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Speciali 08 MAGGIO 2023 7 MIN LETTURA

Quel prequel di Road 96, Mile 0, non va sminuito

Road 96: Mile 0 e la critica specializzata, che forse ha "mancato" il bersaglio

Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // andrew.

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Quel prequel di Road 96, Mile 0, non va sminuito

Salve giocomobilisti e giocomobiliste!

Non è un segreto che io abbia una certa predilezione per i prodotti indipendenti, soprattutto se a lavorarci dietro ci sono persone che sono già veterane del settore e hanno saputo riconfermare il loro talento in progetti non tripla A. Ed è con questa idea alla base che ho cominciato a giocare i prodotti dello studio Digixart, essendovi a capo l’ex dipendente Ubisoft, Yoan Fanise (creatore del bellissimo gioco Valiant Hearts: The Great War).

Con l’apertura del suo nuovo studio, Fanise ha saputo portare la sua visione all’interno di prodotti di pregevolissima fattura, unendo, a mio modo di vedere, il concetto di arte e videogioco nel vero senso della parola in alcuni di essi: // 11-11_Memories_Retold, Lost in Harmony e soprattutto il loro gioco più ambizioso, Road 96.

Road 96 è stato un videogioco che ha saputo stupirmi sotto tanti punti di vista, prima di tutto per una storia dannatamente bella che sa toccare molte corde emotive (anche se la mia parte cinica ammette che a volte hanno un pochino esagerato con il teen drama, ma va bene), ottimi personaggi ben scritti, ognuno con una sua peculiare caratteristica (Stan e Mitch i più memorabili), un gameplay che crea un ottimo connubio tra lo story driven e i minigiochi, un’alta rigiocabilità dovuta ai vari bivi narrativi e una colonna sonora così orecchiabile che ogni tanto, a distanza di tempo, tendo a sentirmela in cuffia ancora oggi (sì, la colonna sonora principale è tanta roba). E poi, ultima ma non meno importante, hanno saputo usare sapientemente un sistema procedurale per raccontare le varie storie, rendendo ogni partita diversa dall’altra. Quindi, quando annunciarono un nuovo capitolo [Road 96: Mile 0, n.d.e.], ero molto entusiasta all’idea inizialmente… ma quando dissero che sarebbe stato un prequel incentrato su uno dei personaggi principali (Zoe) e che avrebbero inserito delle sequenze musicali, la cosa cominciò a piacermi meno.

Con un certo scetticismo di fondo, non comprai subito il gioco, decidendo che lo avrei preso più in là; ma subito dopo aver sentito determinate critiche nei confronti di questo prequel, decisi di recuperarlo per vedere precisamente cosa non era piaciuto alla critica specializzata. Volevo capire se i pareri negativi fossero fondati (in parte ringrazio Luca che mi ha saputo stuzzicare il giusto su questa faccenda).

Dopo aver finito il titolo, voglio raccontarvi le mie impressioni da persona che ha giocato (più di una volta) e apprezzato il primo gioco e che si è approcciata a questo prequel tenendo in conto ciò che era stato fatto con Road 96.

Prima di cominciare con la mia disamina, un piccolo appunto per comodità mia e vostra: per il primo capitolo userò il suo titolo principale, Road 96; per indicare il prequel userò il suo sottotitolo, 0 Mile.
Detto questo, cominciamo.

Road 96: Mile 0 e la critica specializzata, che forse ha “mancato” il bersaglio

Come affermato dagli sviluppatori nei vari trailer, il gioco è un prequel che si svolge prima degli eventi di Road 96 e racconta la storia di come Zoe, una dei protagonisti principali del titolo, abbia deciso di lasciare Petria, un paese immaginario governato da un regime totalitario sotto la guida del Presidente Tyrak, che opprime la popolazione con un pugno di ferro. L’aspetto più interessante di Mile 0 è che ci permetterà di approfondire alcuni aspetti del gioco principale che non erano stati spiegati in dettaglio, attraverso i punti di vista di Zoe e Kaito, uniti da una sincera amicizia. Inoltre, Kaito è stato il protagonista del primo gioco di Digixart, Lost in Harmony, unendo le due storie così da dar vita ad un universo narrativo unito tra le tre produzioni. Quando giocheremo nei panni di Zoe, vedremo la parte più privilegiata della società distopica, poiché è la figlia di un alto funzionario del governo, e quindi non avremo un’idea precisa della triste realtà di questa dittatura, essendo Zoe stessa parte dell’élite. Al contrario, vestendo i panni di Kaito, vedremo cosa significa essere un cittadino di serie B, trattati come schiavi nella società di Petria. Questo è un aggiornamento rispetto a Road 96, in cui si percepiva la mancanza di libertà causata dal totalitarismo di Tyrak, ma poiché è ambientato sulle polverose strade desolate, non abbiamo avuto l’opportunità di vedere da vicino la vita quotidiana dei Petriani.

Passando a parlare delle atmosfere in generale e facendo un paragone con il suo predecessore, posso già dire che queste sono simili a quelle di Road 96. In questo gioco vi saranno momenti di puro divertimento improntati sulla giocosità, ma anche momenti tragici e riflessivi. Sono rimasto alquanto perplesso leggendo in giro pareri che han etichettato questo gioco come “non simile al primo”, per cui ho cercato di darmi delle spiegazioni sulle critiche mosse al gioco. Credo che molte di quelle perplessità che sto leggendo in giro siano dovute a due fattori principali che esporrò di seguito.

In primo luogo, credo che l’aggiunta del gameplay di Lost in Harmony in questo capitolo abbia spiazzato molti dei giocatori che si sono approcciati al gioco provenendo dalla precedente avventura. È una cosa del tutto nuova e “frenetica” rispetto al gameplay più “ponderato” (passatemi il termine) di Road 96. Nella precedente avventura c’erano sì delle sequenze più action, ma tutto era asservito a ciò che gli sviluppatori volevano raccontare. Essendo le sequenze di Rhythm Game molto oniriche rispetto a ciò che sta accadendo nella storia, potrebbero infastidire chi vuole seguire la trama nel modo più chiaro possibile senza distrazioni. Dal mio punto di vista, penso che siano una gradita aggiunta, prima di tutto perché sono molto divertenti e ben inserite nel contesto della storia visto che spiegano bene lo stato d’animo dei due protagonisti, e come ripeto spesso, non penso che si discostino molto da ciò che si viveva nel titolo precedente.

In secondo luogo, credo che il problema sia dovuto anche alla sua brevità e alla sua scarsa rigiocabilità, che dipendono molto dalla sua natura di prequel. Nonostante nel gioco ci siano delle scelte che permettono di arrivare a risultati e finali differenti, questi non hanno un impatto così grande come lo potevano avere in Road 96, permettendoti di fare run diversificate. Questo perché, come già detto, essendo questo gioco un prequel, tutto ciò che era successo al personaggio di Zoe era già stato stabilito e piegare troppo gli eventi avrebbe rischiato di rendere il tutto troppo incoerente.
Questo, se vogliamo dirlo, è un problema proprio dei prequel in generale. Basti prendere ad esempio Red Dead Redemption II, in cui anche lì ci sono delle cose che non coincidono completamente con il primo capitolo proprio perché gli sviluppatori non avevano ancora pensato a quegli eventi passati. Lo stesso vale per Mile 0 e Road 96.

Parlando del gameplay in generale, come ho detto, è lo stesso identico di Road 96, con i suoi minigiochi fuori di testa, l’esplorazione degli ambienti e i dialoghi a scelta multipla, con la piacevole aggiunta delle sequenze musicali. E proprio parlando del gameplay, posso dire che considero Mile 0 un grande antipasto del suo fratello maggiore. Non poche volte ho avuto la sensazione che il gioco fosse sempre quel Road 96, ma spogliato dell’elemento survival, per introdurre e incuriosire in maniera più “dolce” i nuovi giocatori alle atmosfere del primo gioco. Questo mi è sembrato molto palese nella parte finale, in cui tutti ritornano esattamente da dove tutto è iniziato: le strade solitarie e polverose di Petria. Non nego che dopo aver finito Mile 0, mi sono rimesso a giocare (per la quarta volta!!!) Road 96.

In conclusione…

Posso dire che Road 96: Mille 0 mi ha lasciato ampiamente soddisfatto. DigiXart si conferma come un’azienda molto creativa con le sue IP, e unire due giochi così diversi come Lost in Harmony e Road 96 in un unico pacchetto, unendo i due universi, è stata una piacevole sorpresa. Il gameplay mi ha divertito molto, soprattutto le sezioni musicali, che sono belle sia da giocare che da vedere. Consiglio caldamente questo gioco, soprattutto a chi vuole approcciarsi a Road 96, visto che lo considero un buon antipasto.

Con questo, vi saluto e vi dico al prossimo articolo!

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