Brok The InvestiGator: quando avventura grafica e picchiaduro si incontrano
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // andrew.
Brok The InvestiGator: quando avventura grafica e picchiaduro si incontrano
Salve Giocococcodrollisti e Giocococcodrolliste come state?
Tutti noi videogiocatori possiamo dire che c’è stato un genere che ha dato il via alla nostra carriera videoludica e ci ha lanciato nel vasto mondo del gaming. Nel mio caso, il mio punto di partenza sono state le avventure grafiche della Lucasarts, in particolare i primi due capitoli di Monkey Island e Day of The Tentacle. Nonostante nel tempo abbia esplorato molti altri generi videoludici che hanno ampliato il mio bagaglio culturale e gli open world e i GDR siano diventati il mio genere di riferimento da adulto, le avventure grafiche continuano ad essere una parte importante del mio passatempo preferito. Quindi, quando mi è capitato sotto gli occhi Brok The InvestiGator, il gioco creato dallo sviluppatore indipendente COWCAT, il giovane avventuriero che era in me si è risvegliato incuriosito sia dall’art direction cartoon, che dalla piccola particolarità di essere anche… un picchiaduro a scorrimento. Ora qualcuno di voi (forse) si starà domandando cosa ci azzecca un menare le mani con un gioco in cui lo scopo è dover risolvere enigmi e parlare con gli NPC per mandare avanti la storia? Beh, sedetevi belli comodi, che vi racconto la mia esperienza con questo bizzarro connubio tra due generi che sembrano così distanti tra loro.

Prima di lanciarci, voglio un attimo parlarvi della storia. In un imprecisato futuro, in cui ormai gli umani sono un lontano ricordo, ad abitare il pianeta vi sono degli animali antropomorfi che hanno formato una società tutt’altro che idilliaca. In questo mondo (all’apparenza colorato) ci sono ancora forti distinzioni di classe e pregiudizi razziali, in cui gli abitanti più ricchi vivono in comodi domi, serviti e riveriti da dei robot, mentre la popolazione a “razza” mista non sono ben viste dalla società. Gli abitanti più poveri, invece, come da tradizione, vivono al di fuori di questi ambienti, in una vera e propria discarica a cielo aperto, in cui, ad aggravare la situazione, c’è una costante nebbia inquinante che obbliga tutti gli Slummer (così sono chiamati nel gioco gli esterni alla cupola) a prendere delle pillole che permettono loro di sopportare i veleni causati dall’inquinamento, pena una morte lenta per soffocamento. Noi interpreteremo i panni dell’alligatore Brok, un simpatico e un po’ burbero Slummer che, per poter mantenere sia se stesso che suo figlio adottivo Graf (co-protagonista della storia), fa i più svariati lavori, tra cui anche quello dell’investigatore. Sarà proprio l’inizio di uno di questi casi a dare il via agli eventi che vivremo nel corso della nostra partita.
E da questo momento in poi permettetemi di essere poco “professionale”, ma la storia scritta dagli sviluppatori si è rivelata essere una delle più avvincenti e ben scritte che mi sia mai capitato di vivere in un’avventura grafica. Sarà stato magari lo stile cartoon ad ingannarmi, ma mai mi sarei aspettato di trovarmi davanti un racconto così dannatamente adulto, che sa anche raggiungere livelli di serietà toccando argomenti molto vicini ai racconti di Philip K. Dick. Questo racconto mi ha davvero saputo tenere incollato allo schermo fino alla fine, complice anche il fatto che la storia (verso la fine) avrà dei colpi di scena che mi hanno fatto sorgere non poche domande su tutto quello che fino ad ora avevo vissuto nel corso delle mie dieci ore. È per questo motivo che non vi racconterò molto, perché rischiate veramente di rovinarvi una bell’esperienza (naturalmente con il presupposto che amiate le avventure grafiche).
Ma non può esserci una buona storia se non ci sono degli ottimi personaggi che la mettono in scena, e anche qui ci troviamo di fronte a una scrittura davvero sopraffina. Dal protagonista ai personaggi secondari, tutti quanti, per un motivo o per un altro, hanno lasciato la loro impronta nella mia mente. Ma soprattutto sono i due protagonisti, Brok e suo figlio Graf, ad aver conquistato un posto nel mio cuore. Brok si dimostra essere un personaggio molto sfaccettato e tutt’altro che perfetto, e lo stesso si può dire di Graf, uno dei migliori personaggi adolescenti scritti in ambito videoludico. Questo non è scontato, visto che non è facile scrivere personaggi così giovani senza rischiare di farli diventare troppo melensi.
Un altro punto da sottolineare riguarda la storia: durante la partita, si ha la possibilità di compiere delle scelte che possono influenzare il percorso del gioco. In totale, ci sono ben undici finali diversi, di cui solo uno è canonico. Questo aumenta considerevolmente la rigiocabilità del gioco, in quanto si possono esplorare diverse opzioni e scoprire nuovi dettagli della storia. Un esempio di come le scelte del giocatore possano influenzare la trama è quello di Graf: in un momento del gioco, si è trovato in conflitto con un determinato personaggio. Nella prima run, ho cercato di risolvere la situazione in modo cervellotico, mentre nella seconda ho deciso di utilizzare un approccio più diretto e violento. Questa scelta ha avuto conseguenze sul corso degli eventi e mi ha piacevolmente sorpreso.
Un altro aspetto positivo del gioco è che COWCAT ha facilitato la rigiocabilità, permettendo di saltare gli enigmi e i dialoghi già affrontati nelle partite precedenti. Inoltre, nella seconda run si sblocca una sorta di mappa che mostra i vari percorsi che portano ai finali possibili, con suggerimenti su come sbloccarli. Questo rende la rigiocabilità ancora più interessante e apprezzabile.





Parlando del gameplay di base, come vi avevo anticipato, il gioco è un’avventura grafica con degli elementi da picchiaduro a scorrimento. Ora, la cosa può sembrare strana di per sé, ma in realtà il tutto è amalgamato molto bene. Prima di tutto, perché il sistema di combattimento è integrato per risolvere determinati enigmi, esplorare i vari livelli e poter decidere come agire nelle svariate situazioni, ma poi anche perché è ben integrato rispetto a quello che è il setting della storia. C’è da dire che nel caso voi foste interessati solo alla parte avventura grafica, potete decidere di selezionare la difficoltà che vi farà dedicare solo agli enigmi, facendovi saltare le sezioni di picchiaduro. Per quanto riguarda gli enigmi, devo dire che in certi punti mi sono trovato un pochino in difficoltà, ma più per disattenzione che per una vera e propria difficoltà degli stessi; anche in questo caso, il gioco mi veniva in aiuto grazie al fatto che poteva darmi la soluzione tramite dei collezionabili, che sono dei piccoli coupon pubblicitari sparsi lungo i vari scenari. Altra cosa da aggiungere è che, essendo il nostro protagonista un investigatore, ci saranno delle parti in cui dovremo indagare in delle scene del crimine, esaminando attentamente l’ambiente e raccogliendo i vari indizi. Una volta fatto questo, si avvierà una sequenza d’interrogatorio con il nostro sospettato, in cui dovremo unire i vari indizi per trovare la falla del loro alibi.
In conclusione, Brok si è rivelato essere una vera e propria gradita sorpresa per me; si è dimostrato essere un gioco molto vario e con una trama davvero avvincente che mi sta facendo ardentemente desiderare un seguito. Spero vivamente che questo sia solo l’inizio di un’altra serie di avventure grafiche che possa davvero dare nuova linfa vitale a un genere che ha ancora molto da dire, soprattutto se sperimenta con l’introduzione di elementi che possono non sembrare parte della sua natura. Detto questo, alla prossima!