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Il gioco dell’anno dei TGA e gli annunci più interessanti… L’opinione

Nella notte del 10 Dicembre si è tenuta la premiazione più attesa all’interno del panorama videoludico: The Game Awards, condotta dal consueto Geoff Keiglhey.
Attorno all’evento v’era una certa attesa, ma non tanto per le premiazioni in sé, quanto per gli annunci in attesa di poter assaporare “realmente” questa nuova generazione di console, la motivazione è ovvia, nel corso degli ultimi anni il palcoscenico dei TGA ha assunto un’importanza sempre più elevata e per tanto viene sfruttato a dovere dalle major per sponsorizzare le proprie produzioni, basti ricordare l’edizione del 2019 quando venne annunciata la nuova Xbox Series X con un trailer assieme al tanto atteso Senua’s Saga: Hellblade II.

La parentesi di Geoff su Activision, le molestie e abusi

Dopo il classico pre-show, dove sono stati annunciati alcuni titoli e assegnati alcuni premi, Geoff ha deciso di aprire ufficialmente lo show spendendo due parole relative ai diffusi problemi di molestie ed abusi che affliggono alcune case di produzione.

Il 4 Dicembre, tramite un tweet, ha deciso di prendere una posizione, confermando l’assenza di Activision Blizzard, ponendo un’eccezione all’interno delle nominations, a causa di quanto emerso negli ultimi sei mesi. Qui su Q-Gin, avevo posto in primo sguardo a Luglio, da allora, l’azienda è stata al centro di ulteriori polemiche tra cui l’aver tentato di ostacolare la creazione di un sindacato — prossimamente, sul portale, verrà pubblicato un nuovo pezzo a tal riguardo.
Essendo Geoff una persona di spicco all’interno del panorama videoludico, le sue dichiarazioni contro un’usanza americana che intacca, praticamente, i vertici delle multinazionali assumono una certa importanza.

Non è il giusto contesto per addentrarmi al meglio nell’argomento, ma come detto, prossimamente entreremo nel merito e, a nome di tutto lo staff, speriamo che queste azioni prendano piede così da poter sradicare il marcio.

Togliamoci il “sassolino dalla scarpa”: chi ha vinto il premio di Gioco dell’anno dei TGA?

Tra premiazioni che magari han lasciato un senso di insoddisfazione ed altre che si possono trovare “giuste ma non troppo”, potremmo dire che questa edizione sia quasi la dimostrazione di un 2021 non proprio esaltante per quanto concerne le produzioni alto budget. Non che non siano usciti titoli meritevoli, ma il 2022 ha tutte le carte in tavola per trasformare tutti noi giocatori e giocatrici, in dei poveri squattrinati, con l’ardente desiderio di giocare tutto ed anche di più.

In merito a quelle premiazioni che hanno lasciato un po’ di perplessità, vorrei menzionare la questione relativa a Kena: Bridge of Spirits che, al netto della sua pregevole fattura tecnica, ha lasciato un po’ perplessi quel particolare ringraziamento a Sony PlayStation, facendo intuire che il budget dello studio sia stato ampliato da un accordo con l’azienda per la sua esclusività.

Questa rimane comunque una mia, e non solo, personale speculazione derivata da quel “Ringraziamo il nostro partner Sony per aver creduto in noi”, che magari non vuol dire nulla, però tant’è. In ogni caso, continuerò a reputare Kena: Bridge of Spirits un titolo perfettamente equilibrato: graficamente impressionante, con un gameplay né troppo profondo ma neanche troppo banale, con una narrativa che fa ciò che deve, in parole povere è un titolo da giocare.

Sorprendente è invece il premio di “Gioco dell’anno” assegnato al videogioco che più non ci si aspettava, purtroppo io non l’ho ancora giocato, dunque ho chiesto ad un’entusiasta Pierpaolo (Cyrus) di Gioco con lo Scemo di dedicargli qualche parolina, lanciandosi di fatto in un’interessante considerazione che non ho voluto tagliuzzare e che vi consegno così come l’ha scritta.

Il 2021 potrebbe essere ricordato come un anno molto particolare per i videogame. La transizione, anzi, la transumanza dell’utenza da una generazione di apparati di gioco ad un’altra si trascina ancora, lentamente, anche a causa della scarsità di scatole sugli scaffali e della latitanza di titoli polarizzanti.

Il panorama del gossip videoludico è rimasto disorientato dalla mancanza dei tradizionali Topic che ci hanno accompagnato nel periodo dell’ascesa e declino di quella che oramai tutti chiamano “old gen”. Grandi esclusive o IP nazional popolari hanno disertato questo 2021, se non sotto forma di Leak e Rumor, e nemmeno il tentativo di “Fabbricare Interesse”, come nel caso Abandoned, ha sortito l’effetto di elettrizzare l’interesse del pubblico più main stream. Insomma, la naturale correlazione fra i nominati ai Game Awards e i titoli più chiacchierati dell’anno non è stata così efficace, dando l’impressione che i candidati selezionati, per molte categorie, fossero titoli troppo deboli per essere celebrati come vincitori assoluti, anche in un anno apparentemente “povero” come il 2021.

La realtà dei fatti è che il 2021 povero non lo è stato per nulla, per comprenderlo bisogna staccare gli occhi dalle solite software house che fanno rumore e dai cataloghi dei publisher più avvezzi al marketing.

Il momento in cui un impomatato Neil Druckmann ha consegnato lo scettro di “Gioco dell’anno” a Josef Fares, a cui spesso s’era raccomandato Geoff Keighley di non dare il microfono, ha avuto quasi dell’incredibile. L’incredulità che una piccola software house come Hazelight e un titolo a cui è stata data così poca rilevanza possano aver portato a casa il premio più ambito, ci ha travolti un po’ tutti.

Il premio ad it Takes Two è assolutamente meritato, anzi dovuto. Il titolo è l’apice di un lavoro di integrazione fra narrativa e gameplay maturato gioco dopo gioco fra le fila del team di Fares. La varietà delle meccaniche e degli scenari, la grazia e il ritmo del racconto e l’equilibrio fra le diversità dei due personaggi e l’uso delle loro molteplici abilità convergono in un prodotto dal valore di intrattenimento assolutamente fuori scala.

La presenza di titoli più altisonanti fra i nominati poteva in tutta onestà far presupporre che non ci sarebbe stato buon senso nell’assegnare il premio, invece la sorpresa è giunta, anche se è un po’ amaro scrivere che ci ha (piacevolmente) sorpreso che a vincere sia stato il gioco oggettivamente migliore, e non quello che ha beneficiato di una campagna pubblicitaria più ampia.

Una nota di dispiacere va a Psychonauts 2, che aveva molte delle qualità elencate per il titolo precedente, ma purtroppo non tutte; come già detto It Takes Two offre un’esperienza di intrattenimento decisamente fuori la media e lo fa coinvolgendo ben due giocatori, dall’inizio alla fine, accompagnandoli attraverso una storia condivisa che non s’accontenta di farvi brancolare nel buio in attesa di un colpo di scena. La storia è chiara, lo scopo è semplice, eppure non farete altro che chiedervi “cosa mi succederà adesso?”.

Pierpaolo di Gioco con lo Scemo

Una vetrina per gli annunci

Come detto, i TGA ad oggi offrono anche un’importante vetrina per presentare e mostrare le nuove produzioni. Tra le aziende che meglio hanno sfruttato questo scenario a proprio vantaggio figurano certamente Microsoft, che ha saputo monopolizzare l’attenzione su di sé (anche questo anno) con un impressionante (e tanto atteso) gameplay di Senua’s Saga: Hellblade II, e Remedy Entertainment, che ha presentato l’attesissimo Alan Wake 2 con un teaser trailer d’impatto.

C’è stata anche una vera e propria sorpresa per gli amanti dell’horror: Slitterhead di Keiichiro Toyama, autore di Silent Hill, col nuovo studio Bokeh Game Studio. Sfortunatamente non si sa molto di questo nuovo gioco, ma considerando da quanto manca un titolo d’effetto alla Silent Hill, di certo riuscirà a ritagliarsi un bel po’ di attenzioni da parte del pubblico.

Non è mancata neanche Square Enix, che ha presentato la versione PC di Final Fantasy VII Remake Intergrade con una data d’uscita insospettabilmente vicina: 16 Dicembre tramite Epic Games Store. Non è mancato, nuovamente, Forspoken sviluppato dal team interno Luminous Production, che ha suscitato un bel numero di polemiche provenienti dalla community dei giocatori PC a causa di un costo decisamente elevato, fissato agli ormai canonici 80€ per i titoli di nuova generazione su console, creando di conseguenza un precedente importante quanto grave.

Presente anche Gearbox, che oltre a mostrare i contenuti dell’aggiornamento di Risk of Rain 2, per festeggiarne l’anniversario, e ribadire la presenza della Challenger Edition di Godfall sia per PlayStation 5 che per Epic Games Store, ha presentato il terzo capitolo della serie strategica sci-fi Homeworld, sviluppato da Blackbird Interactive, buttando un occhio anche al prossimo, particolare (o bizzarro), spin-off della serie Borderlands: Tiny Tina’s Wonderlands.

Impossibile da non menzionare il nuovo Sonic Frontiers, che porterà il porcospino blu in un “mondo aperto e completamente esplorabile, mantenendo la tipica velocità elevata”, almeno questo è quello che si legge dalla descrizione presente su Steam.

Altri due da menzionare assolutamente sono Evil West, che torna a mostrarsi dopo parecchio tempo, e Thirsty Suitor.

Evil West, pubblicato da Focus Interactive e sviluppato da Flying Wild Hog, si presenta con uno stile western arricchito da una forte componente soprannaturale, mentre ludicamente si presenta come un TPS cooperativo.

Thirsty Suitor, sviluppato da Outerloop Studios e pubblicato da Annapurna Interactive, con un’estetica particolare ed estremamente colorata, mentre il gameplay vira sul combattere, cucinare e svagarsi con lo skateboard.
Da Steam si legge: “Da Outerloop Games arriva Thirsty Suitors, un gioco che parla di cultura, relazioni, pressione familiare e l’espressione di sé. Riuscirà Jala a gestire i suoi genitori, fare pace con i suoi ex e a riparare amicizie infrante in tempo per il matrimonio di sua sorella? Sarà pronta per la visita incombente di Nani, la terrificante e polemica matriarca della famiglia? Nel corso della storia, Jala affronterà in combattimento i suoi ex in sequenze cinematografiche di battaglie a turni”.

Nonostante i numerosi titoli presentati, quello che più mi ha suscitato interesse è Star Wars: Eclipse di Quantic Dream. Sarà che sto cercando di immergermi in questo nuovo arco narrativo de “L’Alta Repubblica” ambientato diversi antecedenti gli eventi dell’odiata ed amata trilogia prequel, sarà che dietro c’è uno studio come Quantic Dream che si è consolidato nel proporre un genere d’avventura prettamente narrativa, ma il caso voglia che questo nuovo Eclipse si merita le mie, più personali, attenzioni.


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