Cuphead Anni 30

Cuphead e gli anni ’30

Cuphead è uno di quei titoli che è stato sulla bocca di tutti per la sua tremenda difficoltà e per dei boss che davvero ti fanno bestemmiare come non mai. Ma non è di sola difficoltà che si è parlato, ciò che di certo ha colpito molti giocatori, incluso il sottoscritto, è il suo stile pazzerello e colorato ispirati ai cartoni dei primi anni del novecento.

Vedete io sono un grande appassionato d’animazione da molto tempo e giocando al titolo non ho potuto fare a meno di notare le tante citazioni che ci sono a quei cartoni  che, a guardarli oggi, ti rendi conto di come non vi fosse solo una creatività ai limiti dell’assurdo, ma anche di come seppero risultare terribilmente inquietanti e affascinanti allo stesso tempo.

Oggi sono qui per raccontarvi un po’ la storia di questa arte che qui in Italia, ahimè, non ha avuto lo stesso impatto che avuto oltre oceano, in America, e in alcune parti d’Europa come la Francia.

Il Nonno vi racconta un po’ di storia

Se c’è un posto in cui bisognerebbe guardare per capire come è nato il cinema d’animazione odierno, e dai cui Cuphead ha preso maggior inspirazione, bisognerebbe rivolgere gli occhi verso la patria della pizza con l’ananas e dell’acqua gusto caffè, la cara e vecchia America.

Il fattore maggiore che contribuì alla nascita dell’animazione come prodotto filmico e commerciabile fu l’enorme diffusione di un mezzo letterario che permise alla popolazione analfabeta di comprendere la  storia senza doversi preoccupare delle parole:  e questi mezzo era il fumetto. Dovete sapere che i fumetti possono considerarsi una parte importante dell’identità nazionale americana, essi erano presenti fin dalla fine dell’ottocento sui giornali e i periodici .

Dato il basso prezzo di tali riviste anche la gente povera, in particolare i migranti e la classe operaia, poterono usufruire di questa forma di intrattenimento senza dover pagare un ingente somma.

Inizialmente il fumetto americano utilizzò uno stile rozzo e semplice, ma sia per questo caratteristica, che per la sua capacità di raccontare i problemi della popolazione con un forte piglio ironico, satirico e grottesco riuscì a coinvolgere anche persone prive di un’ elevata cultura. Un altro importantissimo fattore da tenere in conto, fu che nei primi anni dieci del novecento, con la nascita del cinema, si affermarono due generi filmici molto importanti: quello drammatico e quello comico. Potremmo dire che i cartoni americani abbiano preso spunto proprio da quel secondo genere, unendo il linguaggio umoristico del fumetto e il linguaggio del genere comico, fu cosi che nacquero  i primi cartoni animati in serie.

L’intenzione iniziale, da parte dei produttori cinematografici, non  fu quella di utilizzare i disegni animati  per creare un  linguaggio artistico ricercato, ma di fondo vi fu l’intenzione di sfruttare la loro enorme popolarità, per realizzare prodotti animati in serie commerciabili . Quando utilizzo il termine “commerciabile ” non mi riferisco solo ad un fattore pubblicitario come e stato per noi il Carosello ( che ha degli ottimi prodotti animati tutt’ora apprezzabili ), ma di una e vera e propria nascita, nei primi anni dieci del novecento, di un industria basata esclusivamente sui disegni animati, che attinse appieno, almeno inizialmente, dai fumetti più famosi come Krazy KatHappy Hooligan (in Italia conosciuto come Fortunello è portato sul palcoscenico dall’attore romano Ettore Petrolini)o Little Nemo .

Non solo si creò una nuova forma di business, ma  gli studi di produzione furono  dei veri e propri  luoghi di formazione per quelli che sarebbero stati i futuri artisti che avrebbero dato una grande impronta al genere dell’animazione e da cui gli sviluppatori dello   Studio MDHR, hanno  preso spunto per creare non solo i protagonisti, ma tutti i vari Boss che vediamo  su schermo e che tanto ci  hanno fatto imprecare.

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Maledetto Gigante di Ferro   mi era pure piaciuto il tuo film e così mi ripaghi ?

Animatori fantastici e dove trovarli

Se c’è una cosa che posso dire sicuramente di Cuphead è che non  è solamente un videogioco, ma una vera e propria lettera d’amore a tutti quegli animatori che nei primi del novecento   crearono prodotti a limiti del surreale  e del grottesco. Certo non tutti hanno hanno scelto questa strada (in particolare Walt Disney di cui vi parlerò tra un po), ma molti cartoni di quell’epoca ci mostrarono come  la fantasia era di casa in quegli studi.

Ovviamente alla base ci fu sempre l’obiettivo di creare  un prodotto popolare per averne un ritorno economico, ma questo impedì a molti creatori di provare a optare per uno stile artistico che rimanesse impresso nella mente delle persone che usufruirono  di questi prodotti. Ancora oggi, questi cartoni  continuano a stupirmi  nonostante  la società americana dell’epoca fosse un po’ bigotta, ma in questi prodotti non si risparmiarono.

Di animatori  di quel periodo ce ne sarebbero tanti da nominare e approfondire (e verso la fine vi indirizzerò a qualche libro  e ad un fumetto se siete incuriositi), ma quelli che a noi interessano maggiormente, e di cui si vedono le inspirazioni in  Cuphead, sono i Fratelli Fleischer, Ub Iwerks e ultimo, ma non meno importante, Walt Disney (questi ultimi due sono strettamente legati).

Un Clown e un cane

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Max e Dave Fleischer furono due austriaci naturalizzati americani, nel 1921 fondarono la loro prima azienda produttrice di disegni animati con il nome di Out of the Inkwell Film Inc. accumulò già esperienza nel mondo del cinema d’animazione come disegnatore e caricaturista (infatti a lui si deve la creazione di alcuni dei personaggi più iconici dello studio insieme a Richard “Dick” Huemer grande collaboratore dei Fleischer) e Dave fu più interessato alla tecnica cinematografica.

Prima di fondare lo studio con il fratello, Max lavorò durante gli anni del primo conflitto mondiale, tra il 1917-18 a prodotti destinati all’istruzione bellica. In questo periodo lavorò per gli studi di John R.Bray e li creò il suo primo personaggi a Koko The Clown, che comparse in vari corti appartenenti ad una serie sperimentale (con lo stesso nome del futuro studio Out of the Inkwel 1918-1928).

Le sue prime comparse  non ebbero un buon risultato commerciale, ma nonostante ciò, Koko fu utilizzato non poche volte nei prodotti dei Fleischer e da quello che possiamo vedere in Cuphead,  ancora oggi ha una grande risonanza tra gli addetti ai lavori e gli appassionati.

Il Boss Beppi The Clown è un omaggio diretto  al personaggio più iconico creato da Max Fleischer (e parlando sempre di Beppi vi posso anche dire che nel suo livello non c’è solo un riferimento a i Fleischer ma anche al Pinocchio  1940) di Disney, infatti lo sfondo ricorda molto il Paese dei Balocchi del film).

Con l’apertura dello Studio Out of the Inkwell Film Inc. i Fleischer, tra il 1921 e il 1927, produssero ben 53 film dal nome The Inkwell Imps (con il primo film Moddeling del 1921) con Koko come protagonista e in compagnia, per qualche puntata,  del cane Bimbo (inizialmente chiamato Fritz the Dog) altro personaggio che apparve molto spesso nei successivi cartoni dello studio.

Come potete vedere dal filmato qui sopra, non furono solo i personaggi animati  a prender vita partendo da un calamaio e un foglio bianco,  ma anche l’ambiente “dal vero” prese parte alle varie avventure. Una vera e propria mescolanza in cui la fantasia e la realtà andavo unendosi per creare un universo di storie comiche, grottesche e allo stesso tempo, drammatiche (una sorta di precursore di Roger Rabbit).

Il Marinaio sdentato e amante delle verdure

Con l’avvento del sonoro nel 1927, con il film di Alan Crossland  The Jazz Singer,  lo studio raggiungerà vette produttive sempre più alte e anticonformiste, diventando l’antitesi della rivale Disney.

Nel 1931 Max Fleischer decise di portare nel cinema d’animazione un personaggio dei fumetti molto amato e seguito dal pubblico dell’epoca Popeye The Sailor (Braccio di Ferro qui in Italia),  di  Elzie C. Segar.

Nato nel 1929 come personaggio secondario, Braccio di Ferro divenne ben presto il protagonista principale delle avventure create da Segar.

Molte di queste storie erano esagerate e violente (non difficilmente, se vi capiterà di leggere le sue storie, vedrete volar pugni, colpi di pistola, coltellate e colli spezzati a cui, il nostro marinaio, riesce a sopravvivere con molta facilità, e non non è dovuto agli spinaci, quella è un’invenzione del cartone).

Nel 1933 uscì il  primo film con il nome Popeye the sailor, l’enorme successo riscontrato da parte del pubblico, diede il via ad una lunghissima serie di film che durò dal 1933 al 1957 per l’effettivo numero di ben 231 titoli.

Di questa serie di film, in Cuphead troviamo non poche citazioni, in particolare al film Popeye the Sailor Meets Sindbad the Sailor (Braccio di Ferro incontra Sinbad  del 1936), primo mediometraggio a colori della serie, in cui il nostro marinaio sdentato si scontrerà con Bluto nelle vesti del famoso personaggio fantastico Sinbad.

Le citazione, all’interno del gioco, alla serie di Braccio di Ferro sono molto collegate a questo cartone, troveremo Bluto/Sinbad, qui chiamato Captain Brineybeard e l’uccello Wally Warbles, riconducibile al enorme uccello gigante che Braccio di Ferro affronterà per salvare Olivia dalle grinfie di Bluto.

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Una capocciona sexy

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Nonostante i personaggi di Braccio di Ferro e di Koko avessero  avuto una grande importanza per lo studio, il personaggio che di certo mise al centro dell’attenzione e della censura, il lavoro dei Fleischer e stato il personaggio che meglio rappresentava il loro animo fortemente satirico e anticonformista, Betty Boop (la persona reale che ne inspiro l’aspetto era la cantante Helen Kane).

Primo personaggio dei disegni animati dalle caratteristiche esplicitamente erotiche (infatti il suo aspetto richiamava una tipica Flapper ovvero una donna disinibita sessualmente e dal atteggiamento sovversivo che non si sposava con la morale dell’epoca) i cartoni di Betty Boop giravano tutt’intorno a questa sua caratteristica, nella maggior parte dei suoi prodotti non faticheremo a vedere maschi  che si eccitano per il suo aspetto. Per farvi capire bene di cosa sto parlando vi lascio uno dei cartoni che reputo più espliciti dal punto di vista dei sottintesi sessuali, che mi permette di collegarmi ad un altra citazione nei confronti di un grande attore, musicista jazz e scat degli anni ’30 che ha collaborato  ad alcuni cartoni di Betty Boop curandone le musiche.

Dallo stile musicale  ironico, allegro e grande animale da palcoscenico (nonostante i forti pregiudizi razziali che c’erano nei confronti delle persone di colore all’epoca) Cab Calloway e stato fondamentale per certi cartoni dei Fleischer,  a diretto le musiche, insieme alla sua orchestra, nei cartoni Minnie the Moocher del 1932 (tratto da uno suo brano che a rieseguito nella sua ultima apparizione filmica in The Blues Brothers di John Landis e che gli ridarà il successo dopo essere caduto nel dimenticatoio) The Old Man of the Moutain (1933 che potete visionare qui sopra) e Snow Withe (1933, in cui eseguirà la canzone St James Infirmary Blues nei panni di Koko The clown, dandogli la voce e  le sue movenze attraverso il rotoscope,una tecnica inventata dai Fleischer in cui, partendo da una pellicola filmata, l’animatore poteva replicare i movimenti del attore e riportale sul disegno (le movenze di Collaway sono state  anche usate in Minni The moocher, nei panni di una specie di tricheco fantasma,e in The Old Man of the Moutain, in cui il vecchio pervertito fa una danza).

Il personaggio che omaggia  il musicista  non è altri che Mr.King Dice, lo si può capire prima di tutto, dall’aspetto simile, e poi dal tema jazz che accompagna il servitore del Diavolo.

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L’uomo che odiava i gatti e amava i topi

Di Walt Disney si sono dette e raccontate tante cose. Rispetto ai suoi rivali, i Fleischer, questo uomo non ha bisogno di presentazioni qui in Italia, ma nonostante ciò, è comunque interessante raccontarvi un po’ chi fosse la persona dietro la leggenda .

Nato nel 1901 e quarto figlio di una famiglia modesta economicamente, Disney era quello che in  americano si può definire un self made man (uomo fatto da solo). Tornato nel 1919 in patria dopo aver partecipato, brevemente, in Europa alla prima guerra mondiale Walt incomincio a lavorare a Kansas City in una compagnia pubblicitaria, la Gray, dove conobbe uno dei suoi più grandi collaboratori che contribui non poco all’ascesa dello studio Disney, Ub Iwerks.

Ecco, su Iwerks vorrei aprire una piccola parentesi. Grande animatore e artista (basti pensare che ha disegnato, completamente da solo, il primo cartone di Topolino Plane Crazy nel 1928) Ub può essere considerato, a tutti gli effetti, il  papà di Topolino (nonostante Walt, almeno inizialmente, minimizzasse la cosa) avendone creato e disegnato l’aspetto.  I suoi meriti nel mondo del cinema d’animazione sono tutt’ora considerati importanti sia per l’enorme contribuito che diede alla crescita degli studi Disney sia per le tante innovazioni che applico nei suoi cartoni, tanto che gli valse un Oscar. In Cuphead ne troviamo un piccolo omaggio con un Hotel, sullo sfondo,  che porta il suo cognome.

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Il personaggio con cui viene sempre dato l’inizio della sua carriera e sempre stato Mickey Mouse (da noi chiamato semplicemente Topolino), ma in realtà che il vero personaggio con cui Disney ha cominciato non era un topo ma bensì un coniglio Oswald The Rabitt, creato per l’Universal (di cui sempre al buon Iwerks ne si può dare la paternità grafica, e noi videogiocatori ne abbiamo visto la riapparizione, dopo tanti anni, in quella perla, sottovalutata a mio avviso che era Epic Mickey per Wii PS3).

A differenza di molti suoi “colleghi”  Oswald non era un personaggio malizioso e subdolo che cercava di risolvere le situazioni con la violenza, ma si tirava fuori dai guai attraverso il buon senso e la “sagezza”. Insomma si può dire che, come suo fratello minore successivamente, Oswald aveva atteggiamenti più da “boy-scout” che attiravano un pubblico più borghese e, diciamo, conservatore e meno sovversivo.

Disney realizzò ben ventisei cartoni con il personaggio Oswald The Lucky Rabbit, tutto questo duro finché, per un contrasto dovuto al mancato accordo sui diritti, lasciò la Universal per fondare insieme al fratello, Roy Disney, che si occupò del settore produttivo e finanziario (figura di grande supporto che era sempre stata, e lo sarà fino alla fine,  per Walt ) la propria azienda, forte anche della fama che si era conquistato come abile confezionatore di prodotti di successo.

Gli anni ’30 e la nascita della parabola disneyana

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Con l’apertura del nuovo studio, che portava il nome dello stesso Walt , si può dire che comincio l’inizio della storia dei Walt Disney Studio. Con la perdita di Oswald, Iwerks e Disney dovettero creare un nuovo personaggio che potesse permettergli di “Sfornare duecento metri di pellicola ogni due settimane  perciò non potevamo permetterci un personaggio difficile da disegnare” (da una dichiarazione di Disney) e cosi nacque Mickey Mouse .

Il primo corto che vide protagonista il simpatico topo (e di cui vi avevo già accento prima) fu Plane Crazy. Ma quella che lo rese di  sicuro un icona storica (e di cui lo stesso studio, oggi, fa più riferimento) fu il suo secondo film Steamboat Willie (1928). Fu un grande successo per lo studio, Topolino divenne una  delle figure più importanti nel secondo dopoguerra, tanto che non ha caso viene detto essere uno dei personaggi più importanti del ventesimo secolo.

Dal successo ottenuto con i primi cartoni di  Topolino,  si avvierà un periodo di grande produzione artistica  che non solo darà il via a una creazione di una serie dedicata esclusivamente al topo e ad altri personaggi come Pluto, Paperino e Pippo, e molti film inspirati alle fiabe più famose, ma si creerà quello che può essere considerato uno dei prodotti più artistici e interessati dello studio, le Silly Symphony.  Piccoli corti in cui a farla da padrone, come si capisce dal titolo, e la musica e i suoi bizzarri personaggi che fanno da attori.

Cosi come per alcuni prodotti dei Fleischer, non sarà in questa sede che vi parlerò di tutte le Silly Symphony,essendo una lunga serie che va dal 1929 fino ad arrivare al 1939 ne potrò (ahimè) analizzarne nel dettaglio la sua evoluzione  dato che il discorso richiederebbe un libro intero per essere spiegato (vi metterò dei link alla fine nel caso vogliate approfondire), ma prenderò in esame solo tre di esse e da cui Cuphead ha preso spunto per alcuni dei suoi boss e ambientazioni.

La prima Silly Simponhy che  andremo a visionare  e The Skeleton Dance  (1929).

Inspirato  al poema sinfonico  Danse macabre  di Saint-Saens e arrangiato da Carl Stalling  (con anche forti  richiami alla iconografia medioevale delle danze macabre create durante l’epidemia di peste che sconvolse l’Europa del 1300 ma dai toni sicuramente più allegri) questo cartone ha inspirato il livello, Railroad Wrath, e il boss del Phantom Express in cui si possono vederne i richiami sia sul conduttore che nello sfondo.

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La seconda Symphony che è servita per creare il Diavolo  è il suo livello One Hell Of A Time, da cui la nostra piccola tazza e suo fratello dovranno salvare la propria anima dopo averla persa al gioco d’azzardo, e Hell’s Bells (1929).

Sempre con la collaborazione Carl Stalling  alla partitura, qui troviamo varie tipo di composizioni musicali come In the Hall of the Mountain King di Edvard Grieg  e  Funeral March of a Marionette di Charles Gounod.

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Ultima Silly Simphony che vedremo (ma vi consiglio vivamente di approfondire vedendone anche altre) è The Cookie Carnival (1935).

 Le musiche qui non sono inspirante ad un particolare sinfonia già esistente ma si può dire che sono originali, Silly Simphony molto umoristica la storia che troviamo all’interno gira intorno ad una povera biscottina che non può partecipare ai festeggiamenti, che si stanno tenendo per eleggere una reginetta di bellezza, per il suo aspetto dismesso. Grazie all’aiuto di un biscotto vagabondo verrà rimessa a nuovo e……… Bè lascio a voi il compito di scoprire come continua il resto della storia.

Il livello che si è inspirato a questa Simphony è Sugarland Shimmy con il boss  Baroness Von Bon Bon.

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In conclusione, quello che vi ho mostrato, e raccontato, è solo una piccolissima parte  della storia del cinema d’animazione. Ci sarebbero stati molti altri artisti di cui avrei potuto parlarvi, ma data l’enorme vastità dell’argomento, e dato che questa arte ha sul groppone non pochi anni di evoluzione, mi sono limitato a raccontarvi degli artisti  più importanti che anno influenzato certe scelte grafiche di Cuphead, come i Fleischer e Disney. Se vi ho incuriosito, e spero di averlo fatto, vi lascio un po di materiale con cui potete approfondire.

Per quanto riguarda Disney, non faticherete a trovare articoli e libri che parlano della sua vita, in maniera più completa di quanto ho fatto io. Prima di tutto vi segnalo una vera e propria enciclopedia che raccoglie tutta la storia di ogni singolo cartone creato dallo studio Disney (e che tra parentesi  parla anche di tutte le Silly Simphony). Ad opera di Valerio Paccagnella della Tana del Sollazzo vi presento The Disney Compedium. Se siete appassionati del mondo Disney, e tutto quello che oggi ne fa parte come la Pixar e la Lucas Film (voglio un nuovo  Monkey Island sigh ), troverete di che nutrivi.

Altra segnalazione che vi faccio, è  il  fumetto The Moneyman di  Filippo Zambello  e Alessio De Santa che  parla della storia di Disney, ma non di Walt bensì del meno conosciuto dei due: Roy (di cui vi avevo già accennato prima).

Se vi interessa capire bene come fosse  in realtà Walt, al di la della figura edulcorata che ci è stata regalata dal marketing, questo fumetto fa capire molto bene certi aspetti della sua  personalità e dell’enormi difficoltà che lo studio ha incontrato nella sua strada per affermarsi nel mondo del cinema.

Per quanto riguarda invece i Fleischer purtroppo non ho libri o fumetti che parlano di loro nello specifico, ma posso segnalarvi un libro che mi è servito molto per creare questo approfondimento e che reputo uno dei più completi, qui in Italia, che parla dell’animazione dalle sue origine fino agli anni duemila Storia del cinema d’animazione di Gianni Rondolino. 

Devo avvisarvi che il libro, essendo un testo universitario, è un po ostico da seguire, ma qui troverete tutti gli artisti, che non ho potuto citare come Pat Sullivan (il creatore di Felix il Gatto) o Walter Lantz (il creatore di Picchiarello), più importanti e che hanno lasciato un enorme impronta nel mondo dell’animazione. Detto questo io vi saluto e ci vediamo nei prossimi articoli e approfondimenti.

Al prossimo grappino virtuale con il vostro Nonno di fiducia.