The Last of Us Parte 2 – Recensione di un capolavoro?

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A cura di Davide Vitanza

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The Last of Us Parte 2, ultima fatica di Naughty Dog, è finalmente disponibile sul mercato. Il gioco, che doveva originariamente uscire il 21 febbraio 2020, ha subito diversi rinvii fino al 19 giugno, giorno dell’uscita ufficiale.

Questo secondo capitolo ha spaccato la stampa e il pubblico, in quanto la prima ritiene The Last of Us Parte 2 un capolavoro, con la media tra il 9,5/10 e il 10/10, mentre il secondo, per vari motivi non del tutto giustificati, ha fatto un review bombing su Metacritic assegnando una votazione pari a 0, facendo scendere la media del gioco fino a circa 3/10. Noi di Q-GIN non siamo qua per parlare di questa situazione, bensì per valutare il gioco e capire se sia un capolavoro oppure no. Ecco dunque la nostra recensione senza spoiler su questo tanto discusso sequel.

Trama – Dove eravamo rimasti

La storia di The Last of Us Parte 2 si svolge 4 anni dopo gli eventi del primo capitolo. Joel ed Ellie, dopo essere fuggiti dalle Luci, si sono recati a Jackson, da suo fratello Tommy, e da allora contribuiscono a mantenere l’ordine nei dintorni facendo ronde per stanare e uccidere gli infetti. In questo luogo, Joel ed Ellie entrano in contatto con molta altra gente e la ragazza in particolare, stringe amicizia con alcuni coetanei, Jesse e Dina.

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Ellie e Dina – The Last of US Parte 2

Improvvisamente un avvenimento spiacevole colpisce duramente Ellie, la quale decide di lasciare Jackson alla volta di Seattle per ottenere vendetta. In città dovrà sopravvivere a numerosi pericoli costituiti non solo dagli infetti, ma anche dai due gruppi che si contendono il territorio: da un lato vi sono i WLF, Washington Liberation Front, associati ai lupi per l’assonanza col nome(WLF – wolf = lupo), che rappresentano un gruppo di ribelli dalla grande forza bellica e dal grande numero di seguaci; dall’altro i Serafiti, associati alle iene, ossia una setta religiosa che, seguendo le scritture dell’Oracolo, anela al ritorno alla natura e rinnega l’uso della tecnologia.

Nonostante la trama sembri ai più scontata, la storia e la narrazione degli eventi, grazie a continui colpi di scena spesso inaspettati, raggiungono delle vette pari a quelle dei film hollywoodiani: regia, fotografia e recitazione sono superlative e spesso ci ritroveremo a pensare di guardare un film. Tuttavia le cut-scenes non sostituiscono il gameplay, che costituisce la maggior parte del gioco: se infatti le fasi iniziali sono per lo più video in cui muovendoci possiamo solo seguire un percorso lineare, alla fine del prologo potremo iniziare il vero e proprio gioco, con tanto di esplorazione e combattimenti.

Sebbene consideriamo la trama di The Last of Us Parte 2 eccezionale, sono comunque presenti delle pecche, soprattutto nell’ultimo quarto di gioco. In quello che può essere considerato l’epilogo, in cui vanno a mancare gli elementi e colpi di scena che ci avevano fatto amare i primi 3/4 di gioco: Ellie non sembra più la stessa persona, come se avessero cancellato tutta la sua evoluzione (o involuzione) precedente, mentre altri personaggi secondari ma comunque importanti, sono stati completamente stravolti non solo rispetto all’inizio del gioco, ma anche rispetto al primo The Last of Us.

La parte finale, soprattutto, è stata al centro di discussioni da parte dei fan della serie proprio perché non sembra una conseguenza logica di quanto successo fino a quel momento. Sia chiaro, le emozioni scaturite con le ultime scene sono fortissime, però non hanno lo stesso effetto di quelle provate in precedenza. Si potrebbe dunque dire che a un certo punto il gioco prenda una piega che, sebbene in molti hanno comunque apprezzato, ad altrettanti, noi compresi, ha fatto non poco storcere il naso.

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Gameplay

Il gameplay di The Last of Us Parte 2 è una rivisitazione di quello del primo capitolo, con notevoli miglioramenti per quanto riguarda lo stealth e lo scontro vero e proprio. Starà al giocatore scegliere che approccio seguire quando si incontrano dei nemici: Ellie, capace adesso di sdraiarsi a terra e di strisciare silenziosamente, potrà nascondersi dietro un muretto o nell’erba alta e cogliere alla sprovvista un ribelle prendendolo alle spalle, oppure potrà montare un silenziatore sulla pistola ed eseguire eliminazioni furtive dalla distanza, o ancora potrà gettarsi sul campo di battaglia e affrontare i nemici a viso aperto, anche se ciò renderà più difficile la sopravvivenza.

Oltre a queste tre situazioni se ne presenta una quarta, ossia la possibilità di superare un’intera sezione senza uccidere nessuno: basterà infatti evitare i nemici e dirigersi verso il punto d’interesse, anche se in questo modo si rischierebbe di lasciare indietro qualche documento, collezionabile o semplicemente oggetti utili per il crafting o munizioni.

Esplorazione: un mondo, quasi, aperto

Quello di The Last of Us Parte 2 è un mondo grande, con molta esplorazione, ma che tuttavia non può essere definito open world. Per definizione, un open world è un mondo di gioco nel quale il giocatore può muoversi liberamente, senza costrizioni o muri invisibili. In questo secondo capitolo, nonostante muri invisibili non ce ne siano, o per lo meno non in maniera evidente, l’esplorazione è limitata a una porzione del livello. Infatti è possibile entrare in molte case, rompendo vetri o passando per condotti dell’aria, esplorare i boschi in cerca di tesori oppure i fondali marini. Non si può tuttavia uscire dall’area di gioco ed esplorare liberamente il circondario, in quanto saranno presenti un muro troppo alto, un albero abbattuto, una macchina sottosopra o in generale un ostacolo a ostruire il passaggio.

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Inoltre, come accade nella serie di Uncharted e anche nel primo capitolo di The Last of Us, superato un certo punto non si potrà più tornare indietro, non permettendoci più di recuperare i collezionabili persi, nonostante sembri facile scavalcare l’ostacolo appena superato. Questa meccanica viene costantemente contestualizzata in quanto non sembrerà mai una forzatura: Ellie scenderà da un dirupo molto ripido e quindi non potrà più risalire, oppure sbarrerà la porta alle sue spalle quando saranno presenti dei nemici. Questi sono semplicemente degli artifici necessari a dividere le varie sezioni di gioco, dato che, essendo la grafica e la profondità di campo eccezionali, il gioco impiegherebbe del tempo a caricare tutto il mondo di gioco e gli elementi su schermo, oltre che andare a compromettere le prestazioni generali.

Per concludere, l’esplorazione è una parte molto importante del gameplay poiché, oltre ai vari collezionabili richiesti per il raggiungimento del Platino, potremo trovare delle pagine scritte da altri sopravvissuti che ci daranno un ulteriore approfondimento sul mondo di gioco a livello di lore: in queste pagine, che potranno essere di membri dei WLF, di adepti dei serafiti o semplicemente di gente di passaggio, verranno raccontate tantissime storie, senza le quali non si potrebbe empatizzare con i vari personaggi, siano essi alleati o nemici. Il mondo di The Last of Us Parte 2, così come il primo capitolo, è un mondo di dolore e sofferenza, un mondo violento in cui per sopravvivere non si può essere indulgenti nei confronti di sconosciuti, in quanto un singolo passo falso può portare alla morte.

L’evoluzione/involuzione di Ellie

Come scritto in precedenza, Ellie si evolve, o meglio involve, durante il suo viaggio: sebbene anche nel primo capitolo Ellie avesse ucciso degli umani, lo aveva fatto esclusivamente per difendersi. In The Last of Us Parte 2 le sue motivazioni sono cambiate e quindi uccide indiscriminatamente chiunque si frapponga tra lei e il suo obiettivo, arrivando addirittura a torturare per estorcere informazioni. La stessa Ellie si renderà conto di ciò che sta diventando, per questo più che di evoluzione si parla di involuzione, in quanto rischia di trasformarsi in ciò a cui sta dando la caccia, passando inevitabilmente dalla parte del torto.

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Realismo

Uno degli elementi più ricercati dagli sviluppatori è il realismo, e proprio questo è stato marcato costantemente durante i trailer e le interviste. The Last of Us Parte 2 può essere considerato uno dei giochi più realistici sul mercato attuale sia per quanto riguarda la fisica degli oggetti e in generale di ciò che ci sta attorno, sia per quanto riguarda l’IA di nemici e alleati.

Come detto in precedenza, l’eccezionale grafica è propedeutica al realismo dell’opera. La fisica dei corpi e dell’ambiente si incastona perfettamente in questo setting e viene data nuovamente la sensazione di star vedendo un film anche durante le scene di gameplay vero e proprio: quando Ellie viene colpita da un proiettile non rimarrà immobile come se nulla fosse successo, ma reagirà di conseguenza, portando il corpo all’indietro a causa dell’impatto o addirittura cadendo a terra; se un nemico viene ucciso e questi, cadendo a terra, provoca un rumore udibile da altri, i suoi compagni accorreranno in suo aiuto o per lo meno lo cercheranno; lo stesso funzionamento dei cani da guardia è molto realistico in quanto, seppur non accorgendosi subito della nostra presenza, inizieranno a seguire il nostro odore e le nostre tracce qualora dovessero fiutarci.

IA nel complesso ottima, ma non esente da importanti difetti

La IA dei nemici è ottima, soprattutto nella prima metà di gioco, sia nelle fasi stealth che in quelle di combattimento. Quando ci nasconderemo, il nemico perlustrerà tutte le zone presenti per trovarci dividendosi in gruppi, spesso composti da due membri ciascuno, per non farsi sorprendere alle spalle. Anche quando Ellie lancerà una bottiglia di vetro per fare rumore, i nemici non andranno mai tutti insieme a vedere, ma faranno andare solo un membro del gruppo ciascuno per coprirgli le spalle. In generale il nemico non camminerà mai in cerchio aspettando di essere ucciso, bensì si sposterà di continuo e ci cercherà guardando dappertutto, ad esempio sotto i veicoli o in mezzo alle piante.

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Tuttavia da metà gioco in poi si avverte un calo, dato che non sempre i nemici saranno reattivi: capiterà infatti di prendere in ostaggio qualcuno e di spostarsi per eseguire un’eliminazione furtiva e nel mentre essere visti da qualcun altro che però non reagirà, continuando il suo cammino senza fermarsi, oppure, mentre cercheremo un nascondiglio, ci capiterà di essere visti da un nemico anche qualche secondo prima che questi ci veda effettivamente. In generale, il tempo trascorso dal momento in cui il nemico ci guarda al momento in cui reagisce, stimato dal suono udibile in questo frangente, è troppo lungo o troppo corto, facendo perdere quel realismo tanto ricercato.

Anche l’IA degli alleati si rivela buona nel complesso, sebbene sono presenti diverse criticità, in particolare nelle fasi stealth: capiterà spesso, purtroppo, di nascondersi e vedere il nostro alleato in mezzo ai nemici senza attaccarli e senza che questi lo vedano. Tutto ciò potrebbe essere giustificato con la classica sospensione dell’incredulità, ossia quella condizione nella quale il videogiocatore abbandona di propria volontà la propria facoltà critica per godere appieno del gioco, in questo caso non prestando attenzione all’alleato.

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Sono poi presenti altri problemi minori che inficiano sul realismo, in particolare i salti, che sono innaturali e che sembra siano scriptati, il cavallo che se paragonato a quello di Red Dead Redemption 2 fa una bruttissima figura per i movimenti un po’ troppo legnosi, anche le corde hanno i loro problemi. Queste ultime sono necessarie per superare alcune sezioni di gioco e soprattutto per risolvere alcuni enigmi. Però capita spesso che, dopo averle lanciate, si incastrino in tetti o muri compenetrandoli e, nei casi più sfortunati, precludano la possibilità di proseguire se non riavviando il checkpoint.

Comparto tecnico: tra grafica e sonoro

Prestazioni e resa grafica

The Last of Us Parte 2 ha una grandissima mole di contenuti e ad ogni schermata sono presenti numerosi elementi che di norma rallenterebbero il gioco. Naughty Dog tuttavia, come successo per il primo capitolo, è riuscita a spremere a fondo la PlayStation 4 (nel nostro caso si tratta di una PlayStation 4 Slim) in modo che non si percepisca questa lentezza.

Raramente ci è capitato di incappare nel pop-in di qualche oggetto o struttura quando muovevamo la telecamera velocemente, ma non abbiamo mai riscontrato cali di frame o altri problemi inerenti alla risoluzione, né tantomeno bug.

Parlando della grafica in sé, le texture ambientali e l’illuminazione, con la quale si riescono a creare dei giochi di luci che servono a trasmettere ansia e paura nel giocatore quando si trova all’interno di edifici pieni di infetti, sono ottime, tra le migliori di questa generazione, e favoriscono al realismo del gioco.

Anche e soprattutto i volti e le animazioni facciali sono eccezionali: sia durante le scene di intermezzo che durante le sessioni di gioco, osservando i volti dei vari personaggi, questi trasmetteranno al videogiocatore le emozioni e sensazioni che essi stanno provando. Ciò lo si può riscontrare non solo in Ellie, che cambierà spesso espressione in base alla situazione nella quale si trova, ma anche nei nemici, i cui volti appariranno rilassati quando parlano con altre persone e tesi quando cercheranno la protagonista, feroci quando ci attaccheranno e pieni di terrore quando saranno prossimi alla morte.

Altra nota positiva è la differenziazione tra i volti: nonostante la mole di nemici presenti, capiterà poche volte di rivedere un volto già visto, e questo accade anche per gli infetti, in particolare nei runner.

Il comparto sonoro

Il suono si attesta su ottimi livelli, sia nelle fasi di esplorazione in cui i suoni ambientali fanno immergere ancora di più il videogiocatore in quest’esperienza, sia e soprattutto negli scontri: qualora decidessimo di affrontare i nemici e di fare una strage, potremo notare come il suono in sottofondo, dapprima lento e quasi impercettibile, cresca man mano che uccidiamo i nemici, siano essi infetti o umani.

Ricollegandoci a quanto scritto in precedenza, questo suono indica la progressiva trasformazione di Ellie che, spinta dal desiderio di vendicarsi, non guarda in faccia nessuno e si scatena, in un misto di rabbia, adrenalina e frenesia.

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The Last of Us Parte 2 è sicuramente uno dei titoli migliori usciti in questa generazione, capace di usare appieno l’hardware di PlayStation 4 come fece il primo capitolo su PlayStation 3, e che ha tutte le carte in regola per diventare il Gioco dell’anno 2020. Una storia eccellente, una recitazione di altissimo livello e una grafica mozzafiato sono la combinazione perfetta per un gioco perfetto, o almeno così avrei sperato: se per 3/4 del gioco la storia è superlativa, l’ultimo quarto smorza tutto ciò che si stava venendo a costruire facendo cadere i personaggi e le situazioni nella banalità più totale. Si potrebbe dunque parlare di capolavoro mancato, ma non mi sento di dare questa definizione perché sono molti più i pregi che i difetti e in generale il gioco soddisfa quasi completamente le mie aspettative.

Consigliato


Pregi

  • Narrazione eccellente per quasi tutto il gioco…
  • IA di nemici e alleati in genere di buon livello…
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi…
  • Comparti video e audio eccezionali
  • Riesce a migliorare e implementare tutto ciò che di buono c’era nel primo The Last of Us
  • Cura maniacale dei dettagli

Difetti

  • … ma che diventa banale verso la fine
  • … ma che verso la metà cala drasticamente diventando quasi ridicola
  • … che però nel finale viene leggeremente stravolta
  • Alcuni problemi durante il gameplay inficiano sul realismo


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Di Davide Vitanza

Appassionato dai videogiochi sin da piccolo, sono cresciuto con Zelda e Pokemon, passando da Resident Evil a Medievil a Prince of Persia. Il DS è la console che mi ha segnato drasticamente, facendomi amare sempre di più i videogiochi. Oggi gioco la qualunque, dai Tripla A agli Indie, e apprezzo il gioco non solo in quanto fonte di divertimento ma anche in quanto forma d’arte, perché alla fine è questo che oggigiorno rappresenta.