Spiderman 2: Hanno ucciso l’uomo ragno
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Spiderman 2: Hanno ucciso l’uomo ragno
Chi segue Q-Gin, sa bene quanto io e gli altri tendiamo a scrivere articoli e pensieri che poi rimangono confinati nelle bozze del sito – adesso contiamo oltre 300 articoli mai pubblicati, senza contare le bozze locali nei nostri PC e fogli di carta -, non a caso questo articolo è stato completato nel Novembre 2023.
Quindi! Approfittando del caso riguardante la Sweet Baby Inc., accennato anche nel articolo // “Che_sapore_ha_l’inclusività_forzata?_Di_fallimento”, e della loro collaborazione con Insomniac Games nella realizzazione di Marvel’s Spider-Man 2, vi propongo questo pezzo scritto da Andrea, il nostro buon “Nonno”.Buona lettura!
Luca
Faccio una piccola premessa: questo articolo non vuole essere una recensione vera e propria, ma come altre volte, ciò che state per leggere sono le mie personali impressioni o, per meglio dire le mie lamentele degne di una riunione condominiale, sul nuovo titolo creato da Insomniac, ovvero Marvel’s Spider-Man 2, un gioco che ha avuto la capacità di farmi così tanto arrabbiare da farmi lanciare delle bestemmie così creative e blasfeme che ho addirittura fatto piangere il diavolo e sono finito in terapia da uno psicologo.
Questo titolo, ai miei occhi innocenti pelosi, per come era stato venduto dagli sviluppatori, sembrava essere un capitolo molto più ambizioso e interessante del precedente dal punto di vista narrativo. Gli sviluppatori avevano introdotto due delle cose più iconiche dell’Uomo Ragno, ovvero il costume nero (tradotto come “Quando Spider-Man si incazza sul serio”) e uno dei nemici più importanti dell’Uomo Ragno, Venom e sì, ci sarebbe anche Kraven ma vabbè!

E parlando proprio di Venom!
“Come fare soldi facili introducendo un personaggio più interessante di Mattone Parker e Mattone Morales, ma poi realizzano un gioco simile a Prototype con protagonista il Simbionte, finendo per renderlo uno dei peggiori personaggi, facendolo apparire cosi poco che tu giocatore ti domandi se esista”.
Basandomi su questi due elementi e su ciò che era stato mostrato nei vari trailer promozionali del titolo, sembrava che gli sviluppatori volessero portare la narrazione verso qualcosa di più oscuro e maturo rispetto a quanto visto nel gioco del 2018. Non fraintendetemi, nel primo capitolo c’erano scene di grande impatto per certi versi, ma ero sicuro che gli sviluppatori avrebbero spinto ulteriormente l’acceleratore, superando la patina a volte diabeticamente zuccherina che rischiava di rendere la storia troppo convenzionale .
Attenzione per “storia cupa e adulta,” non intendevo il tipo di narrazione visto nella serie di giochi Batman Arkham (che, ripensandoci ora, sarebbe stato un’ottima scelta!), ma piuttosto una storia che avrebbe esplorato il personaggio di Spider-Man in un modo che lo allontanasse dalla tradizionale immagine di eroe buono coccoloso e perfetto che sa sempre cosa è meglio insomma come si è visto in molti fumetti del passato.
Tuttavia, senza troppi giri di parole, ho scoperto che questo passo in avanti non è stato fatto.
Insomniac ha deciso di tirare completamente il freno, rendendo il tutto come se ci trovassimo all’interno di una pubblicità della Mulino Bianco, che può risultare stucchevole per un giocatore adulto da farti venire solo un senso di rabbia. Per farvi capire meglio cosa intendo, prendiamo il momento in cui Peter indossa il costume nero, senza dare anticipazioni specifiche. In breve, il tutto si riduce a Spider-Man che ogni tanto mostra un atteggiamento imbronciato, ringhia e ti guarda male insomma sembra essere più come un adolescente nella sua fase ormonale (in altre parole, quando fa lo stronzetto).
In particolare, non ci sono grandi conseguenze negative che facciano davvero capire che il costume/simbionte alieno sta portando Peter verso un cammino oscuro che lo renderebbe più simile a vigilante spietato che a un supereroe (per farti capire meglio, più simile a un The Punisher). Tuttavia, il problema non è limitato a questo singolo aspetto, magari lo fosse.
L’intera narrazione sembra incredibilmente adolescenziale, e per non essere frainteso, non voglio dire che i prodotti con tali temi siano necessariamente scadenti. Ci sono esempi illustri là fuori che sanno intrattenere e far riflettere i giovani con storie che sanno anche toccare la sfera emozionale (ad esempio, i due film animati di Spider-Man ci sono riusciti brillantemente). No, qui parliamo di un prodotto che si basa su cliché classici talmente abusati che rende i personaggi semplici e banali, dei cavolo di pupazzi con la cordicella che sembrano solo dire frasi preregistrate, davvero, non c’è un solo personaggio con il quale mi sia sentito di empatizzare e cosa ancora più tremenda e che nei dialoghi sembrano degli adulti colpiti da prolungata adolescenza. Questo può andare bene per un personaggio come Miles, che di base è un adolescente, ma per personaggi come Peter (e non solo lui) che dovrebbero rappresentare l’adulto della situazione, questa scelta mi ha davvero infastidito, e vorrei potervi dire altro su come la narrativa tende a peggiorare nelle ultime ore di gioco e di come questo si rifletta anche su certe secondarie ma, mi fermo qui per non fare spoiler e per amore dei miei nervi che sono già abbastanza irritati.
Posso solo dire che oggi stento davvero a comprendere Sony. Sto seriamente pensando che il successo di The Last of Us sia stato più dannoso che positivo, dato che tutte le trame delle loro esclusive sembrano di scarsa qualità e fatto con il dannato stampino e che ripetono lo stesso identico schema che ha rovinato parecchie recenti esclusive come Ragnarok (per quello per me vivranno sempre nel disonore) o Forbbiden West, che davvero mi sta facendo temere per i progetti futuri come il seguito di Ghost of Tsushima. E la cosa che mi infastidisce particolarmente è che l’azienda cerca di far passare queste trame come profonde e introspettive, mentre, secondo me, l’unico aspetto che funziona in questi giochi sono le copertine dei giochi fisici. Davvero io non riesco a capire come un azienda che aveva una varietà di titoli come Gravity Rush, Ico e Jax e Daxter si sia ridotta a fare questo tipo di titoli.
Passando al gameplay, posso dire che è esattamente quello che sembrava nei trailer, ovvero il titolo del 2018, con alcune migliorie. Personalmente, dato che il primo gioco mi era abbastanza piaciuto, mi sono trovato a mio agio con il gameplay anche se sembra abbiano aumentato la vita dei nemici rendendo i combattimenti inutilmente lunghi.Se questa scelta può avere senso per una categoria di nemici avanzati, per i nemici più comuni, come i delinquenti di strada, rendeva la cosa ai miei occhi il tutto poco credibile, sia chiaro è una mia lamentela alla fine. Tuttavia, avrei preferito un sistema di combattimento che prendesse di più dagli Arkham e rendesse il combattimento più ad impatto come quest’ultimi.
Una cosa che mi è piaciuta nel marasma di cose sgradite è stata l’introduzione della tuta alare, che rende gli spostamenti molto più veloci rispetto al semplice arrampicarsi e dondolare per New York. Considerando che la mappa è stata notevolmente ampliata rispetto al primo gioco, questa tuta risulta particolarmente utile. C’è anche la possibilità di sbloccare il viaggio rapido, ma visto che richiede di completare delle attività per ogni quartiere di New York per sbloccarlo, ho preferito affidarmi alla tuta alare.
Nonostante il gameplay mi sia piaciuto, ho notato alcune carenze che hanno lasciato una sensazione sgradevole. Prima di tutto, la gestione delle attività secondarie. Spesso ci si trova di fronte allo stesso schema ripetitivo del primo gioco, con varie attività che si sbloccheranno man mano che avanziamo con la storia attività ma che purtroppo vengono replicate numerose volte, ci sono alcune variazioni nelle stesse, ma in generale, la ripetitività è fastidiosa. Inizialmente possono essere divertenti, ma alla lunga mi sono diventate abbastanza noiose e ripetitive fino alla nausea. Un’eccezione è la missione secondaria di Mysterio e quella che coinvolge il protagonista in un’indagine su una setta, che porterà a una collaborazione con una vecchia conoscenza. Una delle missioni meglio scritte del titolo, che dimostra che, se il gioco si fosse mantenuto su questi livelli, avremmo avuto una storia di Spider-Man molto migliore di quello che è.
Un’altra cosa che ho trovato frustrante è la presenza di collezionabili sparsi per la mappa, tipici dei giochi open world realizzati in modo ripetitivo (alla Ubisoft), che alla lunga stancano. Inoltre, le missioni secondarie con microstorie che ho menzionato sopra, spesso sono scritte in modo superficiale e ruotano attorno a eventi in cui gli sceneggiatori cercano di far scaturire empatia con pipponi melensi su sentimenti, buone intenzioni, il fare la cosa giusta ecc… temi che un adulto bello e cresciuto spesso guarda con fastidio e totale orrore e che ha volte mi ha fatto seriamente domandare se stessi veramente giocando a un gioco di Spiderman, per farvi un esempio, ad un certo punto ci sarà una missione secondaria in cui dovrete occuparvi di trovare un anziano disperso a Central Park questo potrebbe portare a qualcosa di interessante e divertente? No, il tutto si concluderà nel sentire blaterale questo vecchio rachitico mentre raccontare della sua moglie scomparsa di cui fino a poco tempo fa ignoravamo l’esistenza anche perché, francamente mettermi a sentire la storia di un personaggio che non vedremo mai più se non in questa unica missione mi ha fatto veramente sentire che stavo proprio usando bene il mio tempo, ovvero fare lo Spider-Psicologo agli NPC e purtroppo, per la mia enorme gioia, queste situazioni le troveremmo spesso in queste missioni secondarie.
Altra cosa che ho poco gradito e stato la gestione dell’albero delle abilità che in questo caso ho trovato un po’ troppo dispersivo visto che in questo capitolo ci sono ben due personaggi da gestire. E parlando di personaggi vorrei spendere due parole sull’introduzione di Miles come secondo Spiderman, anche se sembrò ripetitivo nel dirlo avendo trovato la scrittura molto sciapa, il buon Morales (che di nome fa Mattone) non risulterà né avere una storia, né una personalità interessante che mi abbia personalmente stupito, potevano prendere tranquillamente ispirazione dall’ottimo lavoro svolto dai film d’animazione prodotto dalla stessa Sony; ma purtroppo pensando, freddamente, a come era stato gestito nel suo dlc francamente il mio stupore non va più di tanto lontano. Purtroppo, anche al livello di Gameplay non ho trovato una sorta di differenza rispetto a Peter; è vero ha dei poter differenti rispetto a quest‘ultimo, come ad esempio l’invisibilità o l’elettricità, che se inizialmente può sembrare una cosa interessante andando avanti nel gioco non ho trovato molto utile utilizzarlo visto che più o meno fate le stesse cose con Peter (tranne per delle missioni secondarie create appositamente per i singoli personaggi come visto in GTA V).
In conclusione, posso solo dire che questo gioco è stata una terribile delusione per me. Questa delusione è stata ancora più grande perché le premesse iniziali sembravano interessanti. Ma Alla fine, mi sono trovato di fronte a un gioco con un gameplay abbastanza valido, ma che fallisce miseramente nel tentativo di portare qualcosa di nuovo a questo Franchise e in particolare, sulla parte narrativa, il gioco diventa un accozzaglia di cose semplicistiche che puntano a emozionare il pubblico con superficialità disarmante degna dei peggiori teen drama ovviamente fallendo nell’intento.
Ormai siamo davanti ad una Sony che deve fare l’occhiolino al pubblico dal “sentimento” facile senza minimante cercare di farlo crescere e far capire la complessità dei sentimenti umani.
Detto questo vi saluto e al prossimo articolo.