Ubisoft: tra misoginia, omofobia, razzismo e carenza di creatività

Ubisoft

A cura di Luca Maiolini

Condividi

Sembra sempre più palese che gli articoli in stile “sfogo”, un po’ da incazzato, spettino a me. Questa volta nel mirino c’è Ubisoft e qui in redazione siamo in tre ad averla amata un tempo. Prima di andare al punto, è dovuta una bella premessa, una sorta di mini-viaggio nei ricordi.

Ubisoft: tra misoginia, omofobia, razzismo e carenza di creatività 1
Brothers in Arms: Hell’s Highway

Il primo gioco che acquistai per il mio primo computer fu Rainbow Six: Rogue Spear, che tra le altre cose mi ha introdotto negli FPS, tanto da finire a giocare Ghost Recon e più in là Brothers in Arms, ma grazie Ubisoft ho scoperto la serie Devil May Cry, questo perché è stata Ubisoft ad aver pubblicato la versione PC di Devil May Cry 3: Special Edition.

Ubisoft: tra misoginia, omofobia, razzismo e carenza di creatività 2
Valiant Hearts: The Great War

Poi c’è Andrea (Nonno Boomer) che ha adorato Beyond Good and Evil, era un grandissimo fan della serie Assassin’s Creed (“era”, nonostante acquista tutt’ora gli Assassin’s Creed, ma non ditelo in giro che altrimenti mi fa la predica!), è anche un fan di Rayman e Valiant Hearts: The Great War e non potevano mancare Prince of Persia assieme a Splinter Cell e Far Cry 2!

Ultimo, ma non ultimo, il Boss di tutta la baracca, il buon Giuseppe, con Ghost Recon, Speed Challenge, Grandia e Grandia 2 pubblicati in Giappone da quella che un tempo era Enix e pubblicati in Europa da Ubisoft, Far Cry 2 e Far Cry: Blood Dragon e (ci tiene a farlo presente) SPARTACUS LEGENDS!

Il trailer di lancio per Spartacus Legends

Insomma, non siamo degli sprovveduti, tutti e tre abbiamo visto il meglio dell’azienda francese, abbiamo visto nascere Assassin’s Creed da quello che doveva essere uno spin-off di Prince of Persia, abbiamo avuto la possibilità di spaziare in tanti sottogeneri degli FPS grazie a Ghost Recon e Rainbow Six, grazie ad Ubisoft abbiamo avuto scoperto giochi che altrimenti non ci saremmo mai sognati di giocare. Per questo, oggi porto alta la bandiera di noi appassionati delusi (e non arrabbiati) da un’azienda che ha smesso di tirar fuori Opere con la “O” maiuscola.

Dalla perdita di creativi agli abusi…

Proprio Andrea e Giuseppe hanno tirato su un articolo dove riportano la fuga (o la “sparizione”) di molti dei creativi che hanno reso celebre Ubisoft durante gli anni d’oro, come Jade Raymond ora vice-presidente Google o Michel Ancel, che dopo ben 30 anni passati nell’industria, abbandona Ubisoft per dedicarsi ad un progetto tutto suo: la creazione di una riserva naturale.

Ma anche in quest’ultimo periodo l’azienda francese è stata protagonista di eventi decisamente cupi, difatti sono emersi dei serissimi problemi di abusi e molestie di ogni categoria, da quelli razziali a quelli omofobi. Qui sul sito ne ho già parlato, ma per farla breve, molti membri di “alto grado” sono stati allontanati o licenziati in seguito alle indagini.

Inoltre, è notizia recente che Ubisoft si sia “dimenticata” di avere anche delle protagoniste femminili all’interno della saga di Assassin’s Creed, data la loro assenza in un recente video che raccoglie tutti i vari protagonisti (successivamente, ne hanno pubblicato un secondo apportandogli delle modifiche). Tanto da generare una nuova polemica attraverso i social.

…e i recenti flop e le loro conseguenze

Come se non bastasse, i flop di Tom Clancy’s The Division 2 e Tom Clancy’s Ghost Recon Breakpoint (ritenuto dal Washington Post come il peggior videogioco del 2019) sarebbero stati la causa dei rinvii di Watch Dogs: Legion e molte altre produzioni (qualcuno ha pensato a Skull & Bones?).

Ubisoft e la sua “relazione” con la politica

Tom Clancy’s Elite Squad e Black Lives matter

Tom Clancy’s Elite Squad è un videogioco free-to-play dedicato al mercato mobile, iOS e Android. Per quanto il gioco abbia come principale espediente quello di andare a creare una sorta di cross-over tra i personaggi videoludici della serie Tom Clancy, Ubisoft è riuscita a combinare un signor disastro, proprio come riportato anche da DINAMOpress (in un eccellete riepilogo).

Per farla breve, nella sequenza iniziale del videogioco il simbolo principale del movimento Black Lives Matter e Black Power è divenuto il simbolo dei rivoluzionari guidati da un’organizzazione terroristica.
Non ci è voluto molto per assistere ad una serie di polemiche che hanno travolto i vari social.

Proprio in seguito alle varie polemiche, Ubisoft ha comunicato attraverso i social che tramite un aggiornamento avrebbe rimosso la sequenza incriminata. Inoltre, Charlie Guillemot ha affermato che il video è stato concepito nel 2018, un po’ come se stesse cercando una giustificazione. Giustificazione che in ogni caso non si regge in piedi, dal momento che poteva esser rimosso prima del lancio (un po’ come la sequenza cancellata delle Torri Gemelle dello Spider-Man di Sam Raimi).

La crisi diplomatica tra Bolivia e Francia

Tom Clancy’ Elite Squad è soltanto l’ultimo dei giochi Ubisoft ad aver creato una serie di polemiche, nel 2017 è stato il turno di Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands dove il gioco ha causato quasi una crisi diplomatica tra Bolivia e Francia.
Dopo Tom Clancy’s The Division 2 Yves Guillemot si è lanciato in alcune dichiarazioni che, a seconda della chiave di lettura, possono far storcere il naso:

“Il nostro obiettivo in tutti i giochi che creiamo è far pensare. Vogliamo mettere i giocatori di fronte a delle domande che non si pongono automaticamente, vogliamo che ascoltino opinioni differenti così da averne di proprie. Il nostro obiettivo, dunque, è quello di dare tutti gli strumenti al giocatore per poter pensare.”

Yves Guillemot al The Guardian

Sensazioni…

Leggere quelle dichiarazioni dai due Guillemot mi han lasciato un bel po’ perplesso. Nel caso di Elite Squad, come ho già scritto, sembra più una banale giustificazione. Mentre la dichiarazione di Yves Guillemot la trovo… Pericolosa. Considerando il caso di Elite Squad, quello più delicato ad oggi, è come se volessero dar corda ai complottisti. Il problema è che il tema trattato è estremamente delicato, soprattutto negli Stati Uniti d’America, dove ancora oggi si tengono diverse proteste a causa delle vicende che (molto spesso) riguardano la Polizia e la forza (bruta) applicata dagli agenti ai danni di persone che hanno la sola “colpa” di esser nati con la pelle di un colore differente.

La ricerca del consenso

Da quei flop di Assassin’s Creed: Syndicate e Watch Dogs qualcosa in Ubisoft è cambiato. Per certi versi possiamo dire in meglio, per altri in peggio, però possiamo confermare che da lì è iniziata la ricerca del “consenso”.

Ciò di cui parlo, è un fondamentale cambio di rotta che ha investito, almeno inizialmente, le due serie citate poc’anzi. Difatti, dopo Syndicate, Ubisoft ha deciso di prendersi una pausa, per fare in modo di realizzare un capitolo che potesse portare un po’ di freschezza in un brand giovane, ma che accusava già i primi segni di affaticamento. Così dopo 2 anni da quel capitolo deludente, si sono presentati con Assassin’s Creed: Origins, con l’obiettivo di raccontare le origini degli Assassini portando un gameplay totalmente rivisto, dalla fortissima deriva ruolistica e non solo! Vi è anche una leggera deriva fantasy, grazie all’escamotage delle “allucinazioni/illusioni”.
Anche per Watch Dogs 2 l’azienda francese ha optato per un cambiamento radicale, dai toni quasi dark del primo, con un Aiden Piercei in cerca di vendetta, han proposto un titolo che definirei più “pop” ricco di colori e con protagonisti dei ragazzi molto… Particolari. Insomma, si potrebbe dire che Watch Dogs 2 sia quasi l’opposto del suo predecessore.

A riprova che queste manovre stan funzionando, basta buttare un occhio alle produzioni successive. Assassin’s Creed: Odyssey ora ha una componente ruolistica ancor più profonda, con una deriva ancor più vicina ai GDR come Dragon Age (con tanto di romance!). Mentre con Watch Dogs: Legion si segue lo stile estetico di Watch Dogs 2, riproposto anche in Riders Republic.

Volendo, potremmo inserire nel discorso anche i due recenti Tom Clancy’s Ghost Recon, che presentano un mondo estremamente vasto (forse anche troppo) come nelle serie di Assassin’s Creed e Far Cry, con le immancabili meccaniche da GDR che fan tanto gola in questa generazione.

Tra le ultime produzioni presentate nello scorso Ubisoft Forward fa capolino Immortals Fenyx Rising, che è fortemente ispirato a The Legend of Zelda: Breath of the Wild (sia chiaro, non è una nota negativa! – n.d.r.), ma la produzione che più si contraddistingue tra le ultime presente è… Prince of Persia: Le sabbie del tempo Remake.

Prince of Persia: Le sabbia del tempo, un remake tanto desiderato, ma terribilmente sotto le aspettative?

Era il 2003 quando Ubisoft rilasciò Prince of Persia: Le sabbie del tempo, non il primo della serie, ma poco importa. Ciò che ci interessa, è che Ubisoft riuscì a far breccia nei cuori di moltissimi videogiocatori, dando vita ad una delle serie più amate dell’azienda francese e non solo. Al tempo c’era un signor rispetto per determinati videogiochi, tanto da rendere uno spin-off della saga del Principe un gioco assestante, quello che ha dato vita ad un’altra serie estremamente amata: Assassin’s Creed. Dopo la trilogia Le sabbie del tempo, Spirito guerriero e I due troni la serie si è arricchita di altri due titoli. Il primo è stato Prince of Persia (2008) una sorta di reboot che non ha avuto il successo sperato a causa di diversi fattori, tra cui il finale venduto a parte, ha avuto anche un seguito uscito per Nintendo DS dal nome Prince of Persia: The Fallen King. In seguito, nel 2010, Ubisoft ha deciso di ritentare proponendo una nuova avventura inserendola tra Le sabbie del tempo e Spirito guerriero con Prince of Persia: Le sabbie dimenticate, non proprio un gran successo.
Un po’ di nascosto, nel 2018 è uscito lo spin-off Prince of Persia: Escape che si rifà molto ai primissimi capitoli della serie, quelli precedenti a Le sabbie del tempo (per chiarezza).

Così arriviamo allo scorso Ubisoft Forward, dove è stato presentato Prince of Persia: Le sabbie del tempo Remake. Un annuncio che, almeno sul primo momento, ha fatto esplodere la fanbase “Finalmente torna il Principe!”. Però, la gioia non è durata molto, dopo le prime immagini quelli che prima gioivano, han cominciato ha criticare il comparto tecnico che è apparso estremamente al disotto degli standard attuali (soprattutto se andiamo a compararlo con gli reamake pubblicati negli ultimi tempi).

Alcune dichiarazioni di Ubisoft India Studios fanno luce sulla produzione

Oltre alle consuete frasi circostanza, dove si esprime che quanto mostrato è frutto di una build datata, Pierre-Sylvain Gires (game director) afferma ai microfoni di Gadgets 360 quanto segue

“Entro la data d’uscita, il gioco sarà di prim’ordine […] Stiamo utilizzando, come base, il motore grafico Anvil di Assassin’s Creed Origins, che è stato comunque personalizzato per soddisfare alcuni requisiti per il Remake. Non solo per alcune caratteristiche, come il riavvolgere il tempo, ma anche per la direzione artistica, rendendola differente da Assassin’s Creed Origins.” Pierre sembra rispondere anche alle critiche con “Volevamo che il gioco avesse un aspetto unico. […] È intenzionale avere un aspetto unico che serva allo scopo del gioco, con un nuovo approccio all’illuminazione ed alla saturazione dei colori […].

Pierre-Sylvain Gires (game director)

Mentre l’amministrato delegato di Ubisoft India Studios, Jean-Philippe Pieuchot, afferma che “Ubisoft ha aperto la strada all’esperienza dei AAA in India, finanziando questo remake, e che spiana la strada al futuro dell’industria dei videogame indiani”.

Le considerazioni finali

Ubisoft: tra misoginia, omofobia, razzismo e carenza di creatività 6
For Honor

Siamo giunti all’epilogo e, pur non avendo menzionando tutto il parco titoli, devo assolutamente menzionare titoli come For Honor (pur considerando le serie problematiche iniziali), Valiant Hearts: The Great War e Child of Light, che han dato la sensazione di essere titoli figli di quella Ubisoft che pian piano sta scomparendo.

Dalla perdita di così tanti creativi, i vari problemi legali coi dirigenti, per non parlare delle polemiche sollevate con le ultime produzioni e quella perdita di stile che caratterizzava l’azienda fino alla scorsa generazione, la mia speranza, da videogiocatore, è che Ubisoft riesca a rimettersi in piedi. Che riesca tornare come quella che era un tempo. Assecondare il pubblico, rispondere ad una “domanda”, non è sempre la mossa giusta, soprattutto se la risposta comporta il completo snaturamento delle varie IP.


Vorrei aggiungere un mio personale sfogo.

Ad ogni evento “spiacevole” (abbiamo notato essere una certa costanza per l’azienda francese) Yvess Guillmont non esita a porgere delle consuete scuse, però, detta proprio sinceramente, dopo tutti gli eventi e dopo tutti questi “errori”, quanto mai possono valere le scuse di un CEO che non è (apparentemente) in grado di tener sotto controllo la propria azienda?


Chissà quale sarà il prossimo publisher o team di sviluppo a finire nel nostro mirino e, soprattutto, chissà chi dello staff si ritroverà al mio posto!
Perché ricordate questo: Q-Gin è formato da un gruppo di persone con gusti e pareri ben differenti.


Per non perdervi ulteriori sviluppi, seguiteci su Facebook e Twitter, oppure entrate a far parte del nostro gruppo Facebook o Telegram!

Condividi

Di Luca Maiolini

Gli FPS a stampo militare erano il mio pane quotidiano e gli RTS facevano da contorno, Brothers in Arms ed Imperivm erano il mio chiodo fisso. Poi, venne il giorno in cui abbracciai PlayStation 3 e mi collegai alla rete, così una valanga di videogiochi mi piombarono addosso! Ad oggi mi ritrovo a giocare un po' di tutto, dai titoli Platinumgames fino ai JRPG di casa Square Enix.