Black One: Blood Brothers, la giusta alternativa ai Rainbow Six vecchia scuola?
Come descriverei Black One: Blood Brothers sulla carta
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Black One: Blood Brothers, la giusta alternativa ai Rainbow Six vecchia scuola?
Il franchise di Rainbow Six ha formato diversi videogiocatori negli anni ‘90 e nei primi 2000, poco prima di evolversi in Rainbow Six Vegas, una coppia di videogiochi che ha posto una maggior enfasi nei confronti di una trama molto più consona allo stile Tom Clancy, finendo per sacrificare la profondità lato gameplay. I due Vegas sono stati gli ultimi Rainbow Six considerabili quasi “classici”, prima dell’avvento di Rainbow Six Siege, che si è piegato totalmente al multiplayer di stampo competitivo, abbandonando la formula narrativa appena adottata assieme ai tatticismi da PvE. Questa manovra da parte di Ubisoft, eseguita anche per il franchise di Ghost Recon – seppur in maniera differente – ha generato un vuoto all’interno del genere degli FPS, che negli ultimi tempi sta venendo colmato da alcune produzioni indipendenti in differenti applicazioni.
In passato abbiamo posato i riflettori su // Ground_Branch e successivamente su // Six_Days_in_Fallujah, due titoli che vedono i giocatori fare squadra per affrontare delle minacce gestite dalla IA, oggi è il turno di quello che potrebbe essere considerato un vero e proprio Rainbow Six singleplayer contemporaneo: Black One: Blood Brothers.

Come descriverei Black One: Blood Brothers sulla carta
Black One: Blood Brothers si presenta come un FPS Tattico di stampo classico, dove il giocatore deve coordinare gli elementi che compongono la propria unità per completare determinati obiettivi. Questo procedimento può essere portato a compimento in differenti modi, da quello classico visto nei vecchi Rainbow Six e quindi gestendo ogni singolo elemento, creando anche delle squadre con possibilità di impartire ordini specifici mediante “Battle Plan”; oppure tentando di impartire gli ordini in tempo reale, cercando di districarsi tra gli impedimenti che possono presentarsi sul momento, come gli ostacoli che compromettono la visibilità, e gli imprevisti, come… la morte del proprio personaggio obbligando il giocatore a manovrare un componente del team.
Nella schermata Battle Plan si entra in una sorta di visuale strategica, dalla quale poter impartire diversi ordini, anche in successione, a tutti i membri del team. Questo aumenta la stratificazione delle strategie che possono essere impiegate durante il corso di una partita. Quando si attiva questa modalità, mediante il tasto Caps Lock, il gioco va in pausa e di conseguenza offre l’opportunità di prendersi tutto il tempo necessario per studiare la mappa e le strategie da attuare.
Andando più nel profondo e tenendo a mente il primo metodo, le possibilità di approccio sono limitate dalla sola fantasia. È possibile creare e personalizzare la squadra nei più disparati modi, ad esempio si può affidare ad un membro un fucile di precisione e impartirgli l’ordine di tenere d’occhio una determinata direzione (mentre un compagno lo affianca proteggendolo da un possibile aggiramento), inoltre gli si può ordinare di far fuoco quando il nemico è ad una distanza specifica. Tutto questo mentre si sta guidando la propria squadra in un’irruzione.



È grezzo, tanto grezzo
Sebbene sulla carta si dimostra essere affascinante, un vero ritorno alle origini dei Rainbow Six, nonché “intrippante” sotto un certo punto di vista, non si può dire lo stesso dopo averlo giocato. O meglio, non si può dire che sia “perfetto”. Black One: Blood Brothers è un videogioco in accesso anticipato, di conseguenza è ancora nel suo pieno ciclo di sviluppo, nel quale tutto può cambiare e tutto può essere migliorato. Ma qui, oltre a dare speranza a progetti come questo, sono anche un bastardo senza pietà. Di conseguenza non faccio sconti a nessuno, nella speranza di poter offrire un feedback per futuri miglioramenti. Tolta questa digressione, vengo al punto. Black One: Blood Brothers mi piace, su questo non ci piove, ma ha i suoi problemi.
L’intelligenza artificiale è il problema più fastidioso, almeno per quello che ho visto. I propri compagni di squadra tendono ad eseguire gli ordini… a modo loro. Tendono ad incastrarsi fin troppo spesso, anche vicino alle porte e tendono anche compenetrando nelle mura, oppure fanno del letterale ostruzionismo impedendo al giocatore di tornare sui propri passi. Poi c’è uno dei più classici problemi, di quelli che riscontravo anche nella trilogia di Brothers in Arms o in Ghost Recon: Advanced Warfighter: i compagni che si incastrano o bloccano sul posto, portando il giocatore ad impartire ordini su ordini nella speranza di “smuoverli”, questo problema lo si riscontra anche negli ostaggi appena liberati.
Tutto ciò si ripercuote anche sui nemici, che sebbene siano relativamente reattivi – sebbene ci sia un’opzione per migliorare questo aspetto -, di tanto in tanto capita di vederli eseguire dei movimenti bizzarri, come se fossero lenti ad elaborare la loro “prossima mossa”, almeno finché non gli si capita a tiro finendo crivellati malissimo.
A parte un’interfaccia utente estremamente spartana, che può piacere come non piacere, non mi sento di dover evidenziare altro.




Può diventare qualcosa di estremamente interessante per gli appassionati
Black One: Blood Brothers può effettivamente diventare un prodotto di successo, di questo ne sono sicuro. Attualmente dispone di alcuni problemi di gioventù, ma la base è estremamente solida. Non gli mancano le modalità di gioco, che si suddividono tra la semplice Campagna e le Missioni, quest’ultime il fiore all’occhiello della produzione. Difatti le Missioni sono estremamente numerose e dispongono di un fattore di rigiocabilità estremamente elevato grazie ai parametri personalizzabili riguardanti il clima, l’orario, il numero di unità nemiche e il nemico da affrontare (si passa dalla milizia disorganizzata ad unità estremamente organizzate), la loro salute e la loro reattività. La mole di contenuti non fa altro che aumentare se si considera la potenzialità data dalla compatibilità con lo Steam Workshop, così da offrire alla community la possibilità di ampliare il ventaglio di contenuti.
Il problema è come appare tutto questo e l’intelligenza dei propri compagni non propriamente esaltante. Detto questo Black One: Blood Brothers è un videogioco da tenere in seria considerazione se si desidera tornare a giocare quei videogiochi di un tempo, perché riesce – nel suo piccolo – a rapire il giocatore facendogli perdere la cognizione del tempo e quando un videogioco riesce in questo intento, non c’è molto che tenga: è semplicemente un buon videogioco.