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Recensioni 12 SETTEMBRE 2025 6 MIN LETTURA

Lost Soul Aside – Recensione

Trama e narrativa

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Lost Soul Aside – Recensione

Nel 2014, un giovane sviluppatore cinese di nome Yang Bing, appassionato di giochi action frenetici e visivamente spettacolari, iniziò a lavorare da solo ad un progetto che avrebbe cambiato la sua vita, cioè Lost Soul Aside. All’epoca era poco più di un hobby personale, alimentato dalla passione per titoli come Final Fantasy e Devil May Cry; sviluppando tramite Unreal Engine 4, Bing diede forma a un prototipo che combinava estetica anime, ambientazioni fantasy e combattimenti fluidi.

Nel 2016, pubblicò un trailer sul suo canale YouTube senza aspettarsi particolari riscontri, invece in poche ore il video diventò virale, attirando l’attenzione di migliaia di appassionati e, sorprendentemente, della stessa Sony. Tra le e-mail ricevute, una proveniva proprio dal team PlayStation: era un invito a collaborare attraverso il programma China Hero Project, pensato per sostenere talenti emergenti in Cina e accrescere la presenza di PlayStation nel mercato.

Da quel momento, Yang Bing fondò lo studio UltiZero Games a Shanghai e trasformò il suo sogno in un progetto professionale. Dopo quasi dieci anni di sviluppo, rinvii, cambi di piattaforma e rimaneggiamenti del gioco, Lost Soul Aside è finalmente approdato sul mercato, anche se il sogno di Yang Bing ha preso una piega molto… inaspettata.

Trama e narrativa

Kaser e sua sorella minore Louisa rimasero orfani durante la guerra tra l’Impero di Celestria e il Regno di Frosthold. Alla fine, si unirono ai BARLUME, un gruppo di resistenza che combatteva contro la tirannia dell’Impero, guidato da Selene. Durante un festival nella capitale imperiale, il gruppo BARLUME, con l’aiuto di Gethya e Zana, lancia un’operazione destinata a ispirare le persone a sollevarsi. Tuttavia, i Voidrax, misteriosi invasori provenienti da tutte le dimensioni, scendono sulla città e si impadroniscono delle anime dei suoi abitanti. In mezzo al caos e alla devastazione, Kaser precipita in un vasto laboratorio sotterraneo e incontra Lord Arena, un Voidrax simile a un drago, imprigionato all’interno dall’Imperatore Highcastle. Fuso con l’essenza di Arena e intriso del suo potere, Kaser fugge in superficie. Tragicamente, l’anima di Louisa viene presa dal Voidrax; a seguito di questi eventi, Kaser e i suoi compagni procederanno a salvare Louisa e l’umanità dal Voidrax.

La caratterizzazione dei personaggi è inesistente, se non per qualche descrizione molto raffazzonata nel log del gioco (presente all’interno del menu), rendendo impossibile empatizzare o meno con il protagonista principale o coi vari comprimari che verranno introdotti (velocemente e senza un senso logico) nel corso dell’avventura: trama e narrativa sembrano inserire situazioni e avvenimenti totalmente a caso, non che ci si aspetti “Il Padrino” di Coppola da un action, purtroppo non vi è nessuna cura a malapena sufficiente della narrazione e della storia, risultando una scopiazzatura pigrissima di un // Final_Fantasy qualsiasi (cui Yang Bing si è ufficialmente ispirato).

Struttura del gioco e gameplay

Il mondo di gioco è strutturato in aree semi-aperte, collegate da sezioni più lineari che guidano il giocatore lungo la narrazione. Non si tratta di un open world, ma di un’ambientazione che suggerisce il tipo di esplorazione senza mai davvero incentivarla, se non per qualche attività secondaria, qualche enigma e la raccolta di monete sparse (che serviranno a comprare pozioni ed equipaggiamento). Gli spazi sono pensati più come scenari per il combattimento che come luoghi da scoprire, e questo si riflette nella densità delle attività secondarie, piuttosto limitata.

Il ritmo del gioco è composto da una progressione che alterna fasi di combattimento intensi a brevi momenti di dialogo o esplorazione, con un sistema di platforming davvero molto basico per un titolo del 2025. Le boss fight rappresentano i picchi dell’esperienza, con sfide che mettono alla prova la padronanza del sistema di gioco. Nel corso dell’avventura si incontreranno molti nemici di vario tipo, e successivamente una boss fight, situazioni che si ripetono molto frequentemente, inquadrando il gioco quasi come una boss rush, con qualche combattimento con nemici meno impegnativi nel mezzo.

Presenti vari alberi delle abilità in base alle armi che sbloccherete nel corso dell’avventura, tutti ben bilanciati e dotati di potenziamenti utili durante il combattimento; le combo si sviluppano durante le ore di gioco e diventano poco più variegate, assente un qualsivoglia feedback dei colpi che diminuisce di tanto l’immersione del giocatore durante il combattimento, con le funzionalità del Dualsense sfruttate finanche al minimo sindacale.

Comparto tecnico ed audio

Lost Soul Aside si basa interamente su Unreal Engine 4 (UltiZero Games tentò negli scorsi anni di passare alla versione UE5, ma successivamente optarono per rimanere sulla precedente versione) e il gioco offre un comparto visivo non molto al passo coi tempi, tramite molti scenari realizzati quasi senza alcun pizzico di art design, di creatività, rendendo il tutto molto anonimo e con un retrogusto di già visto e stravisto.

Non brillano particolarmente per character design i volti del protagonista e dei comprimari, limitandosi ad avere giusto qualche tipo di espressione; il gioco è stato provato su PS5 Pro grazie ad una chiave fornita da Sony, e nelle impostazioni il gioco offre il selettore fra 2 modalità, cioè prestazioni e qualità; qualitativamente non si notano grandissime differenze riguardo al dettaglio poligonale di scenari e personaggi, preferendo la modalità prestazioni a 60 fps stabili. Da segnalare fenomeni di stuttering solo durante il caricamento di una nuova zona, situazione di qualche secondo, ma che accade progressivamente ad ogni cambio area per tutta la durata del gioco (di circa 18 ore, circa il doppio se vorreste collezionare tutti i vari trofei). Altamente dimenticabile la colonna sonora, che fa il verso alla saga di Final Fantasy, chiaramente non scalfendo i picchi del compositore Nobuo Uematsu.

Conclusioni

Lost Soul Aside, il sogno decennale di Yang Bing e UltiZero Games, approda sul mercato afflitto da tantissimi problemi di produzione (un decennio di sviluppo sono tantissimi per l’industria, soprattutto se molto travagliati come in questo caso) e concezione del progetto stesso: l’action cinese manca totalmente di identità propria, a cominciare dal comparto narrativo totalmente fallace dall’inizio alla fine, con il protagonista Kaser senza alcun tipo di caratterizzazione ed evoluzione (od involuzione), cosi come il resto dei comprimari. Il combat system del gioco è privo di alcun feedback dei colpi durante gli scontri coi nemici, nonché poco stimolante nel corso dell’opera; coniugano il tutto degli enigmi secondari, sfide e sezioni di platforming davvero poco curate, inserite a mo’ di riempitivo. Il lato tecnico del gioco, realizzato in Unreal Engine 4, risulta molto meno impressionante per un titolo proposto al prezzo di 69,99 euro ed afflitto da qualche problema di stuttering e definizione delle texture, impressionando per nulla nella varietà di ambientazioni, paesaggi e cura poligonale dei personaggi; la colonna sonora non è molto ispirata e risulta molto dimenticabile per tutta la durata del gioco, a malapena da accompagnamento.

Concludendo, UltiZero Games e Yang Bing confezionano un prodotto pieno di tanti, troppi difetti, inaccettabili per una produzione decennale di questo tipo, facente parte del programma PlayStation riguardo il China Hero Project; una produzione troppo travagliata, un sogno troppo poco definito, un primo gran passo falso per Yang Bing ed il suo team.

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