Se Once Were Nerd è Colpevole lo è anche Amazon?
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // Damiano_Sturgis.
Se Once Were Nerd è Colpevole lo è anche Amazon?
Nel circuito di Q-Gin e affini, dove si sta discutendo della questione mossa dal nostro articolo “// Once_Were_Nerd_è_colpevole?_Ecco_Perché_La_Finanza_Ha_Messo_Gli_Occhi_Sullo_YouTuber“, stanno fioccando alcuni commenti, a nostro dire, fuori fuoco. La questione sollevata nel precedente articolo è la seguente: Once Were Nerd potrebbe essere stato denunciato per la vendita di console provviste di software pirata (videogiochi e bios per l’emulazione), senza dimenticare la presenza di link di affiliazione (referral). Ebbene, nei contenuti dove si sta sollevando questa discussione, in molti commentano “E Amazon? Anche lì si vendono queste console”, come se il nostro intento fosse quello di mettere in cattiva luce lo YouTuber.
Veniamo a noi. Nel ipotizzare che il movente dietro la denuncia sia la vendita di software pirata, non stiamo attaccando direttamente Francesco, ma stiamo seguendo e affrontando la questione con fare neutrale, analizzando quanto emerge di aggiornamento in aggiornamento. Il fatto che in tutto questo Anbernic possa vendere i propri hardware con all’interno del software pirata, non vuol dire che sia giusto e soprattutto legale, anzi. Vuol dire che in Italia, come in tutti gli altri paese dell’Unione Europea (e negli Stati Uniti) c’è un problema. Durante le nostre ricerche, abbiamo “riscoperto” quanto accaduto con // la_sentezza_ai_danni_di_PC_Box_Srl_del_2009, dove il tribunale di Milano ha obbligato la società a cessare la vendita di R4 per Nintendo DS, alla quale segue la vicenda di // Viterbo_nel_2022_come_riportato_anche_da_Multiplayer.it, dove una persona è stata condannata con una reclusione di 6 mesi e una multa da 10.000€ per aver venduto (tramite un proprio sito web) diverse R4 e Gateway per le console Nintendo DS e 3DS; infine segue // il_caso_di_Coin-Up_80_del_2024, una sorta di catena di negozi fisici sparsi per tutta Italia, che vendeva console con videogiochi degli anni ’80 e ’90 dove si contavano “47 milioni di videogiochi contraffatti, per un valore di oltre 47,5 milioni di euro”; come non menzionare anche // il_“caso_pezzotto”, riguardante la pirateria relativa sport, film e serie tv, che prevede multe agli utenti (rintracciati tramite IP) da 154€ fino a 5.000€?
Il caos mediatico suscitato dal video pubblicato in origine da Once Were Nerd, ha scatenato una sorta di terrorismo psicologico, che ha portato alla rimozione di svariati video che trattano retrogame, traducendosi in un perdita gravissima per l’intero settore. Dagli stessi video di OWN fino a quelli storici di Dottor Game, con tutti che si chiedono “Quindi non possiamo più parlare di retrogame e affini sfruttando questi hardware?”.
In Italia la pirateria è stata sempre mal vista e, spesso, è stata severamente punita, soprattutto negli anni più recenti, ed è proprio qui che si scopre il reale problema, che non riguarda soltanto la nostra nazione. La preservazione dei videogiochi più datati è sempre stata un problema, per gli utenti, i quali difficilmente possono recuperare videogiochi e console a costi ragionevoli ed è qui che Anbernic & Co. giungono in loro soccorso, sfruttando un mercato che di fatto è illegale vendendo software pirata inserito all’interno dei loro dispositivi hardware. C’è la seria necessità di un cambiamento radicale: o si punisce tutti, o nessuno. È proprio qui, che ora trova realmente spazio la fatidica domanda: come si possono punire persone come un Francesco Salicini, mentre si permette ad aziende come Amazon, di fungere da intermediarie o di vendere direttamente il medesimo materiale? L’amara verità è che, // secondo_il_Digital_Service_Act,_Amazon_(e_gli_altri_e-commerce) non sono direttamente responsabili dei prodotti venduti da terzi, a meno ché non vengano direttamente sponsorizzati, a differenza dei venditori ritenuti direttamente responsabili delle merci vendute.