Call of Duty: Dagli Epstein Files Kotick parlava di “educare i bambini all’economia” tramite microtransazioni
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Call of Duty: Dagli Epstein Files Kotick parlava di “educare i bambini all’economia” tramite microtransazioni
Dai nuovi documenti resi pubblici nei cosiddetti “Epstein Files” emerge una vicenda che intreccia videogiochi, microtransazioni e figure di primo piano dell’industria tech e dell’intrattenimento. In una email del 3 maggio 2013, attribuita a un scambio tra Jeffrey Epstein, l’innovatore Pablos Holman e l’allora CEO di Activision Bobby Kotick, si discuteva dell’idea di “educare” o “indirizzare” i più giovani verso un certo modello economico attraverso i videogiochi.
Secondo quanto riportato dai documenti, Kotick avrebbe scritto a Epstein sottolineando l’importanza di ricompense legate al mondo reale, oltre a quelle digitali. Nella mail si parlerebbe esplicitamente di incentivi come minuti telefonici, crediti iPhone e oggetti virtuali nei videogiochi, presentati come strumenti utili a insegnare ai ragazzi dinamiche economiche attraverso il gioco.
Il contesto: l’arrivo delle microtransazioni in Call of Duty
Le email risalgono a pochi mesi dopo l’uscita di Call of Duty: Black Ops 2, primo capitolo della serie a introdurre in modo strutturato le microtransazioni, con pacchetti di personalizzazione, slot aggiuntivi e calling card a pagamento.
Nello stesso anno, Call of Duty: Ghosts avrebbe ulteriormente ampliato questo modello, introducendo:
- personaggi speciali a pagamento
- pacchetti di doppiaggio
- skin e mimetiche
- armi acquistabili
Una direzione che, col senno di poi, ha contribuito a normalizzare la monetizzazione aggressiva all’interno di uno dei franchise più popolari al mondo.
Le accuse e le interpretazioni
Alcuni commentatori leggono queste conversazioni come un possibile indizio sulle motivazioni strategiche dietro l’evoluzione delle microtransazioni nei videogiochi AAA, soprattutto per quanto riguarda il pubblico più giovane. L’aspetto più controverso non sarebbe tanto l’esistenza delle microtransazioni in sé, quanto l’intento dichiarato di influenzare bambini e ragazzi, abituandoli fin da piccoli a dinamiche economiche basate su ricompense, spesa ricorrente e consumo digitale.
Va però sottolineato che:
- non esistono conferme ufficiali che colleghino direttamente queste email a specifiche decisioni aziendali
- Activision, Bobby Kotick e le altre parti coinvolte non hanno rilasciato commenti ufficiali in merito
- i documenti emersi non provano in modo definitivo un rapporto causale, ma mostrano conversazioni e idee discusse privatamente
Un dibattito che torna attuale
La vicenda riaccende un tema già ampiamente discusso negli ultimi anni: il rapporto tra videogiochi, monetizzazione e minori. Loot box, microtransazioni e skin a pagamento sono già finite sotto osservazione da parte di enti regolatori in diversi Paesi, proprio per il loro potenziale impatto sui giocatori più giovani.
Queste nuove rivelazioni, se confermate nel tempo, rischiano di alimentare ulteriormente il dibattito su etica, responsabilità delle grandi aziende videoludiche e protezione dei consumatori minorenni.
Al momento, la storia resta in evoluzione.
