BluePoint Games: Sony e l’arte di sprecare il talento: quando il know-how diventa un peso invece che una risorsa
Porting, preservazione, patrimonio culturale: tutto buttato
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // Zell.
BluePoint Games: Sony e l’arte di sprecare il talento: quando il know-how diventa un peso invece che una risorsa
Quando Sony Interactive Entertainment ha acquisito Bluepoint Games, molti hanno esultato. Ed era comprensibile: Bluepoint non era “uno studio qualunque”, ma lo studio dei porting e dei restauri tecnici.
Parliamo di un team che ha permesso a intere generazioni di rigiocare classici come Metal Gear Solid HD Collection, di portare titoli cross-gen come Titanfall su hardware complesso come Xbox 360, e di traghettare giochi PS Vita su PS4 quando Sony aveva già abbandonato la sua portatile.
Bluepoint era il reparto “chirurgia di precisione” dell’industria:
quelli che prendono giochi vecchi, fragili, legati a hardware morto… e li riportano in vita.
Poi hanno dimostrato di saper fare anche remake 1:1 di altissimo livello.
In altre parole: know-how tecnico, rispetto per il passato, competenza reale nel maneggiare codice legacy.
E cosa fa Sony con uno studio così?
Lo mette a lavorare su un live service di God of War.
Sì. Logico, no?

Porting, preservazione, patrimonio culturale: tutto buttato
Invece di sfruttare Bluepoint per fare quello che Sony non fa più da anni — preservare il proprio catalogo storico — li si dirotta sull’ennesimo progetto service, in un mercato già saturo, già in crisi, già dimostratosi tossico per studi e publisher.
Con quello stesso know-how si potevano:
- riesumare serie come Jak and Daxter, oggi giocabili decentemente su PC e Linux solo grazie al lavoro dei fan
- sbloccare decine di giochi PS2 e PS3 inchiodati su hardware morto
- costruire un vero piano di retrocompatibilità seria, non questa mezza minestra riscaldata a pagamento
E poi c’è l’elefante nella stanza:
Bloodborne.
Non sono nemmeno un fan dei Souls di FromSoftware, ma Bloodborne l’avrei comprato anche io.
Remake, remaster, 60 fps, PC, PS5, Xbox: qualunque cosa.
Il fatto che Sony lasci marcire uno dei suoi titoli più amati senza fare nulla è il simbolo perfetto di una dirigenza scollegata dalla realtà.
Io lo dico dal 2020:
chi gestisce Sony oggi non sa più cosa vogliono i videogiocatori.

Il problema non è fare GAAS. È farli a caso
Nel frattempo, mentre Sony brucia tempo e studi su live service che nessuno ha chiesto, publisher più piccoli come Kepler Interactive, Thunderful e Wired Productions crescono piano, senza rumore, senza fuffa, ma con una direzione chiara.
Altri come Devolver Digital, THQ Nordic e Xbox Game Studios stanno attraversando fasi di assestamento, ma continuano a pubblicare giochi che la gente ha voglia di giocare.
Non esperimenti live service fotocopia, ma titoli con identità.
Non è odio per Sony. È delusione da fan
Mi hanno sempre etichettato come “fanboy Xbox” o “hater Sony”.
La realtà è l’opposto: io sono un grande fan di PlayStation.
Ma un fan della vecchia Sony.
Da PS3 in poi ho visto Sony:
- diventare meno “british” e meno giapponese
- chiudere Japan Studio e // London_Studio, due studi che rappresentavano l’anima più creativa e folle del marchio
- svendere o abbandonare live service che funzionavano davvero(tipo h1z1 il battle Royale di Successo di Sony Online)
- chiudere PlayStation Home
- abbandonare generi che avevano reso PlayStation iconica, come i platformer e i titoli automobilistici di vario tipo
- rincorrere trend invece di crearli
Come potevo difendere Sony, sapendo dove stava andando?

Housemarque: il prossimo sacrificio?
Da quello che ho scritto su Q-GIN negli anni, // il_prossimo_studio_a_rischio— quello dove “i topi stanno già scappando” — potrebbe essere Housemarque.
Altro team con un know-how incredibile: arcade moderni, shooting, design raffinato, ritmo, identità.
Autori di Nex Machina, ma anche di Matterfall, Resogun e Outland.
E cosa rischiano di diventare?
“Quelli dei roguelike”, perché uno ha avuto successo.
Come se un team dovesse essere condannato a rifare per sempre la stessa cosa.
Outland è un metroidvania con una sua forte indentità sviluppato da Housemarque per Ubisoft, per esempio, perché non potevano mettere loro al lavoro su God of War Sons of sparta invece di regalarci l’ultima esclusiva mediocre a marchio Playstation studios ?
Quel tipo di spin-off poteva farlo Housemarque.
Invece no.
Conclusione: Sony non sta perdendo studi. Sta perdendo identità
Il problema non è che Sony stia sbagliando qualche progetto.
Il problema è che sta sbagliando la visione.
- Spreca studi con competenze uniche.
- Abbandona il proprio passato.
- Insegue modelli di business che non controlla.
- Sacrifica identità in nome della “scalabilità”.
E per chi è cresciuto con la Sony di Ico, Wipeout, Jak, Gravity Rush, Ape Escape, questo non è solo un errore industriale.
È una lenta auto-demolizione culturale.
Spero davvero di sbagliarmi. Ma se guardo le mosse degli ultimi anni, non vedo una Sony che costruisce il futuro. Vedo una Sony che sta consumando quello che l’aveva resa unica.
