1348 Ex Voto: le ambizioni non reggono il peso con la realtà – Recensione
L'espediente de "La principessa da salvare", che si evolve in altro
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
1348 Ex Voto: le ambizioni non reggono il peso con la realtà – Recensione
Annunciato durante l’evento del Future Game Show dell’estate 2025, 1348 Ex Voto ha catturato l’attenzione col suo trailer d’annuncio, caratterizzato da una componente grafica e una direzione artistica d’impatto. Le premesse, quelle di portare a videogioco una storia ambientata in una Italia del XIV secolo colpita dalla pestilenza, infarcita da un gameplay che vede protagonista l’arte marziale europea, ha destato subito una certa curiosità in me che ho potuto soddisfare grazie a un codice Steam fornito dallo studio.
Sedleo, // nell’intervista_rilascia_a_Multiplayer.it, ha spiegato come il primo Hellblade: Senua’s Sacrifice sia stato il videogioco che più ha ispirato 1348 Ex Voto ed effettivamente è decisamente tangibile. Però, a differenza della produzione di Ninja Theory che a suo tempo stupì per la narrazione, i comparti audio e grafico (tenendo da conto l’esperienza dello studio), 1348 Ex Voto finisce per scricchiolare sotto ogni fronte, partendo proprio da quello narrativo e culminando col suo gameplay.
L’espediente de “La principessa da salvare”, che si evolve in altro
La storia di 1348 Ex Voto, ambientato in una Italia medievale colpita dalla pestilenza, gira attorno a un viaggio intrapreso dalla cavaliera Aeta per salvare Bianca, soltanto un’amica considerando i tempi, che lei crede rapita dai briganti durante un attacco alla loro cittadina. Durante la ricerca, Aeta segue la scia lasciata dai briganti, nel tentativo di giungere fino al loro campo così da liberare Bianca. Però, il suo viaggio la porterà ben lontana, scoprendo come la pestilenza stia distruggendo villaggi e città, generando altri orrori come la disumanizzazione: come per esempio i fanatici religiosi intenti a giustiziare e sacrificare persone in nome di Dio.


La storia affronta temi come l’accettazione e la libertà di poter frequentare chi si ama, ma anche il coraggio di perseguire un proprio ideale abbattendo le barriere del genere sessuale. Quest’ultima tematica pone le basi proprio col personaggio di Aeta, più volte scambiato per un cavaliere di sesso maschile. Sebbene la storia di per sé non sia così brillante, tanto che risulta piuttosto telefonata nei suoi risvolti, il problema centrale è la sua narrazione. Man mano che si progredisce nei vari livelli, privi di sequenze che danno un qualsiasi senso di continuità, si acquisiscono alcune informazioni inerenti gli eventi che stanno colpendo la popolazione. Con regnanti che perdono la propria corte perché impaurita, mentre la popolazione è costretta ad abbracciare la vita da brigante, costretta ad attaccare altri villaggi e città per poter sopravvivere e via discorrendo. Il problema è che non si avverte quella necessità e urgenza insita in Aeta. È come se in 1348 Ex Voto mancassero delle sequenze narrative o anche soltanto dei dialoghi interiori che, in qualche modo, possano rafforzare e presentare al meglio quel forte legame che lega Aeta a Bianca e viceversa.
Sulla carta è effettivamente simile ad Hellblade, ma nella sostanza è estremamente distante
Sulla carta, il suo gameplay è relativamente vicino a quello concepito da Ninja Theory con Hellblade: Senua’s Sacrifice, considerando che è stata la fonte di ispirazione per 1348 Ex Voto. E in parte è vero. L’esplorazione è concepita su binari piuttosto lineari, nei quali scovare oggetti collezionabili, ma anche potenziamenti per la propria spada (che hanno un impatto anche sull’estetica), pergamene per potenziare Aeta e generi alimentari sparsi qua e là per recuperare la salute persa durante quei combattimenti che si dovranno affrontare di tanto intanto. Non mancano anche alcuni puzzle ambientali per progredire e scoprire aree nascoste. Se poi si aggiunge che il tutto è ambientato in una Italia medievale, ecco che sulla carta si configura un videogioco che può certamente suscitare interesse. Sfortunatamente, il risultato finale è ricco di problemi di ogni sorta.
L’anello debole del gameplay, è senza alcun dubbio tutto ciò che gira attorno al sistema di combattimento e di come esso sia stato gestito. A differenza della demo, che forniva un’esperienza estremamente ridotta, nella sua versione finale si mostra in uno stato quasi catastrofico. Alla base dei problemi c’è sicuramente un comportamento anomalo dei nemici, che agiscono in maniera completamente anarchica e senza un chiaro schema: ci sono situazioni nelle quali gruppi di nemici rimangono impassibili e immobili, finché non vengono “rianimati” da un fendente lanciato da Aeta, mentre in altre spezzano deliberatamente il sistema 1 vs 1 per attaccare in gruppo, col diretto inconveniente generato da una prospettiva in terza persona completamente inadatta per gestire queste situazioni, soprattutto quando si viene spinti contro delle pareti o mura invisibili che limitano l’area di movimento.
Il tutto finisce per precipitare in un’aspirale dell’assurdo, che spezza completamente la sospensione dell’incredulità, coi nemici che appaiono dal nulla, dando vita a quella classica dinamica a orde. Fattore che verso le fasi finali, viene drammaticamente ripetuto in maniera quasi ossessiva. Creando situazioni che finiscono per generare un misto di emozioni tra frustrazione e noia, quest’ultima causata dalla scarsa diversificazione dei nemici che praticamente possono essere tutti sconfitti nello stesso identico modo.
I sentimenti generati dal sistema di combattimento finiscono per ripercuotersi anche sul gameplay in sé. Il sapere di dover affrontare dei nemici con lo stesso identico schema, ha come risultato ultimo quello di iniziare a tirare dritto. Cosa che mi sono ritrovato a fare in maniera completamente inconsapevole. Mentre nelle fasi iniziali ero disposto a perdere del tempo, così da potenziare al meglio Aeta, a un certo punto ho iniziato a prendere meno in considerazione l’idea di esplorare determinate zone ed aree. E me ne sono reso conto soltanto durante il Capitolo VIII (dei nove totali), quando ho controllato i potenziamenti della spada scoprendo di averne persi alcuni.

Unreal Engine 5 è di nuovo un peso, ma per lo studio o per l’utente finale?
Prima di affrontare la questione Unreal Engine 5 e ottimizzazione, faccio presente che 1348 Ex Voto è stato giocato sulla seguente configurazione:
- BenQ Mobiuz EX3415R
- ASUS Rog Strix RTX 4070Ti Super (no OC)
- Ryzen 7 9700X
- Lexar ARES x2 16GB – 6000Mhz
- MSI Mag B650 Tomahawk
- SSD WD_Black SN770

Se dal punto di vista artistico non ho nulla da dire, grazie a un comparto visivo decisamente azzeccato, che in più occasioni mi ha riportato alla mente Ryse: Son of Rome di Crytek, è dal punto di vista prettamente prestazionale che sorgono problemi su problemi. Questo videogioco s’è dimostrato estremamente pesante, tanto che durante le sessioni di gioco, ho ipotizzato (insieme al boss durante una live) che Sedleo non abbia gestito al meglio le risorse caricate all’interno delle scene. Il dubbio è saltato alla mente durante il Capitolo III, ambientato all’interno di una foresta decisamente ricca di alberi, che però ha portato le prestazioni attorno ai 40FPS. Questo scenario prestazionale, si è ripetuto anche in altre circostanze, come nei combattimenti. Costringendo a metter mano alle impostazioni grafiche. E qui si presenta un altro difetto: l’assoluta mancanza delle tecnologie di upscaling. Premesso che il DLSS, FSR, XeSS e TSR non debbano essere utilizzate a mo’ di pezza, queste comunque mitigano alcuni problemi. Eppure, nel caso di 1348 Ex Voto si avverte la mancanza dello standard attuale per PC, nonostante sia presente un sistema di upscaling integrato (presumibilmente, si tratta del TSR di Unreal). Sia chiaro, anche mettendo mano al upscaling, nel mio caso su 75 in 2560×1440, ho continuato a notare prestazioni estremamente incostanti.
La situazione peggiora per quegli utenti in possesso di un monitor UltraWide, dal momento che Sedleo non ha inserito la possibilità di scegliere il formato. Di conseguenza, l’utente è costretto a metter mano alle impostazioni del sistema operativo.
Flusso di coscienza
1348 Ex Voto è senz’altro un videogioco guidato da delle ambizioni chiaramente fin troppo elevate, rispetto alle possibilità di cui Sedleo disponeva durante le fasi di sviluppo. Enfatizzate da una campagna marketing, così come sulla pagina Steam, spinta molto sulla presenza di un sistema di combattimento che richiama l’arte marziale europea, con tanto di ramo delle abilità da sbloccare così da personalizzare il proprio stile di combattimento. Sfortuna vuole che sia tutto minato dalla resa finale. Dai nemici coi loro comportamenti anomali, fino alla (non menzionata prima) telecamera che ogni tanto decide di non collaborare; da una progressione del personaggio demandata alla raccolta di pergamene sparse in giro, alla presenza di pareti invisibili poste casualmente negli scenari e/o dopo aver avviato uno scontro. Fattori che spingono a saltare tutto per concludere il più velocemente possibile la storia. A peggiorare tutto ci pensa direttamente una pessima ottimizzazione, che oltretutto potrebbe essere la ragione dietro la cancellazione della versione Xbox.
E mentre il gameplay finisce per annoiare e frustrare, lasciando un forte gusto amaro in bocca, la narrazione è vittima di scelte di design abbastanza illogiche che non riescono a legare tra loro i legami tra Aeta e Bianca, men che meno i cambi di scenari repentini. A complicare il tutto ci pensano le animazioni facciali completamente anti-climatiche. Senza dimenticare le tematiche appena toccate in alcune circostanze, quasi da dare l’idea di averle spuntate dalla pagina di Trello o Notion. Se poi si vuol andare a cercare anche il pelo nell’uovo, il doppiaggio è senz’altro di buona qualità grazie alle ottime interpretazioni di Alby Baldwin e Jennifer English, ma è privo di guizzi ben studiati che possano amplificare l’immersione nell’ambientazione italiana, limitandosi a pochissime espressione come un “grazie” qui e un “mio signore” là.