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Recensioni 15 NOVEMBRE 2024 9 MIN LETTURA

Dragon Age: The Veilguard ha ucciso il GDR secondo BioWare – Recensione

Una storia che non incalza

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Dragon Age The Veilguard
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Dragon Age: The Veilguard ha ucciso il GDR secondo BioWare – Recensione

10 anni circa sono trascorsi da quel Dragon Age: Inquisition, Electronic Arts e BioWare riportano in auge uno dei loro franchise storici e di ruolo, ma in uno stato ben poco lusinghiero, probabilmente a causa di un duplice problema: sviluppo estremamente travagliato – se si considera che avrebbe dovuto essere un titolo cooperativo – combinato ad un team estremamente stravolto dai licenziamenti.

Questa recensione però, non l’ho curata in veste da fan del franchise, bensì da chi si approccia ad esso per la prima volta. Considerando cosa mi sono trovato davanti, forse, è stata la scelta migliore. 

Di Dragon Age: The Veilguard se n’è parlato in ogni dove e se n’è anche discusso ampiamente, per la sua scrittura e l’introduzione di elementi “woke”, per la sua estetica e per il suo gameplay, per tutta una serie di ragioni che ora stanno destando una fortissima preoccupazione nei confronti del prossimo capitolo di Mass Effect. Ma prima, puntualizzato che il codice di gioco per Steam di Dragon Age: The Veilguard è stato fornito da Electronic Arts lo scorso 4 novembre.

Una storia che non incalza

Dragon Age: The Veilguard inizia letteralmente col botto. Con Solas pronto a squarciare il Velo, con l’intento di ridare agli Elfi la loro magia, la loro libertà e l’immortalità. Elementi che lo stesso Solas ha sacrificato tempo addietro per confinare due divinità elfiche corrotte e divenute malvagie. Nel tentativo di fermarlo, il gruppo di Varric commette un errore inimmaginabile: interrompere il rituale mentre è in corso. Il risultato finale è quello di aver consentito alle due divinità di liberarsi, portando con loro “un vecchio nemico”, la Corruzione.

Con Varric messo fuorigioco, sta a Rook (protagonista) dover ampliare la squadra e porre rimedio al fattaccio. Nel cercare nuovi membri, si viaggia per Thedas nel tentativo di convincere anche i Custodi Grigi della minaccia, convinti di dover affrontare – semplicemente – la Prole Oscura, inconsapevoli della grande minaccia rappresentata dalle due divinità.

Sebbene il prologo faccia il suo lavoro, piazzando sul tavolo uno scenario ricco di tensione, è la narrativa a smorzare gli animi procedendo lentamente, coi suoi tempi, e con personaggi che non hanno un reale mordente, costruiti in modo estremamente superficiale e con una crescita a tratti inesistente e a tratti così repentina da aver bruciato ogni tappa immaginabile.

Infatti, uno dei principali problemi dell’intera storia e dei personaggi di Dragon Age: The Veilguard, è costituita proprio dalla scrittura che sembra realizzata da un team al suo esordio totale. Con zero esperienza come team. Dispiace dirlo, ma è una costante altalena tra situazioni appena abbozzate ed altre che hanno come unico scopo quello di lasciar spiazzato chi sta giocando.

La storia principale, così come Solas e le due divinità, si ritrovano a fare da sfondo alle storie che riguardano tutti i personaggi coi quali Rook si relaziona. Il team ha volutamente spostato il focus sulle vicende “secondarie”, al punto che se non fosse per la Prole Oscura, la corruzione e il fatto che di tanto intanto qualcuno nomina le due divinità, ci si potrebbe dimenticare di star affrontando delle situazioni in un mondo prossimo al declino totale. E sia chiaro, nonostante il focus sia maggiore sulle missioni secondarie, queste hanno comunque una scrittura superficiale, deludente, ma soprattutto banale. Nulla a che vedere con videogiochi che hanno aspirato alla costruzione di un mondo di gioco credibile e ricco come un Baldur’s Gate 3 o Final Fantasy XVI.

Il gioco di ruolo sacrificato alla divinità della banalità?

Purtroppo anche il gameplay ha finito per risentirne come la storia principale.
The Veilguard sacrifica quasi completamente l’essenza ruolistica in favore di un approccio molto più tendente all’azione e al dinamismo. I classici ruoli sono stati completamente sacrificati, quindi non sono presenti tank, healer e DPS. Questo si ripercuote sia sulle classi messe a disposizione del giocatore, sia sui compagni da “arruolare”. Ogni classe ha un numero considerevole di elementi da sbloccare, con abilità vere e proprie che possono essere combinate coi compagni e dei potenziamenti che hanno – anche – il compito di fare numero. In aggiunta ci sono tre specializzazioni per ognuna di esse, che possono essere utilizzate singolarmente, ma che a conti fatti non stravolgono il sistema di combattimento.

Neanche la diversificazione dei nemici giunge in aiuto. Infatti, nonostante siano presenti un buon numero di unità diverse, l’approccio col quale devono essere affrontati non si diversifica a sufficienza e il riciclo dei movimenti e degli attacchi non fanno altro che risultare il tutto più stucchevole. Quindi anche l’essenza da “gioco d’azione” di questo Dragon Age: The Veilguard risulta sottotono, per quanto il sistema di combattimento sia relativamente responsivo e riesca a trainare fino all’epilogo.

Ho già parlato di come la scrittura di Dragon Age: The Veilguard sia banale, ma non si limita alla storia principale o alle missioni che arricchiscono il contenuto. Purtroppo BioWare ha sacrificato anche il sistema ruolistico in sé, infatti, in The Veilguard le risposte da poter dare nei dialoghi sono estremamente limitanti, sia nei toni – un bel po’ edulcorati – sia nelle intenzioni che obbligano a mantenere una direzione ben precisa: quella dell’eroe.

Voglio prendermi la libertà di divagare per un secondo. Nella recensione di Hogwarts Legacy (// lascio_il_link_qui), scrissi quanto si avvertì l’assenza di un sistema di moralità, in grado di spostare l’ago della bilancia del protagonista verso la direzione – per dire – del bene o del male, soprattutto considerando la possibilità di poter utilizzare le maledizioni senza perdono (es. Avada Kedavra). Ecco, in un certo senso, molti dei difetti che menzionai in quella recensione possono trovare posto anche in questa, ma con una particolare aggravante: Hogwarts Legacy mirava ad essere un titolo dedicato ai fan di Harry Potter, Dragon Age: The Veilguard invece firma il ritorno di uno dei franchise ruolistici più importanti in occidente.
A voi le considerazioni di ciò.

Il sistema di creazione iper inclusivo, ma estremamente limitante

Nella mia “avventura” ho riscontrato un grosso paletto in quello che è il sistema di creazione del protagonista. Di base, mi duole ammetterlo, non brillo nella creazione del personaggio, ma ciò che ho visto in The Veilguard mi ha lasciato profondamente perplesso, al punto da “chiedere l’aiuto da casa”, ovvero lasciare il mio pad nelle sapienti mani di Barbara. Di conseguenza, date le sue capacità creative, lascio il resto di questa sezione a lei.

Quando Luca non sa cosa fare con la creazione personaggi di solito si lamenta e mi molla il pad dicendomi “fai te che sei più brava” e io ovviamente mi metto al lavoro, ma devo dire che con questo gioco non ho dovuto e potuto fare molto.
La personalizzazione per quanto sembri vasta in realtà si limita al viso, offrendo ogni genere di parametro dando la possibilità di modificare molti aspetti. Infatti, la maggior parte del tempo per fare i due personaggi l’ho impiegata proprio sul volto.

Io non so cosa volessero fare esattamente, ma rendere un gioco inclusivo, limitandomi nel modificare il corpo, non mi sembra una grande soluzione. Però, per quanto riguarda questo specifico argomento non mi sbilancio troppo, non avendoci giocato, ma lascio l’articolo di Luca “// L’elefante_nella_stanza:_BioWare_e_Dragon_Age:_The_Veilguard,_un’inclusività_mal_contestualizzata” per approfondire un poco.
Tornando sulla questione, più che un corpo vero e proprio sembra quasi un “porta testa” (passatemi il termine), perchè a parte quello non ha altre funzioni, la personalizzazione risulta scarna e poco ispirata.
Per essere diretti e concisi, seno e glutei non si possono modificare più di tanto, non si può mai fare una base femminile con i suddetti più accentuati. Anzi, per quanto si possa spingere quei parametri al massimo, la differenza rimane minima. Alla fine io ho risolto un poco stringendo la vita per il modello femminile e allargandola per il maschile, non potevo fare molto altro per differenziarli. Comprendo che le armature finiscono per coprire i corpi, ma anche per quello hanno fatto errori grossolani: in alcune circostanze si può ammirare come le braccia compenetrano il corpo se si ha “esagerato” alcune proporzioni. 

Insomma, se si cerca e desidera la personalizzazione profonda a cui ultimamente alcuni studi ci hanno abituato, questo è il videogioco sbagliato. Poi, se di tutto questo non importa e alla fine basta solo il viso, allora è “il gioco perfetto”.

Il minestrone delle considerazioni

Dragon Age: The Veilguard è un insieme di aspetti che risultano ideati in maniera estremamente superficiale. La parola d’ordine in tal senso, continua ad essere una: banale. Purtroppo non c’è nulla che riesca a risaltare in questa produzione. Nulla in grado di essere ritenuto memorabile.

I tempi della BioWare di Mass Effect sono lontani anni luce, laddove si poteva letteralmente giocare con la storia grazie ad un ruolo attivo in essa, oggi ci si trova nelle vesti di un protagonista imbrigliato nelle regole di un Game Master privo di fantasia e ingegno. A tratti sembra di star giocando un classico Action Adventure che prende meccaniche di gioco dai titoli più conosciuti nel tentativo di piacere alla massa: come Hogwarts Legacy, una sorta di parco dei divertimenti ma nel mondo di Dragon Age, che potrebbe piacere a qualche appassionato che non cerca un’esperienza ruolistica studiata ad hoc.

Un ulteriore problema sopraggiunge anche dal punto di vista grafico. Il Cell Shading è utilizzato in maniera egregia, anche se le espressioni deformed non sono un bel vedere. Però, si allontana in maniera drastica dai canoni della serie.
Nulla da dire sulla componente artistica del mondo di gioco, che regala scorci davvero incredibili da vedere. Anche se, sfortunatamente, non riesce ad essere valorizzata dal level design che finisce per limitarsi a svolgere il suo compito, mentre in alcuni casi presenta errori grossolani prevaricando zone da muri veri e propri che vengono “demoliti” in maniera randomica quando si prende la rispettiva missione.

Dragon Age: The Veilguard non è certamente un videogioco di ruolo, sì ha delle meccaniche e delle situazioni che rimandano al genere, ma sono costruite in maniera banale. Sì, il focus è la storia principale, ma è così “secondaria” da lasciare spazio alle missioni sui personaggi e fazioni, anch’esse scritte banalmente. Se ci si focalizza sulla componente d’azione, il sistema di combattimento funziona per quello che deve fare, ma gli approcci contro i nemici non lasciano spazio alla varietà.

Insomma, The Veilguard è un videogioco mediocre, il cui unico e vero pregio è la pulizia tecnica. Già, perché di bug ce ne sono davvero pochi e, nonostante su PC sia uno di quei videogiochi che grava maggiormente lato CPU, funziona davvero bene senza alcuna criticità. Qualche sbavatura è presente, ma è uno di quei videogiochi a non aver dato grosse problematiche.

// Bocciato

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