponica: essa conta infatti, ad oggi, più di venti capitoli (di cui l’ultimo, Fire Pro Wrestling World, uscito nel 2017). La serie è caratterizzata da diverse peculiarità che sono rimaste invariate durante tutti questi anni: ad una grafica ancora oggi totalmente in 2D si affianca un gameplay basato sul tempismo nell’esecuzione delle prese. Alla totale mancanza di qualsivoglia licenza ufficiale, si affiancano un roster ampissimo ispirato a wrestler provenienti da tutto il mondo, accompagnato da un editor del personaggio estremamente dettagliato e un numero altissimo di modalità e di match giocabili. Del 1990 è invece WCW Wrestling, primo e ad oggi unico videogioco basato sulla National Wrestling Alliance, contrariamente a come potrebbe suggerire il nome: infatti in quel periodo la World Championship Wrestling era ancora affiliata alla NWA.

Dalla guerra degli ascolti…

Andando avanti di pochi anni ci troviamo nel periodo in cui la WCW, dopo essersi staccata dal circuito della NWA ed essere diventata indipendente, si trovava in guerra aperta con la WWF per gli ascolti televisivi e per il conseguente dominio su tutta l’industria del wrestling. La WCW, forte di una popolarità in costante crescita, concesse la sua licenza a diverse case di sviluppo affinché fossero prodotti diversi videogiochi. Si parte con il duetto WCW: The Main Event e WCW: SuperBrawl Wrestling, rispettivamente pubblicati per console portatile (Gameboy) e fissa (SNES) nel 1994, di cui il primo fu il primo videogioco tra tutti a includere la futura leggenda Stone Cold Steve Austin nel proprio roster; si passa poi a WCW vs the World e WCW vs nWo: World Tour, pubblicati da THQ rispettivamente per PlayStation e per Nintendo 64, per poi finire con gli ultimi giochi basati sulla federazione, ovvero WCW Nitro (1998), WCW/nWo Thunder (1998), WCW/nWo Revenge(1998), WCW Mayhem (1999) e WCW Backstage Assault (2000). Come avranno potuto notare i più esperti, molti di questi titoli riprendevano il nome dei più importanti show della federazione, che fosse Monday Nitro, che andava in onda settimanalmente, o i più acclamati pay-per-view. L’ultimo gioco, inoltre, presentava una grande novità dal punto di vista ludico: posto in secondo piano il classico ring, per la prima volta era il backstage a diventare il teatro principale degli scontri tra i lottatori, rendendo l’esperienza di gioco ancora più violenta e spettacolare.

Dal canto suo la WWF, che nel 2002 dovrà cambiare il proprio nome in World Wrestling Entertainment per una disputa legale persa contro la World Wildlife Fund riguardo alla somiglianza dei nomi, non fu da meno e, dopo i successi sopracitati di Superstars e WrestleFest, la compagnia cominciò ad appoggiarsi a diversi publisher per mantenere una costante uscita di videogiochi. Inizialmente si appoggiò all’ormai defunta Acclaim, con la quale collaborò dal 1992 fino al 1999. Sotto la sua ala infatti uscirono diversi giochi degni di nota, di cui la maggior parte rievocava nel titolo i più importanti eventi pay-per-view della federazione, come Wrestlemania, Royal Rumble, King of the Ring o In Your House. È da segnalare in particolare WWF Wrestlemania: The Arcade Game, uscito nel 1995, un vero e proprio trionfo che abbandonava totalmente l’intento simulativo a favore di uno stile di gioco totalmente arcade ispirato nella grafica e nel gameplay al primissimo Mortal Kombat.

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…all’incoronamento del vincitore

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Terminata l’avventura con Acclaim e sventata la minaccia di una WCW ormai in declino, la WWF si legherà per molti anni, a partire dal 1999, a THQ, con la quale verranno pubblicate tra le saghe più acclamate e apprezzate di sempre. La serie di Smackdown!, esclusiva Sony ai tempi di PSX e PS2 a cadenza annuale, ne è un chiaro esempio. L’introduzione di una modalità storia e di un sistema di controllo completamente nuovo furono degli elementi molto apprezzati dalla community. Inoltre i titoli dei vari capitoli riprendevano le più celebri catchphrase di The Rock come “Just bring it” o “Shut your mouth” (l’unica eccezione fu l’ultimo, Smackdown! Here Comes The Pain, che riprendeva la frase che usava ripetere l’allora commentatore Tazz ad ogni ingresso di Brock Lesnar). Si arriva al 2002 e la WWE sta attuando la sua storica Brand Extension: il suo ampio roster di atleti verrà diviso in due parti e ciascuna verrà assegnata ai due show cardine della compagnia: ovvero RAW e Smackdown!. La serie principale, al fine di rimarcare questa suddivisione, fu rinominata per l’appunto WWE Smackdown! vs RAW, anche se nel 2012 verrà ulteriormente modificato questo nome semplicemente in WWE. Dopo l’annuncio di bancarotta di THQ e il conseguente fallimento dell’azienda nel 2013, la WWE annunciò che i diritti per la produzione di videogiochi a marchio WWE era stata comprata da Take-Two, e la serie diventò definitivamente WWE 2K.


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L'avvocato delle cause perse per eccellenza. Entrato nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, ha sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti delle produzioni accolte negativamente dal pubblico, cercando di dar maggior risalto ai loro aspetti positivi. Nella vita vera fa lo studente universitario ed è campione internazionale nel prendere decisioni discutibili. Le sue passioni: principalmente videogiochi e fumetti, con anche una buona dose di cinema, serie TV e wrestling.